CILE - ARGENTINA 2008


www.catchweb.net

RACCONTACI IL TUO VIAGGIO
MANDACI CONSIGLI UTILI PER DOVE O NON DOVE ANDARE
FONDAMENTALI LE FOTO, IL TUTTO A....

info@catchweb.net

 

PER INFO SU QUESTO VIAGGIO
fer4768@libero.it

Luca


CARRETERA AUSTRAL-RUTA40


Golfo di Ancud, quando le nubi si alzano


2 note di commento
Tutti i costi riportati sono da intendersi a persona quando non specificato. Il viaggio si è svolto durante i mesi di dicembre e gennaio, all’inizio dell’estate australe, periodo migliore per le condizioni climatiche (soprattutto nel piovosissimo sud cileno) ma anche per il fatto che non è ancora periodo di vacanze per la popolazione locale.
Un € valeva indicativamente 715 pesos cileni e 4,6 pesos argentini. E’ facile trovare da prelevare ai bancomat, ma in Cile da Cochrane in giù non se ne incontrano più, mentre entrando a El Chalten in Argentina dal Cile ancora non ce ne sono ed i pesos cileni non li vuole nessuno. Va detto che gli euro son sempre ben accetti.
Come capi d’abbigliamento occorre portarsi dietro di tutto, in montagna può sempre far molto freddo, un capo leggero e traspirante per la pioggia capita di doverlo utilizzare, ma anche telo da mare e costume van sempre tenuti pronti per le tante terme che si incontrano.
Se la Ruta 40 sta diventando un percorso turistico abbastanza frequentato e servito, la Carretera Austral è ancora poco più di un sentiero senza alcuna alternativa stradale se si vuole (ostinatamente…) percorrere il Cile. Insomma, un percorso da pionieri o poco di più che però ripaga con viste mozzafiato.

1° giorno
Con un volo Iberia da Bologna raggiungo in perfetta puntialità Madrid. Sul volo viene servito un sostanzioso spuntino compreso nel prezzo del biglietto. Arrivo al terminal 4 e con la metro interna raggiungo il terminal 4S, quello da dove partono i voli intercontinentali senza più bisogno di ulteriori controlli doganali. La brutta notizia è che il volo per Santiago risulta in ritardo senza che ne sia specificato il tempo. L’ufficio info non sa dire nulla di più che nei monitor al momento giusto verrà riportata la nuova ora di partenza. Con 3 ore di ritardo l’aerbus A340 decolla da Madrid per Santiago, ma ci annunciano subito che nessun minuto verrà recuperato. Al mio fianco siede Camila, una ragazza norvegese che sta compiendo una attraversamento completo del globo. Per lavoro vive a Longyerbyen (isole Svalbard, Mar Glaciare Artico, Norvegia) e sta raggiungiungendo una spedizione di fotografi scientifici nell’Antartide cileno. Dal nadir allo zenith tutto in una volta, dal buio totale alla luce perenne. Nel giro di breve ci servono la cena e poi le luci si spengono, buonanotte a tutti. Però il bar rimane aperto tutta notte, ovviamente tutto gratis.
2° giorno
Sveglia, colazione e con le ovvie 3 ore di ritardo atterro all’aereoporto di Santiago. Mi ci vuole oltre un’ora per ritirare il bagaglio (che qui viene passato ai raggi x anche in uscita) e mi trovo con Marco, un amico che aveva raggiunto Santiago in perfetto orario con AirFrance. Col bus Centrepuerto (1.300p) raggiungiamo direttamente il palazzo presidenziale della Moneda per una visita guidata al suo interno prenotata con largo anticipo via internet sul sito del governo cileno. Abbiamo con noi tutti gli zaini, e anche se imbarazzati nel risponderci i carabineiros ci lasciano parcheggiare in un angolo da loro custodito la nostra “casa viaggiante” ed iniziamo la visita, non prima di aver salutato Marcelo, un amico cileno che lavora presso la segreteria di stato. La visita della durata di un’ora è gratuita, va solo prenotata con largo anticipo e vanno forniti svariati dati personali. Oltre ai 2 patii che sono aperti a tutti, si visitano varie sale, dalla Montt y Varas alla O’Higgins, poi la Capilla ed il luogo dove si suicidò (o uccisero…) Salvador Allende quel fatidico 11 settembre del ’73. Va detto che il palazzo non è nulla di particolare, è quello che rappresenta a dar valore ad una visita dalla forte connotazione storica. Oggi la presidente, Michelle Bachelet, non è presente, è in visita (non ufficiale, Cile e Bolivia non hanno rapporti diretti dalla guerra del pacifico del 1879) in Bolivia dal presidente Evo Morales, il primo indio presidente democraticamente eletto di uno stato sudamericano. Andiamo a cercarci da dormire nel Barrio Brasil presso el Residencial Vicky (5.000p senza colazione ma con uso cucina e 30’ gratis di internet). Poi con la metro (380p o 420p negli orari di punta) andiamo nella zona di Los Condes dove vivono Marcelo e Alicia. La sera la passiamo con loro, prima andiamo al Rest. Sal (8.000p) poi ci portano a visitare innumerevoli luoghi della città, primo fra tutti le colline che si spingono verso la cordigliera da dove si gode uno splendido squarcio della città e delle sue luci notturne. Poi scendiamo in centro, fermandoci nella zona di Bellavista che attualmente è la più viva e nottambula di tutta Santago. Per noi la giornata è già lunghissima ma non far 2 chiacchere con amici così lontani è difficile e quando ci scaricano praticamente dormienti da Vicky ci pare che sian già passati alcuni giorni.
3° giorno
Sostanziosa colazione al Cafè Origani (1.800p), poi ci inoltriamo per Santiago alla ricerca di luoghi mai esplorati (per me è la quarta volta qui), così ci dirigiamo al Cerro S. Cristobal. Il sole svetta sovrano e già di prima mattina la città è decisamente calda come mai mi era capitato in passato. Saliamo col Funicolar (700p) che si ferma ai piedi dell’imponente statua bianca della immaculata concepcion, dove nel 1984 tenne una messa Papa Giovanni Paolo II al tempo della sua visita al caro amico Pinochet. La vista è della città completa, ma Santiago non presenta nulla di particolarmente ecclatante, così col Teleferico (1.000p) sorvoliamo tutto il cerro (chi vuole può fermarsi presso una piscina lungo il percorso) e scendiamo dalla parte opposta della città, a Providencia. Nei paraggi merita una visita il Parque de las Esculturas, non fosse altro perché si snoda all’interno di un verdissimo parco. C’è una galleria che ospita mostre itineranti, noi possiamo vederci opere in legno interessanti ma dai prezzi proibitivi. Con la metro ce ne andiamo alla Recoleta presso il Cementerio General. Questo è una sorta di vera e propria piccola città dove si trovano le tombe di personaggi politici che hanno fatto la storia del Cile. Ovviamente la più conosciuta e famosa è quella di Salvador Allende, bianca ed altissima, ma son degne di nota anche quelle di Balmaceda e Montt. Ritorniamo nei paraggi di Plaza Brasil, zona ora molto viva, dove ceniamo al Rest A Toda Vaca, nuovo rivale del qui famosissimo Las Vacas Gordas. Al solito, carne sublime (6.100p), tenera e succosissima come solo in questi luoghi riesce ad essere. Con Pulman Bus (14.000p, 12:45h) ci dirigiamo verso Puerto Montt, capoluogo della X regione, luogo di accesso a tutto il sud del Cile, da dove ufficialmente parte la Carretera Austral, Ruta 7, la nostra meta cilena. Notte sui comodissimi bus cileni, in pratica un letto viaggiante dove servono anche una piccola cena. 
4° giorno
Di mattina arriviamo a P. Montt, il sole detta legge anche se la temperatura è più mite che nella capitale. Appena sbarcati al terminal dei bus, il solito personaggio da stazione ci avvicina per offrirci un alloggio in città. La fiducia accordatagli ci vien ripagata, lo splendido luogo (6.000p con colazione) che ci propone presso la sua “abuelita” è una casa indipendente su palafitta, lungo la scalita Ancud al n° 128. La camera ha una vetrata enorme che regala una visione favolosa della città, con il golfo di Ancud chiuso in lontananza dalla cordigliera innevata. Usiamo la giornata a cercare di capire come poter continuare il viaggio lungo la Carretera, ma subito impariamo che il tratto mancante tra Hornopiren e Caleta Gonzalo non è al momento servito da navi. Così l’alternativa è solo la Barcaza della Naviera Austral che fa servizio tra P. Montt e Chaiten. Partirà la mattina seguente, siamo fortunati visto che non c’è un servizio regolare. A P.Montt mangiare è sovente una delizia, così in via del tutto eccezionale ci concediamo un mezzogiorno a tavola a gustare un’abbondante Pichanga al Rest. Pollo Gallo (2.500p). Unico inconveniente dei ristoranti cileni per chi come me beve acqua minerale non gasata è quello che non la servono mai, ma almeno nelle città uno può comprarsela al supermercato e portarsela senza problemi con se. Senza grossa fretta ce ne andiamo verso il piccolo centro di Angelmò, tipico agglomerato di pescatori, tutto in legno su palafitte, attualmente in fase di allargamento in previsione delle future vacanze delle genti locale. Finiamo a cenare in uno dei tanti ed identici locali, Cocineria Señora Rebeca, dove dopo al tipico cevice di salmone voliamo sul localissimo curanto (pescado y mariscos junto a carne de cerdo haumada que sale en un rico caldo) forti delle passate esperienze all’isola di Chiloè. Purtroppo il piatto tipico (4.000p) non vale quelli gustati a suo tempo nell’isola di Francisco Coloane. Solo verso le 22 il sole toglie la sua presenza, al momento le giorante sono lunghissime e così c’è la possibilità di fare molte cose, situazione che in prospettiva futura vediamo di buon occhio. 
5° giorno
Colazione nel residencial, poi con un collectivo (350p) raggiungiamo il terminal della Naviera Austral dove ritiriamo il biglietto e lasciamo lo zaino. Non c’è un tempo prestabilito di viaggio, a parte che il lunedì si salpa a mezzogiorno. Ci si può impiegare dalle 8 alle 20 ore dipende dal mare. Ultimo giro per P. Montt giusto per compraci qualcosa da mangiare o bere in nave, visto che una volta imbarcati alternative non ne esistono (il bar apre solo per 30’ ma ha solo cafè o te). La Barcaza Pincoya è un trasporto mezzi e cose, ha un piccolo posto dove ammassati ci possono stare oltre 50 persone, ma non è proprio una crociera. Fortunatamente la giornata è splendida così si può rimanere per un po’ sul tetto, dove riparati dalla scarico non si sente eccessivamente il freddo. La navigazione lungo il golfo di Ancud regala le solite viste mozzafiato. La vista dei vulcani innevati è spettacolare e l’Osorno, appena dietro al Calbuco, si erge sempre a vetta inconfondibile della zona. Già in lontananza è possibile scorgere il V. Corcovado che indica la via per raggiungere Chaiten, vera a proprio partenza della Carretera Austral, mentre dalla parte opposta si costeggia l’isola di Chiloè. Nonostante il mare fosse in condizioni perfette ci servono 12:30h per arrivare, e quando sbarchiamo è già notte. Alcuni proprietari di Hospedaje sono all’imbarco (che dista circa 4 km dal centro del paese), noi veniamo caricati dalla signora della Iquiqueña dove oltre a trovare un letto (6.000p con colazione ed uso cucina) riusciamo anche a cenare (4.500p, per cena quello che le va a lei). Il posto funge da casa per le ragazzine che qui vengono a studiare (Chaiten ha 3.500 abitanti, ma qui pare una metropoli) e per gli operai che ricostruiscono la strada o stanno costruendo nuove centrali idroelettriche particolarmente contestate dalla popolazione della X e XI regione. Sospinti da Douglas Tompkins (un americano proprietario di alcuni parchi nei luoghi, tra cui il magnifico Pumalin), le popolazioni contestano la creazione di queste centrali perché porterebbe una enorme quantità di energia verso il bisognoso ed industrializzato centro-nord del paese senza nulla dare in cambio al sud, che cerca di riprendersi sfruttando la natura come richiamo per viaggiatori e turisti. Si potrebbe anche utilizzare un computer per internet nel hospedaje, ma la figlia della proprietaria se ne sta sempre fissa lì a chattare e quindi l’accesso e sempre negato. 
6° giorno
Colazione al hospedaje, poi cerchiamo di organizzarci per alcune escursioni in zona. L’unica guida è Nicholas, il proprietario della Chaitur, ma accordasi sugli orari pare difficoltoso. E’ un cileno vissuto a lungo in Canada, parla perfettamente inglese e con quella cadenza il castilliano, quando nel tardo pomeriggio ci eseguirà al charango una versione di Bella Ciao inizio a capire perché la padronanza con la lingua nazionale ha perso smalto ed è dovuto risiedere a lungo in Canada. Con lui (10.000p) andiamo al Parque Pumalin dall’accesso sud. Il parco, il più grande al mondo privato, taglia in 2 il Cile. E’ proprio nelle terre di Tompkins che le strade mancano, ma non si può parlare male del personaggio perché per i suoi luoghi ha fatto veramente tanto. Il Pumalin (gratuito) è gestino in modo favoloso, tutto è segnalato, le passerelle permetto di arrivare ovunque e gli incredibili alerces (enormi alberi alti e dal fusto robusto sono perfetti per costruire barche, mezzo principe della zona) che si ammirano mettono testa e cuore di buon umore. La scelta di percorsi è vasta, noi veniamo indirizzati su 3 giri, fra cui quello delle Cascadas Escondidas che necessita tra i/v di circa 2:30h. La Car. Aus. taglia il parco ed è ovviamente non asfaltata (ripio), come quasi tutto il suo percorso. Rientrati a Chaiten saliamo al mirador da dove si ha la miglior vista del paese e del V. Corcovado. Chaiten rimane il tipico villaggio di pionieri da cui partire verso un interno del cileno ancora poco conosciuto e sviluppato. Il paese non è raggiungibile via terra dal Cile, se da P. Montt si volesse arrivare qui bisognerebbe fare un lungo giro via Argentina ma durante l’inverno gli accessi andini sono sovente chiusi per le cattive condizioni atmosferiche. Il luogo di ritrovo della gente del posto una volta terminato di lavorare è il Bar-Rest. Don Quixote, nel centro, difronte alla Chaitur che funziona anche da terminal dei bus (destinazione Coyhaique, non tutti i giorni, ad ore diverse e a seconda delle condizioni, circa 10-12h). Qui chiunque è benvenuto, molti saranno curiosi di sapere da dove venite e sopratuttto dove avete intenzione di andare. La maggior parte di chi passa da qui lo fa provenendo e rientrando a Quellon, isola di Chiloè, e di solito si ferma giusto per un giorno. Ceniamo alla Iquiqueña (4.500p) iniziando a familiarizzare col solito salmone gioia e delizia dell’economia e dell’ecosistema cileno. 
7° giorno
Colazione all’hospedaje e poi sempre con Chaitur (20.000p) ma con Juan al posto di Nicholas ci dirigiamo verso sud lungo la Carretera a visitare il Ventisquero Yelcho, a fianco dell’omonimo lago. Il giorno è coperto, ma non minaccia pioggia, così il lungo sentiero (circa 1:30h di andata) non è un problema. Si costeggia il fiume fino a raggiungere il ghiacciaio che si trova in un anfiteatro naturale. Il sentiero taglia la prima parte del ghiacciaio nella parte superiore di questo, e le segnalazioni sono poche. Rientrando facciamo un rapido giro di Puerto Cardenas, un tempo luogo di partenza delle lancie che risalivano il lago verso Futaleufù ed unica via di comunicazione, ora con la strada che raggiunge la capitale cilena del rafting il villaggio è praticamente scorparso, non fosse per i lodge dei pescatori. Lasciando la strada principale si risale verso le Termas El Amarillos (3.000p), più che terme una piscina con acqua termale ad una temperatura da cottura maccheroni. La temperatura è oltre 50°, fortunatamente c’è un tubo che getta acqua gelida nella piscina rendendo il bagno fattabile, ma le gite in acqua durano poco. Il Cile possiede il 18% dei vulcani ancora attivi al mondo, quindi incontrare se non terme, almeno getti d’acqua calda è cosa comune. Il luogo è ben poco visitato, ci troviamo solo 4 ciclisti (sono i più grandi fruitori del percorso della carretera) e nessun altro per tutto la nostra sosta. Occorre portarsi tutto, qui non c’è possibilità di trovarci nulla a parte una doccia ghiacciata (ma in seguito all’immersione nel brodo verrà apprezzata). Ne usciamo ritemprati nello spirito e nel fisico, pronti per l’ultima nottata a Chaiten. Tornati in paese sosta ovvia al Don Quixote, per poi prendere la strada di casa e cenare sempre dopo le 23 a base di una zuppa piena di tutto, anche maccheroni cotti 2 volte… 

