Albania Montenegro 2010


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I Balcani Occidentali, così vicini ma così lontani da noi,

un viaggio estivo tra Montenegro ed Albania

 

 


2 note di commento

Il viaggio si è svolto in agosto, periodo in cui le temperature massime toccano i 35°, mentre le minime notturne non creano problemi. Tutti i costi di seguito riportati sono da intendersi a persona quando non specificato. Per un € ad agosto 2010 occorrevano indicativamente 70 krune croate (1 kruna =0,1€), ma a Dubrovnik con gli € si paga ovunque e se ne riceve anche il resto, in Albania per un € servivano 135lek (1lek =0,007€) e pagare in € diventa più difficoltoso, dovendo inoltre fare il cambio a mente per il resto in moneta locale. In Montenegro (in lingua Crna Gora, ovvero Monte Negro) nessun problema di cambi, dall’indipendenza è stato adottato l’euro (non sono nell’euro, ne adottano solamente la moneta) quindi tutto a posto. I bancomat si possono facilmente trovare in tutte le città, in Albania esistono anche vari uffici cambiavalute ed è possibile farlo anche presso gli uffici WesternUnion. Sufficiente la carta di identità in tutti e tre i paesi, qualche problema incontrato in uscita dall’Albania perché entrando via terra non erano stati riportari a computer i dati, ma è stato possibile uscire senza dover compilare nessun modulo aggiuntivo. I cellulari funzionano ovunque, nel sud dell’Albania (precisamente nel sito di Butrint) si ricevono le compagnie greche, solitamente più economiche. Un’ora di internet in Montenegro costa mediamente 2€ (sulla costa, probabilmente nell’interno le tariffe scendono), in Albania meno della metà. In Montenegro le persone che hanno a che fare col turismo parlano qualcosa di inglese ed a volte anche di italiano, in Albania i giovani parlano quasi tutti inglese e non sempre italiano, gli anziani italiano, imparato dalla televisione. Noi ci spostavamo con un pulmino con autista, cambiato al momento dell’ingresso in Albania, dove le strade soprattutto nel sud sono in condizioni pessime, quindi più che del chilometraggio è bene informarsi sui tempi reali di viaggio. L’Albania è a prevalenza di religione musulmana, ma ovunque vendono alcool e non si notano restrizioni di nessun tipo, anche perché il padre della patria, Skanderbeg (Giorgio Castriota) un nome che trovere ovunque inflazionato peggio del rublo alla caduta dell’Unione Sovietica scacciò i turchi dall’Albania, era di origine italiana e coi turchi ci stette per un breve periodo finendo per tradirli (XV secolo).

1° giorno

Di prima mattina con un treno regionale da Bologna raggiungo Milano (2:40, 12,9€) poi col Malpensa Shuttle (45’, 7,5€) l’aereoporto dove dal terminal n°1 ho il volo Easyjet per Dubrovnik (1,15, si possono portare fino a 20kg). L’aereoporto della cittadina croata (in un specie di enclave tra la Bosnia ed il Montenegro) si trova quasi 20km a sud della città, le formalità sono ridotte al minimo e col pulmino già pronto ad attenderci, nel mezzo di maxibus ipermoderni, andiamo verso la città. Su di una collinetta a sinistra della strada si erge un enorme cartellone pubblicitario che ringrazia il generale Ante Gotovina. Sarà anche stato consegnato dalle autorità croate al tribunale internazionale dell’Aja, ma vedere cose del genere incute un certo timore, come se sotto alla pace ed alla tranquillità raggiunta qualcosa bruciasse con continuità. La strada che porta a Dubrovnik regala la vista più bella e più celebre della città fortezza (l’antica Ragusa), quella dall’alto che penso chiunque una volta nella vita abbia visto. Non ci si può però fermare, le aree di sosta si trovano ovviamente sul lato del mare, la linea di mezzeria è continua e la polizia locale è integerrima, e fa cassa con facile continuità. Per entrare in città c’è una fila incredibile, un po’ come quella dei translatantici nello scaricare persone giù al porto. Avendo prenotato con largo anticipo raggiungiamo un appartamento (Sobe in croato, ma sarà lo stesso in Montenegro) sopra al ristorante Ragusa2, si sale per una angusta scala ma il posto è simpatico e centralissimo anche se il costo non proprio basico (35€). Ma in questo luogo turistico all’ennesima potenza è già tanto poter passar la notte nella città vecchia. La città per forza di cose è in larga parte ricostuita, ma lo Stradun, la via centrale lastricata in marmo, è un’incanto. Girando in lungo ed in largo fra moltitudini di comitive si scorgono angoli dimenticati dalla ristrutturazione (tipo piazza Poljana Rudeca Boskovica), oppure uscendo dalla città vecchia la grandiosa vista dall’alto della Don Bulca. Un giro delle mura prima del tramonto è immancabile (10€), il sole colora i tetti rossi ed anche se si vede chiaramente che son tutti nuovi (nel 1991 son stati pesantemente bombardati), pazienza. Si sale a lato della Fortezza di San Giovanni, dove si incontrano tanti natanti alle prese con partite di pallamano, una cosa che colpisce e colpirà per tutto il viaggio, cosa rarissima da noi, diffusa ovunque sull’altro lato dell’Adriatico. Goduto lo spettacolo del lungo giro delle mura è tempo di cena, ma trovare un posto non è facile. La scelta sarebbe la rinomata Lokanda Peskarya, ma trovar posto nella parte relativa al pesce è impossibile, così optiamo per le panche a fianco ed un menù, valido, di terra (12,5€ devo dire cercando di contenere il costo al massimo). Di sera la città si illumina in maniera incredibile, spettacolo nello spettacolo, gente ovunque ma per chi come me è abituato a tanto deserto un’impressione stile Gardaland rimane. Si incontrano persone provenienti da ogni parte del mondo, con prevalenza per statunitensi, sarà per le grandi navi crociera che attraccano numerosissime nel porto. Percorsi 21km. 


