SPAGNA COSTA ATLANTICA 2007


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SPAGNA, AGOSTO 2007  


P.N. Picos de Europa, Asturie

2 note di commento
Tutti i costi riportati sono da intendersi a persona quando non specificato. Il viaggio si è svolto durante il mese di agosto in auto con andata e ritorno da Bologna, per un totale di circa 6100km. Il costo del gasolio in Italia variava tra 1,14€ e 1,18€, in Francia tra 1,14€ (presso i distributori degli ipermercati) e 1,24€, in Spagna mediamente sui 0,97€ ed in Portogallo 1,09€. Le autostrade spagnole (autopista, AP) sono particolarmente care, ma a volte si incontrano autovie che sono gratis, anche se una volta arrivati a San Sebastian abbiamo quasi sempre scelto di fare le strade normali per poter percorrere l’intera costa atlantica.
I nomi riportati nel Paese Basco (per intenderci quello in generale rivendicato dai nazionalisti baschi, diverso dalla comunità autonoma riconosciuta dalla Spagna, poi ogniuno ragioni come meglio crede) sono in prima battuta in castilliano, seguiti eventualmente in basco solo per i posti più famosi e spesso così indicati. 
Nonostante il viaggio estivo il tempo può presentarsi brutto e freddo, e comunque difficilmente una giornata avrà sempre le stesse identiche condizioni climatiche, soprattutto in Galizia, percui occorre sempre avere con se un abbigliamento completo, dal costume al parapioggia se non al piumino…
1° giorno
Partenza di mattina presto da Bologna, tappa a Modena e poi arrivo al confine tra Italia e Francia dopo 2 caselli con spesa di autostrada di 27,6€. Da qui proseguiamo direttamente per Carcassone (direzione Pirenei francesi) che raggiungiamo nel tardo pomeriggio dopo circa 900km, 7 caselli ed indicativamente 34,5€. Le file ai caselli, Ventimiglia compresa, sono particolarmente lunghe, unico inconveniente del viaggio assieme ad una fila per un incendio nei paraggi dell’autostrada a metà Francia. Troviamo da dormire presso il Motel Elephant (15€), gestito da 2 freak italiani, lungo la superstrada che dal casello porta in città. La medioevale e fortificata città di Carcassone è un grande richiamo turistico, così nel corso degli anni i sui cortili, i suoi angoli e le sue torri son diventate sedi di negozi, ristoranti e di ogni diavoleria si possa vendere. Insomma una specie di grande mercato all’aperto che fortunatamente riesce ancora a conservare il suo fascino, soprattutto vista con le luci notturne. Per entrare nel borgo fortificato occorre parcheggiare fuori dalle mura (parcheggio a pagamento economico, 2€ per oltre 4 ore), e poi ammirata la città (l’entrata al castello è possibile solo prima delle 18) ceniamo al Rest. Minervois (18€), menù sostanzioso e buono, posto bello come la titolare/cameriera e acqua che viene gentilmente offerta.