I fenicotteri andini alla 
Laguna Esmeralda nella R.N. Jeinemeni

8° giorno
Colazione all’hospedaje (visto l’orario del mattino abbiamo dovuto avvisare la sera prima di lasciarcela pronta sul tavolo) e poi prendiamo il bus Quellon (15.000p) per Coyhaique. Ferma anche dalla parte opposta della piazza rispetto allo psudoterminal, ma avvisate visto che si sa a chi van venduti i biglietti e da quel posto vi attendono. In realta non è un bus, ma un piccolo furgoncino, la gente che viaggia è talmente poca, la strada poco praticabile e gli splendidi bus cileni qui non vengono. Prima sosta a Villa Santa Lucia, in splendida posizione, poi a La Junta. Tutta la strada è in ripio e quando arriviamo la cosa più grande che si vede è l’intestazione che anche ora mantiene la C.A. La Ruta 7 si chiama Augusto Pinochet, che realizzò questo collegamento per dar forza all’idea di un unico Cile, avvicinando una popolazione (e rendendosela amica) ma permettendo di avere un collegamento in mezzo al nulla per allontanare gli avversari politici che dovettero forzatamente partecipare alla realizzazione di questo cammino (sovente morendo in cause che non dovettero nemmeno essere chiarite). Ovviamente qui l’intitolazione pare cosa ovvia e normale, ai rarissimi passanti stranieri la cosa suona strana, ma commentarla diventa difficile. La gente di qui pare ancora avvistare un forte richiamo nell’autorità forte e dispotica, quindi i dolori provocati a suo tempo non vengono visti come negativi ma come un qualcosa che sarebbe comunque dovuto accadere. Continuiamo per Puerto Puyuhuapi, che nonostante si trovi a 100km dal mare è comunque un porto importante per la zona collocato al termine di un lungo e frastagliato fiordo. Qui si trovano le terme più prestigiose di tutto il Cile, ma i costi sono da Europa. Stanno diventando di moda ed è possibile incontrare gruppi di turisti all-inclusive che vi soggiornino. Tappa successiva Villa Amengual, dove finalmente si incontra un po’ di asfalto. Nella panaderia dove fa sosta il bus servono deliziosi pancitos de queso (500p), giusto tramezzino per ammazzare la fame lungo il tragitto. Arriviamo a Coyhaique dopo 10h, senza grandi difficoltà visto il bel tempo e la strada in buone condizioni. Fortunatamente si incontrano pochissimi mezzi, così non si alza troppa polvere, altrimenti si potrebbe pranzare con quella sollevata…Coyhaique è l’unica città vera e propria della XI regione, c’è tanto movimento (almeno per chi arriva dal nulla) e trovarci da dormire al primo colpo è difficile. Finiamo al Hosp. Marluz (8.000p con sostanziosa colazione) un luogo delizioso dove la proprietaria ci riempie di informazioni sul luogo e ceniamo al Rest. La Peña Campesina (5.500p). 
9° giorno
Colazione al Hosp, poi ci organizziamo per andare a Puerto Chacabuco da dove parte l’escursione alla Laguna San Rafael ma anche per scendere a Chile Chico, un villaggio fuori dalla C.A. sul Lago General Carrera raggiungibile solo con l’ennesima barcaza. Trovare posto su questa pare un grande problema, ovviamente non c’è un servizio regolare e dipende dai giorni, alla fine un gentilissima impiegata ci trova un posto tra quelli a disposizione dell’equipaggio così abbiamo questa giornata da sfruttare in pieno. Con un taxi (2.000p) raggiungiamo l’ingresso della Reserva National Coyhaique (2.000p, vengono fornite le cartine della Reserva), da dove parte un sentiero di 9,5km che raggiunge lagune e miradores. La prima parte in salita regala visioni della città e del suo imponente Cerro Macay, poi ci si immerge nella fitta boscaglia per raggiungere le lagune, Verde, Los Mallines, Venus e Los Sapos (forse la più bella), prima della forte discesa che riporta presso l’ufficio di partenza del Conaf dove occorre registrare l’uscita, altrimenti qualcuno verrebbe a cercavi se preventivamente non si avvisa dell’intenzione di campeggiare (area attrezzate e gratuite ma occorre portare i viveri). Nei campeggi è possibile passare la notte se si vuole affrontare il percorso più lungo che sale ad un lontano mirador, tutto il sentiero non è fattibile in un unico giorno. Per chi ha una giornata libera qui a Coyhaique questa riserva è veramente qualcosa di molto interessante. Il ritorno in città lo facciamo a piedi (circa 6km), è tutta discesa ed in meno di 75’ si è in centro dove fra i tanti posti per rifocillarsi finiamo al Rest. Loberia de Chacabuco (2.500p) e poi assistiamo ad un concerto in piazza (pentagonale, a forma di stella dal simbolo dei carabineiros del Cile) contro la Endesa che vuole costruire centrali idroelettriche in Patagonia (Patagonia sin represas leggerete ovunque come slogan di protesta, come dal bel libro di foto realizzato dal solito Douglas Tompkins). Col bus Suray (1.300p, 1h ma occorre prenotare in anticipo) raggiungiamo Puerto Aysen, il vecchio porto della XI regione fino al 1991 quando l’ennesima eruzione del V. Hudson ha riempito di cenere il fiordo e le navi non riuscivano più a giungere fin qui. Così si è dovuto realizzare un nuovo attracco a Puerto Chacabuco che si raggiunge in 15’ (500p) sempre con bus Suray attraversando il ponte colgante più lungo del Cile (intitolato al General Carrera. In Cile tutto è intitolato a generali, carabinieri od ammiragli, sovente ovunque agli stessi così alla lunga i nomi son sempre identici e si familiarizza facilmente. P. Chacabuco è luogo terribile per via della pestilenziale puzza di farina di pesce che si respira ovunque e che qui viene prodotta. Se non fosse per l’accesso alla Laguna San Rafael nessun viaggiatore arriverebbe (per sua fortuna) qui, ma il passaggio è obbligatorio. Ci fermiamo a dormire al Residencial El Puerto (5.000p) al cui bar soggiornano alcuni marinai in condizione drammatiche. Decidiamo di cenare nello stesso locale, e la padrona vedendo la situazione ci fa mangiare in casa sua, lì a fianco. Ovviamente non si sceglie cosa mangiare, c’è salmone e null’altro (3.800p), però porzioni enormi e gustose. La banda locale (dei carabineiros ovviamente) suona lungo la strada verso la sera/notte, e questa è l’unica attrattiva serale del luogo. Da segnalare comunque la presenza di un bancomat anche in assenza della banca.
10° giorno
Sveglia all’alba per andare al luogo di ritrovo per la partenza verso la laguna. L’escursione che abbiamo trovato è solo quella con Catamaranes del sur, (151.000p,13h) ma quando arriviamo al lussuosissimo hotel Loberias del Sur (degli stessi proprietari della nave) ci vien detto che per un problema ad un generatore non è possibile salpare per la laguna. La maledizione del luogo pare rincorrerci, già 2 anni prima non riuscimmo ad arrivarci perchè gli incastri di tempo non permettevano il collegamento tra questo viaggio e quello verso sud del Navimag, ma questa volta con già tutto pronto la delusione è enorme (oltra al discorso dei soldi, ma per quello ci vien sistemato il tutto entro un mese con accredito direttamente sulla carta di credito). In cambio ci offrono una super colazione in hotel (e l’uso di internet), poi veniamo portati a visitare il P. Aiken del Sur, privato e degli stessi proprietari. La visita è guidata, viene spiegato ogni arbusto e richiede tempo solo per quello, non si tratta di un brutto posto, ma niente di particolare. Al rientro pranzo faraonico sempre in hotel poi dobbiamo ammazzare il tempo nel luogo più puzzolente dell’intero Cile. Decidiamo di risalire a piedi il fiordo fino ad un punto dal panoramo splendido, e la giornata magnifica ci è amica, poi rientriamo nel nostro residencial particolarmente delusi, la laguna San Rafael era uno degli obiettivi principali del viaggio e ci tocca saltarlo. Qui non c’è una alternativa pronta, la Catamaranes del sur non ha al momento altre partenze in programma, con Navimag (3 giorni e 2 notti) c’è una sola partenza alla settimana ma non questa (non viaggia nei giorni che comprendono il natale e la partenza è solo di lunedì, le prossime 2 son già tutte piene, mentre l’unica altra compagnia che ci va, la Skorpio, realizza solo crociere all-inclusive senza programmazioni specifiche). Così non ci resta che ammirare lo splendido fiordo alla luce di un sole tiepido e di un vento che inizia a farsi insistente, mentre nel cielo sfrecciano nubi lenticolari. Rientriamo al Residencial El Puerto per passare la nottata, unica consolazione che non dobbiamo cenare visto che abbiam passato la giornata ad ingozzarci. Oggi niente marinai al bancone del Res. quindi nessuna traccia di vita e nessuna leggenda del luogo da ascoltare. Anzi, il Res. non apre nemmeno come servizio ristorante, per entrare dobbiamo passare dall’abitazione della padrona a dimostrazione che al di fuori delle spedizioni alla Laguna San Rafael P.Chacabuco non esiste. 
11° giorno
Colazione al Res. (1.250p) e poi in bus si va a P.Aysen. I bus passano ogni 20’ e non occorre fare il biglietto prima, li si ferma con un gesto e si sale. A P.Aysen c’è tempo per un giro del piccolo centro, ma non c’è molto da vedere al di là del grande ponte colgante, poi sempre col bus Suray raggiungiamo Coyhaique dove abbiamo un bus Acuña prenotato per Puerto Ing. Ibañez. Questo tratto di strada è asfaltato fino al bivio sulla C.A. per il villaggio sul lago (3.500p, 2:15h) che si raggiunge passando nel bel mezzo della R.N. Cerro Castillo. La R.N. prende il nome dall’omonimo monte, uno dei più spettacolari dell’intero Cile, che deve il suo nome proprio alla somiglianza con le guglie di un castello. Quando arriviamo sul lago General Carrera il vento è tremendo e rimanere in piede una piccola impresa. La barcaza Pilchero della Mar del Sur (4.000p, 3h) trasporta di tutto, macchine, camion, provviste, trattori, maiali, pecore, agnelli ed anche persone. I posti son pochi, se le condizioni del lago sono buone il comandante può caricare più gente rispetto ai biglietti prenotati, altrimenti occorre attendere anche 2 giorni per un’altra barcaza. Il lago fa da confine tra Cile ed Argentina, se da una parte si chiama General Carrera, dall’altra si chiama Buenos Aires, ed è il secondo lago più grande dell’America del sud, solo il 5% in meno del Titicaca. La prima parte è calma e verdissima, col Cerro Castillo a troneggiare su tutto, quando entriamo nel mezzo, la parte argentina domina la colorazione col suo blu cobalto, e le onde iniziano a farsi importanti. Il lago, veramente splendido, pare un piccolo mare, i colori ora verdi ora blu con la cordigliera cilena sullo sfondo sono impressionanti, e la sensazione di essere ai caraibi c’è tutta visto lo spostamente più da mare che da lago che perseguita la barcaza. Sbarchiamo a Chile Chico dopo le 20, ma il sole è ancora alto e la temperatura pare elevatissima. Impareremo che questo piccolo avamposto cileno a soli 8km dal confine argentino gode di un suo microclima senza mai pioggie e con un vento secco che tutto brucia (verificate lo stato dei capelli a fine serata…). Il villaggio è piccolo ed i pochi luoghi per dormire son tutti pieni, per fortuna una signora (Fam. Ventura, dietro la plaza dalla parte opposta del lago) che sta predisponendo il suo residencial (4.000p con colazione) per il futuro ci intercetta e presso una bulgara camera di un luogo in lavorazione troviamo un letto ed una doccia calda. Unico posto per cenare è il Rest. Loly y Elisabeth (7.000p), dove ritroviamo tutte le persone che han fatto l’attraversata del lago assieme a noi. Il nome Chile Chico deriva dal fatto che i primi pionieri cileni che arrivarono qui dovettero farlo via Argentina, e per loro quel piccolo angolo di paradiso era come una piccola patria. Solo nella prima metà degli anni ’80 venne costruita una strada che collegò Chile Chico con la C.A., fino a quel periodo se uno voleva muoversi in Cile doveva prendere una delle barche dei pescatori sul lago e sperare che durante una battuta di pesca lo portassero sul versante opposto. Ma anche sul versante opposto al massimo si giungeva a Coyhaique e nulla più. Insomma, Chile Chico non a caso, e nome adatto ancora oggi.
12° giorno