2° giorno
Alle 8 di mattina par di svegliarsi in un altro luogo, quasi nessuno in giro se non i furgoncini delle pulizie e gli addetti dei tanti ristoranti che iniziano a preparare i posti per la lunga giornata. E’ compresa la colazione in un luogo a 50m dal ristorante Ragusa2, con buffet molto ricco, poi partiamo immeditamente destiazione Montenegro che raggiungiamo dopo meno di un’ora (35km) ed una sosta per far rifornimento (che in Croazia costa quasi come in Italia). Pratiche di frontiera veloci, ed appena entrati facciamo tappa ad Herceg Novi, dove ha inizio la Baia di Kotor (conosciuta anche come Bocche di Cattaro). La cittadina è dominata da una fortezza con torre sanguinaria (1€) utilizzata per spettacoli di teatro e cinema, mentre al tempo dei turchi era una prigione, c’è una bella torre dell’orologio ed una buona vista ma direi che non meriti una sosta prolungata, continuiamo immediatamente entando nel fiordo, dove la vista si fa molto più interessante e le soste per ammirare il panorama aumentano. Brevissima sosta a Risan per un asaggio di mosaici romani (1€), poi vorremo anche fermarci a Perast ad ammirare le due piccole isole antistanti, ma trovar un posto per fermare il pulmino è impossibile così continuiamo fino a Kotor dovendo però rientrare di qualche km a Dobrota perché da dormire c’è posto solo presso lo Y.H. Spasic Masera (12€). A piedi raggiungiamo Kotor con sosta pranzo volante da Jedite Kod Dzod (5€) prendendo le misure a Raznjici e Cevapcici. Kotor, città fortezza costruita a ridosso delle montagne è piena di turisti ma non alla maniera di Dubrovnik, quindi molto più godibile. Entrati dalla porte centrale lungo il fiordo (sotto ad una frase firmata da Tito nel 1944…) si inizia la visita perdendosi tra le sue strette e piccole viuzze pedonali. Quando il caldo inizia a scendere salgo (intelligentemente…) all’alto delle mura (2€, oltre 1500 gradini, la parte finale semidistrutta), iniziate nel IX secolo e terminate ad inzio XIX per godere una supervista sia della città che di tutto il fiordo : una faticaccia visto il caldo, ma lo spettacolo ripaga ogni sforzo. Per chi decidesse di salire sprovvisto di bevande (la città è comunque piena di fontane), può trovare in 2 punti degli ambulanti che vendono bibite fresche a prezzi normali, non giocano sulla disperazione. Quassù dove sventola la bandiera montenegrina (che si differenzia da quella albanese solo perché il disegno dell’aquila a due teste è gialla anziché nera) arrivano pochissimi turisti, ci si rilassa in totale tranquillità dalle torme di gente che invadono Kotor e Dubrovnik. Dopo aver goduto di splendide viste della città dall’alto ed anche dalle viuzze ci regaliamo una ottima cena al Rest Stari Grad (12€), approffitando della temperatura per mangiare all’aperto. Rientro all’ostello dove impazzano i ritrovi musicali, per tentare di dormire tra una canzone ed un coro. Percorsi 106km. 


3° giorno
Manca l’energia elettrica all’ostello, la colazione è in uno stanzone stile vecchia Cecoslovacchia ed ovviamente a secco, ma la vista mattutina sul fiordo ricompensa della colazione di basso profilo. Partiamo verso il PN Lovćen (2€), salendo gli angusti 25 tornanti che regalano visuali favolose sulle Bocche di Cattaro. Ci si fermerebbe ad ogni curva, ed è una gara coi ciclisti che al loro passo lento ma costante ci sorpassano e vengono sorpassati quando la strada lo consente, visto il passo stretto della carreggiata. Dalla sommità si ammira la vista più ammaliante di tutto il Montenegro, e da lì arrivare al Mausoleo di Njegoś è un attimo. Una lunga scalinata porta all’entrata da dove la vista può spaziare sull’intero parco fino al lago di Skadar, comprendendo il monte Lovćen, che sarebbe la montagna nera che da il nome allo stato . L’ingresso al mausoleo è a pagamento ma nei momenti di poca affluenza i guardiani fanno entrare ad una visita guidata da loro ad offerta libera, a cui non segue il biglietto (biglietti che solitamente son molto belli in qualsiasi parco o luogo di interesse culturale del Montenegro). Njegoś, ovvero Petar II Njegoś è l’eroe nazionale, colui sotto al quale la repubblica del Montenegro nel tardo 1800 ottenne le vittorie più importanti contro gli ottomani e l’indipendenza, è ancora venerato come il vero e proprio sovrano, troverete a lui dedicate un’infinità di cose. Dal parco Cetinje si raggiunge in pochissimo tempo, nel mezzo di una verde valle sorge quella che fu la vecchia capitale fino ad inizio del XX secolo. Più un paese che una città, una grande piazza attorniata da due viali pedonali, tanta gioventù a riempirla ed un clima particolarmente rilassato è luogo ideale per far da base ad escursioni in zona. Nel primo pomeriggio dopo aver pranzato all’aperto, come qui fan tutti, da Obelix (4,5€, i prezzi lontano dalla costa scendono vertiginosamente) serviti da una cameriera splendida, visitiamo alcuni musei (possibilità di biglietti singoli 2€ o cumulativi per 3 visite a 4€), guardiamo l’enorme carta geografica in rilievo del Montenegro e facciamo tappa al monastero dov’è in corso una festa religiosa (ortodossi) tradizionale per poi salire al belvedere. Salita da 5’ non di più, dove incontriamo un anziano abitante qui da oltre 50 anni scappato dal kosovo perché già all’ora veniva invaso dagli albanesi. Parla un italiano fantastico imparato dalla televisione, ci presenta la sua visione della divisione tra etnie slave, avendone per tutti ma trovando pregi per ogniuna rivendicando però il forte carattere indipendente dei montenegrini al quale dopo tanti anni si accosta. Dopo averci illuminato sui “danni” creati dagli albanesi, ci informa delle fatiche per arrivare a fine mese di oggi, del mercato nero che ogni famiglia mette in atto prendendo quasiasi prodotto dai villaggi di frontiera serbi (lui e la moglie son specializzati in camicie) per rivendere il tutto sulla costa a turisti o abitanti molto più agiati (il turismo sta sconvolgendo l’economia della corta costa)ed infine ci lascia dicendo che qui la guerra non è mai arrivata, ma che gli slavi alla fin fine son gente vendicativa e che quindi non si può dare nulla per scontato. Al terzo giorno di viaggio, dopo il manifesto inneggiate a Gotovina e questa dichiarazione inizio ad assimilare la balcanizzazione non dal vocabolario ma dal vero. Dopo aver visto la parte di città dove un tempo risiedevano le ambasciate, cena al Rest Kone, molto lussuoso per il posto, ma qualità ottima (10€). Pernottiamo alla Pension 22 (20€), sicuramente il posto migliore che incontreremo in Montenegro, dopo un giro per le vie pedonali con musica a volume ben sostenuto e fauna locale femminile da sfilata di moda. Il posto per dormire lo avevamo fissato in anticipo, a Cetinje la disponibilità è limitata sia in hotel/pensioni sia in appartamenti. Percorsi 60km.