Cattedrale di Leon, Castilla y Leon

2° giorno
Colazione sulla strada in una fantastica patisserie (2,85€) e poi aggiriamo la città vecchia per rimirarne le antiche mura. In questo modo finiamo per rientrare in autostrada ben dopo Carcassone, continuando per San Sebastian che raggiungiamo dopo circa 460km, 5 caselli e 26€ di spesa. Il sole italico-francese diventa un pallido ricordo appena termina l’autostrada francese entrati nell’unico pezzetto di strada non a 2 corsie. Ma sono solo pochi km, giusto il tempo per perdere traccia del sole…Come prevedibile a Donostia (il nome in basco) trovare da dormire è difficile, e dopo vari tutti esauriti, una signora ci trova qualcosa presso Hotel Gurutzebei (35€ con bagno, 23€ senza, colazione a buffet) sito in un paesino 10km fuori città verso le montagne, Oiartzun. Immediatamente rientriamo in città per un ovvio giro di tapas nella Parte Vieja, il cuore basco del Paese Basco o Euskadi. Pieno di luoghi dove sostare, mangiare, bere e fumare (qui è consentito e ben specificato agli ingressi, tra l’altro sembra normale per tutti rollarsi sigarette con fumo in abbondanza) è un paradiso di chorizos, jamon iberico, gambas e che dir si voglia. La pioggia ci perseguita, quindi fradici dopo aver girato la zona del porto cediamo anche noi alla specialità della casa. Visto che nel nostro paesino c’è un festa in piazza decidiamo di farci una fermata. Saremo gli unici non baschi della serata, mangiando qualcosa (10€) grazie alle traduzioni di qualche anima pia che capisce il nostro poco feeling con la lingua locale che è anche particolarmene difficile da pronunciare. Entrando nel clima del posto, vedendo le scritte sui manifesti, sui muri e le molte foto appese notiamo che sembra più una manifestazione nazionalistica che una normale festa. Pian pian parlando con qualcuno che ubriaco cede alla parlata castillana, veniamo a sapere che la festa è una sorta di raccolta fondi per 5 terroristi dell’ ETA di Oiartzun ancora in prigione nonostante abbiano già scontato i 3/4 della pena (dopo la legge spagnola prevede la scarcerazione, ma non per i terroristi riconducibili all’ETA). Qui è gran festa per l’evento, sarà situazione normale, ma a pensarci sarebbe come se in un paesino alle porte di una grande città italiana ci fosse una grande festa delle Brigate Rosse e tutti ne fossero contenti. In effetti guardando in giro è difficile vedere una finestra senza la bandiera basca (quella verde e rossa permessa) ed anche senza quella che raffigura lo stato da loro rivendicato (quella non ammessa). Permeati da questo spirito guerrigliero ed astioso verso le culture differenti rientriamo a dormire.


Catedral de Santiago de Compostela, Galicia

3° giorno
Come da copione piove su San Sebastian, così in macchina raggiungiamo dopo qualche difficoltà nel trovarne la strada Monte Igeldo da dove c’è una veduta mozzafiato della città e della Concha. Purtroppo tra le brume delle nebbie ne emerge una visione ben distante dalle immagini tipo della città, ma nella sua impressionante impressione la visione è splendida ed inquietante. Vista la pioggia l’idea di visitare qualche museo (in primis quello marittimo, poi quello di San Telmo) era la più ovvia, senza però ricordarci che il lunedì son tutti chiusi. Così ir de tapas è cosa ovvia e dovuta, all’insegna della tradizione del luogo che parla delle migliori tapas della Spagna. C’è da dire che solo veder i banchi delle taverne è uno spettacolo, sono anche buone, ma ovviamente hanno costi maggiori che in altri posti di Spagna (bevuta e qualche tapas si va sugli 10€,cosa impensabile al sud). Non contenti della serata basca precedente ci avventuriamo alla Taberna Herria (in basco taverna del popolo), che voci di vicolo descrivono come uno dei ritrovi più tipici dei figuri dell’ETA. Meno tapas, ma splendidi murales, volantini di lotta armata e manifestazioni, magliette del movimento e suppellettili varie, ma anche quell’aria di essere fuori posto, accettati sì ma giusto per un kalimotxo (bevanda nazionale di qui, metà vino rosso e metà coca cola, chiamata anche coca&rum obrero nelle Asturie). Per fotografare i murales mi vien raccomandato di aspettare che nessuno sia nelle vicinanze, e alle richieste di disponibilità e costi delle maglie ci vien risposto un “depende” digrignato tra i denti mentre già l’inserviente parlava in basco con un amico. Insomma, qualcosa di esotico giusto da vedere e nulla più, dove anche la fluidità alla lingua castillana vien vista con sospetto. Sfidiamo le furie del tempo girando attorno al Monte Urgull, dalla parte opposta di Monte Igeldo a delimitarne la baia, ammirando onde che nemmeno i surfisti provano ad affrontare. Così si finisce a cenare al Rest. Duran (15,5€) a base di piatti tipici della regione. Chi ama la paella è fortemente invitato di evitare di chiederla da queste parti, se proprio ve la propongono ha un aspetto che rivaluta quella di 4 salti in padella. Una giornata dell’auto in un parcheggio a pagamento costa circa 12€, altre opzioni non sono possibili, se non lasciare l’auto fuori città.


