Paesi Baltici 2016


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Kihnu tuletorn, faro dell'isola di Kihnu, Estonia

 

2 note di commento

Il viaggio si è svolto nella seconda metà di agosto, il clima dovrebbe permettere di avere ancora buone giornate e le squadre di basket, uno dei motivi che ci ha spinti quassù, stanno riprendendo l’attività. Per entrare è sufficiente la carta d’identità, in realtà in arrivo per gli accordi di Schengen nemmeno richiesta, che sarà utilizzata giusto per qualche registrazione alberghiera e per il check-in del volo di ritorno. La moneta in uso da qualche anno è per tutti e 3 gli stati l’euro, i bancomat diffusissimi, ma la necessità di prelevare ridotta ai minimi storici, tutto è fattibile con carta di credito, anzi, alcuni pagamenti solo con carta di credito, vedi alcuni posteggi nelle grandi città. Tutti i prezzi riportati sono a persona quando non specificato. La lingua solitamente non è un problema, l’inglese è praticamente parlato da chiunque al di sotto dei 40 anni, sopra invece può essere un problema per chi non parla russo, a sua volta per fatti storici parlato da chiunque. L’ultimo dei problemi è di rimanere a parte degli accadimenti del mondo, il wi-fi è ovunque, spesso libero anche nei parchi cittadini, hotel e ristoranti forniscono sempre la password prima ancora di essere serviti, a parte presso i Setu, dover però nei dintorni del supermercato di Obinitsa una reta libera si poteva trovare. I prezzi di qualsiasi prodotto o servizio sono inferiori ai nostri, la benzina costa indicativamente 1€ e varia pochissimo da stato a stato, i distributori sono ben diffusi e servono anche da posto di ristoro, anzi, alcuni hanno aperto in città filiali solo culinarie. In agosto il turismo impera, soprattutto a Tallinn durante il giorno ci si muove tra nuvole di persone, fatto dovuto ai tanti transatlantici che scaricano persone su persone, soprattutto italiani e spagnoli. Quindi di buon mattino o di sera ci si muove con più facilità, meglio approfittarne. Problema meno pesante in parte a Riga ed in maniera ancora minore a Vilnius. Ma nonostante questo un posto buono ed economico per dormire lo abbiamo sempre trovato, anche senza prenotazione. Ovviamente i contatti con le minoranze etniche visitate, altro aspetto prioritario del viaggio, sono stati presi in anticipo, in principale modo con i Setu visto che abbiamo voluto partecipare alla festa della trasfigurazione, e data anche la scarsità di strutture nel luogo alternative non ne avremmo avute. Per muoverci con un’auto preso a noleggio a Vilnius abbiamo utilizzato una mappa cartacea della Michelin e 2 navigatori satellitari per cellulari, entrambi open source gratuiti ed efficienti, be-on-road (migliore per i trasferimenti su percorsi nel nulla che sembrano impossibili) ed Here (più aggiornato nei percorsi cittadini).    

 

Collina delle Croci, Kryžiu Kalnas, Lituania

1° giorno

Partiamo da Bologna a bordo di una storica Peugeot 106 con cui abbiamo a suo tempo girammo in lungo e largo i Balcani destinazione Orio al Serio, che raggiungiamo con un’escursione fuori A22 causa coda per incidente (7,6€+6,8€). Lasciamo la fida auto all’Azzurra Park, 2km dall’aeroporto (54€ x tutto il periodo, compresa navetta e caffè) dove siamo sbarcati velocemente. Il volo Wizz Air per Vilnius è un’alternativa leggermente più economica di Ryanair ed ha pure un orario di partenza migliore, la coda per imbarcare il bagaglio non è proprio corta, ma abbiamo tempo e non è un problema. Veloci le pratiche di controllo ed ingresso al gate, volo puntuale, devo dire che Wizz ha un servizio migliore di Ryan, poltrone meno rigide, reticella per depositare oggetti e non funge sa centro commerciale volante come il concorrente. Atterriamo in perfetto orario nel piccolo aeroporto della capitale Lituana dopo 2:30 di volo, ritirato il bagaglio nemmeno il tempo di cercare il desk dell’autonoleggio di Rental Car LT perché un’addetta ci sta attendendo con un grande cartello ed il nostro nome. Giusto che sia così, il nostro nolo, non proprio il più costoso a disposizione, si trova in un ufficio dell’hotel in fronte al terminal gestito in maniera approssimativa (ed al ritorno dopo qualche tempo capiremo il perché), pratiche veloci, prezzi economici confermati con la sola aggiunta della differenza per espatriare in Lettonia ed Estonia, 30€ in tutto. La Dacia Sandero a nostra disposizione non gode di particolari optional tecnologici, magari la chiusura centralizzata avrebbe fatto comodo, forse meno i vetri elettrici, il navigatore fornito con mappe di Finlandia, Norvegia, Svezia, Danimarca ed Islanda insomma, ma si rivelano ben più importanti i pregi, dal tanto spazio rispetto alle pari categoria ed un assetto alto che nei vari tratti di fuoristrada ci farà molto comodo. Spiegato e controllato il tutto, senza balzelli strani sul rifornimento, carichiamo gli zaini e partiamo con destinazione Budget Central, una Guest House (in pratica un albergo senza reception) prenotata con leggero anticipo in centro alla capitale, ottimo posto (camera per 3/4 persone per 42€, ai quali vanno aggiunti 4€ se non si arriva entro le 16, come nel nostro caso) dotato di cucina comune oltre che di wi-fi. Parcheggiata l’auto nei dintorni in un posto dove non si paga di sera ed alla domenica (fate attenzione, sono severi nei controlli, si paga alle colonnine lungo la strada solo con carta di credito o con apposita app), scendiamo subito in città col clima che pare novembre. Una leggera pioggia ci accompagna al Campanile, uno dei simboli della città che dista 50 metri da noi, i tanti bar e ristoranti non hanno paura ad ospitare clienti all’aperto sotto i tendoni che solo in parte riparano dalla pioggia, mentre i funghi che producono calore sono in funzione ed agli avventori vengono distribuiti pesanti panni gialli, qui tutto normale. Dopo aver visto la piazza con la cattedrale ci addentriamo nel cuore della città, Pilies Gatve fino alla Vilniaus rotušė, locali alla moda ovunque, poco oltre facciamo tappa al Forest, un ristorante che come il nome suggerisce, è realizzato interamente in legno con cucina a vista e rami verso il soffitto. Ceniamo decisamente bene capendo da subito che per l’abitudine locale 2 portate sono eccessive anche se il costo rimane molto contenuto, quello che incide più di tutto è l’acqua, anche se imparerò che l’acqua della casa, servita a piacere con limone o arancio con menta fa risparmiare e fa molto cliente abituale. Anche a tarda ora la città pullula di gente in ogni dove, un perché lo scopriamo ben presto, ed è una situazione che ci accumuna, la passione per il basket. Questa notte alle ore 2 ci sarà la sfida olimpica tra Lituania e Spagna, a quell’ora tutte le televisioni dei locali sono puntate sull’evento e nessuno si lamenta quando dopo circa 45’, a fine primo tempo la nazionale orgoglio del paese è già piallata dalle furie rosse di Don Sergio, come impareremo poi, dispiaciuti ma non arrabbiati. Rientriamo in GH per un veloce passaggio ristoratore, la mattina seguente dovremo già metterci velocemente in marcia. Percorsi 9km, dall’aeroporto a Totorių Gatve, la via più prossima dove lasciare l’auto dato il nostro soggiorno in Gedemino pr.  

 

Palazza di Rundāle, Lettonia

2° giorno

Poco prima delle 8 di domenica Vilnius è un deserto dal clima tardo autunnale. Tutto sembra chiuso, ad una ragazza assonnata che sta girovagando con cane al guinzaglio chiediamo dove poter far colazione, sulla prima ci risponde che è impossibile, poi le sovviene lo Statoil, che non è un distributore di benzina, ma qui in centro un bar-tavola calda aperto 24 ore. E lì facciamo tappa, per una abbondantissima colazione (2,7€), dove scegliersi la bevanda più consona diventa operazione complessa viste le molteplici opportunità e le dimensioni da XS a XXL, meglio azzeccare il bicchiere idoneo al tasto opzionato. Lasciata la GH riprendiamo l’auto e sotto una fitta pioggerella puntiamo al Parco Nazionale Zemaitijos all’interno del quale si trova la piccola cittadina di Plateliai, porta d’ingresso alla base missilistica sovietica di Plokštine, a lungo nascosta tra questi impervi boschi, dove però un canestro da basket non manca. Il luogo è stato trasformato nel Museo della Guerra Fredda (5€) ed ancora incute timore immergersi nei suoi sotterranei. Se la sezione al primo livello documenta la parte dedicata alla propaganda più si scende nel bunker e più ci s’immerge in luoghi del terrore, tra razzi, armi, congegni di sopravvivenza e mappe. Qui erano installati i missili con cui veniva tenuta sotto controllo l’Europa, seguendo labirintici tunnel si arriva fino ad un hangar 25 metri sottoterra dove poter osservare l’impianto. Dal momento in cui da Mosca sarebbe arrivato l’ok a far partire i missili (4 stalli sempre operativi) occorrevano circa 50’ al lancio, stiamo parlando di una tecnologia nata negli anni ’60 a ridosso dei fatti della Baia dei Porci di Cuba, il sito fu dismesso a fine anni ’70, un perché non fu mai rivelato. La giornata uggiosa, grigia e coperta acuisce l’impatto di questo luogo, talmente segreto e nascosto che ai lituani occorse qualche anno per rintracciarlo una volta ottenuta l’indipendenza. Lasciamo Plokštine e prendiamo una sosta in una vicina stazione Statoil (3€ per panino e bibita) dove dividiamo i tavoli all’aperto con un gruppo di sidecaristi locali a cavallo di vecchie Java. Stanno facendo un tour della Lituania, nella speranza che i mezzi non si rompano troppo spesso…Da qui la Collina delle Croci (Kryžiu Kalnas) non dista troppo, e descriverla non è facile. Prima di Šiauliai si prende a nord e dopo circa 5km in direzione del minuscolo villaggio di Jurgazičiai basta seguire il flusso di gente per non sbagliarsi. Su di una piccola collinetta si trovano piantate, accatastate, buttate, sepolte le une dalle altre all’incirca 40.000 croci di ogni tipo, forma e grandezza. Luogo venerato da sempre, culti pagani hanno lasciato spazio alle religioni attuali, e questa forma di venerazione non si è arresa nemmeno alle ruspe sovietiche. Diciamo che non occorre aver fede per rimirare un luogo del genere, anzi, dato il trambusto in ogni dove, alla possibilità di immergersi ovunque forse ancor più che la fede può l’aspetto visivo. Qui il clima cambia in pochi secondi, da un cielo blu con sfondo verde e croci cromaticamente splendide si passa quindi ad inzupparsi di pioggia, i ripari non ci sono quindi si vive in simbiosi con la natura imperiosa del nord. Lasciato questo insolito luogo, poiché le ore di luce sono molte ci spingiamo oltre il confine con la Lettonia, la A12 Lituania diviene la A8 Lettonia, poco cambia, il grande complesso delle ex dogane sta cadendo in rovina e nulla separa ora queste 2 realtà. La tappa finale è il magnifico palazzo di Rundāle nei dintorni del villaggio di Pilsrundāle che visiteremo l’indomani. Troviamo alloggio nella vecchia abitazione che fungeva da alloggio per la servitù, splendido luogo che pare più un museo che un B&B, il Balta Māja (15€+4€ se si decide di fermarsi per la colazione, wi-fi compreso, la proprietaria parla poche parole di inglese, la figlia perfettamente) che funziona anche da ristorante. Oggi è chiuso per turno, ma anticipando quello che si vuole mangiare dal menù, per gli ospiti è possibile cenare, soluzione ideale perché nei paraggi senza spostare l’auto non c’è nulla di aperto. Prima di cenare però ci godiamo un tramonto spettacolare sul grandioso palazzo del duca di Curlandia Johann Biron, considerato il preferito della zarina Anna Ivanova, finito malamente alla sua morte, già nel 1.700 la Siberia aveva un suo perché verso chi non era particolarmente amato dai reggenti. Ceniamo in hotel (10€) con porzioni abbondanti, soprattutto le zuppe sono da intendersi un piatto vero e proprio e non solo un’entrata. Da ammirare ogni piccolo a grande oggetto esposto, da lampade di ogni epoca ad una grande bacheca dove gli avventori nel corso del tempo hanno inserito le loro banconote, attrezzi da lavoro e così via, mentre le cameriere si muovono come se i tempi fossero ancora quelli dei fasti curlandesi ed in quel modo agghindate. Percorsi 486km, tutti su strade asfaltate (tranne 4km per giungere a Plokštine) e in buone condizioni, le autostrade non sono a pagamento, attenzione però ai tanti autovelox.      