4° giorno
Colazione in paese tra panetteria e bar (dove non si trova nulla da sgranocchiare, usanza comune da questa parte dell’Adriatico) sulla via parallela alla pedonale Njegoseva, il tutto per meno di un euro, poi partiamo per visitare il monastero di Ostrog, il luogo religioso più importante del paese. Serve del tempo per arrivarci perché lasciata la strada principale ci si inerpica su di una mulattiera asfaltata che non permette a due mezzi di incrociarsi. Stop al monastero inferiore, rivestito interiormente di bei dipinti, poi a piedi si sale lungo un percorso che taglia il bosco e la strada, molto erto che necessita di circa 40-50’. Il monastero superiore, visibile in ogni immagine che raffiguri il Montenegro è sorto partendo dalle grotte della montagna a strapiombo sulla valle, l’immagine tutto bianco con merletti, archi e campanile dal tetto rosso spicca in grande risalto, peccato solo che qui ci sia il mondo e la fila per entrare superi abbondantemente l’ora. La mia necessità di misticismo religioso non tollera tanta attesa, così dopo aver rimpinguato la scorta d’acqua alla fontana nella piazzetta antistante, ridiscendo facendo tappa alla chiesa di San Stanko Martire e sosta in rifocillazione presso uno dei tanti ristori, facendomi consigliare da un turista già coi denti impegnato su di una panino tipico del luogo (coi raznjci, 1,5€), il tutto assecondato da un buon caffè turco (0,4€), specialità tipica di questi luoghi che trasmette convivialità. E’ già tempo per il lungo trasferimento verso il monastero di Morača, passando per lo splendido canyon dal medesimo nome. Sosta carburante notando che anche qui i costi sono similari agli italiani, si e no un 10% in meno. Molto meno imponente, ma con affreschi degni di nota, qui facciamo conversazione con alcuni pope del luogo, cioè loro parlano nella loro lingua mettendo ogni 20 parole una in italiano, assecondiamo quando dicono senza però riuscire a comprendere cosa significhi la grande lapide commemorativa riportante infiniti nomi di caduti degli ultimi 2 secoli, fra i quali probabilmente i partigiani di Tito, vista la presenza della stella rossa e le date del 1944. Rientrando facciamo tappa nella capitale Podgorica (l’ex Titograd), la più brutta capitale europea che abbia mai visto. Insignificante, senza nulla da notare se non lo stile da grande periferia moscovita che regala il centro storico, giriamo come dei matti per rimirare la torre dell’orologio e la moschea (con tetto di lamiera ondulata…) nella zona ex ottomana, mentre i tifosi dell’Irlanda bevono fiumi di birra nei bar del centro, evidentemente in attesa della partita nello stadio cittadino situato praticamente nel centro storico. Volendo il giorno prima ci sarebbe stata anche la partita della nazionale di basket italiana, divelta da un Pekovic stellare, insomma il nostro basket esce con le ossa rotte anche da questo micropaese. Unica costruzione degna di nota un ponte in stile Alvar Aalto sul fiume Morača. Decidiamo di cenare a Cetinje e rientriamo fermandoci così al Rest Vinoteka, posto molto carino ma non proprio attrezzato per cenare visti i tempi biblici, ma almeno la qualità è discreta (8,5€). Il solito giro delle strade pedonali ci fa pensare che oggi sia nottata libera per minorenni, così prendiamo la via di casa dopo aver percorso nella giornata 254km, lo spostamento più lungo del viaggio. 


5° giorno
Stesso giro del giorno precedente per colazione, cambiando solo il bar, poi prendiamo la via del PN Skadar (4€) passando per la strada di montagna da dove la vista sul lago spazia nelle montagne a forma di draghi coperte dalla folta vegetazione. Dopo questo bel biglietto da visita veloce sosta a Rijeka Crnjrvića, dove svetta un ponte in pietra a quattro archi che si specchia placido nelle acque del fiume. Da qui raggiungiamo Virpazar, lasciando il pulman al di qua delle linea ferroviaria perché le stanghe non si alzano. Da Virpazar partono i battelli per la visita al lago, ma per arrivare alle isole dei monasteri nella stagione estiva è un problema perché l’acqua è bassa ed occorre trovare una “coincidenza” con un barca di piccole dimensione che trasborda a remi. Vista la complessità dell’operazione scegliamo di fare un semplice giro senza escursione ai monasteri, rimirando le tante specie di volatili presenti nel lago, la fortezza che fungeva da prigione al tempo degli ottomani e rientrano ci dirigiamo nella parte nord verso le montagne a forma di drago viste in precedenza. Nel mezzo della navigazione ci fermiamo per un bagno ristoratore, il tutto ci prende poco più di 2h per 5€. Pranzo al sacco nella panetteria della piazzetta di Virpazar poi con la nuova strada via tunnel (2,5€ per pulman) raggiungiamo velocemente la costa per vedere Stevi Stefan, un’isoletta collegata alla terrafera da un sottilissimo istmo. Ora questa specie di enclave è un lussosissimo resort, si entra a pagamento anche solo per una passeggiata così preferiamo andare oltre, del resto la vista migliore è quella dall’alto e lungo la strada costiera ci sono aree di sosta adibite ad una foto volante e via. Sosta a Budva, il centro turistico costiero più battuto dai montenegrini ma tanto in voga anche per gli europei di ogni dove e meta ambitissima anche per gli albanesi alla prima vacanza fuori nazione. Sorta di città fortezza rimessa a nuovo, offre un bel giro della città vecchia e tratti di spiagge attrezzate stracolme di persone. Il luogo più ambito lo si trova oltra la città vecchia, una spiaggia raggiungibile lungo un percorso che regala la vista migliore del bastione dal mare, dove si paga 2€ per entrare, giusto perché altrimenti non si saprebbe dove infilare le persone. Lasciamo Budva per trovare un alloggio lungo la costa dalla parti di Dobra Voda, fermandoci a visitare l’ennesimo monastero (di cui non ricordo il nome, col pope locale presissimo nel rimirarsi il tramonto dalla sua sedia nel terrazzo con splendida vista sul mare) appena fuori Budva. Troviamo dopo tante fatiche un appartamento con camere minuscole lungo la strada principale (8€, dotato anche di cucina), proprio di fronte ad un minimarket quanto mai comodo per colazione e pranzi volanti. Da segnalare che ogni fermata dell’autobus è dotata di pensilina e negozietto con vendita di sigarette. Per cena i proprietari dell’appartamento ci consigliano un ristorante nella parte alta di Dobre Voda, il lussuosissimo Kalamper che nella parte esterna mette in mostra una piscina notevole, che però lasciamo a coppie locali in via di romanticismo. Prezzi leggermente più alti della media (12€ cercando di contenere), ma piatti più elaborati del solito. Percorsi 148km. 