Triplicle scala a chiocciola, Santiago de Compostela, Galicia

4° giorno
Partiamo col solito cielo tinto di pioggia in direzione di Getaria (25km). Senza saperlo arriviamo per un evento eccezionale, la festa di Elcano che si svolge un giorno ogni 4 anni. Juan Sebastian Elcano era un navigatore che si unì alla spedizione di Magellano, riuscì anche a completare il periplo del mondo rientrando a Getaria dopo 4 anni di navigazione, mentre Magellano morì durante il viaggio. Veniamo presi a balia da un anziano che ci racconta ogni particolare del posto, della festa e di Elcano. Ci porta anche nella chiesa del paese dove alle 17 inizieranno i festeggiamenti presentandoci il prete locale che capendo i nostri intendimenti ci abbandona immediatamente. Con una veloce camminata saliamo sul promontorio di fronte dove godere della vista del paese e del mar di Cantabria (dominato dal locale faro), che coi primi raggi di sole regala varie tonalità di blu. In paese già iniziano i primi festeggiamenti coi saltimbanco a farla da padrone tra uno sventolare di bandiere basche (il signore di prima me li descriverà come una conventicola di terroristi dal primo all’ultimo) e foto di tutti gli incarcerati baschi per terrorismo. Non ci fermiano fino a tardi a Getaria e continuiamo per Mutriku (niente di particolare), Lekeitio (poco meglio) per arrivare a Elantxobe dove facciamo sosta al bar Guernika per rifocillarci (4€). Il paese pare scavato nella roccia, il porto è raggiungibile scendendo stradine a precipizio, e dall’alto la vista è molto bella. Poi si riparte per Guernica, famoso in tutto il mondo per il dipinto di Picasso raffigurante gli orrori del bombardamento nazista durante la guerra di Spagna del 1937. Troviamo da dormire presso Hotel Madariaga, gestito da un vecchio cordiale ma quasi sordo. Cena al Rest. Bengo-Etxe (14,5€), uno dei pochi aperti. 
5° giorno
Tappa obbligata al Museo de la Paz (apertura alle 10, 4€) per rivivere i terrori di quel tremendo giorno. La cosa che più colpisce è una sala dove viene ricostruita con immagini, luci e rumori la tragedia, una visita che colpisce e difficilmente verrà dimenticata. Poi è un susseguirsi di immagini dell’epoca che ben spiegano gli accadimenti. Ogniuno ci trovi i suoi colpevoli ed i suoi martiri, ma qualcuno dovrebbe spiegare come mai assieme ai franchisti in festa ci sian sempre preti altrettanto festanti. Da Guernica lungo la strada costiera si sale per una via panoramica molto bella, dove svetta in mezzo al mare collegato da un piccolo passaggio a picco l’Eremita de San Juan de Gaztelugaxte, per poi raggiunge Bilbao da nord. Noi evitiamo di entrare nella capitale industriale della Bizcaia, tagliando il rio Nervon tra Getxo e Portugalete sul Ponte Colgante. Le auto, ma anche i pedoni, vengono caricati su di una piattaforma mobile appesa alla parte alta del ponte che fa da passaggio da un lato all’altro del fiume. Il tutto costa 2,8€ per 4 persone e l’auto. Sempre per RN lungo la costa lasciamo il Paese Basco ed entriamo in Cantabria. Prima tappa Castro Urdiales, bel paese di pescatori dominato dalla Iglesia de Santa Maria, da dove vi sono viste splendide di tutta la costa, sia verso il Paese Basco che verso la Cantabria. Proprio di fronte in piena zona molo è in funzione el Asador Perla, un tendone dove servono pesce alla griglia appena pescato. Qualità super, il pesce in 3 tagli differenti è il bonito, unica alternativa son le sardine. Per 7,5€ ci mangiamo un pescado che ricorderemo a lungo. Poi via verso Santander, dove trovar da dormire diventa una piccola impresa. Ormai scoraggiati, dimenticata la zona della Playa Sardinero dove tutto è iperesaurito, tentiamo nelle bettole del centro che è distante 2km dalle spiaggie. Fortunatamente Hospedaje Molina (11,5€) ha posto, siamo in centro storico presso la casa di una anziana signora, camere enormi e prezzi bassissimi. Iniziamo ad ispezionare la città che ovviamente si anima ad orari tardi. Cena presso Rest. La Venta Nueva (9€) che propone uno straordinario menù ad un prezzo bassissimo. Incredibile ma vero è stata la prima giornata di sole costante, ben augurante per l’indomani.