Svegliandoci si sentono strani rumori nel patio interno del residencial, dientro alla porta stanno squartando un paio di agnelli per festeggiare alla grande il natale. La scena è tanto agghiacciante quanto rustica, nulla di più tipico e patagonico della preparazione di un cordero da cuocere al palo, ma vedere la testa sanguinante spenzolare alla finestra del bagno fa un certo effetto. Ma qui funziona così e tanto vale adattarsi ad usi e costumi, nella speranza che un po’ di agnello ci sia anche per noi. Fatta colazione vediamo di organizzare le giornate successive, per via delle festività potrebbe essere problematico muoversi. Aspettando che l’unica guida del paese rientri nel suo ufficio notiamo che il sole splende alto e forte, cancellando in un attimo il pensiero che il sud del Cile sia emblema della pioggia. Riusciamo incredibilmente ad organizzare un giro per il giorno di natale ma il problema è incontrare qualcosa che ci porti via da Chile Chico nei giorni seguenti. Visto che all’orizzonte non c’è nulla (dopo infiniti vai e vieni tra gli organizzatori dei bus locali, non esistono regolari servizi ma soltanto corse messe su dai gestori dei supermercati) non ce ne preoccupiamo e saliamo sul mirador Las Banderas da dove il panorama del lago, delle isole vicine e del pueblito è favoloso. Da qui si possono raggiungere vari punti panoramici, ma il più alto dove si trovano le antenne della televisione non è raggiungibile dal promontorio lungo a costa ma solo lungo la strada che rientra verso la CA. Ce ne stiamo a goderci la clamorosa giornata quassù, poi quando il sole diventa insopportabile utilizziamo le panchine della piazza che sono protette da grandi alberi. Le poche nuvole che compaiono sono le caratteristiche nuvole del sud patagonico, ovvero quelle lenticolari. Sembrano irreali, tutte dello stesso tipo somiglianti agli ufo, quando il sole inizia a calare (verso le 21) prendono svariati colori e danno l’idea di essere veri e propri dischi volanti. Per la noche buena (vigilia di natale) il paese è deserto, tutti i locali sono chiusi e cenare è difficile. Fortunatamente una panaderia sulla via principale in direzione del confine di Los Antiguos è aperta fino alle 22:30, così rimediamo qualche empanadas particolamente sostanziosa (3.300p). A dire il vero avevamo anche provato a farci invitare a cena dalla famiglia Ventura che ci ospitava, non avevano detto di no, ma avendo una montagna di parenti in giro per casa abbiamo pensato bene di soprassedere per non finire come l’attrazione turistica del luogo.
13° giorno
Colazione al residencial poi la guida Ferdinando Giorgia (famiglia di origine calabrese) di Expediciones Patagonia ci viene a prendere per andare alla R.N. Jeinemeni (30.000p). Entrati nella reserva ci inoltriamo a piedi lungo un percorso di 10,5km (prima parte in forte pendenza, poi leggera salita e ultimo tratto in discesa accentuata, in meno di 5 ore si percorre) dove entriamo in un canyon che sul finale ha la Piedra Enclavada, una pietra alta 27m larga circa 3 che il vento e gli agenti atmosferici hanno lavorato in questa maniera lasciandola a presidiare la vallata. Lungo il percorso si incontrano ancora gauchos che portano le vacche a pascolare, ma gli incontri più interessanti son quelli con le aquile. Ferdinando conosce a menadito la zona, così ci porta lungo sentieri dove si trovano nidi di aquile. Col piccolo dentro, una grande aquila vigila su di noi emettendo grida poco raccomandabili, ma lo spettacolo è splendido. Continuando arriviamo ad una Cueva de las manos degli antichi Tehuelches (antichi abitanti di queste terre di cui Ferdinando sa storie e leggende) e scendendo ci si imbatte nella valle della luna (qui ogni luogo ne ha una), poi ritornati alla macchina si continua verso la Laguna Esmeralda abitata da fenicotteri rosa, neri e gialli. Anche qui Ferdinando sa le abitudini dei volatili e facendoci fare un particolare giro li vediamo volare verso di noi. Sono enormi e tantissimi, un paradiso per gli amanti del birdwatching e per gli amanti della foto in generale, visto anche il favoloso scenario naturale in cui siamo immersi. Da qui a piedi scendendo lungo la R.N. Jeinemeni in 2-3 giorni a piedi si può arrivare fino a Cochrane, occorre portarsi la tenda ed il necessario per mangiare. Finita questa visita rientriamo a Chile Chico a bere qualcosa nel ristorante di Ferdinando (chiuso per la festività del natale) e poi continuiamo con lui in macchina per Puerto Bertrand sulla CA visto che alternative oggi e domani non ce ne sono. Il percorso costeggia il Lago General Carrera, salendo al Paso Las Llaves, aperto solo nel 1992. Scenari incredibili, strada a picco sul lago, poco indicata ai deboli di cuore, fortemente indicata agli amanti degli scenari naturali favolosi, il percorso richiede parecchio tempo perché alcuni tratti sono ancora in condizioni pessime. La strada fu costruita dai militari solo dopo che la CA arrivò a Cochrane, ad inaugurarla nel disinteresse generale arrivò il solito Pinochet che all’epoca non era più il presidente del Cile ma solo il capo dell’esercito. Ovviamente per molti abitanti del posto lui rimane la figura mitica, tendendo a minimizzare omicidi,desaparecidos, colonne della morte e tutto il resto per il fatto di aver costruito i collegamenti in questo remoto angolo del Aysen. Scendendo dal passo, nel mezzo di una giornata dal tempo favoloso si apre in tutta la sua bellezza la catena di montagne che fanno da sfondo al campo de hielo norte, che unico al sur rappresenta il terzo ghiacciaio al mondo. E’ possibile distinguere ogni singola montagna, fino al Cerro San Valentin, la più alta vetta della Patagonia, una vista che qui raramente si può conseguire. Spettacolo incredibile, soste forzate per foto ed immersioni in un luogo che pare più un falso disegno da sfondo del desktop che visione terrena, poi arriviamo a Mallin Grande dove vivono i genitori di Ferdinando. Sosta con megamangiata di cordero e bevute infinite a compensare il caldo e la tanta strada a piedi della giornata, ma continuiamo velocemente per il cruce El Maiten, quello dove ci si reinmette sulla CA. Da qui c’è una vista che permette di ammirare 3 laghi distinti, ma ormai è tardi e dobbiamo arrivare a Puerto Bertrand dove Ferdinando ci lascia presso Hosteria P.Bertrand (8.000p con colazione), splendido posto che fa anche da minimarket del paese. Per il lungo viaggio in auto (circa 4 ore più la sosta per cena) ci chiede 80.000p, se non si hanno troppi bagagli ci si potrebbe stare anche in 4 in auto, il più è incontrare altra gente che faccia il medesimo percorso visto che girando per Chile Chico il giorno prima non avevamo trovato nessuno interessato a prosegire verso questi luoghi. Ci sono bus di linea, ma non tutti i giorni e non agli stessi orari, però il percorso è talmente bello che farlo in bus ne limita forzatamente le visioni. Comunque per chi facesse tale giro in bus, è fondamentale prendere un posto dalla parte destra del mezzo, altrimenti non si vedrebbe nulla. 
14° giorno
Abbondante colazione poi decidiamo di perlustrare P.Bertrand, ma dopo 100m il paese finisce. Il lago su cui riposano le poche abitazioni ha colori blu/azzurro intensissimi, ma non c’è proprio nulla da fare, visto che entrare in acqua è impresa ardua anche per i personaggi locali. Così ce ne andiamo a vedere il luogo in cui nasce il Rio Baker, uno dei più impetuosi del mondo, e per il ragazzo che gestisce la Hosteria il secondo fiume del Sudamerica….Impetuoso lo è già in origine, nasce come emissario del lago Bertrand, ma lungo non direi proprio, esagerando sarà sui 200km, ma per gli amanti del rafting può essere un ottimo intrattenimento. Non resta altro che attendere il bus per Cochrane, che dovrebbe passare tra le 16 e le 18. Verso le 17:40, dopo aver a lungo litigato coi tafani vediamo arrivare il bus Interlagos. Ma l’autista ci dice che è pieno e non può caricarci, senza nemmeno prendere in considerazione tale idea buttiamo lo zaino sopra e ci fiondiamo dentro anche noi. Un posto sul motore ed uno in piedi assieme ad una coppia israeliana che nel prosieguo del viaggio incontreremo sovente lo troviamo (3.500p, 1:30h) arrivando a Cochrane dopo aver a lungo costeggiato il Rio Baker che si insinua in gole, canyon e quebrade spettacolari. Cochrane è l’ultimo paese vero e proprio lungo il cammino, l’ultimo posto dove trovare benzina ma soprattutto l’ultimo posto dove trovare un bancomat. Non c’è una stazione dei bus, ogni compagnia ha il suo ufficio, quindi a seconda di dove si vuole andare occorre andare in un determinato stop dei bus. Noi veniamo caricati dalla proprietaria del hospedaje Ana Luz (5.000p con colazione) che gentilmente ci porta al bancomat ed all’ufficio dei bus Acuario 13, gli unici che hanno un collegamento con Caleta Tortel. Regolate tutte queste questioni ceniamo presso Rest. Ñirrantal su consiglio di Doña Ana (6.000p). Da una giovane coppia catalana raccogliamo le prime indicazioni sul famoso passaggio di frontiera di Villa O’Higgins-El Chalten. Il dubbio è quello previsto, la nave da V.O’Higgins a Candelaria Mansilla quando c’è? Si dice solo il sabato, oppure mercoledì e venerdì, oppure quando il vento lo permette, insomma entriamo nel gorgo del si dice, forse, senti questo o quello ecc, insomma nel mondo dei viaggiatori che possono permettersi di non pensare a quanti giorni di viaggio manchino alla fine. Per loro poi fine che significa?
15° giorno
Colazione al Hosp. poi raggiungiamo il punto di partenza del bus Acuario 13 (5.000p, 3:30’). E’ un vecchio bus da 25 persone con ruote alte, i nostri posti sono sui sedili ausiliari ma a differenza di quanto inizialmente pensassimo non si sta scomodi. Non si può più parlare di strada, la CA da Cochrane in giù è un sentiero e occorre sperare nella clemenza del tempo per avanzare. Si costeggia a lungo il Rio Baker, con continui saliscendi dove il bus sembra farcela per puro miracolo, in uno scenario magnifico. Ci si ferma ovunque ci sia qualcuno che debba scendere o anche dove occorre lasciare o caricare cose. Arrivati al cruce El Vagabundo si prende la deviazione di 22km per Caleta Tortel, costruita nel 2002. Prima per arrivare bisognava prendere il servizio di lancia che operava dal cruce (circa 4h) e scendere lungo il delta del Rio Baker. Poco prima di arrivare sosta all’aereoporto, e da qui notiamo che parte una lunga passerella senza una meta precisa. Capiremo poi che la paserella porta al piazzale di accesso di Caleta Tortel dove i mezzi su ruota si fermano. Poche case danno sul grande parcheggio, tra cui un piccolo ufficio del turismo quasi sempre chiuso. Il paese non si trova in realtà qui, ma 187 scalini in basso, e lì sorpresa totale. Caleta Tortel è un insieme di palafitte tra loro collegate da passerelle sul mare od in mezzo al bosco. Se ne contano 7km solo nel paese, oltre a quelle che vanno all’aereoporto o nella zona che da sul delta del Baker, un’impressione straniante, la prima su tutto quella di essere giunti alla fine del mondo. Non c’è Ushuaia che tenga, quel sentirsi veramente alla fine della civiltà qui c’è tutto, sarà la mancanza di strade, sarà la mancanza di un luogo difronte da raggiungere, sarà l’incredibile acqua verde del fiordo, saranno la mancanza di telefoni ed altre cose che solitamente si danno per scontate in un paese del tutto civile, bello ed ospitale, ma l’impressione è unica. Ovviamente il tempo appare inclemente, qui siamo nel bel mezzo della cordigliera andina, proprio nel punto in cui si immerge nell’oceano e si sdoppia verso sud in quel sottile lembo di terra che da vita al campo de hielo sur, e nulla protegge dalle terribili correnti che dall’antartide risalgono verso l’oceano Pacifico e si infrangono sulle prime montagne che incontrano. Scese le scale troviamo da dormire presso Hospedaje Adan (8.000p con colazione), poi iniziamo la scoperta dei km di passarelle che collegano la parte finale del paese dove residiamo noi col centro vero e proprio. Lungo il camino proviamo a sentire tra i pescatori locali se ci fosse qualcuno che il giorno dopo avesse in programma un viaggio ai ghiacciai Steffens (nord) o Montt (sud), ma le risposte son sempre negative. I pochi che ci sono stanno rimettendo a nuovo le barche e le case (che qui hanno bisogno di manutenzione continua), solo uno sarebbe propenso a portarci (senza però troppa spinta, è lui stesso che non ha intenzione di star fuori tutta una giornata), ma il viaggio ci costerebbe uno sproposito a testa visto che non c’è nessun altro viandante nel luogo disposto ad imbarcarsi. Alla fine della perlustrazione solo la giovane coppia israeliana già incrociata sarà a Caleta Tortel anche l’indomani, così dobbiamo abbandonare l’idea e decidiamo di mangiare. Esistono solo 2 ristoranti, tentiamo da El Mirador (7.500p), vicino alla nuova costruzione che ospita gli uffici comunali, mangiando ovviamente salmone, servito prima come cevice e poi alla piastra. Questa versione è squisita, il cuoco ci racconta di una ricetta con erbe del posto che solo lui serve e devo dire che si tratta di una prelibatezza unica. Alle 23 c’è ancora un briciolo di luce, rientriamo a dormire da Adan con la stufa a legna che fortunatamente lavora incessantemente vista la temperatura che verso sera cala di molto.