6° giorno

Colazione in balcone con le ottime paste prese al market di fronte all’appartamento, poi tappa per visitare Stari Bar, la vecchia città fortezza sorta nel IX secolo da un insediamento degli illiri, situata poco fuori Bar (il porto commerciale del Montenegro, quello famoso come trampolino di partenza di tutto il mercato nero dei Balcani, che come dice il nome si trova in fronte a Bari) che non merita nessun approfondimento. L’accesso alla fortezza (1€) permette di visitare un sito ben tenuto, ma tra le tante città fortezza della zona questa non è tra le più belle. Meglio, molto meglio percorrere la ripida via di accesso che passa tra costruzioni tipiche per arrivare al mercato rionale, quello invece merita una visita approfondita perché vi convergono i contadini della zona a mettere in vendita i loro prodotti, un bel mix tra il moderno avanzante della nuova repubblica e le tradizioni arcaiche Si notato tra anziani/e la vecchia abitudine o vezzo di un tempo di ricoprirsi i denti di oro, terribile abitudine che i giovani han ben riposto nel dimenticatoio. Da qui raggiungiamo la base di partenza per la fortezza ottomana di Haj Nehaj (30’ di salita dal posto più vicino dove possa arrivare un mezzo) raggiungibile lungo un percorso in breve salita ben poco segnalato. Prendere dal luogo di partenza un sentiero verso destra, seguire la salita tra gli alberi e ad un bivio che vi si prospetterà dopo circa 20’ andate a destra, la fortezza non è presidiata, potete recuperare un pizzico di ombra solo sotto alla volta in parte distrutta della piccola chiesa, dove probabilmente avvengo ritrovi con riti propiziatori viste le grandi quantità di candele colorate bruciate e penne varie che volano. Bella vista sull’Adriatico, ma poi è tempo per la prima vera e propria sosta per un assaggio di mare, a Dobra Voda non c’è ovviamente una spiaggia vera e propria ma micro calette dove con manovre azzardate (soprattutto per il rientro a terra) ci si butta in un’acqua splendida e non particolarmente fredda. Dopo il relax al mare ed in precedenza un pranzo volante con un burek (di una pesantezza unica…) del market ed una sosta ad un internet bar, per cena raggiungiamo la vicina Ulcjni, l’ultima città costiera del paese, a maggioranza albanese e già molto diversa da quanto visto finora. Parcheggiare si dimostra il problema maggiore, fortunatamente sul promontorio a sinistra della città c’è un parcheggio a pagamento (circa 1€ per varie ore), da lì una scalinata conduce al lungomare dove si trova anche la spiaggia, e la strada che la fiancheggia di sera vien chiusa al passaggio di mezzi a motore, trasformandosi così in un gigantesco struscio soprattutto per gli albanesi che giungono in un attimo fin qui. Il lungomare è ovviamente circondato da ristoranti, ne scegliamo uno a caso, Plaza (12€) con ottimo ritorno qualitativo. Percorsi 75km. 


7° giorno
Colazione in terrazza con un fai da te sempre più sontuoso, poi partenza per visitare Ulcinj, girando per la fortezza, non proprio il massimo come fortezza, molto meglio la vista che da questa si ha sul mare, e poi la cittadina nel suo interno che mette in fila innumerevoli negozi di souvenir tutti identici e svariati minaretti. Si respira già aria di Albania, mentre la spiaggia a forma di conchiglia (per chi ha visto San Sebastian, ovviamente in peggio, ma la può ricordare) si anima di gente stipandosi come dall’altra parte della costa Rimini. Qui si trovano anche ombrelloni e lettini, cosa poco riscontrabile da altre parti. Il confine si raggiunge tagliando verso il centro e non sulla costa, c’è coda ma scorrevole, vengono visionate le carte d’identità ma non vien registrato nessun ingresso (all’uscita dall’aereoporto ci faranno un po’ di storie per questa situazione). A Muriqan facciamo sosta per cambiare gli € in lek (ci sono più posti per farlo ma gli orari son molto ballerini) e per comprare qualcosa per rifocillarsi. Gli € vengono accettati ma con poco piacere ed il resto è ovviamente in lek al cambio che il negoziante fa proprio, da qui continuiamo passando Shkodra (Scutari in italiano) per cerca di raggiungere il lago di Koman. La prima parte della strada è buona, ma lasciata la statale per Kukes il percorso diventa pessimo, per 30km ci mettiamo oltre 90’, e così arriviamo quando l’ultimo traghetto ha già lasciato l’attracco, anche se gli orari dicevano che l’ultimo arrivo avrebbe dovuto fermarsi qui e ripartire la mattina seguente. Per arrivarci occorre percorre un lungo, buio e pericoloso tunnel che si apre su di un piccolossimo spazio dove si incontra un albergo/ristorante dove cercar di far manovra per prendere il traghetto. Non abbiamo più questa possibilità, e visto che il lago viene descritto come una spettacolo incredibile formando uno strettissimo canyon proviamo ad inventarci di tutto per visitarlo. Notiamo però che gli albanesi han molto meno spirito impreditoriale che i vicini montenegrini, ci sarebbe qualche imbarcazione per navigare il lago, ma solo un marinaio è disposto a portarci, peccato che la sua chiatta sia in condizioni terribili, anche scaricando i massi che fan da contrappesso non ci pare una roba presentabile e così desistiamo dall’impresa. Purtroppo non si riesce ad organizzare nulla anche per l’indomani e così l’unica idea rimane eventualmente quella di tornarci nell’ultimo giorno in Albania limitando le visite di Tirana. Rientriamo verso Shkodra impiegandoci oltre 2h, trovando alloggio all’hotel Argenti (12€). Prima di cena giro del centro cittadino scorgendo un’architettura molto lontana dai crismi europei, ed abitudini ben diverse dalle nostre. Non è facile trovare un ristorante in mezzo ai tanti bar che ci sono, dove non c’è nulla da mangiare e solo si beve. Alla fine troviamo il Mondial (1.050L), dove mangiamo bene, e poi ripercorriamo le vie centrali che però già prima delle 23 sono deserte. Prima, parlando coi camerieri ci era stato detto che qui l’usanza di cenare fuori non ha ancora attecchito, si esce presto, e presto si rientra. Percorsi 162km. 