 

Obinitsa, preparativi per la giornata della trasfigurazione, Estonia

3° giorno

Colazione in hotel, buona ma non particolarmente abbondante (4€) e a piedi raggiungiamo l’attiguo palazzo di Rundāle, la Versailles del Baltico. La visita al palazzo ed ai giardini costa 9€, ma si possono pagare biglietti separati se non si vuole visitare tutto, ai quali si aggiungono 2€ per le foto (è rilasciato un adesivo dedicato), non si paga se si utilizza uno smartphone. Ogni sala è dotata di un foglio illustrativo in lettone, russo ed inglese, quindi si può visitare senza necessità di guida, verificate bene la tipologia del biglietto perché per visitare le sale private dei duchi occorre un’estensione. Con molta fantasia nella sala di marmo si vedono gli attacchi dei canestri che erano usati nelle giornate uggiose, importante fidarsi di quanto viene raccontato. Le sale sono numerose, se si decide si prestare attenzione ad ogni particolare descritto vanno messe in conto almeno 2h. Terminata la visita interna è tempo degli splendidi giardini, il sole ci accompagna ed i colori risplendono. L’impressione di questo enorme palazzo nel mezzo del nulla della campagna lettone colpisce profondamente, la fama che lo accompagna non è di certo usurpata. Recuperiamo l’auto lasciata presso il B&B per andare verso Salaspils, dintorni di Riga dove facciamo tappa al campo di concentramento di Kurtenhof, operativo dal 1941 al 1944. Non è rimasto quasi nulla a memoria degli orrori perpetuati in questo campo, in 3 anni oltre 100.000 persone sono passate per questo campo senza più vedere la luce, ed ora una grande opera in cemento armato prova a rammentare quei lugubri fatti. Qui, come in Lituania, gli orrori nazisti sono sovente messi in disparte rispetto a quelli dell’era sovietica, nonostante l’incredibile sproporzione dei numeri delle vittime, nei 3 anni del periodo nazista si parla di oltre un milione di morti, quasi 10 volte superiore a quanto avvenuto negli oltre 45 anni sovietici. Ma come si potrà osservare presso alcuni musei, i nazisti furono accolti come liberatori con gioia nelle strade, la collaborazione fu altissima e quindi rastrellare il proprio passato di orrori fa male ed è meglio dimenticarlo. Visitiamo il luogo con la pioggia che ci accompagna, pioggia con la quale dobbiamo iniziare a fare i conti nel periodo che trascorreremo a Riga, una vera beffa. La città è attraversata da lavori stradali che trasformano gli spostamenti in lunghe sedute viarie, dopo aver passato almeno un’ora nell’attraversamento facciamo tappa presso l’ottimo Jakob Lenz (43€ x camera da 3 persone, colazione a buffet wi-fi e pc a disposizione, parcheggio interno custodito x 5€ al giorno che viste le tariffe lungo le vie è una vera occasione) appena defilato dal centro ma in piena zona art nouveau. Approfittiamo di un breve stacco della pioggia per raggiungere il centro cittadino in 15’, o meglio la città vecchia, patrimonio tutelato dall’Unesco non a caso. Questo tardo pomeriggio lo passiamo girando liberamente le viuzze della città, passando da antiche case coloratissime a quale rudere non privo di fascino. C’è turismo ma non l’assalto, peccato che il clima non invogli a starsene all’aperto, optiamo per la zona che dal duomo (Doma baznīca) sta tra Liva laukums ed il castello (Rīgas pils, niente di particolare), finendo per cenare in uno dei ristoranti più caratteristici, Vecmeita ar kaķi (la zitella ed il gatto…16€), dove troviamo posto per pura fortuna. Il posto è piccolo e gettonatissimo, sfruttiamo il fatto di essere arrivati dopo le 20, un orario nel quale le genti locali hanno già cenato. Sotto la pioggia che viene e va rientriamo in hotel, al termine di una giornata con luoghi assolutamente diversi l’uno dall’altro anche come storia rappresentata. Percorsi 93km, tutte su buone strade a parte quelle del centro città.

 

Riga, Doma laukums, Lettonia

4° giorno

La colazione è da applausi, tenendo pure conto della spesa veramente contenuta dell’hotel, poi a piedi girato l’angolo giungiamo in Alberta iela, la via dell’Art Nouveau per eccellenza di Riga, città che conta oltre 750 costruzioni con questo stile. Già di prima mattina i gruppi di turisti sono numerosi, così decidiamo di girarci prima le vie della zona per tornare in quella principale in un secondo tempo, con marea già passata, da qui prendiamo per il parco dell’Esplanade con la pioggia che inizia a farsi insistente, così una visita alla cattedrale ortodossa è quasi un obbligo. Riprendiamo il cammino nonostante il clima per far tappa al monumento alla libertà, simbolo della ritrovata indipendenza, Brīvības piemineklis, da dove, oltrepassata la Pilsētas kanāls si entra nella città vecchia e dopo un passaggio alla Torre delle Polveri (Pulvertornis) ci dirigiamo a sud-ovest per visitare alcuni dei luoghi simbolo di Riga. Peccato che la Casa delle teste nere (Melngalvju nams) sia chiusa, utilizzata in questo periodo dal presidente della repubblica, non lontano sorge la Chiesa luterana di San Pietro (Svētā Pētera baznīca, 3€ per visitare l’ingresso, 9€ se si vuole salire con l’ascensore sul campanile), sotto una pioggia torrenziale sfruttiamo l’ufficio del turismo per consultare la guida senza lavarci. Per raggiungere il mercato centrale (Centrāltirgus) optiamo per il tram (2€ biglietto per singola corsa, non proprio economico), luogo interessante non solo perchè coperto e quindi un riparo nella tempesta. La città più autentica sorge proprio quaggiù, frequentato per lo più dalla popolazione di origine russa, come in larga sono i venditori dei tanti chioschi, ci si può trovare di tutto, da storioni e salmoni a iosa, a vestiti non proprio di tendenza, passando per scarpe, cinture, alimentari di ogni tipo e coreograficamente splendidi a piccoli forni che vendono a prezzi veramente irrisori ottimi dolci e non solo. Peccato che i posti per sedersi siano pochissimi così da dover puntare chi sta finendo di bere o mangiare, ma anche noi troviamo uno strapuntino per un piccolo passaggio di vita tradizionale, diciamo che con circa 1,2€ si mangia e beve un tè riscaldante, che viste le condizioni atmosferiche ha un suo perchè. La prossima tappa è il Museo del KGB (Stūra māja), poichè è situato fuori dalla città vecchia optiamo per un taxi (8€) un po’ perchè più economico di 2 tram, un po’ perchè la pioggia è talmente intensa che verremmo spazzati via. Conosciuto come KGB Corner House è diviso in 2 parti, un museo con foto, didascalie e memorabilia ed una parte nelle segrete e nelle celle dove avvenivano gli interrogatori e le esecuzioni. L’inserviente alla cassa pare una mummia dell’era sovietica, ci propone un biglietto gratuito per la prima parte e basta, la visitiamo guardando l’interessante documentazione e potendo leggere di ogni nota (lunghe descrizioni anche di ogni piccolo oggetto) la descrizione in inglese, ma capiamo che manca qualcosa perchè la guida racconta altro. Per ottenere il biglietto (5€) e accedere alla visita guidata bisogna praticamente implorarla, quasi si disturbasse, o forse la cassiera è ancora l’addetta del KGB non abituata ad aprire le segrete a gente che vorrebe pure uscirne. Questa parte, decisamente interessante, la si visita guidati da un’adetta che parla un inglese più londinese della regina Elisabetta, molti sono i giovani lettoni che vanno all’estero per studiare. I racconti di quanto avveniva sono forti, anche solo guardando si percepisce un mondo duro sotto ad una patina di opaca quotidianità, e proprio questo aspetto riporta alla memoria scene del film (in quel caso sulla Stasi e non sul KBG) „Le vite degli altri”, inquieta ben oltre il terrore di violenze estreme. Usciti da qui ritorniamo in città vecchia per visitare la piccola e la grande Gilda (Mazā e Lielā Ģilde) e spingerci fino al duomo, che raggiungiamo tra viuzze incantante dopo aver svoltato a fianco di un ristorante che esibisce su larga scritta esterna i vini delle tenute di Albano Carrisi. La pioggia non da tregua, il rientro attraverso il Kronvalda Parks è come guadare un torrente montano, sono talmente bagnato e con poca voglia di uscire nuovamente che opto per prendermi qualcosa da mangiare presso qualche market della zona ed una volta raggiunto l’hotel non metto più piede fuori cercando di lasciare ad asciugare scarpe, pantaloni, giacca a vento, felpa, cappello, e quanto altro ancora la pioggia lettone ha bagnato. Diciamo che con 4€, compreso caffè in hotel, ho cenato. Non abbiamo usato l’auto, quindi KM 0.  

 

Obinista, partecipanti alla festa della trasfigurazione, Estonia

  

5° giorno

Solita colazione abbondante in hotel dove incontriamo pure una nostra concittadina di passaggio tra più stage presso ospedali ed università, prendiamo l’auto per recarci al museo dell’automobile, Rīgas Motormuzejs (10€), situato nella periferia nord-est vicino ad una foresta nella quale è stato costruito un circuito con più destinazioni d’uso, dimostrazioni di novità, piccole gare in pista, test e rally. Il museo è una vera perla, sia per auto e moto esposte, sia per la parte multimediale che regala vere chicche, come mostrarsi in parata sull’auto cabrio che fu di Nikita Chruščëv (e poter inviare quella foto via mail direttamente dallo strumento che gestisce il tutto), oppure visionare ogni minimo dettaglio dei pezzi esposti e la loro evoluzione produttiva. Le auto più osservate sono quelle dei pezzi grossi del Cremlino, indubbiamente la gigantesca auto di Stalin con finestrini spessi 8cm è quella che colpisce di più, forse alla pari con la Rolls Royce con cui Brežnev tamponò un’utilitaria in una notte di presunto anonimato. Per gli appassionati un paese dei balocchi, tirato a lucido grazie alla sponsorizzazione di Audi che per quanto presente in ogni dove nei paraggi non è così invasiva all’interno. Sono 3 i piani da visitare, noi abbiamo impiegato poco più di 2h. Il museo etnografico (Latvijas Etnogrāfiskā brīvdabas muzeja) è situato poco oltre sulla stessa direttrice ma trovandosi in un vasto parco all’aperto non è consigliato sotto un’intensa pioggia. Rientriamo così verso la città imbottigliati nel traffico sempre a causa dei lavori che sono predisposti in ogni dove, leggendo a dovere la mappa con qualche azzardo riusciamo però a circumnavigarne una parte per approdare al museo dell’occupazione (Latvijas Okupācijas muzejs) attualmente ospitato in Raina Bulvaris e quindi fuori dalla sua sede storica. Museo ad offerta libera, costituito principalmente da descrizioni e foto, dedica una buona parte anche agli anni nazisti, a differenza di altri musei del genere, ogni descrizione ed ogni filmato sono anche in inglese, occorre avere voglia di leggere soprattutto e molto interesse per questi fatti, molto diverso quindi dal museo del KGB. All’uscita, ancora sotto la pioggia battente che forse ha fatto sì che nessun accertatore passasse a controllare il fuori orario del nostro parcheggio, facciamo un’escursione sull’isola Ķīpsala, caratterizzata dalle ultime tradizionali case di legno. Purtroppo la vista che da qui si apre sulla città vecchia non è il massimo, la pioggia intensa, il cielo coperto da nuvole bassissime ne tolgono larga parte del fascino. Vorremmo impiegare quindi il tempo per far tappa alla sede del VEF Riga, la squadra della capitale e la più famosa della nazione con cui ci eravamo messi in contatto prima di partire, ma la sede che dovrebbe essere in pieno centro non si trova, viriamo così presso quella della Baltic League che però si trova presso la Riga Arena (situata nei dintorni del centro olimpico che non venne però mai impiegato per le Olimpiadi del 1980), impegnata oggi per una partita di hockey, così non riusciamo ad entrare. Poiché nel frattempo la pioggia si è un attimo fermata ritorniamo sui nostri passi al museo etnografico sul lago Jugla, (1,4€ solo parco, le costruzioni sono già chiuse) visitandolo in autonomia e praticamente da soli. Qui sono state portate e non ricostruite, le abitazioni tipiche della storia lettone suddivise in 4 aree regionali, ovviamente i grandi mulini a vento sono l’attrazione maggiore ma c’è tanto altro se si ha voglia di camminare, ma tra uno scroscio e l’altro riusciamo a visitare tutto il parco ben oltre l’orario di chiusura, la bigliettaia è magnanima. Da segnalare che il parcheggio sarebbe a pagamento, ma arrivando nel tardo pomeriggio ci evitano il pedaggio. Rientriamo in hotel perdendo nuovamente molto tempo per il traffico quando la pioggia ha ripreso a cadere con indomita forza, così evitiamo di ritornare in città vecchia per cena optando per una pizzeria arredata in stile motociclista e surfista, proprio nei dintorni, Piranija (7€). Non il massimo della vita, ma date le condizioni climatiche ci si accontenta. Percorsi 78km, impiegando “qualche” ora. 