Il Lago General Carrera col Cerro Catedral sullo sfondo
16° giorno
Alla fine del mondo, in una giornata coperta ma non piovosa, il tempo non è denaro. Così possiamo prendercela comoda e far colazione addirittura dopo le 9. Poi, risaliti i 187 scalini che portano alla parte alta del paese cerchiamo l’inizio del percorso denominato Senda Turistica. Occorre prendere la passerella in direzione dell’aereoporto, uscirne a fianco della palestra comunale in corrispondenza di qualche traccia di sentiero con scalini e passaggi in legno. E’ un tratto in forte ascesa che gira sul versante nord di Caleta Tortel e che porta al mirador da dove ammirare sia il paese (col verde dell’acqua particolarmente straniante soprattutto nei rari momenti di sole) ed il delta del Rio Baker con sullo sfondo montagne fino a dove la vista e le nuvole confondo lo sguardo. L’arrivo delle nuvole rinzorza quel senso di fine totale che avvolge il luogo, e regala immagini che si pensava prive di fascino proprio per il grigio delle nuvole. La discesa è un po’ lasciata al caso, il percorso è meno segnalato ed a volte si cammina nel mezzo del nulla che la giusta via si è smarrita. In 2:30’ si percorre tutta la senda compresa una buona sosta in cima, rientrando poi nella parte ovest di Caleta Tortel in espansione. Qui stanno espandendo le passerelle per nuove costruzoni, l’arrivo della strada pare stia portando turisti nel periodo gennaio-febbraio, ed occorre creare infrastrutture atte ad ospistarli. Nel centro del pueblito, a fianco di una plaza de armas tutta in legno, c’è il posto telefonico dove si incontra la maggioranza degli abitanti (il telefono è ancora per pochi, i cellulari dovrebbero funzionare da metà 2008) e la biblioteca dove registrandosi si hanno a disposizione 30’ di internet gratuiti. Per cena tentiamo col secondo ristorante del posto, Delicias del mar, che però propone come al solito solo salmone. I pescatori in questi giorni son pochi e di solo salmone riforniscono i ristoranti, così la scelta non è possibile. La qualità è inferiore a quella del Mirador, e la sola signora a lavorarci tende con facilità a dimenticare le ordinazioni. Ma qui il tempo non vi mancherà di certo, prendetela facile e perdetevi nelle chiacchere sul cosa ci faccia quaggiù, luogo un tempo abitato dagli alacalufes e solo dalla seconda metà del XX secolo dai pescatori cileni. 
17° giorno
Colazione in host. e poi risaliti al solito parcheggio dobbiamo cercarci un passaggio per Cruce El Vagabundo. Ci sarebbe stato un bus per Cochrane, ma facendo noi soli pochi km l’autista ha preferito caricare gente che facesse tutta la tratta. Fortunatamente un gruppo di turisti di Santiago sta rientrando, così ci caricano sul loro pick-up scaricandoci un po’ perplessi al cruce nel bel mezzo del nulla ad attendere un bus che forse passerà 6 ore dopo. Al cruce non c’è niente, solo le costruzioni degli operai addetti alla manutenzione della CA, ma visto il periodo sono a casa per le vacanze e le loro baracche son chiuse. Quando inizia a piovere riusciamo ad aprire una specie di voliera coperta dove spostando una cassa troviamo anche da sedere. Nelle 6 ore di attesa son passati diretti a sud un camion per trasporto animali, 2 jeep piene all’impossibile, 2 uomini a cavallo, 2 cani ed una capra. Possibilità di autostop (dido come si dice qui) scarsine. Quando arriva il bus Los Ñadis (7.000p, 4h compresa la barcaza) siamo le persone più felici sulla terra. Lo avevamo prenotato a Cochrane, non so se avesse posto perché abbia rispettato la prenotazione o perché si erano liberati lungo il percorso, ma è meglio prenotarlo in anticipo. Non ci sono corse regolari, dipende dai giorni, ed a cavallo della fine dell’anno per vari giorni non si muove. Dopo 1h raggiungiamo Puerto Yungay dopo aver affrontato di tutto lungo la CA. Il paese è costituito da non più di 5 case, ma qui ci si imbarca sulla barcaza Padre Alberto Ronchi (gratuita, 1h) per attraversare il fiordo Mitchell fino a Rio Bravo (non c’è paese, è solo un posto dove si incontra la strada). Da qui Villa O’Higgins non sarebbe lontana, ma è un susseguirsi di laghi, foreste e fiordi e la CA deve fare infiniti giri per continuare. Lo scenario è però di una bellezza unica, e con la pioggia che lascia spazio ai primi accenni di tempo in ripresa lo sguardo rimane incollato al finestrino. Villa O’Higgins è l’ultimo luogo raggiunto dalla Carretera Austral, oltre non è più possibile spingersi in auto. Il senso di isolamento è totale, ma la gente del luogo lo vive senza affanni, ormai abituati ai viandanti che qui arrivano a completamento di un percorso come raramente è possibile fare in altri luoghi del mondo. Alla fermata del bus incontriamo Jorge, un gallego che vive qui e che ha messo su un piccolo camping, trasformando la sua casa in mini ostello, El Mosco (6.000p compreso uso di internet). Ci porta in giro per il paese e ci da tutte le info sul come andare in Argentina. Alla domanda del perché si sia trasferito a vivere quaggiù, ci risponde sorridente porquè estoy loco! La nave sul lago O’Higgins ci sarebbe in effetti il mercoledì ed il sabato (oggi è sabato), ma causa vento non è partita e così ritenterà domani. Ci organizziamo per le provviste e per i passaggi. L’ufficio di Hielo Sur vende il passaggio della nave per Candelaria Mansilla da dove iniziano i 20km da fare a piedi (20.000p), quello della nave alla Laguna del Desierto in Argentina (6.500p) e quello del bus per poi raggiungere El Chalten (7.000p). Si può pagare con pesos cileni ed argentini, dollari ed euro (meglio farlo con pesos cileni) ma non con carta di credito. Jorge ci porta a mangiare da Salchi Pap Genesis (5.800p), in pratica casa di una signora del posto che fortunatamente non ha solo salmone. Una volta sceso il sole la temperatura precipita, unita al vento costante occorre essere coperti bene per poter girare per l’ultimo angolo di Cile dove odorare la sensazione di fine del cammino. A casa di Jorge reincontriamo la coppia israeliana (Nedev e Chamina) che viaggiano per un anno in sudamerica reduci dal servizio militare (3 anni per gli uomini e 2 per le donne) e Ann una statunitense di Bolder Colorado qui in bicicletta con carrellino al traino. Entrambi faranno la traversata per l’Argentina con noi domani, così si inizia a parlare di quanto ci aspetterà, nel bene e nel male, di questa impresa tanto celebrata dalla Lonely Planet, anche perché altrimenti bisognerebbe ritornare per il medesimo percorso impiegando tanti giorni. 
18° giorno
Colazione al volo in hostal, poi Jorge (1.500p) ci porta alla partenza della nave che attraversa il lago O’Higgins nella parte cilena fino a Candelaria Mansillia (la parte argentina del Lago si chiama San Martin, dal nome del libertador). Arriviamo alle 8, partenza prevista per le 8:30, e fortunatamente le condizioni del vento permettono di salpare. La traversata dura 2:30h (comprese le soste presso le abitazioni di veri pionieri che riforniscono le guide di buon cordero già pronto all’uso), la nave serve Candelaria Mansillia (dove è possibile dormire e mangiare in hostal e restaurante, seppur spartani) ma va anche ad esplorare i vicini ghiacciai (quel giro costa 33.000p, dura tutto il giorno). Sbarcati trattiamo un cavallo per portare gli zaini, un cavallo ne può portare fino a 3 e costa 15.000p, e chi vuole può affittarlo anche per fare tutto il tragitto. Sbrigate le procedute alla dogana cilena (velocissime) si parte per affrontare i 20km di attraversata. Il tempo non è il massimo, qualche goccia di pioggia, però in lontananza già si vede che si sta aprendo. La prima ora è in costante salita, poi raggiunto il bosco il percorso diventa molto più lieve, fino a raggiungere la Laguna Redoda dopo circa 2h di cammino. Qui occorre attraversare il fiume guadando perché il ponte è rotto, poi si continua verso la Laguna Larga che si raggiunge dopo circa 1:30h passando per il punto di confine segnalato da 2 cartelli e nulla più. Una volta entrati in territorio argentino il percorso diventa un piccolo sentiero che si snoda all’interno di un bosco molto più fitto intervallato sovente da ruscelli. La parte finale verso la Laguna del Desierto è di circa 1:30h, con forte discesa finale. Prima di questa, è possibile vedere la laguna, e se il tempo è clemente lassù in alto si staglia il Fitz Roy, la montagna simbolo della Patagonia argentina. Le nuvole la ricoprono costantemente, ma per circa 30” ho avuto la possibilità di vedermi questa immagine unica, tra l’altro da una prospetiva differente a quella che regolarmente vien proposta del Fitz Roy. Dopo 5h noi 4 che a piedi abbiam fatto il percorso siam già registrati presso la gendarmeria argentina, e aspettiamo i bagagli che devono arrivare coi cavalli. Ma dopo oltre un’ora non sono ancora in vista e la barca che attraversa il lago se ne va perché si alza il vento e rimarrebbe bloccata, così solo Hans, un tedesco di Kiel che ha affrontato il percorso con in spalla i 30kg dello zaino completo, se ne può andare. Noi dobbiamo fermarci, i ragazzi della gendarmeria son felicissimi perché così la serata si anima, mentre il responsabile pare più intento a farci pesare i costi che devono affrontare per ospitarci che il piacere di incontrare qualcuno quassù nel mezzo del nulla. Veniamo messi in un rifugio a fianco, sfruttando gentilmente i servizi igenici della gendarmeria. Una volta arrivati i cavalli con la coppia israeliana ed i bagagli ci sistemiamo e ceniamo con uno splendido stufato pieno di tutto che basterebbe a sfamare un regimento. Da bere ovviamente non manca il vino, gli argentini devono esibirlo come simbolo di primato nei confronti di quello cileno. Poi il capo inizia ad aprirsi e racconta ogni storia relativa al confine, alla magnificenza argentina ed al peggio che ci sia in zona, ovvero i cileni. La gendarmeria fu costruita nel 1980, inaugurata dal Gral. Galtieri, quello che dichiarò guerra alla Gran Bretagna per le Malvinas (qui chiamatele così e non Falklands), per proteggere il territorio dalle incursioni cilene, che all’epoca facevano da supporto logistico per gli inglesi. Proprio oggi in Argentina c’è l’entrata in vigore dell’ora legale, così il sole inizia a calare verso le 23 e a mezzanotte qualche bagliore di luce si specchia ancora sulla laguna. La vista della laguna è magnifica, non fosse per un vento pungente si rimarrebbe a lungo a rimirare questo paesaggio incantano. Nei pressi del rifugio c’è un corso d’acqua che viene da noi utilizzato per recuperare l’acqua, visto che nel rifugio manca tutto, acqua, riscaldamento, luce, c’è solo qualche coperta per chi viaggia col sacco a pelo modello spiaggia romagnola…Per chi ha la tenda qui si può anche campeggiare, ma ancoratela con grande attenzione, il vento ulula forte e costante per tutta la notte, ed in estate ci vien detto che questa situazione è comune ad ogni giorno.