8° giorno

Colazione in hotel, stanzone infinito e qualche confusione su cosa sia compreso e cosa non lo sia, un’organizzazione già un po’ diversa, poi in 5’ con un pulmino sostitutivo ed un nuovo autista molto più interattivo con noi raggiungiamo la fortezza Rozafa (200L), nome preso dalla donna che la leggenda dice murata viva come sacrificio agli dei. Dal muro di cinta è possibile vedere la cappa di smog che copre Shkodra, ma anche il lago omonimo e la Drina, il famoso fiume decantato anche in un immortale libro da Ivo Andric. Visitate con attenzione la fortezza, nella parte più meridionale ci sono nascosti passaggi per le parti sottoterra che non devono essere mancati. Da qui partenza per Lheza, luogo del tutto anonimo se non fosse per il sacrario di Skanderber (100L) immortalato dal grande affresco rosso che rappresenta San Nicola. I resti della cattedrale si trovano sotto ad una protezione, per cui per vedere l’immagine simbolo dell’Albania occorre per forza entrarvi, ma per il resto il posto non presenta nessuna attrattiva. Tappa dal benzinaio (140L benzina, 130L gasolio)e poi proseguiamo per Kruja, la roccaforte da cui Skanderber resistette svariati anni agli assedi ottomani. La fortezza (300L) sorge sulla punta del monte, ma rimane ben poco di quanto fu eretto al tempo, ora si può visitare il museo Skanderber inserito in una costruzione progettata dalla figlia di Enver Oxa e dal marito che nulla ci azzecca col posto ed un piccolo e più interessante museo etnografico (100L,ma ne troverete in ogni villaggio albanese), anche se la cosa più interessante è il piccolo bazar antistante, inserito in antiche costruzioni di legno. Il fatto che vendano tutti le medesime cose non è proprio fondamentale, alla fine si trova un piccolo market dove poter pranzare al volo, anche perché partiamo immediatamente per Durazzo, Durrës. Arrivati facciamo tappa all’hotel Pepeto (12€ con colazione stile casalingo) e poi visitiamo la città che dal punto di visto architettonico è veramente poca cosa. L’anfiteatro è inframezzato di costruizioni che sorgono sul palco, buona parte si trova sotto ai prati, e non meglio va con le vecchie terme romane, che poverine fanno pena. Le vecchie mura di Diocleziano non si capisce dove siano, ne scorgiamo un lembo verso il porto, dopo aver fatto tappa alla moschea vecchia (chiusa) e a quella nuova nella piazza centrale. Qui veniamo circondati da anziani albanesi che hanno un gran piacere a parlare italiano. Uno in particolare ricorda tutte le canzoni del festival di San Remo degli anni ’50, in particolare cita innumerevoli canzoni di Giorgio Consolini (compresi i compositori) che ci intona in moschea (devo dire che si professano musulmani, ma l’integralismo qui fortunatamente non sanno cosa sia, e ad occhio nemmeno la religione…). Purtroppo mi vien da dirgli che il singer è recentemente morto mandandolo nello sconforto più totale, imparando solo a casa come non sia vero, mi dispiace ancora oggi ma non posso più farci nulla. Dopo che altri personaggi tentano di narrarci le loro storie (uno in albanese ed una parola di italiano ogni 30, parla di quando era marinaio e chissa cosa intende dire quando cita Putin ora e vecchi riferimenti sovietici poi), facciamo tappa verso il lungomare rimirando alcune statue del celeberrimo realismo socialista, che in questo angolo di Albania svettano ancora come la cosa più bella da vedere (immaginate il resto di Durazzo…). Per cena ci regaliamo un bel ristorante,Placa (9€) dove mangiare una prelibatezza come i datteri di mare, proibiti in Italia ma vanto di ogni ristorante come si deve da queste parti. Mai assaggiati in precedenza, devo ammettere che siano una squisitezza assoluta, scusandomi da subito con quanti penseranno che abbia commesso un peccato imperdonabile. Fine serata sul viale principale che da piazza Sheshi Lirise scende al mare, di sera viene chiuso al traffico (fatto di tante moto senza targa o quando c’è si trova nascosta sotto al parafango e nel caso è ancora quella italiana, oppure di auto quasi sempre vecchie Mercedes) e trasformata in un enorme luogo di incontro. Posto ideale per verificare il passagio locale gustandosi l’immancabile caffè turco (60L), anche se prima di mezzanotte il viale viene riaperto e la gente scompare. Percorsi 142km. 
9° giorno
Colazione casalinga (paste confezionate e succo direttamente dal tetrabrik) e poi partenza per il monastero di Ardenica, ad un’ora di distanza da Durazzo, lasciata la quale le strade peggiorano. Qui la vista cade sovente sui celeberrimi bunker che Enver Hoxha fece edificare in ogni dove, valli, montagne ed anche spiagge ne son piene. Il monastero è un’angolo di quiete dimenticato dal tempo, all’interno nella parte posteriore si possono ammirare icone di notevole fattezza, dove spicca un rosso intenso di cui più avanti capiremo l’origine. Per arrivare ad Apollonia (300L) il percorso è breve, ma la visita che tanto dovrebbe incantare per quanto mi riguarda lascia molto a desiderare. E’ rimasto poco da ammirare, o meglio tanto è ancora da scavare, è più l’importanza del luogo a scuscitare interesse che il luogo in sè per sè, ed il caldo feroce non gioca a suo favore. Le cose più interessanti son vicine all’ingresso, i resti del teatro e le colonne dell’ingresso, poi salendo al punto più alto del complesso si trova un bar, ma la vista non regala nessuna emozione. La zona dei mosaici si trova nella parte opposta, attualmente in lavorazione, mentre il museo e la chiesa sono di epoca molto più recente. Ci fermiamo a Fier per un veloce pranzo al supermercato dov’è possibile trovare di tutto a prezzi irrilevanti, poi facciamo tappa a Valona, Vlöre in lingua locale, che sorge in una baia molto bella. Visitata la moschea Murandi e fatto un giro per le vie limitrofi, troviamo da dormire all’hotel Olimpia (16€, molto bello, costruito su di una scalinata naturale, formato da miniappartamenti) lungo la baia lasciando la città in un luogo con facile accesso, così accattivante che invece di ritornare in città decido di godermi il tramonto sul mare col sole che si nasconde nelle montagne antistanti della Penisola Karaburun. Relax perfetto, il sole lentamente si accascia su di mare dai colori intensi, e ci si gode il tutto sui lettini gentilmente offerti dall’hotel. Visto l’orario tardo ci fermiamo a cena in hotel (1.300L), razione enormi ma qualità insufficiente, non vale la pena fermarsi qui. Percorsi 200km. 
10° giorno