 

Paldiski, tra i ruderi dell'ex Pentagono Nucleare Sovietico, Estonia

6° giorno

Approfittiamo ampiamente della colazione in hotel per poi prendere la via di Sigulda, impieghiamo più tempo nell’uscire da Riga che per raggiungere la cittadina nel mezzo del Parco Nazionale del Gauja. In città sorgono 2 castelli, il nuovo ed il vecchio, quello interessante è quest’ultimo (2€) dove si può salire alla vecchia torre ed alle mura, scorgendo belle viste sulla valle con ulteriori castelli e manieri. Volendo ci sarebbe pure una funicolare che attraversa la vallata, noi riprendiamo l’auto facendo tappa alla grotta di Gūtmana (Gūtmaņa ala, accesso gratuito, 2,5€ per parcheggio auto) più interessante per la leggenda che rappresenta che per la grotta in se. Saltiamo la residenza di Krimulda (per chi vuole ed ha tempo, un percorso di 6km raggiunge tutte le mete) per dedicate più spazio al Castello di Turaida (Turaidas pils,5€ e 1,5€ per parcheggio), dove si visita il parco, il museo ed il castello con grande vista sulla valle e sull’ansa del fiume Gauja proprio sotto il castello. La successiva meta non dista molto ma è di aspetto assolutamente diverso, anzi, nemmeno si vede visto che si trova sotta ad un sanatorio in funzione ora come allora. Già, la meta è The Pension, un enorme bunker di massima sicurezza attivo ai tempi della guerra fredda destinato in caso di attacco nucleare ai governati della regione di Riga. Il bunker dista pochi km da Līgatne, sempre all’interno del parco, luogo talmente segreto che fu scoperto anni dopo l’indipendenza. Si entra solo con visita guidata, in questo periodo dell’anno alle ore 15 (10€), nel frattempo pranziamo nel minuto ristorante interno del complesso (sanatorio o bunker, fate voi) dove tutto è ancora all’epoca sovietica stile Brežnev, prezzi compresi. Mangiamo abbondantemente con 2,7€ comprese bibite, le addette giovani o vecchie parlano russo o proprio sforzandosi lettone, zero inglese, ci intendiamo a gesti ma come sempre in questi luoghi si paga con carte di credito anche per piccole cifre. Alle 15 in punto un’addetta di tutto punto vestita ci introduce in questo impensabile bunker. Quaggiù nulla è cambiato, si visitano svariate sale, da quelle radio ed intercettazioni a quelle con le mappe (non fotografabili), sale riunioni, materiale di sicurezza con prova maschere antigas (kit completo in vendita a 18€), fino ai magazzini per combustibile, ossigeno e quanto necessario per una vita autonoma ed indipendente di almeno 3 mesi. C’è ancora la sala mensa che con le tovaglie e fiori di plastica fa tanta tristezza o tenerezza. Usciamo da questo mondo antico dopo circa 90’, rivedere il cielo azzurro nel verde della valle ed un campetto da basket fa un grande piacere, il come eravamo decisamente istruttivo ma per nulla rimpianto. Dopo aver fatto rifornimento su strade secondarie varchiamo un confine non segnalato lungo la E77 per approdare nei dintorni di Obinista, il maggior centro estone del popolo Setu. Qui abbiamo appuntamento con una guida locale, presso la quale pernotteremo, dove poter assistere ai festeggiamenti per la ricorrenza della trasfigurazione che capita proprio in questi giorni. Raggiungiamo la casa nella frazione di Kõõru dove il marito ci spiega che possiamo ancora vedere la parte terminale dei preparativi al vicino Obinitsa järv che raggiungiamo in pochi minuti. Proprio qui il prete del luogo sta officiando i preparativi per la manifestazione del giorno entrante, possiamo assistervi tra i pochissimi avventori locali ed una troupe televisiva inglese, anche questa appoggiata alla nostra guida Hellen Kulvik. Raccolta l’acqua e benedetti gli strumenti necessari, l’esigua corte parte per raggiungere la chiesa dove l’indomani sono attesi gli ospiti, in pratica tutti i setu dell’Estonia, quelli residenti in Russia non hanno il permesso di parteciparvi date le difficoltà nell’ottenere il visto per l’espatrio, cosa invece semplice per gli estoni di confine. Loro possono richiedere il visto annuale con possibilità di rimanere in Russia per non più di 90 giorni, visto sfruttatissimo come ci verrà spiegato la sera a casa dal proprietario per andare a far spesa sull’altro lato del confine dove i prezzi sono molto ma molto inferiori. Terminata questa prima parte di manifestazione, a dire il vero sottotono, assieme alla guida ci fermiamo a cena nell’unico locale della cittadina, Taarka Tarõ Köögikõnõ (6€) dove i più giovani ballano e fanno festa senza però trascinarsi troppo oltre. Con Hellen rientriamo nel luogo che per 2 notti ci farà da casa, un fienile riadattato a fianco della loro casa (utilizzata da giugno a settembre, il resto dell’anno lo passano a Tartu), qui veniamo istruiti su usi e costumi di questa minoranza etnica, la loro divisione tra 2 stati, l’appartenenza che scema ogni anno di più e riesplode solo per la festa della trasfigurazione, dove ci è garantito che assisteranno centinaia di persone. Nel frattempo familiarizziamo con nostro fienile, hanno appena installato l’energia elettrica, ma non c’è bagno nemmeno in casa, ci si accontenta di un rubinetto all’aperto al buio e di un catino, come toilette un casotto di 4 assi con buca sul fondo, ma per i bisogni “liquidi” ci chiedono di preferire la natura aperta. C’è anche uno stagno per le abluzioni in compagnia di rane e animali vari, ma quello lo sfrutteremo il giorno seguente. Dopo aver osservato la splendida stufa che funge sia da forno sia da termosifone, aver condiviso un ultimo giro di bevute, osservato i piccoli altarini in ogni stanza e soprattutto visto e provato gli abiti tipici (tra cui i complessi copricapo) è tempo di buttarci sotto più coperte nella nostra dependance-fienile, coperte quanto mai utili visto che nel pieno della campagna la temperatura notturna precipita, nonostante la giornata ci abbia regalato un sole intenso e nemmeno un accenno di nuvole. Niente wi-fi come immaginabile, perfino copertura telefonica inesistente sebbene a soli 2km dal villaggio, ma in questo piccolo paradiso bucolico son quisquiglie di poco conto. Il soggiorno nel fienile costa 50€ da dividere fino a 4 persone, colazione compresa. Percorsi 298km, quasi tutti su strade in buono stato. 

 

Castello di Alatskivi, Estonia

7° giorno

Colazione in casa senza esagerare perché già sappiamo che ci toccherà una giornata di cibo e bevute alle quali non potremo dire di no. E’ il giorno del Regno dei Setu, qui a Obinitsa giungono oltre 1.000 persone per assistere alle feste che iniziano dalla manifestazione religiosa nella piccola chiesa, chiesa che può contenere solo una sparuta rappresentanza dei tanti qui giunti. Non volendo rubare il posto a nessuno, anche se accompagnati dalla guida potremmo entrare, faccio un giro in paese e noto che i più giovani stazionano tutti nei dintorni del supermarket, che anche se chiuso fornisce un servizio di wi-fi gratuito e libero. In una splendida giornata di sole ritorno alla chiesa ad attendere l’uscita dei ministeri officianti mentre la più parte della popolazione è già nel cimitero ad allestire sulle tombe sontuosi banchetti mangerecci. Usciti i ministeri con icone e simboli vari, viene percorso il periplo della chiesa tra una folla numerosa e composta, anche in questo caso possiamo stare nel bel mezzo del tutto assieme alla troupe inglese così da goderci lo spettacolo in primissima fila. Pian piano la processione entra nel cimitero e qui ci imbattiamo in tombe spettacolarmente agghindate di ogni prelibatezza culinaria, oltre a vodka distillata illegalmente (ma oggi nessuno avrà grane), così pian piano entriamo nello spirito del luogo e siamo avvicinati dai più perché esotici come non mai. Entrare in contatto con le persone più anziane è complesso, tutti vorrebbero proporci i loro cibi ed interloquire con noi, ma per farlo sovente passiamo tramite i giovani, figli o nipoti che parlano inglese. Inviti a mangiare, bere, andare a vedere i posti dove ora i più vivono lungo e largo l’Estonia, insomma una vera e propria grande festa tra tombe, i piatti poggiano proprio sulle pietre se non sulla terra vera e propria, alle 14 dopo svariate foto a persone agghindate come da tradizione con noi spesso come soggetto principale lasciamo il luogo satolli (e qualcuno se non ubriaco molto vicino…) per una visita alle vicine Grotte di Piusa (Piusa koopad, 5€). Le grotte di per se non sono nulla di eccezionale poiché date le condizioni sono visitabili solo nei pochi metri iniziali al posto dei 22km di gallerie, una specie di castelli di sabbia coperti dove la temperatura staziona sempre sui 5°, all’ingresso vengono forniti panni. Nei dintorni invece ci sono belle passeggiate in questo luogo surreale, pare di essere tra le dune di un deserto oppure prossimi al mare, in realtà nulla di tutto questo sarà vero! E’ quindi più lunga la parte di visita al centro visitatori che quella vera e propria nelle grotte, dicono pure per non disturbare le migliaia di pipistrelli. Da qui ci spostiamo presso un’abitazione tipica dove un’anziana del luogo svelerà alla televisione inglese una delle sue ricette tradizionali. La casa, bella, accogliente ed in perfetto stato con ogni dotazione tecnologica a disposizione stona un po’, la ricetta si rivelerà una torta di mele che poco interessa, così preferiamo rientrare a casa dove ci viene preparata la sauna, un’antica e tradizionale smoke sauna. Data la lunga preparazione (circa 5h per predisporre il fuoco a legna atto ad irrorare il caldo giusto) qui il luogo viene di volta in volta utilizzato da tutto il vicinato, una tradizione che gli estoni hanno condiviso pure durante il lungo inverno sovietico. Infatti in quegli anni per chi non poteva arrivare ad una sauna di “vicinato” era stata predisposta quella del “popolo” in centro villaggio, come a Obinitsa così negli altri piccoli e tantissimi villaggi dell’Estonia. Oggi oltre al padrone di casa abbiamo un solo ospite, un vicino che risiede qui per tutto l’anno, un simpatico personaggio di quasi 60 anni che si è girato l’Europa e le Americhe come rappresentate della squadra nazionale di petang, ovvero bocce. Nel caldo che pian piano si prende tutta l’aria, percuotendoci con le frasche entriamo in sintonia con quest’usanza che non può prescindere dall’uscire accaldati e tuffarsi nello stagno a fianco. Se sulle prime pare un’azione suicida, con un po’ di coraggio si sconfigge la paura del freddo (che in realtà non c’è) e quello di rane, rospi ed altri abitanti dello stagno. All’uscita una sensazione di benessere esagerata, ce ne stiamo bagnati all’aperto quando le brume si prendono la visione del tramonto, ripetiamo l’operazione ben 4 volte e l’unico dispiacere è non avere con noi una macchina fotografica per immortalare questo magico tramonto in perfetto stile estone. Ritemprati a puntino affrontiamo la cena assieme ai padroni di casa e ad un’ospite che ha partecipato pure lei a questa giornata campale dei setu. Hellen ci racconta un po’ di cose con meno fretta di quanto accaduto in passato non avendo la troupe inglese al seguito, finiamo per tirare tardi una giornata davvero particolare. Rientriamo nel fienile dove scaldiamo l’ambiente con una piccola stufa elettrica che ci hanno messo a disposizione, ma con gli effetti della sauna non ne sentiamo nemmeno il bisogno più di tanto e la notte ci pare molto più calda della precedente. Percorsi 34km, su strade di campagna, tra asfalto e sterrato, in ogni caso in buono stato.