6° giorno
Veloce colazione al Carrefour (2,3€) ed in autobus (1€) raggiungiamo Playa Sardinero. Sole, temperatura mitigata dal vento (che così ci ustionerà senza farcene accorgere), e pieno di anziani in spiaggia in tarda mattinata. Qui il mare è affrontabile, calmo e nemmeno troppo freddo, volendo si possono avere sedie, sdrai e tendoni, ed ovviamente mangiare e bere. Il perrito caliente (2€), traduzione secca del hot dog, va alla grande…Quando la cottura si fa sentire decido di esplorare la penisola de la Magdalena presso la quale si trovano l’acquario cittadino (gratis), le riproduzione delle navi tipiche dei pescatori dell’epoca e l’ex palazzo reale, domicilio estivo della corona spagnola. Un angolo verde nel mezzo del blu del mare, fa di Santander un ottimo posto di villeggiatura amatissimo dagli spagnoli, come testimoniano le tante costruzioni eleganti di stile vittoriano che dominano la zona del Sardinero. Verso sera i bar si animano, ma da queste parti è meglio tornare dopo aver cenato ed essere andati di marcha per i bar del centro. Anche nell’enorme baldoria della notte di Santander c’è una sua regola non scritta da rispettare. 
7° giorno
Sostanziosa colazione dal fornaio al limite della zona pedonale con un bocadillo fragrante e jamon serrano, e veloce visita alla cattedrale di Santander, che in realtà sono 2 entrambe di stile gotico una sopra all’altra, e relativo chiostro. Poi si parte seguendo la costa. A Santillana del mar non si riesce a trovare posto per parcheggiare da nessuna parte, così decidiamo di soprassedere e fare sosta a Comillas, uno dei pochi luoghi fuori dalla Cataloña a fregiarsi di una costruzione progettata dal genio di Gaudì. L’opera, denominata Capriccio di Gaudì è oggi un sofisticato ristorante, ma al solito la vista regala particolari splendidi. La cittadina non è solo il capriccio, così una sosta è interessante. Seconda tappa a San Vicente de la Barquera, pueblo che sorge all’interno di una riparata baia e paradiso degli amanti del pesce, anche se i prezzi sono giusti giusti per turisti paperoni. Noi ci gustiamo calamari in salsa di cipolla in un postaccio, il Rest. Chalana (7€) nella zona che porta al campeggio. Dopo un giro nella parte alta della cittadina via verso Llanes, che ci viene descritto come il luogo più vivo della costa cantabrica. Che sia pieno di gente ci viene confermato dalla impossibilità di trovare da dormire, così dopo infiniti tentativi di rincorsa a qualsiasi luogo che potesse ospitarci finiamo per trovare la Pension Montserrat (22,5€) dalle parti di Playa Berri. In serata rientriamo a Llanes per finire a cenare in un classico luogo da turisti con l’anella al naso, invogliati dal cartello che dice paella. Nella costa atlantica non è un piatto tipico, per averla bisognerebbe ordinarla in anticipo, ma essendo sempre in movimento non è semplice, così ci mangiamo questa di plastica, come tutte le cose del Rest. Covadonga (11€). Llanes è in effetti un posto molto vivo, così far serata non è certo un problema anche se l’età delle gozzoviglianti volge al basso.