19° giorno
Ormai in gendarmeria siamo di casa, così facciamo colazione e ci sentiamo qualsiasi storia i ragazzi di servizio (40 giorni filati quassù poi 8 di licenza) han voglia di raccontare mentre svolgono le pochissime incombenze che capitano (in pratica la sostentazione di se stessi, la registrazione dei passanti 2 giorni alla settimana quando in Cile c’è la barca sul lago e forse qualche mantenimento dei sentieri nei paraggi), il tutto aspettando che la barca venga a recuperarci. Prima di partire lasciamo un obolo in gendarmeria per vitto&alloggio. Chi non ha pesos argentini come me finisce per lasciare 10.000 pesos cileni, che accettano volentieri ma che immagino faranno fatica a cambiare. Con la barca il primo tentativo di recuperarci è fallito, così solo nel primo pomeriggio possiamo traghettare (20’) ed arrivare nel lato sud della laguna. Lì dopo circa 2h arriva a prenderci un trasporto Las Lengas che in poco più di un’ora ci porta a El Chalten. Tempo pessimo, come quasi sempre qui, un mondo di gente tanto che è difficile trovare un posto da dormire. L’autista ci lascia al Auberge El Lago (35p compreso l’uso di internet quando va…) dove ci accettano anche senza soldi locali, e per la prima volta in vita mia scopro la forza della moneta di casa mia. Non solo ci accettano gli euro per pagare ad un cambio migliore della banca senza commissioni, ma me ne cambiano quanti ne voglio. Arrivando da un mondo nascosto ci eravamo dimenticati che era l’ultimo giorno dell’anno, quindi trovare da mangare non è così facile senza prenotazione. Girare per El Chalten col vento che ci spazza via non è semplice, fortunatamente troviamo un luogo per cenare da La Casita (45p per un favoloso bife de chorizo, il primo di una lunga serie) dove incontriamo nuovamente la nostra amica statunitense Ann arrivata qui con la sua bicicletta&carrellino e con la quale festeggiamo l’inizio del 2008. Fuochi e botti anche quassù, anche se le luci dei fuochi si mischiano ancora con qualche luce del giorno.
20° giorno
Il primo giorno dell’anno si presenta pessimo, piove, tira un vento bestiale e fa freddo, non importa chiederci dove siamo, la risposta è ovvia, El Chalten (il fatto che non ci fermiamo a veder nulla è dato dal fatto che in un precedente viaggio già passammo da qui, altrimenti i dintorni sono obbligatori!). Visto che nel nostro hostal pare non esserci il collegamento internet funzionante, per organizzarci dobbiamo andare in un posto pubblico, e qui costa come l’oro (12p l’ora, in altri luoghi dell’Argentina si trova anche a 2p l’ora…). Troviamo un passaggio per il primo pomeriggio con Chalten Travel (60p, 3:45h) potendo pagare con carta di credito, e cerchiamo un posto per colazione ma vista la giornata quasi tutto è chiuso. Solo il carissimo Del Bosque (18p) è aperto, poi sempre sotto al diluvio prendiamo un bus stipato all’incredibile. Dopo nemmeno 30’, prima di immetterci sulla RN40 il tempo volge al bello ed a El Calafate pare estate, con tutto esaurito ovunque. Il posto ci serve come base logistica per prelevare dal bancomat ed incontrare un passaggio per il nord via RN40. Ottenuto con estrema facilità il tutto (solo il mochilero del terminal è chiuso, ma gentilmente la compagnia con cui viaggeremo ci tiene gli zaini) ci facciamo un giro in città, finendo di nuovo per incontrare Ann con cui ci facciamo la vera ultima cena recuperando ottimi panini da una delle tante panaderia della città (8p) e parlando della situazione statunitense senza più freni visto che ormai siamo amici di lunga data. Poi col bus Taqsa (150p, 14h) partiamo per Perito Moreno, il paese, da non confondersi col ghiacciaio, col parco o col lago. L’importanza di Francisco Moreno e del suo trattato sulle acque in Argentina è fondamentale, da questo il fatto che il nome sia su di ogni luogo differente. In bus servono un semplice pasto con aranciata e caffè, ma per chi ha fame è meglio portarsi qualcosa al seguito. 
21° giorno
Arriviamo a P.Moreno di prima mattina col sole a picco ed un vento fortissimo, ed a noi si unisce una ragazza belga che sta facendo il percorso inverso al nostro. Troviamo da dormire presso uno stranissimo tipo, Raul, nel suo minicamping che ha nel bel mezzo un bunker circolare. Cosa stranissima ma economica (50p da dividere fino a 4 persone), con bagni che Raul tiene sempre incredibilmente puliti. Il paese pare addormentato, non c’è molto da vedere e usiamo la giornata per organizzarci per l’indomani, facendo spesso avanti ed indietro tra un posto e l’altro perché quasi sempre tutto è chiuso. Il posto di riferimento è l’hotel Belgrano, il gestore vi può ragguagliare su tutto, poi dopo aver visto che la laguna riportata sulle mappe al momento è secca decidiamo di riposarci per poi cenare da El viejo (36p). Il cuoco è in ferie, solo pizza, ma sarà la fame, pare anche buona. Finiamo la serata a casa da Raul che ci aveva invitato per un caffè. Inizia a raccontaarci storie, racconti e poesie nella sua maniera da matto, poi nell’introduzione di un suo libro leggo che in effetti è stato rinchiuso varie volte in ospedale psichiatrico a Buenos Aires prima di scappare e nascondersi quaggiù. Personaggio indimenticabile, sembra appartenere ad un altro mondo e ad un’altra epoca, il suo modo di essere è talmente contagioso che ci accorgiamo che la maggior parte dei viandanti che si fermano a P.Moreno non si sa perché ma fanno tappa da lui. Che sia un letterato è dimostrato, i suoi libri pubblicati sono veri, in più le sue origini libanesi l’hanno portato a tradurre in ebraico svariati libri di scrittori argentini, insomma un vulcano di parole, proprio come il vulcano Llaima che oggi in Cile ha eruttato coprendo di cenere una zona poco a nord di qui, dove dovremo passare tra qualche giorno. 
22° giorno
Con fantastiche paste comprate il giorno prima in panaderia (2p) facciamo colazione col caffè che Raul ci tiene ad offrirci, poi con Zoyan tour (140p, compreso pranzo al sacco) ce ne andiamo a visitare la Cueva de las Manos (patrimonio mondiale dell’Unesco), insolito posto dove gli indios Tehuelces vissero e decorarono col le loro impronte delle mani un grande e profondo canyon. Occorrono quasi 2 ore per arrivare alla fattoria di accesso dal lato nord (15p), poi si raggiunge la parte alta del canyon attraversato dal Rio de las Pinturas dove si scende per un ripido sentiero fino ad attraversare il rio. Da lì si risale al posto delle guide (si può accedere solo con guide) che ci portano a visitare le tante zone dipinte. Fa veramente impressione tutto quanto si può ammirare, i colori sono ancora splendidi, non è un caso che si trovino in una zona che non riceve mai il sole, e la guida è veramente una fonte di notizie inesauribile. Occorre un po’ più di un’ora per vedere le varie cuevas (dove però ora non si può più entrare), tra le tante impronte svetta quella con 6 dita che ci vien detto come frutto di una malformazione dovuta ai rapporti tra parenti che all’epoca erano normalità, poi continuiamo a seguire il canyon fino ad attraversare di nuovo il Rio de las Pinturas (questa volta guadando) e risaliamo in un altro punto rispetto alla discesa della mattina. Al di là della Cueva lo scenario è splendido ma occorre proteggersi bene dal sole, per via del vento non si sente tanto ma batte imperterrito per tutta la giornata. La camminata non difficoltosa dura poco meno di 5 ore, tutto la giornata dalle 8 alle 16:30. Rientrati da Raul ci imbattiamo in Gerardo, un ingegnere di Neuquin che sta visitando questi luoghi in bicicletta e che avevamo incontrato alla Laguna del Desierto (piccolo il mondo). Ceniamo al rest Chee’s1 (25p) molto bene, poi si rientra da Raul per una serata di folli racconti. Assolutamente da leggere i libri degli ospiti, il personaggio colpisce l’immaginario di tutti quanti si sian fermati negli anni, veramente la dimostrazione dell’arte allo stato puro che inquieta e regala emozioni. Ci si fa notte fonda coi suoi racconti, ma tanto domani per me e Marco sarà una lunga giornata di bus, per Tanya anche ma verso sud e Gerardo partirà in biciletta senza troppi impegni, quindi non c’è nessun problema. 
23° giorno
Solita colazione da Raul con paste della panaderia (2p) poi col bus Chalten travel (si prende di fronte all’hotel Belgrano, ma volendo ferma lungo tutta la San Martin) saliamo lunga la RN40 verso Bariloche (160p, 12:30h). La prima parte fino a Rio Mayo è tutta in ripio, poi in direzione Gov. Costa incontriamo l’asfalto. Sul bus c’è poca gente, e c’è anche una guida che può organizzarvi ogni cosa in Bariloche, Fernando. Altra sosta presso una animita dedicata al Guachito Gil (patrono dei camionisti, ma idolo di chiunque in Argentina) poi ultima fermata a El Bolson. Ultimo tratto costeggiando uno dei tanti laghi che si trovano nella zona del P.N. Nahuel Huapi, poi a Bariloche Fernando ci ha prenotato un posto presso Hostal International Tango Inn (35p con colazione ed internet inclusi) dove veniamo portati dallo stesso bus di linea mentre l’autista se ne torna a casa. Per il giorno dopo la sua agenzia avrebbe una visita di tutti i dintorni, ma ci dice che forse salta e ci propone di portarci lui a fare il giro con soste dove preferiamo noi spendendo di meno. Ovviamente accettiamo il piano per il giorno seguente, poi ci facciamo un giro per Bariloche (dove fino alle 23 c’è una bella luce e sulle spiagge del freddo lago gente fino alle 22), uno dei tempi del turismo argentino, attivo sia in inverno per gli sciatori sia d’estate per gli amanti della montagna in generale. Il posto è ovviamente superaffollato, ma ci si sta molto bene anche perché oltre al centro storico di questo posto preferito in primis dai gerarchi nazisti scappati dopo la seconda guerra mondiale, la città si estende lungo il lago Nahual Huapi per oltre 35km. Ceniamo in un locale spagnolo, Pincho’s (32p), e prima di rientrare facciamo anche un giro in centro, una abitudine che da giorni avevamo perduto.