 

Vendita di cipolle tra i vecchi credenti russi, Estonia

8° giorno

Terminata colazione è tempo di saluti, foto ricordo e conto da saldare (Hellen non ci fa pagare il servizio guida un po’ perché è stato più con gli inglesi che con noi un po’ perché loro potevano mettere tutto in nota spese…oltre ad offrirci la cena), poi partiamo verso Saatse e da qui lungo la 178, tagliando 2 volte in territorio russo (non c’è frontiera, è solo richiesto da un cartello di non fermarsi e non percorrere la strada a piedi) raggiungiamo Värska dove facciamo tappa al museo Seto Tsäimaja. Il bel museo, metà all’aria aperta, metà al chiuso sorge nei dintorni della parte terminale del Värska lahe, poi ci inoltriamo al punto terminale della strada nel minuscolo villaggio di Podmosta, in un’insenatura che di fronte ci regala la vista della chiesa ortodossa di Kukje in territorio russo, come una torre di guardia ancora più elevata ci fa ben capire. Il nostro obiettivo ora è più distante anche perché il fiume Emajõgi taglia la zona soprastante e la via corretta ci porterebbe lontano fino a Tartu. Ma il navigatore dice che un passaggio interno si può fare, ci propone solo strade non asfaltate e lasciato il minuscolo villaggio di Kastre una svolta sul fiume ci fa dubitare. In realtà una chiatta che si sposta a manovella c’è, un vecchio lupo di mare la conduce sudando sette camicie avanti ed indietro (5€), entriamo così a Kavastu via traghetto (parv) e da lì raggiungere Kolkja è un attimo. Circondati da cipolle in vendita in ogni dove raggiungiamo il cuore dell’area dove vive una minoranza più religiosa che etnica, i vecchi credenti russi, un gruppo non particolarmente nutrito di russi che mai accettò il conformarsi della chiesa ortodossa russa a quella greca nel lontano 1.652. Le differenze sono molto esigue (tra le principali il fare il segno della croce con 2 dita invece che 3), ma qui rappresentano la maggioranza della popolazione avendo eletto il luogo a loro casa. Avevamo fissato un appuntamento con la guida locale ed addetta al museo Lily Tarakanov, ma qualche giorno prima ci ha inviato una mail dicendo che sarebbe partita in vacanza e che ci saremmo potuti rivolgere a Kairi Gunssum, senza però lasciarci nessun riferimento della suddetta. Al museo (3€) facciamo un rapido passaggio, c’è una comitiva lettone in visita, l’addetta parla solo russo e tedesco (noi zero di entrambi gli idiomi se non 3 parole io di russo e Bosforo di tedesco, da buon romagnolo…), fortuna che la figlia di una delle visitanti parla uno splendido inglese (come splendida è se va fatto un commento…) e ci fa da traduttrice. Riusciamo a capire dove Kairi è al momento, il centrale Peipsimaa külastuskeskus, una specie di caffetteria, museo, art gallery circondato da vendita di cipolle e nidi di cicogne. Kairi è colta di sorpresa, parla un po’ di inglese ma non può abbandonare il posto di lavoro per portarci a visitare abitazioni e luoghi tipici, prova a contattare un’amica che però poco sa della cultura tradizionale degli antichi credenti russi, così abbandoniamo l’idea di contatto con questa popolazione per farci un giro in autonomia tra i piccoli villaggi sul lago Peipsi. Andiamo a sud fino a Varnja, le abitazioni sono tutte agghindate da cipolle, la popolazione però risulta molto più chiusa e circospetta in confronto ai Setu, al nostro passaggio ci guardano strano anche se va detto che ben poca gente s’incontra se non alle prese col tentativo di vendere cipolle. Ma poi a chi poiché il passaggio è praticamente inesistente e la quantità incredibile? In serata a Varnja ci sarà il festival delle saune, sono esposte tutte le tipologie di sauna, da quella che altro non è che una specie di serra a quella smoke identica a quanto abbiamo fatto la sera precedente, peccato che è ancora molto presto e non ci sia un avventore che sia uno. Lasciamo quindi Varnja per dirigerci al vicino castello di Alatskivi (Alatskivi loss), l’incantato castello bianco nel prato verde che pare uscito dalla favola di Cenerentola. Proseguiamo la visita verso Kallaste, altro villaggio dei vecchi credenti dove pranziamo con qualcosa recuperato al market visto che i pochi bar-ristoranti nel pomeriggio non lavorano, prezzi veramente bassi per qualsiasi prodotto. Terminata la perlustrazione di Kallaste lasciamo definitivamente l’area per puntare su Tallinn, la capitale, luogo che prevedibilmente sarà traboccante di turisti. Andiamo a nord lungo la statale 21 per poi prendere nei dintorni di Rakvere l’autostrada n° 5. Raggiungiamo facilmente Tallinn, più complesso trovare una sistemazione, ci riusciamo non prima delle 21 presso il grande e splendido hotel St. Barbara dovendo cambiare camera durante le 3 notti in cui stazioniamo. Come detto splendido hotel di fronte alla grande Vabaduse väljak, in questi giorni agghindata con una gigantesca bandiera estone, dotato di parcheggio interno, wi-fi, colazione a buffet, caffè o the in camera e servizi di ogni genere a ripagare i circa 40€ di media a notte, per noi uno sproposito ma non qui in una città stracolma di turisti. Partiamo subito a passare la serata in città, illuminata in modo splendido, la presenza di turisti scema un po’ di sera quando la maggior parte ritorna sulle grandi navi da crociera che approdano nel porto vicinissimo alla città vecchia, ceniamo alla Schnitzel Haus (17€) dove il cibo è a buon mercato mentre un bicchiere d’acqua è proposto a 2€ cadauno, poco di più di una pinta di birra. Ci godiamo la vista della città che irraggia in ogni modo il suo fascino al termine di una giornata con aspetti particolarmente diversi gli uni dagli altri, percorsi 416km su strade di ogni tipo, ben conservate anche quelle sterrate.

 

Castello di Trakai, Lituania

9° giorno

La colazione a buffet di un grande albergo è un invito irrinunciabile, e come sentenzia da sempre Sam (ora a distanze siderali nel suo viaggio lungo quanto ne avrà voglia) al buffet bisogna guadagnarci. E noi assecondiamo l’assioma, rinunciando solo a farci i panini da portarci appresso. In una splendida giornata di sole partiamo ovviamente a piedi a visitare Tallinn entrando in città vecchia da Vabaduse väljak e da lì salendo verso la collina di Toompea. La città è invasa di turisti, di fronte alla Aleksander Nevski katedraal c’è una fila interminabile solo per fare una foto, decisamente diverso da quando passai di qua nel ’94, sulle scale della chiesa sgarrupata si trovava solo qualche anziana a vendere calze di lana grezza ed alcolici non identificati. Ma i tempi cambiano, giusto così, proseguiamo nella visita raggiungendo i 2 belvedere principali, il Paktul (Patkuli Vaateplatvorm) e quello di Court Sq. (Kohtuotsa vaateplatvorm), a mio avviso preferibile. In questa giornata per arrivare a posizionarsi e godere della meravigliosa vista sulla città occorre sgomitare, ma ne vale la pena. Da qui si scende verso le mura della città bassa per arrivare in una zona meno battuta ma altrettanto interessante fatta da una sequenza di case non perfettamente ristrutturate e dal fascino maggiore lungo Laboratooriumi e Lai. Non lontano da qui si trova la chiesa di Sant’Olaf (Oleviste kogudus) dal cui campanile si ammira la migliore vista su Toompea. Per arrivare in cima (2€) occorre salire i circa 260 gradini, alcuni passaggi strettissimi e dato che non c’è un’altra scala vanno date le precedenze tra chi scende e sale facendo tappa stampati al muro o nei pochi angoli con spazio. Ma è una fatica irrinunciabile, quello che si gode da qui non lo si ha da nessun altro punto della città, si gira attorno al campanile in senso orario, qualche “semplice” ogni tanto non lo capisce e gli incroci non sono agevoli. Ridiscesi prendiamo la via del centro, non necessitiamo di un pranzo, giusto una tappa al market Rami per bevande con prezzi popolarissimi, mentre tra bar e ristoranti il bere costa più del cibo. Lungo le mura di Müürivahe ora sorgono ampie bancarelle dove si possono comprare manufatti di lana (tutti uguali, una sensazione cinese li avvolge…) e di fronte gioiellerie con esposta ambra, mi sovviene come 22 anni fa lungo le mura si trovavano pure qui anziane che vendevano maglioni (ovviamente nessuna possibilità di scegliere la taglia, quello avevano ma non se ne trovava uno compagno all’altro) e di fronte case con meretrici ad attendere i marinai appena sbarcati, anche qui qualcosa è cambiato, giudicate voi se in meglio o peggio. Giusto per prendere uno stop sosta da Pierre Café (2€ un espresso) e poi è tempo di passare per la piazza centrale della città, Raekoja plats, celebre per il municipio e la sua torre, le case colorate che la attorniano, la più antica farmacia del Baltico e così via, inondata di gente in ogni dove. Saliamo sulla torre del municipio (3€), scala stretta ma non come la precedente, bella vista ma non come quella di Sant’Olaf, anche se si osserva al meglio la piazza che dal basso coperta dai gazebo dei ristoranti, dai palchi e dalla gente non sempre regala una vista soddisfacente. Continuiamo a vagare tra le piccole strade della città raggiungendo la fortezza e scendendo da dietro dove si trovano alcuni campi da basket con scenario molto evocativo. Qui su più campi si gioca a vari livelli, da professionisti a coppie che in una giornata di sole si godono quest’angolo di città vecchia per pomeriggio sportivo, qualche avventore ci starebbe benissimo in squadre di alto livello, su tutti però fa la differenza un ceffo di rosso vestito cui nessuno darebbe credito ma capace di ubriacare di finte chiunque come nemmeno il miglior Zoran Čutura dei tempi d’oro del Cibona sapeva fare. Dalla zona sul retro della fortezza raggiungere il nostro hotel è questione di pochi minuti, ne approfittiamo per un doppio passaggio televisivo olimpico previsto per oggi, la finale di pallavolo tra Brasile ed Italia (splendida, anche se i sudamericani hanno sempre la partita in controllo) e quella di basket, dove gli U.S.A. asfaltano una Serbia arrivata in finale già contenta per quello ottenuto e non così motivata a far la differenza ma sazia nel suo orgoglio di aver battuto rivali storiche, Croazia su tutti. Nel mezzo ceniamo al ristorante dell’hotel per poterci vedere le partite, unico spazio concesso alle Olimpiadi durante tutto il viaggio. I prezzi del Baieri Kelder non sono propriamente popolari, ma come ospiti dell’hotel usufruiamo di uno sconto e così diventa sopportabile (14,5€, evitando caffè visto che in camera è gratis, caffè che come tutte le bevande a ristorante hanno un impatto non così contenuto). Conclusa la brutta finale di basket, visto l’orario ed il tanto scarpinare della giornata non abbiamo più voglia e forza di uscire, così terminiamo la giornata, senza aver percorso un solo KM in auto ma esserci vissuti al meglio una Tallinn veramente bella, sarà il tempo splendido ma la differenza con Riga pare notevole.