Castro Urdiales, Cantabria

8° giorno
In macchina si va verso il P.N. Picos de Europa, 50km, fermandoci per colazione in centro a Posada (2,5€). Da qui passando per Cavadonga prima delle 10 riusciamo a raggiungere in auto il termine della strada posto al lago Ercina. La giornata quassù è splendida, la vista dal primo mirador regala un panorama mozzafiato : tra le montagne si scorgono le valli coperte dalle basse nubi e sullo sfondo il blu cobalto del Mar de Cantabria. Ma i Picos non sono solo questo, ci sono svariati percorsi, noi scegliamo di fare un giro dei 2 laghi maggiori togliendoci dal percorso più corto che inizia tra le vecchie miniere di Buferrera. Costeggiando il lago Ercina ci dirigiamo verso il mirador del rey per rientrare in un secondo tempo al lago Enol dove c’è un posto per rifocillarsi. La scelta del qui famoso queso cabrero (7€) si rivela pesante, il celeberrimo formaggio è una scecie di gorgonzola verde/azzurro dal sapore intensissimo che si incolla al palato e toglie ogni funzione alle papille gustative. In piccole dosi sarebbe una eccellente scelta, per gente che arriva da 4 ore di cammino, bisognosa di liquidi, non è proprio la portata maggiormente indicata. Dal lago Enol si risale al mirados de Entrelagos da dove si possono ammirare entrambi i laghi, poi è già ora di discesa. Occorre fare particolare attenzione alle mucche che pascolano libere in mezzo alla strada, sempre poco intenzionate a cedere il passo. Buona cosa è mettersi dietro ai pulman navetta, con la loro mole le mucche tendono più velocemente a cedere il passo. Cena fantastica presso Hosteleria La Cuadrona (16,5€), combinazioni di carni e pesci prelibatissime, poi giro a Llanes. Nel finale di serata ci imbattiamo in una festa galiziana di ultimo ordine, ma l’addio al nubilato che si sta svolgendo è ragione per organizzare la bolgia di fine serata con gli amanti del calimotxo a sorseggiarne il bicchiere standard da litro. Spettacolo assoluto offerto dal nostro amico Pierre, che regala momenti indelebili a tutti di ballo improvvisato, evidentemente le riserve di energie che porta in corpo devono essere notevoli dopo ore di cammino, il queso cabrero ed innumerevoli birrette locali….
9° giorno
Ancora colazione a Posada visto che a Playa Berri di mattina non c’è nulla, poi via verso Gijon. Ci sistemiamo al Hostal Plaza (23,5€) e pranziamo alla Cafeteria Bariloche (6,5€) prima di girarci una grigia e triste città. L’unica cosa veramente degna di nota è l’esposizione fotografica del National Geografic del fotografo iraniano Raze, maxifoto esposte sul molo del porto turistico. C’è anche un’altra esposizione delle donne reporter del 1900, questa nella costruzione prospicente al molo. Le foto di Raze lasciano esterefatti, momenti indelebili a descrivere attimi indimenticabili di dure vite. Quello che più impressiona è l’essere sempre al posto esatto nel momento giusto, un sesto senso degno dei migliori fotoreporter della storia. La mostra è all’aperto, fortuna vuole che la grigia giornata ci risparmi la pioggia in questo momento. L’estremità della città è contraddistinta dall’elogio dell’orizzonte, un’opera dello scultore basco Chillida che si adatta al grigiore della città. Solo alcune piazzette del centro storico son degne di segnalazione, per il resto la città non ha nulla di particolare da vedere. Ovunque si scorgono nel panorama che circonda la città ciminiere, fabbriche, gru, depositi di carbone e di petrolio, insomma una città industriale che causa anche il periodo di vacanza non porta con se la gioia di vivere percui ultimamente viene descritta. Ceniamo in un ottimo posto, Rest. Xeitosa (17,5€) che presenta il cameriere più simpatico di tutti quelli incontrati in Spagna, che ci offre assaggi di cibo e di bevute, “costringendoci” a prenotarci una paella mixta per la serata seguente.
10° giorno
Colazione in panaderia (2,2€) sotto all’ hostal, poi in auto (che avevamo lasciato al parcheggio sotterraneo per 9,5€ validi per una giornata), andiamo ad Oviedo, distante 30km. Anche qui parcheggiare è possibile solo in parcheggi a pagamento (6,5€ per mezza giornata), ma siamo vicinissimi alla famosa cattedrale, visitabile gratuitamente. Occorre invece pagare (3€) per accedere al museo ed al chiostro, ma è il posto dove nella Camara Santa poter ammirare le famosissime Croce degli Angeli (simbolo della città) e Croce della Vittoria, simbolo delle Asturie ovvero della Spagna vera, orgoglio del popolo locale inquanto unica regione che non ha avuto bisogna della riconquista ai danni dei mori arabi essendo da sempre stata legata alla corona spagnola. E’ bello girare per il piccolo centro di Oviedo passando da una piazzetta all’altra, mentre per ammirare una scultura particolare, un maxiculo femminile scolpito da Eduardo Urculo occorre uscire appena dal centro storico. Decidiamo di mangiare al mercato, comprandoci tra i vari banchi pan, jamon y queso (4€). In molti ci guardano per questa iniziativa, finendo per dirci che facciamo bene a far così. Putroppo qui non è sudamerica e non c’è lo spazio del comedor al’interno del mercato, così dobbiamo trovarci un giardino pubblico per mangiare le nostre scorte. Rientriamo a Gijon per strada normale anche se nei 30km non c’è nulla di meritevole da vedere, ed il poco sole che l’avvolge poco cambia del suo aspetto. La città rimane grigia, unica consolazione la paella del Rest Xeitosa (15€) prima di ritornarcene a dormire. 