R.N. Payunia, la più alta concentrazione di vulcani al mondo


24° giorno
Colazione in Hostal, poi puntualissimo Fernando (100p a testa per tutto il giorno con soste dove vogliamo e possibilità di cambiare in qualsiasi momento itinerario) ci recupera ed in auto costeggiando il Lago Nahual Huapi arriviamo a Llao Llao dove saliamo al cerro col medesimo nome (30’). La vista è spettacolare, si intravvedono laghi in ogni direzione, non è facile capire se si parli dello stesso lago, di vari o di lagune che si formano tra un lago ed un altro. Anche la vegetazione è particolare, con predominanza dell’albero di Coyhue (usato in prevalenza per la costruzione dei pontili dei moli), insomma iniziamo a capire perché questo luogo sia così popolare all’interno dell’Argentina. Scesi dal cerro continuiamo verso Colonia Suiza e da lì a Villa Catedral. Questo è il centro sciistico principale della nazione, gli impianti ora sono chiusi perché di neve non c’è traccia, ma alcune funivie funzionano per salire al lato del cerro. Con 2 di queste (40p i/v) saliamo a 1.900m, poi raggiungiamo a piedi i 2.100m da dove si gode una vista incantevole. La giornata è incredibile, nessuna nube e nemmeno un filo di foschia, così le vette principali della Patagonia son tutte visibili, dal Tronador (il più vicino) col suo grande ghiacciaio, fino al Volcan Lanin (che dista 180Km) passando per i vulcani cileni riconoscibili ovunque per le loro forme particolari. In primo piano il Puntiagudo che pare uno sperone e poi, ovviamente mi verrebbe da dire, l’Osorno. Questo vulcano che sorge in Cile ai limiti del P.N. Vicente Perez Rosales è visibile in ogni dove, da Chiloè all’Argentina e diventa un vero e proprio simbolo di una Patagonia senza frontiere. Continuando in direzione della cumbre del cerro Catedral (il nome dalla similitudine alle guglie di una cattedrale) veniamo avvicinati da una famiglia di condor, maschio e femmina col piccolo alle prime lezioni di volo. Si avvicinano talmente tanto che mettono inquietudine, con un’apertura alare che li fanno assomigliare più ad aerei che ad uccelli, col cerchio bianco attorno al collo perfettamente visibile ad eccezione del piccolo visto che solo con la maggior età compare questo segno distintivo. Da questo luogo non si vorrebbe mai venir via, si può approffitare della cafeteria che sorge nei paraggi della funivia, poi scendiamo per raggiungere il Lago Gutierrez passando per una strada malmessa. Da qui altra sosta al Cerro Otto ed infine rientro in hostal dove con Fernando iniziamo a progettare il passaggio verso nord. La Ruta 40 continua fino a Mendoza, ma passato Zapala non ha più mezzi pubblici che la percorrono. La mia idea di voler raggiungere una R.N. vicino a Malargüe stuzzica la curiosità di Fernando, così tra una consultazione in internet, ed una telefonata ad una agenzia specializzata in viaggi all’interno della R.N. Payunia nasce il progetto di 2 giorni in direzione nord. Fernando ci porterà fino a Malargüe passando per i luoghi più emblematici delle regioni Rio Negro e Neuquen lungo la Ruta 40. Per il prezzo son sempre 100p a testa al giorno, in più ci chiede di pagargli un po’ di benzina per il ritorno. Ovviamente questo è un colpo di fortuna incredibile, Fernando sta finendo un corso universitario per diventare guida turistica e la possibilità di vedersi luoghi ad oggi poco frenquentati assieme a 2 matti che si erano già letti un po’ di cose lo attira più del guadagno che ne potrebbe ricavare. Accordatici per il viaggio, per cena finiamo al Rest. El Campestre (33p) cucina squisita accompagnata da un tanguero che fa da sottofondo alla serata. Il posto è consigliato dai ragazzi del Hostal, sembra di un livello molto alto per noi, ma i prezzi son più bassi che altrove in città. 
25° giorno
Colazione in Hostal, poi dopo aver rinchiuso gli zaini in sacchi per l’immondizia (son previsti molti chilometri su strade non asfaltate) prendiamo la strada lungo il Rio Limay, molto spettacolare, da dove ci sono belle viste di Bariloche sotto al Cerro Catedral. Poi lasciamo la RN40 per entrare verso Villa Traful ed il suo splendido lago, fino al congiungimento con la Ruta de los sietes Lagos. Come dice il nome si vedono sette laghi in posizione splendide lungo una strada ancora in pessime condizioni finendo per mangiare molta polvere anche perché molto trafficata. Nonostante sia molto celebre devo dire che lo scenario lungo la valle di Traful è più interessante che questo, ma certo non va perso. Arriviamo a San Martin de los Andes, ridente cittadina dell’Argentina bene dove tutto è perfetto e ben tenuto, il fascino del realismo magico del sudamerica qui è molto lontano, pare piuttosto di essere nelle Alpi, ma dal mirador la vista sul lago Lacar è comunque splendida. Da qui continuiamo per Junin de los Andes che si presenta in modo totalmente differente. Pochi posti per dormire, troviamo in un nuovo Hostal, Valencia (30p), lasciamo gli zaini e dopo un salto all’ufficio del turismo per raccogliere info sul Volcan Lanin ci fermiamo lungo la strada principale per smangiucchiare qualcosa. Le empanadas de Doña Alicia sono sublimi (1,5p cadauna), ma non abbiamo molto tempo e così partiamo per il Volcan Lanin, che raggiungiamo lungo la RP60 del Paso International Tromen, destinazione Chile. Il vulcano, il classico cono perfetto sempre coperto di neve dall’alto dei suoi 3.776m, è visibile da molto prima di arrivare al posto di partenza per l’ascensione che si trova a 2km dal confine, ma occorre arrivare sin lì per registrarsi all’ufficio informazioni. Per l’ascesa bisogna avere con se gli strumenti da alpinismo, occorrono in media 2 giorni con una sosta al rifugio Caja, noi invece accediamo ad un mirador che sorge a metà tra il Lago Tromen ed il Volcan Lanin. Ci fanno subito presente che l’ascesa media è di 45° ed in effetti alcune parti son veramente come scalare un muro in mezzo al bosco, faticoso in salita e pericoloso in discesa. Però son solo 25’ di salita, quando si arriva si è ricompensati da una vista mozzafiato, il Lanin completamente spoglio di nubi da un lato ed un folle lago blu dall’altra. Unico neo un vento terribile che costringe a difficili manovre per reggersi in piedi. Scesi sani e salvi rientriamo a Junin fermandoci a vedere per bene i tanti alberi di araucaria, pianta tipica di qui ma soprattutto della zona cilena, tanto da dare il nome alla regione dei laghi dello stretto e lungo stato sudamericano. In tutto circa 400km, forse pochi per la giornata visto quanti ce ne rimangono per il giorno dopo. Per cena Rest Estrella, porzioni enormi e prezzi contenuti (21p), prima di iniziare una lunga chiaccherata coi ragazzi che gestiscono l’Hostal Valencia.
26° giorno
Colazione in centro di Junin, ottima ma per qui carissima da Delicias de fin del mundo (9,7p), poi dopo una doverosa foto ai cartelli stradali a forma di trota si parte per il lungo cammino verso nord. Lungo la RN40 raggiungiamo Zapala costeggiando il P.N. Laguna Blanca, non abbiamo tempo di entrarci ma lungo il bordo oltre alle solite lagune salate vediamo mandrie di mucche coi tipici gauchos che qui non sono effetti turistici ma gente al lavoro. Lungo la strada facciamo assistenza ad un furgoncino rimasto in panne e carichiamo una signora anche lei rimasta in panne che deve raggiungere con urgenza Zapala perché ha un appuntamento ospedaliero per la dialisi. In questi luoghi sperduti ed infiniti è cosa normale e dovuta fermarsi ogni qualvola si incontri qualcuno con dei problemi. Dopo Zapala si continua per Chos Malal, iniziamo ad immergerci in un mondo lontano da tutto come dimostra il locale Museo (gratuito, in 15’ si visita). Poche le indicazioni per continuare verso nord, e dopo pochi km la strada inizia a salire girando attorno all’imponente Volcan Tromen regalando la vista della bella Laguna Anquico. C’è anche un mirador, ma il vento sposta la macchina, occorre muoversi con circospezione. Discesi continuiamo per Barrancas sopra alla quale troneggia il Volcan Dumayo. Coi suoi oltre 4.700m essendo a sud del Rio Bravo in linea teorica rappresenterebbe la cima più alta dell’intera Patagonia, ma in pratica per i cileni tale primato è rappresentato dal San Valentin (4.050m) mentre per gli argentini è il Volcan Lanin la cumbre per eccellenza. Comunque a mettere tutti dello stesso parere ci pensa il Fitz Roy, simbolo assoluto della regione. A Barrancas si passa il Rio Bravo e a tutti gli effetti la Patagonia termina, la Ruta 40 saluta definitivamente l’asfalto anche perché dopo pochi km si entra in un territorio scavato tra montagne di lava e circondato da innumerevoli coni vulcanici. Non c’è nessun cartello indicatore ma sicuramente siamo entrati nella parte sud della R.N. Payunia. Le soste aumentano, il luogo è favoloso e totalmente spopolato, non si incontrano né paesi né gente. Arriviamo ad uno stretto canyon creato dall’acqua che ha solidificato la lava, luogo indicato come Paserela (perché un tempo solo una passerella permetteva alle genti a cavallo di attraversare il canyon) e solo dopo oltre 12 ore di viaggio è più di 800km raggiungiamo Malargüe, situata nel mezzo di un aridissima precordigliera e sotto alle Ande (qui d’inverno si scia). Troviamo da dormire presso Hotel Andysol (32p con colazione) visto che tutti gli Hostal o son pieni o non hanno acqua. Qui c’è un evento che richiama genti da tutte le provincie, la festa del chivo, ovvero la festa del capretto. Arrivano cantanti famosi per questa festa, andiamo nel luogo dove il tutto ha luogo ma non rusciamo a trovare un posto per cenare visto l’assalto che c’è, così dobbiamo rientrare in città da La Peña per poter mangiare dopo mezzanotte all’aperto in una notte calda e ventilata. Al nostro arrivo grazie a Fernando avevamo già regolato il viaggio dell’indomani al Payunia, e visto che per lui si prospettano oltre 1.200km in un giorno solo ci sentiamo in dovere di offrirgli almeno la cena (29p a testa, pagando per uno e mezzo…). Assaggiamo le carni ricoprendole di Chimichurri, una salsa a base di aglio, prezzemolo tritato, pepe, olio d’oliva, sale, aceto e semi di peperone che il cuoco di qui ci scrive per provare a farla anche in Italia una volta tornati. Poi chiacchere di saluto con Fernando, ed un grande augurio che la sua futura agenzia di viaggi sia un successo, potremo sempre dire di essere stati i primi, poi se dovesse necessitargli qualche assistente….chissà mai! 