 

Tallinn, città vecchia, Estonia

10° giorno

Stesso hotel e stessa colazione abbondante in una mattina uggiosa, raggiungiamo a piedi il limitrofo museo delle occupazioni (Eesti okupatsioonide muuseum, 6€ + 2€ per eventuale audioguida) che come in altri luoghi sorvola velocemente sulle centinaia di migliaia di morti e rastrellamenti verso i campi di concentramento nazisti. All’apertura delle ore 10 siamo i soli avventori, si visita quindi in assoluta tranquillità il museo, dove i filmati oltre alle indicazioni scritte sono proposti anche in inglese. Visita interessante, più di quella di Riga. Recuperiamo l’auto per alcune visite fuori dalla città vecchia, partendo dal Castello di Maarjamäe attualmente in ristrutturazione per diventare uno dei tanti contenitori del museo della città di Tallinn. Da qui si raggiunge a piedi un controverso, per gli estoni, monumento ai caduti per la libertà della prima guerra mondiale, rappresentato da un imponente obelisco su di una gigantesca struttura in cemento armato. Realizzato dai sovietici si capisce che piaccia poco visto che la liberazione sarebbe dagli estoni, strano che sia ancora in piedi anche se non del tutto visitabile, una parte è in pessime condizioni e transennata, vien difficile pensare che venga sistemato. Appena dietro, meglio conservato, sorge un cimitero di guerra tedesco, da qui la visuale sulla città (lo skyline direbbero i più posh…) sarebbe notevole, peccato che oggi le nuvole la facciano da padrone. Rientriamo in città con sosta nella zona di Kadriorg dove sorgono parchi ed imponenti palazzi barocchi costruiti al tempo degli zar, uno dei palazzi funge anche da residenza del presidente della repubblica ed è costantemente vigilato dal picchetto armato. Ha ripreso a piovere e quindi goderci gli splendidi giardini ci è impossibile, prima di lasciare la zona passiamo per il gigantesco stadio della musica (Tallinna Lauluväljak) perfettamente conservato quando lo ricordo tanti anni fa in pessime condizioni, all’epoca utilizzato solo come punto di ritrovo per le manifestazioni pro indipendenza, come la partenza della gigantesca catena umana che unì Tallinn a Vilnius passando per Riga del 1989, oltre 600km presidiati in ogni punto dalle popolazioni locali. Dopo aver ospitato grandi star internazionali ora lo spazio è mantenuto in ottimo stato, una specie di monumento nazionale anche quando non si svolgono manifestazioni, come identificato dalla presenza di punti vendita di souvenir. Sempre in zona sorge la parte sovietica della città (Lasnamäe), ma di vecchi casermoni decadenti non c’è grande traccia, condomini tutti uguali ma non propriamente caratteristici. Ribaltiamo il lato visita, e dopo aver attraversato Roterman (ora sede dei ristoranti più mondani e dei locali di tendenza) giungiamo a nord ovest della città vecchia per un passaggio al Linnahall, gigantesca struttura voluta al tempo delle Olimpiadi di Mosca del 1980 ma di fatto mai utilizzata (qui si disputarono le regate ed una parte delle competizioni tipo canottaggio, kayak e similari, nonostante i circa 1.000km a separare le città). Ora questo ecomostro oltre ad ospitare in un piccolo lato la biglietteria degli aliscafi per Helsinki altro non fa, non c’è più la dogana dove passai dopo lunghi controlli 22 anni orsono e le lunghe scalinate sono piste di prova per skaters, mentre dal tetto si può ammirare una veduta industriale di Tallinn. Da qui passiamo per l’area di Kalamaja, dove si concentrano le antiche case costruite in legno (ben rappresentata da Aki Kaurismaki nel film Tatjana), in effetti la zona è ancora interamente piena di queste abitazioni, non solo un vezzo per richiamare il passato in modo evocativo ma un quartiere sempre più in ascesa, poi ci spingiamo appena fuori città per l’appuntamento cestistico della giornata. Poco oltre verso ovest sorge la Saku Arena dove hanno sede sia la federazione estone di basket che il BC Kalev/Cramo Tallinn. Ad attenderci c’è Anneliis Annus, addetta alle leghe (oltre a quella nazionale qui giocano anche quella Baltica) che conosce bene Bologna e la Virtus poiché ci ha giocato una gloria cestistica della nazione come Kristian Kangur oltre al fatto che prima era l’addetta stampa del Tartu Rock quando ci giocò Victor Sanikidze, poi esploso in Italia proprio alla Virtus. Annellis gentile e cordiale ma non proprio la bellezza estone che si scorge ad ogni angolo a queste latitudini ci racconta del basket locale, di come qui fatichi e non regga il confronto con la Lituania, e di come le contrapposizioni tra squadre locali non siano così sentite come altrove per far massa critica comune verso la nazionale. Ci porta alla bacheca dei trofei del BC Kalev, e quando le rammento dello scontro nei preliminari di Euroclub tra la “sua“ squadra (in realtà lei mai si sbilancia ma se deve raccontare qualche aneddoto lo fa sempre a proposito del Tartu Rock) e la Virtus nel settembre 1990 rimane senza fiato, probabilmente nemmeno nata (a sua discolpa si potrebbe dire che quel Kalev non è proprio l’attuale Kalev/Cramo, ma parliamo di quisquilie)…L’arena di circa 7.000 posti è già di quelle moderne con box riservati ai vip ed agli sponsor anche se qui il basket non è certo il primo sport, viene dopo il calcio in forte ascesa e l’hockey su ghiaccio, arena usata per gli incontri casalinghi del BC Kalev in campionato e coppa, per concerti ed ovviamente per le sentitissime partite della nazionale, come quasi ogni immagine tende a rappresentare. Giriamo in lungo e largo la struttura che è reduce da un concerto ma il parquet ha già ripreso possesso dell’arena, all’uscita approfittando di una Statoil per il rifornimento pranziamo pure (3,75€) visto che qui le stazioni di rifornimento hanno più spazio dedicato al cibo ed al market che alle pompe di benzina. Rientriamo in città vecchia lasciando l’auto al parcheggio dell’hotel per ritornare nel cuore di Tallinn, goderci la bellezza del luogo facendo tappa all’antica farmacia, Raeapteek Revali Raeapteek, che oltre ad essere monumento nazionale è una farmacia vera e propria. Chissà cosa diranno gli inservienti nel vedersi passare in ogni istante orde di turisti, che entrano scattano foto all’impazzata e poi escono. Proprio nel momento della chiusura, senza nessuno ad infastidire la visita mi godo la vista spettacolare sulla piazza attraverso le grandi finestre, ognuna delle quali con piccoli vetri che tendono a deformare parzialmente i palazzi circostanti. Per gli interessati, sullo stesso pianerottolo sorge un negozietto di memorabilia sovietico-nazista che esibisce pezzi pregevoli, i prezzi in questo caso sono molto alti. Dopo aver girato in lungo e largo da nord a sud la città vecchia ceniamo al pub Drink (15€) che da fuori pare far parte di una catena dozzinale mentre dentro si rivela caratteristico oltre che frequentato da ragazze estoni ben diverse dall’addetta stampa della federazione di basket. Rientriamo in hotel dopo aver percorso in auto 44km, che si sembrano tanti pure a noi, ma il contachilometri così narra.    

 

Obinitsa, partecipanti alla festa della trasfigurazione, Estonia

11° giorno

Ultima colazione a tutto gas, poi dopo aver fatto il check-in del biglietto aereo di ritorno stampandolo in hotel partiamo per Paldiski. Immagino che tutti conoscano questa celebre cittadina di mare…nota solo in seguito all’indipendenza per aver ospitato il “Pentagono Atomico Sovietico” come base appunto dei sottomarini nucleari. Ora di tutto questo c’è ben poca traccia, il Pentagon come era chiamato è crollato e nessuno ad oggi ha ancora pensato di ristrutturarlo, anche se potrebbe divenire un’attrazione turistica. Nell’estrema punta del promontorio qualche casamatta decadente ed isolata si vede ancora, ma per farsi un’idea migliore serve salire sul faro Pakri tuletorn (5€) dalla cui vetta oltre ad ammirare le alte scogliere a precipizio sul Baltico si può provare ad identificare i resti delle caserme nel mezzo del bosco. Le scogliere in ogni caso restano un bello spettacolo anche in questa mattinata che fatica a rivelarsi, con la nostra Dacia prendiamo improvvisati viottoli che ci conducono verso bunker e caserme, di un bunker troviamo pure l’accesso sotterraneo che percorriamo per arrivare al vano principale dove salire alla torre principale. Tutto sta cadendo a pezzi, le scale in alcuni tratti mancano e dobbiamo desistere, entriamo invece nel complesso di caserme non lontano dove svetta pure un prezioso mosaico artistico, che guerra fosse, ma mai rinunciare all’arte!!! Lungo la costa le costruzioni sono anche in condizioni peggiori se possibile, ma un po’ per lo scenario ed un po’ perché il sole ha fatto capolino la vista è proprio bella. Altro da vedere non c’è, occorre immaginarselo, proviamo a chiedere del Pentagon in città dove sarà un caso ma tutti parlano russo, dopo svariati tentativi oltre a comprendere che non esiste più un ceffo poco raccomandabile con 2 cani ancora meno raccomandabili ci spiega appunto che l’incuria l’ha reso insicuro e che le autorità hanno scelto di abbatterlo. Prendiamo la via del sud con tappa a Padise dove sorge una caratteristica abbazia del 1300 (Padise klooster, gratuita) ed è bello perdersi tra scale, ampie navate, sottotetto, gallerie e così via, stranamente è consentito andare ovunque, peccato solo che i tetti siano protetti da anonime lastre di lamiera. Da qui tagliamo tra i boschi verso Risti, all’uscita a fianco di un distributore di benzina (bianco diremmo ora da noi, di quelli non di marca) sorge una casupola dove un’anziana signora fa da tavola calda. Stop nel nulla, non parliamo lingue compatibili, ma a gesti ci intendiamo per uno spuntino perfino eccessivo (4,5€, nel mezzo del nulla c’è pure il wi-fi) e attendendo che un tornado passi programmiamo l’escursione insulare che ci attende poco più a sud. Ci aspettano all’isola di Kihnu, piccola ma particolare, autoctona mi verrebbe da dire, per arrivarci ci imbarchiamo a Munalaiu sihi ülemine tulepaak dove arriviamo con oltre un’ora di anticipo, anticipo che non serve a nulla giacché c’è pochissima gente, l’ufficio biglietteria è aperto (e dotato di splendidi servizi igienici, wi-fi ma nessun altro servizio tipo ristoro, info) ma non la biglietteria. Per quella va atteso l’addetto che giunge col traghetto dall’isola (15€ x auto, 4€ x persona), ovviamente le procedure per imbarcarsi ridotte al minimo, la giornata si è posta sul bel tempo e le viste sia dalla terra sia in seguito dal traghetto sono spettacolari. Sul traghetto si può stazionare sia nei ponti di prua e poppa che all’interno, ogni servizio è a disposizione nei 60’ di navigazione, compreso il wi-fi ovviamente gratuito e non protetto. Quando sbarchiamo ad attenderci c’è Mare Mätas, la guida ufficiale di questa isola, dichiarata dall’Unesco nel 2003 capolavoro del patrimonio orale e immateriale dell’umanità. Raggiungiamo velocemente la grande casa per gli ospiti (20€ a testa+6€ se si vuole la colazione, quello della colazione simpaticamente ce lo dice a giochi fatti…) che ci ospiterà per la notte, Mare ci illustra un po’ tutto quello che c’è sull’isola e cosa rappresenta, ma nei dettagli ci entreremo l’indomani quando ci farà da guida. Tra i suoi consigli per la serata ci sono quelli di cenare prima possibile in uno dei 2 ristoranti dell’isola perché se non ci sono avventori chiudono e di goderci il tramonto dal faro posto nel punto più a sud, Kihnu tuletorn. Prima di seguire i suoi dettami vaghiamo per l’isola (7x4km, qualche strada asfaltata da nord a sud, poche da est a ovest) che ci appare proprio bella ed in seguito tappa al Kurase, uno dei 2 ristoranti. In effetti siamo gli unici avventori (seguirà giusto una coppia in moto che aveva traghettato con noi), ceniamo abbondantemente e molto bene per 14€, c’è pure il wi-fi, cosa che nell’isola non sempre s’incontra. Ed ora subito al faro per il tramonto, che ha un suo perché. Tra i cigni che attorniano la zona, le rocce che sembrano disposte da un maestro giardiniere zen, il grande faro a dominare l’orizzonte che il sole dipinge di mille tonalità grazie pure ad un accenno di nuvole, par di stare nella tavolozza di un pittore invece che in un angolo di natura poco contaminato. Quando il sole si nasconde la luce abbandona Kihnu, rientriamo alla nostra grande casa dotata di 4 camere, salone comune, bagno e dependance dove siamo gli unici ospiti, ci assopiamo nel silenzio totale di questo verde giardino dopo aver percorso 251km su strade in buono stato, oltre a quelli in nave, sui 15.