Colazione in hotel, col personale poco puntuale, quindi l’essersi alzati in anticipo poco è servito, partiamo per il passo Lllogaraja, (1.027m) una salita tra tantissimi tornati e splendida vista sulla baia di Valona. Dal mare si passa in meno di 30’ alla montagna immersa tra gli alberi, per aprirsi al panorama del mar Ionio nella zona meridionale dell’Albania. Fermarsi ad ammirare il panorama è un obbligo, la vista spazia infinita tra i promontori che si immergono al mare come caffè nel latte, le prime isole greche si affacciano nel mare e le spiaggie più prossime son lambite da un’acqua di mille colori. Nelle zone dove ammirare i panorami più incantevoli si trovano venditori di miele ed erbe curative, e si trovano immancabili alcuni bunker che danno una vista d’insieme per forza di cose unica. Scendendo visitiamo Porto Palermo, dove il castello domina una baia nella cui parte a nord si trova un passaggio utilizzato per nascondere sommergibili, risalente ai tempi di Hoxha. Ora la zona è in uso ai soldati statunitensi, assieme alle meravigliose spiaggi rimirate dal passo, quindi non accessibili, peccato. Il Castello (100L) è però una visita interessante, una bella architettura, utilizzato un po’ da tutte le popolazioni passate da qui, iniziando dagli ottomani, passando per i soldati italiani finendo per quelli di Hoxha, tutti sfruttandolo come prigione. Nella zona ci sono molti camperisti in sosta, il mare è splendido, ma l’accesso non facile, il rientro poi tra infiniti ricci di mare ancora meno. C’è un baretto ma nulla di più. Da lì raggiungiamo Buneci, una spiaggia che si sta attrezzando con bar e ristoranti alla moda, ricavati nel mezzo di bunker dalle dimensioni diverse, usati a seconda del bisogno, come parcheggio, ripostiglio, cucina e cabina per cambiarsi. Finiamo su consiglio dell’autista al Super Paradise (500L) per un’ampio pranzo, serviti da una cameriera che parlava un italiano impeccabile, a suo dire imparato dalla televisione (ma quale, vista la padronanza e la completezza di termini eleganti con cui si esprimeva)? Continuiamo per Saranda, dove ci fermiamo presso l’hotel Bahamas (15€ con colazione a buffet), notando che la maggior parte della case nuove è abbattuta. Iniziando a parlare con la gente del posto di questa cosa anche nei giorni successivi impariamo che non esiste un piano regolatore in Albania, si fa richiesta al comune di competenza per costruire una struttura su di un proprio progetto, se viene accettato si paga per i metri quadri richiesti, ma non per l’altezza. Solo che qui tutti poi costruivano molto più in grande, fino a poco più di un anno fa nessuno faceva caso alla cosa, ora il sindaco di Saranda (anche perché il turismo sta diventando una voce rilevante dell’economia locale) ha mandato i controlli e chi non è in regola riceve una multa. Chi non paga (ed evidentemente nessuno paga) riceve le ruspe che gli abbattono il piano d’ingresso, ma poi il comune non può sostenere le spese di rimozione delle macerie, che restano sul terreno a raccontare mille storie di scempi ambientali (inizialmente ci chiedevamo che terremoto avesse recentemente colpito la zona…). In hotel abbiamo l’opzione di scelta tra la piscina ed il mare, scegliamo quest’ultimo, trovandoci lettini regolabili ma onde che sbattono forte su di uno scalino naturale non proprio comodo. Così rimiriamo il solito tramonto con l’isola di Zante in fronte che si raggiunge in 45’, ma il traghetto attracca in un punto più lontano e servono 90’. Ci informiamo per il giorno seguente, ma con gli orari non troviamo una soluzione adatta e rinunciamo alla fuga greca. L’hotel, un grande hotel come se ne trovano nei vari resort in giro per il mondo attorniato da costruzioni abbattute e montagne sbancate per costruire altri hotel, si trova lontano dalla città così restiamo a cena (900L), qualità migliore del giorno precedente ma nulla di memorabile. Poi facciamo chiacchere coi camerieri, uno dei quali si vanta si non poter più tornare in Italia perché durante una lite ne finì accoltellato ed è stato espluso, dichiarato inoltre cittadino indesiderato. L’aspetto avvalorava la tesi, ma la professionalità andava sopra a tutto. Percorsi 102km. 
11° giorno
Colazione al buffet dell’hotel (evitare il tremendo cappuccino) e poi partenza per Butrint lungo una strada in costruzione, tutta interrotta così da impiegarci un’ora per 25km. Da notare che qui costruiscono qualsiasi cosa, case e strade, sbancando regolarmente la montagna, la vedo brutta in futuro alle prime pioggie intense coi fiumi che scorreranno al mare con forza imparabile. Butrint (700L, ma lo sconto è sicuro, quindi 500L) è un sito archeologico la cui costruzione iniziò nel III scolo a.c., ma deve molto del suo splendore ai bizantini e soprattutto ai romani, passando in epoche più recenti agli ottomani (ai quali si deve un piccolo forte posto all’entrata del canale) ed ai veneziani. Dico subito che il luogo è splendido, una specie di istmo su cui sorgono costruzioni nascoste nel bosco, il tutto nel mezzo di una tranquillità unica. Il teatro greco che affonda nell’aquitrino è ancora conservato in ottime condizioni, ma tutto il magnifico percorso ovale che pian piano vi condurrà alla sommità è pieno di costruzioni ammirevoli, che la natura ha contribuito ad abbellire (una specie di visita in stile Tikal in Guatemala), per giungere al museo che sorge nel punto più alto del luogo, dominato da una fortezza veneziana. Qui si trova anche un piccolo ma interessante museo che ripercorre la storia di Butrint durante i secoli, si nota che per un lunghissimo periodo si persero le tracce e solo nel 1927 archeologi italiani riportarono alla luce questo posto. Dalla sommità la vista spazia a sud verso la Grecia (se avete il cellulare acceso ve ne accorgerete per il continuo passaggio dalla rete albanese a quella greca), a quella verso ovest dove il canale omonimo sfocia in mare col forte ottomano a presidiare il tutto. Servono minimo 3h per visitarlo in maniera adeguata, poi da qui rientriamo verso Saranda. Però a Kxamil in quattro ci facciamo scaricare per sostare in quello che vien considerato il più bel posto di mare dell’Albania. Prima sosta alla taverna Bogova (500L) dove rifocillarci in grande stile con insalate greche ricchissime e poi via al mare, che qui vede di fronte 2 isole stracolme di vegetazione. Il luogo è effettivamente molto affascinante, sembra un piccolo angolo di caribe nel mediterraneo, pieno di vacanzieri (per lo più albanesi) perché le minime spiagge sono attrezzate. Peccato solo che la vista sulla costa sia inframezzata dalle solite abitazioni abbattute. La combinazione ombrellone con due lettini costa per tutto il giorno 500L, poi uno se li può mettere dove preferisce, così si può sostare a bordo mare per finire su di una palafitta a godersi un tramonto pacific style. Sebbene la Lonely Planet dica come sia bella l’esperienza di nuotare alle vicine isole in fronte, occorre segnalare che la mancanza di qualsiasi regola relativa alla navigazione degli idrojet costituisca un pericolo notevole : bambini di 12 anni viaggiano come missili ovunque, il venir travolti da uno di questi è un rischio elevato che nessuno qui compie. Dopo esserci goduti questo angolo paradisiaco cerchiamo un bus per Saranda che ci era stato assicurato, imparando che oggi quello designato all’incombenza ha avuto un problema e non è stato sostituito. Grazie alle mille telefonate del proprietario della taverna Bogova arriva a prenderci un taxi che col buio pesto ci porta in centro a Saranda (1.500L) dove incontriamo il resto degli amici al rest. Magllara (1.110L) per gustare piatti col pesce padrone della scena. Percorsi 59km. 