27° giorno
Sveglia prima dell’alba per salutare Fernando che rientra a Bariloche, poi dopo la colazione in hotel raggiungiamo la sede dell’agenzia Karel Travel di Santiago Cara, la guida più famosa e storica del posto, il primo ad addentrarsi nel Payunia. Il viaggio di oltre 12h costa 180p, compreso del pasto e del bere per tutta la giornata. Oltre alla nostra jeep c’è un bus di geologi statunitensi per studiare il particolarissimo luogo che ad oggi è stato investigato solo da spedizioni italiane e russe. Per entrare nel parco ci vogliono oltre 2h, passando prima nelle vicinaze della laguna Llancancelo e poi a fianco delle cicogne (come qui chiamano le pompe di estrazione) che estraggono petrolio per conto della spagnola Repsol. Gli oltre 800 coni vulcanici iniziano poco alla volta a farsi padroni del territorio, nei 42.000 ettari della riserva costituiscono la più alta concentrazione di vulcani al mondo. Di questo territorio la metà è coperta dalla pampa negra, eruzione vulcanica trasformatasi in piccole palline che colorano di nero tutto il territorio. Pian piano lo scenario diventa clamoroso, una visione incredibile e nel mezzo del nero emergono una infinità di colori. Sotto al vulcano principale, il Payun di oltre 4.000m a cui manca la parte superiore scoppiata ere geologiche fa, il nero si tinge di verde e finisce nel rosso, insomma non ci si capisce più nulla e ci si sente rapiti dalla natura. Dopo un pranzo veloce al sacco saliamo a piedi su di un vulcano per ammirare la pampa negra in ogni luogo, poi da qui andiamo in un posto ancora più inaccessibile, solo 2 tracce delle gomme nel nero totale con sullo sfondo di nuovo il Payun a mettere paura. Il luogo è considerato un centro di accumulazione di energie positive, per gli amanti della new age un luogo immancabile. Anche noi tutti ci lasciamo andare ad una sosta sdraiati sulla fine lava a recuperare energie. L’impressione è fantastica, al di là del senso di energia interiore accumulata che ogniuno può sentire o meno, i piccoli chicchi di lava funzionano da massaggio perfetto ed il caldo che ancora emanano fa il resto. Non si vorrebbe mai togliersi da qui, ma dobbiamo scendere nella bocca dell’ultimo vulcano che eruttò, circa 600 anni fa (si dice che l’area si addormentata ma non spenta). Si fatica a camminare, è più facile sprofondare, lo spettacolo migliore sono però delle piccole montagne vellutate che son cresciute nel mezzo. Permeati da tutte queste visioni, dai racconti di Santiago (sapete che qui nelle Ande sopra Malargüe cadde il famoso aereo dei 13 sopravvissuti mangiando carne umana? Ovviamente tutti gli abitanti del posto sanno tutto e videro tutto, anche chi nacque dopo del 1972…) ce ne rientriamo verso la base sorseggiando svariati mate. Una famiglia argentina con noi in escursione aveva ovviamente con se tutto il necessario (come tutti gli argentini in ogni luogo, del resto), così oltre a spiegarci per filo e per segno come si prepara con perfezione scientifica un vero mate, ce lo fanno seduta stante. Ammetto che quello provato è veramente buono, Santiago dice di comprare una particolare miscela chiamata Mision, non troppo amara ed ottima da bere senza zucchero (lo zucchero è per gli stranieri, così ci vien detto). Finiamo per berne più noi che tutti gli argentini al seguito messi assieme, ma in cambio gli sveliamo la vera ricetta del ragù alla bolognese (improvvisando molto visto che entrambi siam più bravi a mangiare che a cucinare ed anche perché proprio non ci ricordiamo il nome del sedano in castillano, che poi è apio) e così siam pari. Visto che alla festa del chivo è sempre tutto pieno ce ne mangiamo una porziane abbondante e squisita al Rest. Pelihuen (29p) nella piazza centrale di Malargüe. 
28° giorno
Dopo la colazione in hotel c’è tempo per girarsi Malargüe visto che il bus per Mendoza parte nel primo pomeriggio. La città è il classico luogo con grande arteria centrale (ovviamente denominata San Martin), la plaza de armas e svariate quadre che si succedono pressochè identiche. Per gli amanti della montagna è possibile trovare vari negozi con attrezzatura per scalatori, per il resto rivendite quasi tutte uguali di souvenir. L’unica particolarità è l’enorme orologio nel centro della via principale che porta ancora le sembianze dell’albero di natale. Insomma, tanto son interessanti i dintorni ma tanto è anonima la città. Col bus della Viento del Sur (33,7p 5:30h) raggiungiamo Mendoza (direttamente senza entrare a San Rafael a differenza delle altre compagnie) dove il caldo appare incredibile. I 36 gradi della giornata sono uno dei record mai raggiunti qui, ma al momento tutta l’Argentina è un forno ed il contrasto è ancora maggiore perché son reduci da uno degli inverni più duri mai incontrati. Per raggiungere l’Hostal International Campo Base (33p, colazione ed internet inclusi) usiamo un taxi, visto che in 2 costa quasi come un bus (dalla stazione al centro 5p). Il posto è un po’ il centro di ritrovo del mondo alpinistico della zona, chiunque abbia intenzione di scalare l’Aconcagua (la montagna più alta delle Americhe, 6.962m) fa base qui. Così fra chi festeggia l’ascensione compiuta e chi si prepara ad una levataccia per raggiungere i sentieri per i campi in quota c’è sempre una gran fiesta, ma se siete qui per riposare questo non è proprio il vostro posto. Per cena ci trattiamo bene mangiando alla grande da Don Tristan (32p), splendido posto su una delle vie più belle della città all’ombra dei platani che accompagnano la gran parte delle vie della città. Per chi eccede col vino, che qui rappresenta il vanto locale, è meglio far attenzione nel camminare perché al di sotto dei platani corrono i canaletti di irrigazione (chiamati acequias) con l’acqua che arriva dai ghiacciai andini. Caderci dentro non è certamente tra le imprese migliori di una viaggio in Argentina, e visto che si trovano ovunque un minimo di attenzione va prestata.
29° giorno
Colazione in Hostal poi iniziamo il giro delle piazze della città. Mendoza, ricostruita nell’ottocento dopo che un terremoto la rase la suolo, è formata da una grande piazza centrale (200x200, ma i tanti alberi ne riducono l’impatto visivo) attorniata da quattro piazze più piccole. Iniziamo da Plaza España (decorata da splendidi azulejos che ripercorrono le “imprese” spagnole nel continente), per andare poi verso Plaza Italia e da lì verso Plaza San Martin (dominata dalla ennesima statua del libertador). Prima di raggiungere la quarta plaza percorriamo la avenida Las Heras, una delle più commerciali e piene di gente di Mendoza. Luogo ideale per recuperare souvenir di ogni tipo, ma dove si può trovare anche un mercado central ideale per pranzare in economia trovandoci ogni specialità. Ultima plaza quella de Chile, sicuramente la più dimessa, sarà anche per l’atavico odio coi vicini nemici di sempre. Raggiungiamo poi l’ufficio del turismo metropolitano, sulla cui sommità si trova la terraza mirador. Non si capisce perché ma per salire occorre essere accompagnati da una guida, la vista non è un granchè perché il troppo caldo crea una nebbia che non permette la vista della grandiosa cordigliera che fa da sfondo alla città. Nel pomeriggio con Charly tour (40p, prenotato direttamente in hostal) andiamo a visitare 2 cantine nei paraggi, facendo prima un intero giro della città per recuperare tutti i partecipanti, compresa una escursione nel grande parco San Martin. La prima, Weinert, è molto bella ed interessante, le cave sono spettacolari, solo che a detta di alcuni intenditori di vino al seguito gli assaggi (3 tipi di vino) son poca cosa. La seconda tappa è presso la cantina Cecchin, che nonostante si professiono cultori della produzione biologica, elencano una lunga serie di prodotti dati alla vigna che da noi son proibiti da deceni. L’imbottigliamento e l’etichettatura son fatte in strutture mobili, pare che qui questa maniera sia ancora la più seguita. La qualità degli assaggi (2) pare molto buona, ed in molti se ne escono con varie confezioni di vino. Lasciate le coltivazioni di vino della valle del Maipù, facciamo tappa presso una azienda produttrice di olio d’oliva e di verdure essicate, Pasrai. La produzione è limitatissima, ma la qualità molto elevata (compresa la ragazza che fa da guida in castillano, va detto), peccato solo che portare a casa con lo zaino olio da qui non sia impresa raccomandabile. Ultima tappa presso un’altra piccola azienda familiare di liquori e cioccolato, Historias&Sabores. La produzione di liquori spazia su ogni cosa, dal più classico dei limoncelli per finire con l’assenzio, stessa cosa per il cioccolato anche se la qualità non è altissima, mentre le tipologie di prodotto son tantisime. Finita la visita si può scegliere un assaggio di liquori ed uno di cioccolata, insistendo si possono fare svariati bis. Rientrati in città tappa ad un tenedor libre (non molto diffusi qui) sulla avenida Las Heras, Onda Libre (22,5p). Qualità discreta con la solita possibilità di mangiare a prezzo fisso quanto si vuole, dagli antipasti ai dolci&frutta passando per la solita carne. Da segnalare la temperatura più umana del giorno precedente, ma non all’interno dell’hostal, lì il caldo rimane costante nel tempo e dormire, soprattutto per chi si trova al terzo piano dei letti a castello diventa impresa dura se associata ai rumori costanti.