 

Ventè, tra il delta del Nemunas e la penisola di Curlandia, Lituania

12° giorno

Colazione rurale nella dependance con api a farla da padrona (6€, inizialmente non era stata indicata alla voce spese), alle 9 in punto Mare ci raggiunge per iniziare il tour guidato dell’isola. Di per se non sarebbe così fondamentale usufruire di una guida per girarsi un’isoletta da 7x4 ma la cultura e le tradizioni sono l’aspetto principale di Kihnu e per quello è fondamentale una guida. Gli aspetti che caratterizzano questo luogo sono noti ai più per definirla l’isola delle donne visto che la popolazione maschile è sempre alle prese con la pesca, donne che governano Kihnu nei loro tradizionali capi, su tutti una lunga gonna a righe bianche e rosa di aspetti floreali rivestita. Donne che scorrazzano in lungo e in largo a bordo di vecchi e scassati sidecar, tutti aspetti che ne fanno un luogo interessante per immergersi nell’antica cultura estone, ma che in realtà non è una quotidianità attuale. La pesca si è fatta sempre più tecnologica, gli uomini passano sempre meno tempo in mare e le donne non usano più gli scassati sidecar ma moderni suv o jeep. Per immergerci nella storia facciamo tappa al Kihnu Museeum (3€, iscrizioni in estone, depliant disponibili in ogni stanza in inglese e russo), le descrizioni sono abbondanti, Mare aggiunge alcuni aspetti che però sono marginali. Tutto quanto rappresenti l’isola qui è descritto e proposto, assieme al suo personaggio simbolo, il capitano Kihnu Jõnn, il cui nome originale è Enn Uuetoa, di cui parlerò più tardi quando passeremo dalla tomba. In una magica giornata di sole, proprio fuori dal museo, interamente ricoperto di disegni di artisti dell’area e di spunti dei ragazzi, gira un’anziana di tutto punto agghindata, se l’abbia spedita a mostrarsi Mare o se sia di passaggio di sua iniziativa non c’è dato sapere, resta il fatto che sia l’unica a presentarsi così vestita. Giriamo un po’ in lungo e largo, ci vengono indicati posti più evocativi che reali, prendiamo così info sulla storia, quella che mi colpisce maggiormente è data dal fatto che d’inverno il collegamento con la terra ferma si svolge in auto, gli 11 km di distanza dai punti più ravvicinati sono coperti di ghiaccio talmente spesso che lo si può percorrere, unica accortezza, i pescatori pongono le reti sul ghiaccio per non slittare. Non rammentano nessuno che sia precipitato, o se avvenuto nessuno ha protestato o raccolto firme per bloccare il tutto come avviene da noi per qualsiasi cosa. Ritorniamo al faro (Kihnu tuletorn, come avrete compreso tuletorn significa faro) portato anni fa dall’Inghilterra dove saliamo dopo aver pagato il biglietto alla figlia di Mare (3€). La vista spazia su tutta l’isola e raggiunge la terraferma, il vento si fa sentire, una volta scesi su insistenza di Bosforo la ragazza si veste da tipica abitante dell’isola per recuperare foto del tempo che fu, originali quanto una moneta da 3€…Accompagnata a casa Mare (il servizio guida costa 20€ l’ora se si usa la propria auto, si aggiungono 40€ se si utilizza quella della guida) nel suo garage fa bella mostra, per modo di dire, un sidecar purtroppo guasto. Non ne identifico la marca, mi dice che si tratta di roba scarsa dell’est, forse Bielorussia, di cui è ormai impossibile trovare ricambi idonei, e quindi non riusciamo ad usarlo. In garage svettano ancora 2 ritratti raffiguranti Lenin e Dostoevskij, come che il tempo si fosse fermato qualche decennio orsono, e dati i ritmi dell’isola non è poi un pensiero così remoto. Riprendiamo il tour con tappa alla tomba di Kihnu Jõnn, un sentiero non segnalato a dovere, fortuna che essendo l’unico monumento vero e proprio tutti sanno indicarlo (Legendaarse "metskapteni" Kihnu Jõnnu kodukoht). Il signor Enn solcò tra il secolo XIX ed il XX i mari in lungo e largo, nel suo ultimo viaggio prima di ritirarsi (facile dirlo a posteriori che sarebbe stato l’ultimo…) al largo della Danimarca fece naufragio ed affogò, non affogò la sua leggenda tanto che la sua tomba fu trattenuta a lungo in Danimarca facendo ritorno a casa solo una volta ottenuta l’indipendenza dall’Estonia. Per non fare differenze tra le attività del posto, facciamo tappa per uno spuntino al Rock City Külalistemaja (5,7€) con dehor esterno ma meno tradizionale del Kurase, da qui passaggio a nord presso un attracco per piccole imbarcazioni tra canne e frasche, quindi un ultimo salto a sud fino al faro dove sosta ancora una coppia tedesca col loro piccolo figlio (avevano traghettato con noi il giorno prima) a bordo di un camper datato quanto Dostoevskij grazie al quale hanno potuto passare la notte qui in libertà ed hanno steso i panni lavati dal faro alla base militare, ora è tempo di tornare all’imbarco. Il nostro tempo a Kihnu è terminato, l’imbarco come il giorno precedente è velocissimo, i costi i medesimi come i tempi, stessi servizi a bordo ed una volta sbarcati prendiamo la via per Pärnu, la Rimini estone. Percorriamo strade nel bosco, ogni tanto una sosta per una foto a qualche campo da basket che sorge nei dintorni (già, perché questa è un’altra mania che condividiamo, in seguito in Lituania ne fotograferemo molti ma non tutti altrimenti occorrerebbero anni in quello stato per documentarli tutti…) e finalmente siamo a Pärnu in un tardo pomeriggio assolato. La celebre spiaggia non è proprio presa d’assalto anche se in città di movimento ce né, ci concediamo una breve sosta calpestando la sabbia, data la temperatura dell’acqua niente bagno, un campetto da basket sorge anche qui con cesto a fianco ad una pubblicità di condom della stessa altezza, così si capisce meglio. La meta che ci siamo posti per la serata dista ancora parecchi km, passiamo il confine con la Lettonia, questa volta almeno segnato, e puntiamo su Cēsis affidandoci in toto al navigatore che come solito ci porta su strade battute da pochi ed in certi casi pure sterrate. Nel mezzo del nulla 2 ragazzini ci implorano (uno fa il gesto di preghiera) di caricarli, sono in ritardissimo per il rientro del più piccolo, li prendiamo a bordo per agevolare questi 6km che a piedi sarebbero valsi una sonora sgridata. Arriviamo a destinazione prima che il sole tramonti per pochi minuti, le prime opzioni come sistemazioni sono tutte occupate, in una di queste ci dirottano presso l’hotel del figlio della gestrice (fa tutto un’inserviente, la proprietaria col suo russo fatica a spiegarsi a parte disegnare una mappa attendibile) appena fuori città, ottima struttura dove troviamo posto in 2 camere doppie (49€ a camera con colazione, wi-fi e parcheggio). Visto l’orario e la probabile difficoltà a trovare un posto dove cenare optiamo per farlo direttamente in hotel, splendida sala con enorme vetrata con vista sul buio…dove un’addetta che sperava di aver già chiuso il lavoro quotidiano ci serve ad un ritmo rilassato giusto per questa lunga giornata. Percorsi 245km, su strade asfaltate e non, tutte in buone condizioni.  

 

Tramonto a Minge, delta del Nemunas, Lituania

13° giorno

Colazione a buffet, meglio approfittarne, raggiungiamo in auto il centro della città per andare alla scoperta di questo paese, ritenuto il borgo più lettone della Lettonia. Il richiamo più noto è l’omonimo castello, ma apre alle 10 (anzi pure un po’ dopo) e quindi prima ci giriamo la città vecchia, caratterizzata da case di legno che pian piano vengono ristrutturate, come alcune viuzze al momento non percorribili. Proprio a causa di una deviazione incontriamo un canestro altamente spettacolare posto su di un garage in condizione “belliche”, chissà cosa penseranno gli abitanti che ci vedono intenti a fotografare questo rudere…Il centro, per quanto piccolo e dominato dall’imponente chiesa Svētā Jāņa baznīca merita una sosta, nel frattempo ha aperto il castello ed acquistato il biglietto per la parte medioevale e per la torre (4€) entriamo al Cēsu ordeņpils. Si può salire fino al tetto, per farlo occorre passare per strette e buie scale, all’ingresso un’addetta ci fornisce una vecchia lampada che più che illuminare fa effetto medioevo. Girato il complesso in lungo e largo praticamente da soli in quanto primi avventori di giornata, usciamo e prendiamo la strada verso sud-ovest per un lungo trasferimento. Come previsto ci sfianca il lentissimo attraversamento di Riga, ancora alle prese con i lavori stradali, passiamo per Jelgava attraversando il centro dove sorge lo spettacolare palazzo omonimo, ora Latvijas Lauksaimniecības universitātes muzejs, che si affaccia sul fiume Lielupe. Breve sosta ad un Heesburger (catena stile McDonald’s ma molto meno globalizzato, 4,5€) più per scroccare il wi-fi gratuito ed orizzontarci per alcune soste della prossima meta, il Delta del Nemunas in Lituania, ultimo lembo di terra tra l’enclave di Kaliningrad in Russia e la Penisola di Curlandia, divisa tra Lituania e Russia. Prima di raggiungerlo ci aspettano ancora svariati km, una volta varcato il confine ed entrati in Lituania facciamo rifornimento in un piccolo distributore. Poiché il self-service non funziona chiediamo info all’addetta, la quale parlando solo lituano e russo non sa come fare, ma chiama un gruppo di ragazzine di non più di 7 anni che traducono in inglese quanto lei ci deve dire. Tra Varkaliai e Mardosai non devono essere così numerosi gli strangers alla pompa di benzina e per le ragazzine siamo la curiosità di giornata, ci chiedono se siamo estoni, che per loro è già un grande viaggiare, quando appurano che veniamo dall’Italia rimangono sbalordite come venissimo da Marte. Dopo aver oltrepassato strade di ogni tipo, sovente sterrate, visti canestri presso ogni singola abitazione a volte utilizzati pure per stendere i panni, entriamo nel Nemuno deltos regioninis parkas, terra a metà tra isole, paludi, acqua e mare, canali e ponti, la differenza dei più celebri delta in giro per il mondo è data dal verde dominate ovunque, qui le piogge sono costanti per molti mesi l’anno. Entriamo da Kintai per attraversare Muižė, Šturmai per giungere infine a Venté, dove la terra finisce. Qui parcheggiata l’auto si parte per un sentiero da anello, dalla prima torre di avvistamento si può vedere di fronte la stretta striscia di terra e sabbia della Penisola di Curlandia, una vista che abbaglia tra il blu dell’acqua e quello del cielo. Nel punto più estremo di questa riserva faunistica (ci sono gigantesche reti per recuperare volatiti di ogni tipo, classificarli, seguirli e nel caso medicarli) sorge il Ventės rago švyturys, faro e museo da dove rimirarsi un nuovo orizzonte incontaminato. Una passerella di mattoni in non più perfetto stato porta su di un’isoletta naturale dove a suo tempo sorse un castello teutonico (del 1.300), in un secondo tempo (siamo già nel 1.700) una chiesa, ma tutte queste costruzioni furono spazzate vie dalle bufere. Ora si può approfittare di quest’ultimo lembo di terra per godere una vista strepitosa della terra ferma e della penisola. Ci spingiamo a Minija (lato ovest), un villaggio contraddistinto da belle case sul canale omonimo usato a mo’ di via. Le case di legno e bei colori fanno da attrattiva, per avere una foto più caratteristica sarebbe meglio attraversare il canale, cosa fattibile solo con barca ma non con traghetto pubblico, qui tutti hanno la loro barca, a cosa servirebbe il traghetto? Scegliamo visitare l’altra metà il giorno seguente, ora cerchiamo un giaciglio per la notte, ma da questa parti poco si trova, ci giriamo i minuscoli villaggi e nulla, tra valli e canali sorge il Žvejų Užeiga che però è tutto esaurito. Ci consigliano una struttura a loro collegata, ci spiegano nel dettaglio il percorso senza darci il nome, dicono che quando arriveremo quello c’è e non si può sbagliare. Girando per strade sterrate ritorniamo a Minija, ma questa volta lato est per trovare una sistemazione presso il Mingės egzotika (55€ x 3 persone compresa colazione, wi-fi ondivago, dopo aver attesa a lungo pere sapere non tanto il prezzo o la disponibilità ma probabilmente se potessero ospitare qualcuno), da segnalare che il luogo (come gli altri della zona) ha più possibilità di nome, Minija, Mingès o Minge, tra lingua lituana ma pure lietuvinkai, un dialetto del delta che è parlato tra i pochi autoctoni. Dato un tramonto spettacolare aspettiamo prima di andare a cena, ci godiamo la parte est del villaggio con alcune abitazioni sul canale dai soliti colori intensi, il piccolo porticciolo ed un ponte che conduce da un’isola senza uscita (senso? Chiesto ai proprietari l’indomani anche loro non hanno risposta). Ceniamo al ristorante di fronte all’abitazione, unica struttura attiva del villaggio a parte le zanzare quelle sì superattive, il Kavinė Egzotika che fa sempre parte della stessa proprietà a prezzi irrisori a fronte di buona qualità e servizio adeguato al dolce far nulla (7€). Percorsi 421km, su strade di ogni tipo. 