12° giorno

Colazione al solito buffet dell’hotel e poi prima sosta ad un monastero talmento sperso che nemmeno l’autista ne aveva notizia (e per fortuna abbiam trovato chiuso) ed in seguito visita a Syri i Kalter (50L), ovverso la sorgente dell’occhio blu, una vera e propria sorgente che si trova nel mezzo di un fiume verde intenso. Si vede lo sgorgare dell’acqua da un pozzo naturale profondo 50m, il luogo è immerso in un verde d’incanto, ci sono solo qualche bungalow ed un ristorantino dove passare il tempo in meditazione gustandosi il solito caffè turco. Prendiamo per Gjirokastra, la città patrimonio dell’Unesco, conosciuta anche come la città dei mille scalini, splendidamente conservata anche perché città natale di Enver Hoxha che quindi ha goduto di grandi benefici durante la seconda parte del XX secolo. Tutta grigia e costruita su più montagne, facciamo la prima tappa la castello (200L) per vedere i tanti cannoni, un aereo della Nato abbattuto a suo tempo ed anche i soliti bunker che in lontananza dominano la valle. Una tappa d’obbligo è presso la casa Zekate (200L, pagate solo se dite al titolare/portinaio che vi è piacciuta…), abitazione tipica tradizionale, ma il bello del posto è girarsi le viuzze senza grossa importanza di dove si vada. Passate le 12 però preoccupatevi di trovar un posto dove mangiare nel caso siate interessati, perché nonostante i turisti presenti molti chiudono. Io ho trovato un piccolo posto per un kebab (200L), altrimenti dieta. Da Gjirokastra trasferimento a Berat (che nel 1944 è stata la capitale), la strada non sarebbe tantissima, ma è pessima ed occorrono 4h. Arriviamo che il sole sta già scendendo, trovare da dormire è difficile e c’è posto solo nel “bulgaro” hotel Tomori (22€), e quando abbiam sbrigato le formalità possiamo solo fare un giro delle moschee che sono tutte illuminate, rimirando però la zona di Mangalem, quella famosa per le abitazioni bianche dalle mille finestre, come la città è conosciuta. Anche se siamo al buio, ma la città è ovviamente illuminata strategicamente nei luoghi più interessanti, si nota bene perchè questo sia il posto più importante dell’Albania, turisticamente parlando. Ceniamo nella terrazza all’aperto del rest. Mangalemi (900L), nel bel mezzo del fascino di Mangalem e con la Kala lassù imperiosa a dominarci. In prima serata il viale centrale, rr Veli Zaloshnja, è un brulicare di gente, ma già verso le 23 pare il Sahara di prima mattina. Così tanto vale raggiungere la terrazza del nostro hotel per scattare qualche foto in notturna verso Mangalem, che merita particolarmente. Percorsi 180km. 
13° giorno
Colazione in hotel, dove alcuni presentano i primi segni di malattia, così in due gatti andiamo a visitare Berat, altra città patrimonio mondiale dell’Unesco, e conservata come un museo durante il regime si Hoxha. Saliamo alla Kala per iniziare la visita (100L), una vecchia cittadella fortificata ancora abitata, quindi tra le sue strette viuzze mentre si cercato le viste più sorprendenti ci si imbatte negli abitanti, solitamente tutti piuttosto anziani come le loro auto almeno Euro-10! Praticamente ogni singola casa meriterebbe la visita, da non perdere la vista su Gorica e per comprendere bene le pitture e le icone che decorano in lungo e largo l’Albania il museo Onufri (200L), dal cui nome deriva una colorazione del rosso. Scendendo attraversiamo il ponte a sette arcate per arrivare nel quartiere di Gorica (dove in inverno mai batte il sole), visitarlo brevemente e trarne la vista più bella su Mangalem e le sue bianchissime case, nel mezzo delle quali spunta la moschea del sultano, uno dei luoghi di culto più importanti dello stato. Personalmente Berat è il luogo storico più interessante dell’intera Albania, ma interessante anche a livello mondiale e non solo di quanto visto in questo viaggio. Recuperando gli altri compagni di viaggio iniziamo il trasferimento verso Tirana, abbandonando da subito l’idea di andare l’indomani a cercare di navigare sul lago Koman causa problemi di salute. La strada fino a Durazzo è pessima, mentre da lì a Tirana c’è una nuova autostrada, in totale son 3h di trasferimento, comprese alcune soste per sostenere chi si sente male. Arriviamo nella capitale sotto un sole da canicola pressante e troviamo da dormire all’hotel Republika (15€) lungo il viale principale, Zogu I, quello che conduce a piazza Skanderbeg, il centro della nazione. Preso posto nell’hotel anche io vengo raggiunto da dolori di stomaco intensi, e finisco la giornata e la notte lottando a lungo per averne ragione, cosa che non avviene in giornata, saltando di fatto la prima visita alla capitale e la cena serale. Percorsi 110km. 

