MESSICO 2007


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MESSICO - aprile 2007
Di Alessandro Cook

“Messico e nuvole la faccia triste dell’America, il vento suona la sua armonica, che voglia di piangere ho…” così cantava Paolo Conte in una canzone di tanto tempo fa. E da qui si può partire per spiegare un viaggio in Messico. Un viaggio con lo zaino in spalla e la fidata guida in mano, alla ricerca di un Messico diverso da quello dorato e stereotipato dei depliant delle agenzie di viaggio, e forse, proprio per questo, più genuino e vero.
Si comincia visitando l’affascinante città coloniale di Oaxaca, teatro negli ultimi mesi di violenti tumulti, scivolati via senza lasciare nessuna traccia in Occidente (forse perché ritenuti poco “interessanti” e quindi poco visibili dai media). Si procede con uno spostamento verso la costa pacifica su un pullman (doverosamente di segunda…) con soste per caricare galline e patate, tra scenari mozzafiato che variano dalle montagne innevate al deserto fino ad arrivare alla foresta lussureggiante che si ferma solo sulle bianchissime spiagge regno del fancazzismo di Puerto Angel, Zipolite e Mazunte.
E poi ecco Puerto Escondido, seducente “pueblo” arrivato alla notorietà grazie all’omonimo film di Salvatores (e, ancor prima, al libro di Pino Cacucci), dove un manipolo di irriducibili surfisti ozia tutto il giorno in attesa dell’onda, quell’onda che ti permetterà di cavalcare il mare come nessun’altro e di cambiarti la vita. 
E infine Città del Messico, o. come la chiamano i suoi abitanti, il De Efe (dalle iniziali dell’omonimo stato: Distrito Federal), splendida e caotica metropoli che ammalia con gli incantevoli quartieri coloniali (Coyoacan su tutti), le maestose rovine di Teotihuacan (antico retaggio della cultura azteca), gli spettacolari giardini botanici di Xochimilco, i pittoreschi mercatini e le sontuose chiese lasciate in eredità dai conquistadores spantoli che spuntano in ogni angolo del centro storico.
Un Messico capace di scaldare il cuore, con la semplicità e il calore della sua gente che ti sorride e ti saluta quando la incroci per strada, con la sua terra selvaggia e meravigliosa.

 

 

 

 

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