 

Tallin, vista della collina di Toompea, Estonia

14° giorno

Alle 8 di mattina qui tutto è fermo e chiuso, riprendiamo la nostra Sandero e continuiamo la perlustrazione del delta, in auto però occorre uscire e rientrare da ogni isola, così per arrivare a sud fino a Rusnè dobbiamo passare per Šilutė dopo qualche tentativo andato a vuoto. Anche a Rusnè non ci sono posti per far colazione, recupero un caffè in un chiosco che sta aprendo ma non cibo, quello lo troveremo solo dopo aver completato il giro dell’isola di Rusnè rientrando a Šilutė presso la Prezo Kavinè nei pressi della chiesa. Dal delta partiamo per raggiugere senza soste Kaunas, la capitale cestistica di una nazione votata al basket. Ci arriviamo via strade minori nuovamente, compresi passaggi sterrati, pochi km ma velocità non elevata, ci risparmiamo però di cadere in più autovelox che qui fioccano come pioggia a Londra. Arrivati in città proviamo a trovare una sistemazione nei dintorni del palasport non troppo fuori dal centro, ma tutto risulta al completo, così su indicazione della Lonely Planet optiamo per una sistemazione insolita, Kauno Arkivyskupijos Svečių Namai, che sarebbe poi la GH della chiesa cattolica lituana. Sorge in posizione centralissima, tanto che ci chiediamo se sia possibile arrivare in auto fin qui, lo è e ci permettono pure di parcheggiare all’interno dove sorgono altre chiese e così ci risolviamo pure quel problema, il tutto per 38€ a camera x 4 persone (manca la colazione, ma c’è il wi-fi nella sala comune, il segnale non buca le mura spesse poco più di un metro…e un distributore gratuito di acqua). Di fronte al palasport sorge il centro commerciale Akropolis dove mentre attendiamo l’ora giusta smangiucchiamo qualcosa in uno dei suoi tantissimi negozietti (scelgo Point la Petite, 5€, prezzi da grande città). Abbiamo appuntamento con Almantas Kiveris, portavoce e addetto stampa dello Žalgiris Kaunas, la più celebre società cestistica della nazione con sede presso la Žalgirio Arena che sorge nell’isola sul fiume Nemunas, terminata nel 2011 in occasione dei campionati Europei. Arena modernissima, controlli all’accesso stile aeroporto (non in questo caso, ovvio), l’addetto ci porta a vedere proprio tutto, partendo dal campo vero e proprio, che dovrebbe essere studiato per come si possa godere al massimo livello dello spettacolo del basket da ogni settore. Le salette vip sorgono all’inizio del secondo livello, tanto chi le frequenta poco è preso dal gioco e molto più dall’esserci, poi ci sono mega schermi..Lo spogliatoio della squadra di casa fa impressione, una palestra incredibile, angolo bar e cucina, sale per allenatori, addetti alle statistiche, sauna, idromassaggi e così via, gli armadietti dei giocatori stanno riposizionandosi viste partenze ed arrivi (ho in mano le scritte da affiggere per Kevin Pangos e Leo Westermann), ci vengono indicate le posizioni dei leader Paulinas Jankunas (capitano della squadra) e Robertas Javtokas (capitano della nazionale) dietro a cui ruotano le gerarchie in spogliatoio, tenendo contò che il capoallenatore è una delle glorie nazionali, quel Sarunas Jasikevicius che tanto se non tutto ha vinto in giro per l’Europa, meno proprio che con lo Žalgiris dove giocò solo l’ultimo anno di carriera. Da qui si può accedere anche ad una palestra privata quando l’arena è impegnata, dimensioni regolari con riportati gli scudi con i nomi di tutte le squadre che hanno giocato nella storia, sia nella prima indipendenza sia nell’attuale oltre al periodo sovietico. Nello spogliatoio sono presenti gigantografie delle squadre che hanno vinto, a ciclo vengono cambiate per mettere le più recenti, purtroppo solo una rimane inamovibile, la formazione che nel 1999 vinse l’Eurolega proprio contro la Virtus in quel di Monaco di Baviera, Virtus che arrivò a disputare la finale dopo aver vinto il derby, situazione che come quasi sempre accade svuota la vincitrice di ulteriori traguardi futuri immediati. Visitiamo la segreteria dove più persone sono al lavoro, il proprietario della squadra è anche il gestore della struttura e quindi va sviluppata una sinergia congiunta, dopo aver salutato un po’ tutti entriamo nella sala riunioni che funge pure da sala trofei, anche se una parte manca perché in mostra presso il comune della città, essendo uno degli sponsor (fornisce un quarto del budget, sui 2ml€). Finito il giro lasciamo l’isola passando per il ponte pedonale Mickevičiaus g. tiltas che ci riporta in centro città nei paraggi dello Žalgiris shop. Qui però quanto da noi richiesto non è disponibile e dobbiamo tornare al centro Akropolis dove sorge uno shop più piccolo ma per assurdo più fornito. Riprendiamo l’auto lasciata nel parcheggio dell’arena per andare a nord, presso la Sabonio krepšinio centras, l’accademia di basket di Arvydas Sabonis, uno dei più grandi cestisti di sempre. Qui ad attenderci c’è Irmantas Birbalas, Project Manager, che ci porta a vedere sui 4 campi a disposizione della struttura allenamenti e partitelle per poi intrattenerci nel raccontare il basket di base lituano, capace di creare un numero incredibile di talenti rispetto alla popolazione non certo numerosa. Tra le tante cose narrate ne cito una, indicativa di come lavorare sui giovani. Ci spiega che le squadre non hanno un settore giovanile perché non possono averlo!!!Fino a 17 anni i ragazzi vanno alle scuole di basket per imparare a giocare, altrimenti presso le società verrebbero gestiti dagli allenatori per essere funzionali a vincere a quel livello senza crescere negli aspetti del gioco. Così invece arriveranno al grande salto già con una base importante sui fondamentali, ovvio che le grandi squadre li adocchino ma non possono metterci le mani sopra fino ai 17 anni. Fanno bella mostra di se alcuni talenti usciti da questa scuola, passati in Italia Kalnietis e Maciulis. Per entrare nelle accademie del basket ovviamente si paga, altrimenti non saprebbero come tirare avanti, qualche fondo arriva dallo stato, ma mai abbastanza, a sentire Irmantas. Da notare che si trovano esposti tutti i biglietti di un’annata a Portland del Principe del Baltico e qui padrone di casa, Arvydas Sabonis, ognuno con l’effige di un diverso giocatore impressa. Recuperati i gadget usciamo da questa visita molto interessante dove apprendiamo il dualismo con Vilnius, la capitale, dove un po’ per mancanza di risultati, un po’ per un interesse minore, le cose non vanno mai come a Kaunas, qualcuno sostiene pure perché Kaunas, città da sempre lituana ha be impresso lo spirito della nazione, Vilnius più cosmopolita e più a lungo sotto domini esteri come quello polacco, meno addentro al gioco nazionale. Vilnius ed il basket nello specifico della città godono di una considerazione negativa, come ci aveva accennato pure Donatas Slanina (vice allenatore di Reggio Emilia e giocatore nazionale per tanti anni, incontrato prima di questo viaggio), c’è qualcosa che non va a Vilnius, dicono. Terminata questa visita riportiamo l’auto al parcheggio della chiesa e perlustriamo la città partendo dalla zona vecchia fino a percorrere per intero Laisvės alėja, la principale arteria del centro cittadino. Una cosa va detta anche se pare faccia parte del mito del luogo, le ragazze di qua sono di una bellezza incredibile, spesso in giro in gruppi numerosi e nemmeno tutte simili come facile ironizzare, beati i pochi ragazzi che si vedono in giro!!! Kaunas non è certo bella come le altre grandi città viste ma nemmeno brutta, la zona pedonale ha belle case colorate, la zona del castello è invece invasa da balli e giochi, ci sono molteplici sfide di scacchi, i maestri sfidano su almeno 10 tavoli a testa gli avventori. Prima di cena un salto a rimirare il lungofiume dal ponte Aleksoto (Calatrava style) dove sorge la gigantesca scritta Lietuva contornata da un pallone da basket, poteva essere altrimenti? Per cena tra i tanti locali della città vecchia optiamo per il caratteristico Bernelių Užeiga dove ceniamo molto bene in un bel contesto (11,5€, wi-fi libero). Un giro nella piazza delle 3 chiese, Rotušės aikštė, per terminare la serata prima di rientrare in GH non più presidiata quindi di fatto senza la protezione divina. Percorsi 241km si strade di tutti i tipi.    

 

Cicogna a Kolkja, zona dei vecchi credenti russi, Estonia

15° giorno

In una Kaunas ancora deserta, di prima mattina troviamo per colazione una splendida bakery (altrettanto l’addetta anche se qui fa parte della normalità) nella centralissima Vilniaus gatvė presso Motiejaus kepyklėlė (3€), completiamo la visita presso il castello ora sgombro di gente ma alle 9 di mattina visitabile solo dall’esterno e giriamo un caratteristico mercato nella pizza di fronte per poi salutare definitivamente la capitale del basket. Riprendere la nostra Sandero e ci spostiamo a Trakai, dove sorge il più celebre e spettacolare castello del Baltico costruito sull’isola nel lago Galvė, datato 1.400 ma ricostruito più volte, a differenza di quello che si trova nella penisola, ad oggi solo ruderi. Il posto è probabilmente il più turistico della nazione, troviamo posteggio solo nel cortile di abitanti del posto (3€ per tutto il tempo che si vuole rimanere) per poi entrare al castello che ospita anche l’omonimo museo (6€+1,5€ per foto, richiesti solo nel caso di macchine professionali tipo reflex). Composto di più costruzioni, tutte rigorosamente in mattoni rossi perfettamente conservati, si divide tra una prima parte dove vivevano cortigiani e operai, dove nel grande cortile si possono indossare o provare strumenti dell’epoca, come entrare in una gabbia di ferro che avvolge tutto il corpo, per poi salire al castello vero e proprio, in splendido stato conservativo. Si salgono più piani che contengono una parte del museo, particolari anche le grandi finestre composte di tante piccole parti ognuna diversa dall’altra e in un caso una mancante per regalare una singolare vista tra i colori delle finestrelle sulla torre d’ingresso. La visita richiedere tempo, anche perché si è attorniati da tanta gente, solo percorre la passerella per arrivarci è uno slalom tra una moltitudine sempre alla ricerca di autoscatti ripetitivi in ogni dove. Dalla terraferma la vista si rivela cromaticamente fantastica, il blu del lago e del cielo intervallato dal rosso del castello e dal verde che lo circonda, cosa chiedere di più? Di godersi questo spettacolo seduti per una pausa, ovviamente tutti i locali attigui sono stracolmi, ma con un buon tagliafuori ed uno scatto degno di anni di fila alle partite di basket o ai concerti riusciamo ad occupare un tavolo al Senoji Kibinine (5€). Lasciato questo posto che fagocita gente a più non posso proseguiamo nei paraggi per una visita dal tono ben diverso. Raggiungere Paneriai non è semplice, indubbiamente i lituani poco ci tengono a presentare al mondo quello che è stato denominato il Massacro di Ponary, un tragico luogo dove tra il 1941 ed il 1944 le autorità naziste, tedesche ma soprattutto lituane massacrarono proprio qui oltre 100.000 connazionali, soprattutto ebrei ma anche normali cittadini che non applaudirono l’ingresso tedesco in Lituania. Sul luogo si trova un piccolo ma dettagliato museo, un sito commemorativo col nome di (quasi) tutti i trucidati ed alcune fosse usate per contenere appunto i morti, divisi secondo la religione e della loro funzione. Quasi nessuno passa di qui, come già notato in altri posti della nazione quei terribili 3 anni sono sempre cancellati, nonostante portarono nei paesi baltici oltre un milione di morti (ed un numero perfino superiore di deportati), e così ci giriamo questo luogo molto evocativo in quasi totale solitudine. Con un forte groppo alla gola riprendiamo la via di Vilnius per un sentiero che taglia proprio il bosco della tragedia, torniamo a far tappa al Budget Central (camera da 4 con wi-fi, cucina a disposizione per 42€) arrivando negli orari in cui l’inserviente è presente per evitare l’accisa aggiuntiva parcheggiando l’auto nella stessa via del primo giorno, potendo così evitare il pedaggio perché nel fine settimana non si paga. Partiamo subito in escursione della città, prima sosta in Katedros aikštė, la centralissima piazza della cattedrale per una sfida a basket in un canestro messo lì per non farsi mai mancare il vero monumento nazionale. Saliamo alla collina di Gediminas che domina la città proprio nel suo cuore (Gediminas kalvų) per goderci il panorama dalla torre Gedimino pilies bokštas (4€ compresa visita al museo al suo interno). Dal lato sud, sud-est sorge la città vecchia, mentre più a nord, nord-ovest oltre il fiume Neris si vedono i grattacieli della città nuova. Scendiamo e cambiamo stato, proprio così, per entrare nella Užupis Republika, mondo a parte nel cuore della città. Il quartiere degli artisti, ritrovo bohemien da sempre ha regole tutte sue compresa una vera e propria costituzione di 41 articoli declinati uno ad uno a scandire i diritti (che poi sovente sono doveri) degli uomini. Pura utopia che qui ha messo radici, clima rilassato che ci tiene ospiti fino a tarda ora, passando dall’altalena dei desideri (Likimo sūpynės, per salirci occorre entrare nel fiume Vilnia) all’angelo di Užupis dove facciamo sosta per la cena presso One for All (11€) e proprio quando decidiamo di uscire da questa giovane repubblica ci imbattiamo in una corsa podistica particolare. Vi partecipano solo donne tutte di nero agghindate, sono un’infinità e nella maggior parte dei casi oltre che di gradevole aspetto anche molto competitive. Ovviamente pian piano si crea un folto pubblico con incoraggiamenti crescenti soprattutto verso le ultime più in difficoltà. Prolunghiamo a lungo la presenza per rientrare in GH ben più tardi della nostra media da esploratori mattinieri dopo aver percorso 144km su strade in buono stato a parte le escursioni campestri alla ricerca del sito di Panierai dove pure i navigatori sono impazziti. 