14° giorno

Il risveglio è decente, mi sento le forze per cercare un posto per colazione, e si ricade sul solito problema, ai bar si trova solo da bere, quindi serve cercarsi una panetteria che per fortuna l’hotel Republika ha proprio di fronte a se. Da qui alla piazza centrale son 300m, ed arriviamo in un momento in cui fervono i lavori di ristrutturazione, ma quei famosi palazzi giallini (che contengono ministeri vari) da sempre immagine di una Albania in stile Corea del Nord si ergono ancora nel loro posto, così che la visione richiami alla memoria ricordi di quando qui era proibitissimo entrarvi. Dietro a questi palazzi sorge la moschea Et’hem Bey ed a fianco di questa la torre dell’orologio dove trovarci un panorama dei lavori in piazza attorno alla solita statua a cavallo di Giorgio Castriota. Le energie lasciate per salire pochi scalini mi prosciugano, così pian piano scendo verso la zona universtaria passando a fianco alla piramide progettata dalla figlia ed dal genero di Hoxha, che doveva ospitarne il museo ma che visti i tempi della caduta mai arrivò a quel compito ed ora è stato trasformato in discoteca, ma dall’aspetto di totale decadenza. La zona universitaria, alla quale si arriva percorrendo l’enorme viale Deshmoret e Kombit per altro trafficato quasi zero, presenta alle spalle il grande parco Kombëtar, che si rivela per me tappa fondamentale nel riposarmi dopo aver usato ogni residua stilla di energia per arrivarci. Due ore di riposo e poi tappa a rifocillarci nel ristorante più vicino, che risulta essere uno dei più belli dell’intera città, il Juvenilia (900L), che si trova all’interno di un piccolo castello. Un prosciutto e melone è l’unica cosa che mi sento di mangiare, la razione è anche troppo abbondante, il caffè turco è tra le bevande e fortunatamente il tutto mi da una carica di energia inaspettata. Rientrando sosta alla Galleria d’Arte Moderna (200L, senza biglietto, col vago sospetto che i soldi cadano in tasca direttamente alla cassiera), divisa in due parti, al piano terra le icone sovente attribuite ad Onufri ed alla sua scuola, la seconda al piano superiore con le tele che documentano il realismo socialista, assolutamente imperdibili, il modo migliore per comprendere la vita nella seconda metà del secolo scorso da questa parti. Attendetevi operai allegri mentre fondono l’impossibile, donne a capo di spedizioni minerarie, bambini eternamente felici, ma soprattutto il senso della proporzione rappresentato in modo del tutto personale. Prima di cena giro a Blloku, il quartiere di tendenza negli anni zero. L’aspetto di città grigia e leggermente spenta cambia immediatamente, sarà anche che il quadrilatero è a traffico chiuso, però quello che rimane è la speronalizzazione totale di una città, tra essere a Madrid, Londra o Mosca poco cambia, il brutto è che avvega solo tra queste 4 vie. Facciamo tappa in uno degli innumerevoli bar all’aperto che propongono già prezzi diversi da tutta l’Albania, così arriva l’ora del cibo dove scegliamo per l’ultima cena di viaggio il bel ristorante Sarajet (900L), peccato solo che il mio stomaco non abbia ancora intenzione di ricevere specialità troppo particolari. Rientro a piedi in hotel per un ultimo sguardo ad una città in forte evoluzione, che detta molto onestamente non presenta nulla di particolarmente attrattivo se non l’immergersi in un luogo che solo 20 anni fa pareva totalmente inaccessibile, roba che in confronto Mosca era una Parigi in piccolo. In questi tempo però l’assimilazione dei canoni occidentali è diventata totale, certo è possibile vedere ancora anziani intenti a vendere le galline vive lungo il viale principale, ma attorno a loro ci sono altri anziani al cellulare e mercedes ovunque, l’auto status symbol della popolazione, qui a Tirana molto più nuove che nella Kala di Berat, anche se lassù lo spettacolo è ben diverso. Giornata a km zero di spostamenti motorizzati. 
15° giorno
Colazione al solito nei vari posti lungo il viale nei dintorni dell’hotel, poi la navetta ci porta all’aereoporto (25km, 30’), di dimensione ridotte (tipo Bologna per intenderci) in direzione di Kruja. La fila al check è limitata, poi occorre passare all’immigrazione e ci vengon fatte storie perché non risulta mai inserito a terminale il nostro ingresso. Spieghiamo come sia avvenuto via terra al nord ed a quel punto tutto è a posto, altro controllo bagagli ed ultimo controllo dove viene chiesto se si abbiano ancora soldi locali in uscita (ma son solo domande, nessuna perquisizione). All’interno dell’aereoporto i prezzi sono europei, così una colazione costa quanto una cena di pesce a Durazzo. Il volo Alitalia per Roma è in ritardo di un’ora (1:15), ma incredibile ma vero quando si arriva al ritiro bagagli, il mio zaino è già lì che gira pronto per il ritiro. Così prendo il Leonardo Express al volo abbinato al biglietto del treno per Bologna, ma essendoci posto solo in prima classe il Fiumicino-Bologna finisce per costarmi 94€. Va detto però che dall’atteraggio all’arrivo a Bologna passano solo 3:15, un tempo fino a poco fa impensabile, come impensabile erano comunque i 94€ per effettuarlo. Parlando di soldi, son riuscito a conservare qualche lek per souvenir, con la curiosità di sapere per quanto tempo rimarrà in corso questa moneta prima di essere mangiata dall’euro, visti i passi in avanti notevolissimi compiuti dall’Albania nel giro di pochi anni. 
Per info
Luca 
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