I fenicotteri andini alla Laguna Esmeralda 
nella R.N. Jeinemeni

30° giorno
Colazione in hostal poi raggiungiamo il terminal dei bus per trovare un passaggio per Cacheuta. La nostra idea è però condivisa da innumerevoli persone e la fila per i biglietti è interminabile. Fortunatamente col miglior spirito sudamericano ci vengono in soccorso 2 tipi che offrono un passaggio in auto (10p, 30’). Partenza immediata su vecchie Peugeot stipati in 6 mentre avvicinandoci alla cordigliera la foschia che avvolge Mendoza scompare e le vette imperiose si scoprono regalando belle visioni. Grazie al passaggio con gli autisti alternativi arriviamo prima della massa dei pulman potendo far tutto con relativa calma. Cacheuta è famosa per le acque termali, ora il luogo gravita tutto attorno alle terme che si sono espanse in un vero e proprio parco giochi. Nei dintorni dell’entrata si possono trovare bancherelle con souvenir e cibi di ogni tipo, una volta entrati (15p) si può uscire quando si vuole. Nella parte alta di questo splendido complesso si trovano le vasche di acqua calda (comprese quelle poco profonde per bambini), mentre scendendo si arriva al parco vero e proprio, con percorso tra getti e cascate d’acqua e maxipiscina con tanto di onde artificiali. Questa parte però non offre acqua troppo calda, provata quella in alto termale pare quasi fredda, in realtà non è così male. In questa valle il sole è padrone assoluto, quindi occorre portarsi abbondanti dosi di crema protettiva (cosa che ovviamente non non facciamo), altrimenti o si finisce per farsi abbrustolire o si staziona a lungo nelle zona destinate al pranzo. All’interno operano vari bar dai prezzi accettabili (10p per maxi panino, bebida e ghiacciolo, qui chiamato helado de agua), ma chi vuole può portarsi tutto da casa oppure uscire e rientrare con qualsiasi tipo di cibo. Unica annotazione, non esiste nulla per depositare la roba che si ha al seguito, ma non abbiamo sentito di nessuno che non abbia ritrovato tutto quanto lasciato ai bordi di piscine e bar. All’uscita ci mettiamo in fila per trovare un passaggio coi bus (5,60p 50’) che rientrano verso Mendoza. Senza biglietto come noi sono in molti, sarebbe meglio averlo comprato assieme all’andata prenotando un posto per il ritorno ad un orario prestabilito, altrimenti si finisce per doversi adattare ad un posto libero quando capita (2h di attesa). A Cacheuta non c’è tanto da fare, da quando hanno costruito una diga sopra a questa zona la strada è stata chiusa e qui tutto finisce, si può però percorrere il lungo e stretto ponte colgado che attraversa il fiume ed andare nella zona a nord, ma lì oltre alle case degli abitanti del posto non c’è veramente nulla. Vale comunque dare un’occhiata perché la vista è veramente bella e forse proprio l’ambientazione è il valore aggiunto di questo parco termale. Rientrati a Mendoza per cena, essendo l’ultima per me in terra argentina, non posso non approffitare di un bife de chorizo completo di tutto da El Jardin sulla av. Heras (32p), prima di rientrare in hostal dove giovani spagnoli pronti a scalare l’Aconcagua stanno facendo fiesta ai massimi livelli. Già han perso il bus in mattinata per raggiungere Los Penitientes da dove si accede al campo base, e visto tutto l’alcohol che stanno ingerendo sembra butti malino anche per l’indomani. 
31° giorno
Dopo la solita colazione in hostal, Marco è in partenza per il parco Talampaya, nel nord della provincia di San Juan, mentre io mi regalo un ultimo giro di Mendoza raccattando i soliti souvenir che per tutto il viaggio ho dimenticato od evitato di recuperare. Fortunatamente la temperatura si è fatta più mite e girare la città ora è un piacere. Recuperato lo zaino in hostal (da liberare entro le 12, ma i bagagli si possono lasciare a loro in custodia gratuitamente) col bus n°2 (1,10p, occorre averli cambi) dalla piazza centrale raggiungo il terminal dei bus. (Discorso a parte merita quello per le monete. In Argentina cambiare 100p non è mai un problema, ma trovare i centesimi o la moneta da un peso è difficoltoso. Leggenda popolare narra che questo affare sia in mano agli autisti dei bus o alle compagnie che li gestiscono. Per avere 100p in monete si sborsano 120p in carta, sempre la leggenda popolare vuole che sia un accordo sporco tra governo, banche e compagnie di bus a perpetrare questa situazione. Può capitare che non vi vendano qualcosa proprio perché non si riesce ad ottenere il resto di una vendita). Qui col bus Tas Choupa (50p, 8:45) parto per Santiago del Cile. Il biglietto l’avevo comprato con molto anticipo, i bus son sempre molto pieni e vista l’esperienza dell’anno prima mi ero riservato un posto di fianco ad un finestrino sul lato destro, da dove è possibile vedere splendidi scenari, tra cui la cumbre dell’Aconcagua e la folle discesa nel versante cileno. Risaliamo velocemente la valle verso il Paso Internacional Libertador a 3.400m, costeggiando il Rio Mendoza che pare un fiume di fango, passando poi a fianco dell’Aconcagua. La giornata è fantastica, così la montagna principe delle Ande è visibile al suo massimo splendore. Il passaggio di confine è particolarmente lungo (2:45), perché i cileni richiedono la visione di tutti i bagagli ai raggi x, così la fila è chilometrica. Al posto di confine è possibile cambiare i pesos argentini in cileni o anche in dollari od euro. La terribile discesa è sempre uno spettacolo, la testa del bus che sporge al di fuori dei tornanti verso il vuoto a molti da i brividi, ma è una delle cose da non perdere dell’attraversamento di frontiera. Arriviamo a Santiago (recuperando un’ora perché in Cile non è in vigore l’ora legale) al terminal de buses sur, ed in metro (380p, per prendere il bus serve la tessera che fa parte del contestatissimo piano Transantiago) torno a dormire al Residencial Vicky (5.000p come all’arrivo). Cena in grande stile da Las Vacas Gorsas (7.070p) in un sabato sera che vede un Barrio Brasil particolarmente smorto.
32° giorno
Alle 8 del mattino di domenica Santiago pare totalmente addormentata, così far colazione è impossibile. Vado diretto al Museo de la solidariedad Salvador Allende, indicato in Calle Herrera, ma all’arrivo trovo un minuscolo cartello che mi dice che è appena stato trasferito in Av. Republica 475. Dato che non ho molto tempo a disposizione decido di evitare la visita (tanto una volta o l’altra ritornerò a Santiago, la prima volta che venni pensavo che fosse l’ultima e son già 4 volte che passo da qui) e rimango a girovagare nel Barrio Brasil dove di domenica mattina sorge un grande mercato per le strade. C’è anche possibilità di far una lauta colazione da signore itineranti coi loro carrettini (600p), ma al mercato ci si trova di tutto, da banchi di frutta e verdura immacolata a pesce di ogni tipo, finendo poi con la roba di seconda mano che vede esposto di tutto (oggetto principe la maglia del ColoColo), da tastiere per computer antidiluviane a vestiti che forse stan tornando di moda per il riflusso della terza volta…Recuperato lo zaino col bus Cetropuerto (1.300p 45’) raggiungo l’aereoporto dove mi accodo ad una fila lunghissima. Fortunatamente però le operazioni del check-in son veloci e mi ritrovo coi biglietti per il rientro e del tempo per curiosare nel duty free dell’aereoporto. La partenza del volo questa volta è puntualissima e tutto procede regolare, durante il volo ho anche tutto il tempo di esercitare il mio castillano con una ragazza argentina che vive a tra Maiorca e Barcelona, uscita dalla terra natia nel periodo della grande crisi del 2002. Così mi reinmergo nei soliti discorsi sul fatto che in Argentina Menen abbia venduto tutto ed ora devono risalire faticosamente, non trovando mai nessuno che ammetta di aver appoggiato a suo tempo il presidente che sovente viaggiava tra ali di folle festanti. In volo si mangia e si beve ovviamente gratis, ma di questi tempi è sempre bene saperlo in anticipo. Finita la cena si spengono le luci e dormire non è certo un problema.
33° giorno
L’arrivo a Madrid è in perfetto orario, per andare dal terminal 4s al 4 non bisogna uscire all’aperto così non ho il primo impatto con le temperature rigide europee. La sosta è di nemmeno 2h, e mi rimane ben poco tempo per salutare Ximena (per chi come me ha poca dimestichezza con la storia spagnola, è il nome della moglie del mitico Cid Campeador, el libertador della cattolicissima Spagna dai mori; poi il nome deriva dall’arabo Sihid perché lo stesso Cid era un mercenario al soldo del miglior offerente, e prima dei re cattolici aveva lottato per gli sceicchi arabi) diretta a Maiorca e raggiungere l’imbarco del volo Iberia per Bologna. Anche questa volta partenza puntuale e volo regolare, solo che se si vuole bere o mangiare occorre pagare. Un’aranciata costa esattamente quanto un succulento bife de chorizo in Argentina, mi rendo conto a tutti gli effetti di essere sulla strada di casa. Bologna incombe col tempo rigido ma almeno non piove o nevica, l’impatto sarebbe troppo forte, ma anche così dopo quasi un mese di sole non è che mi senta subito a casa.

Per Info
Luca fer4768@libero.it

 

www.catchweb.net