 

Particolare dall'isola di Kihnu, Estonia

16° giorno

In una città deserta di prima mattina optiamo per la colazione dal fido Statoil sotto alla GH (3€) e quando usciamo delle inservienti volontarie stanno delimitando Gedimino prospektas con la fettuccina bianca e rossa, passerà una corsa ciclistica a breve, effettivamente a quell’ora di mattina solo i lituani sotto sostanze dopanti escono di casa. Andiamo nel grande palazzo ex sede del KGB al Genocido aukų muziejus, ovvero l’attuale sede del museo del genocidio (4€+2€ per foto, forse l’unico luogo in tutta la nostra permanenza dove possibile pagare solo in contanti). Sui mattoni esterni sono riportati i nomi dei lituani morti all’interno di questo palazzo durante i lunghissimi anni di dominio sovietico, all’interno si visitano i 3 piani della struttura, all’interrato le celle mentre negli altri 2 il museo vero e proprio. Anche qui emerge un fatto pesante, in altre parole che il maggior numero di morti e deportati caduti in Lituania avvenne durante i 3 anni di invasione nazista, ma tutto riporta informazioni riguardo agli anni sovietici, prima della seconda guerra mondiale e dopo, anche se numeri alla mano il rapporto di vittime e deportati suona 1:10 (i numeri li mettono loro), contenti loro di descrivere le vittime del genocidio in quest’anomalo modo. Per il genocidio riguardo ai 3 anni incriminati si viene rinviati al Museo della Shoah, distante circa 500m. Da qui ci spingiamo poco più a ovest al nuovo ed anonimo parlamento, al lato del quale si possono ancora vedere protetti da una gigante parete trasparente pezzi delle barricate utilizzate nei giorni dell’indipendenza. Il piccolo museo è però chiuso, quindi questo interessante spaccato di storia c’è precluso. A piedi torniamo verso la città vecchia, passando dal monumento a Frank Zappa e arrivando in centro nella zona della chiesa di Santa Caterina (Šv. Kotrynos bažnyčia), da dove proseguiamo il giro chiese verso la chiesa dell’Assunzione, la chiesa evangelica luterana (Vilniaus evangelikų liuteronų bažnyčia) e la chiesa di San Nicola (Vilniaus Šv. Mikalojaus bažnyčia), ammetto senza prestare una grandissima attenzione. In Vokiečių gatvė un piccolo break per un ormai fedele Heesburger (4,5€ con wi-fi dove verificare un po’ di orari di apertura di prossime mete) per poi entrare in quello che fu il grande e celebre ghetto ebraico di Vilnius. Di questa parte di città in realtà nulla resta dell’epoca, è più un percorso ad evocarne i luoghi che per vedere qualcosa, si passa da dove sorgeva la grande porta d’accesso (vi è posta una targa nemmeno facile vederla ad una prima veloce occhiata) alla sede amministrativa da dove la quasi totalità della popolazione partì per un destino già scritto verso Panierai. La sinagoga sorge poco lontano in una specie di viale esterno che percorriamo in direzione sud fino alla piazza dove di fronte al tradizionale mercato Halės Turgus sorge il grande e spettacolare murales Millo’s Paper Bird dell’omonimo artista italiano Millo. Arriviamo fino alla Porta dell’Aurora (Aušros Vartai) con un veloce passaggio ai bastioni dell’artiglieria (Barbakanas), un salto ad una delle chiese più goth della città, Sant’Anna (Vilniaus Šv. Onos bažnyčia) e rientrare quindi sulle vie dello struscio cittadino, partendo dalla Rotušės aikštė dove sorge il municipio per proseguire lungo Didžioji gatvė e Pilies gatvė, la più celebre commerciale e fotogenica via della città. In zona attigua sorgono il palazzo Presidenziale e l’università di Vilnius con i suoi declamati cortili. Di domenica non sono visitabili, ma si può salire sulla torre campanaria (2,5€, 68 metri) da dove si rimira il miglior panorama della città, meglio anche che dalla collina di Gediminas proprio perché da qui si butta l’occhio pure su quella parte di città, patrimonio dell’umanità dell’Unesco come le altre capitali baltiche. Terminato il lungo peregrinare dopo un passaggio in GH per una doccia ritemprante usciamo a cena dopo le 21 ed evidentemente di domenica non amano quest’abitudine, troviamo posto nuovamente al Forest ma ci dicono di sbrigarci (9,5€). Serata in giro senza meta per la città, questa volta senza pioggia e freddo, trovando un’atmosfera ben differente dal primo passaggio, più calda ed accogliente, e questo ci farà pensare a come sarebbe potuta essere Riga vista con un clima amico.  

Žalgirio Arena, Kaunas, Lituania

17° giorno

Colazione al fido Statoil dove ormai siamo di casa (2,22€, di lunedì c’è lo sconto) poi caricati per l’ultima volta gli zaini in auto lasciamo il centro città per andare alla Siemens Arena nella zona nord della città. La grande arena sorta nel 2004 funzionale e polivalente non è la più grande della Lituania (quella come già descritto è la Žalgirio Arena di Kaunas) ma fa comunque da riferimento per gli eventi principali extra basket, come concerti, tornei di tennis e così via, oltre ad ospitare le più importanti partite di campionato e coppa del B.C. Lietuvos rytas, dove siamo appunto attesi. La sede della squadra della capitale, relativamente giovane perché sorta ufficialmente solo nel 1997 (l’attuale gestione acquistò la Statyba Vilnius nata negli anni ’60 in piena epoca sovietica a differenza del glorioso Zalgiris, da qui la sudditanza che rimane ben evidente), si trova nascosta dietro alla piccola arena Lietuvos Rytas Arena, trovarla non è semplice e non desistiamo solo per il nostro profondo credo cestistico. Ad attenderci, con squadra e staff tecnico a faticare tra i boschi della Lituania lontano da ogni tipo di tentazioni, troviamo il GM Martynas Purlys ed il responsabile marketing Julius Sarapinas intenti nel definire gli ultimi colpi di stagione viste alcune improvvise uscite, sia per motivi personali (McGrath) che per questioni di budget (Kavaliauskas). L’impatto è molto più minimale dalla grandeur dello Zalgiris, visitiamo gli uffici ed il piccolo palasport risistemato ed idoneo a giocare le partite di Eurocup con capienza 2.500 spettatori, sul soffitto fanno bella mostra foto di alcuni mostri sacri usciti da qui (Valanciunas, Jasikevicius possono bastare?) poi la conversazione ruota attorno ai ricordi bolognesi del GM, rammenta bene gli antichi fasti di dominio europeo citando Danilovic e Ginobili mentre un suo passaggio bolognese è dato dall’amicizia con Karnisovas ai tempi dell’abbondanza fortitudina, anche se qualche pagamento pare rimasto ancora in essere…La parte dei trofei è però in alcune teche all’interno della Siemens Arena, che di fatto non è casa loro, ma Martynas ha le chiavi (che qui significa sempre un badge con codici di sicurezza) e verificato che non ci siano eventi straordinari ci apre le porte di questa grande arena. Ammiriamo così oltre alla struttura che al momento non è predisposta per il basket, tutto quanto dedicato al Lietuvos, la bacheca con i trofei con una sola Eurocup (la più recente fa bella mostra di se in municipio, essendo la città tra i sostenitori con un quarto del budget, sul 1,25k€), le effigi dei giocatori a grandezza naturale dove confrontarsi, le canotte più prestigiose (una d’annata di Macijauskas) e belle locandine raffiguranti alcuni degli incontri che hanno fatto la storia della squadra. Al rientro in sede ci omaggiano di qualche gadget ma soprattutto della t-shirt di ordinanza dei collaboratori, oggetto che per appassionati come noi ha un’alta valenza non essendo in vendita negli shop dedicati, e noteremo a breve quanto sia sentito quest’aspetto in città. Le chiacchiere continuano, ci confrontiamo anche su probabili nuovi arrivi (in effetti nella settimana entrante saranno confermati) poi è tempo di saluti e di riprendere la Sandero per attraversare la città andando verso l’aeroporto in zona sud, dove consegniamo l’auto nel parcheggio apposito e velocemente arriviamo al check-in per i bagagli da imbarcare. Data la fila ne approfittiamo per sfoggiare subito le nuove t-shirt del Lietuvos Rytas che colpiscono immediatamente. I controlli dei bagagli a mano sono meticolosissimi, occorre svuotare tutto, ma l’addetta ci vede con le t-shirt, inizia subito a dire che lei è abbonata, segue tutte le partite, ci chiede che mansione svolgiamo per loro e così via, la fila aumenta, quando stiamo per svuotare gli zainetti ci dice di procedere senza perder tempo, la passione cestistica può ben più di un controllo bagagli!!! Poiché tra colazione e cena potrebbe passare una giornata intera mi cibo un minimo in aeroporto, che come ovunque ha prezzi da Islanda pre-crisi, per un panino ed una bibita ci vogliono circa 7,5€, ma è l’ultima spesa in terra baltica. Wi-fi gratuito in aeroporto con registrazione. Rientro a Bergamo con Ryanair, puntuale come al solito, veloce il ritiro del bagaglio mentre la navetta che ci deve riportare al parcheggio Azzurra si fa attendere quasi 30’. La nostra auto però è già in rampa di lancio così prendiamo la strada per Bologna (15,7€ per l’autostrada) dove giungiamo dopo poco più di 2h. Percorsi 17km in terra lituana e 511 tra andata e ritorno Bologna-Bergamo, compresi del fuori onda in andata per coda e di conseguenza strade alternative fuori dai nodi principali. Nei paesi Baltici percorsi un totale di 2.776km in 11 giorni veri di trasferimento. Ora non ci resta che seguire da veri appassionati le competizioni internazionali delle varie squadre che ci hanno ospitato, il BC Kalev/Cramo in VTB League (che sarebbe l’ex campionato dell’Unione Sovietica), lo Žalgiris in Eurolega ed il Lietuvos in Eurocup, e già mi viene il magone a pensare a queste squadre a dilettarsi nelle coppe mentre ci sarà chi dovrà soffrire in una modesta Lega Due.

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