Antiche mura di Carcassone, Francia

11° giorno
Colazione alla solita panaderia sotto al hostal e poi via verso ovest. Prima tappa ancora nelle Asturie è Cudillero, una paese di pescatori al termine di una stretta discesa. Assai famoso per la zona, il luogo è pieno di gente già di prima mattina. Purtroppo il giro al faro che domina il promontorio è chiuso a causa della condizione del sentiero, pericolante evidentemente per effetto delle onde del mare. Di prima mattina non ci sono però le condizioni migliori per fotografare il pueblo, essendo nascosto dalle montagne e quindi in totale controluce. Da qui continuiamo ed entriamo in Galizia (il castillano si mischia al portoghese e dà forma ad una lingua autoctona ora riconosciuta dopo gli anni di Franco che nonostante fosse di qui ne proibì l’uso), sempre seguendo la costa che inizia ad elevarsi parecchio sul mare. Qui il Mar di Cantabria scivola verso l’Atlantico, regalando però colori che sanno di Caribe e viste intramezzate da foreste che sembrano irreali. Primo paese di una certa rilevanza è Viveiro, che incontriamo sotto di un cielo nuvoloso. La caratteristica del paese, come di tutti quelli galiziani, è quella di avere tutte le terrazze delle abitazioni con le galerias, ovvero balconi chiusi da grandi vetrate che sono ovunque. In pratica una estensione dello spazio abitativo, che permette anche di avere più luce in un posto dove estate-inverno bisogna convivere con la pioggia. Giro del centro cittadino e veloce pranzo presso Cafeteria Fontenova (5€). Da qui saliamo ancora verso i Rias Altas, i luoghi più belli della Galizia anche se vista la loro formazione sono più famosi e battuti quelli Baixas. Per primo c’è Punta Da Estaca De Bares, il luogo più a nord di tutta la Spagna, dominato da un faro da cui parte un sentiero che conduce ad una scogliera con vista mozzafiato. Sarà anche per via del sole (complice un vento incredibile) ma questo sarà il luogo che a tutti noi colpirà maggiormente di tutti gli splendidi luoghi della Galicia, una tappa imperdibile. Si scorge anche l’altro Cabo, quello dell’unione dei 2 mari, dove andremo in seguito. Per arrivare a Cabo Ortegal che a vista pare vicino occorre fare parecchia strada e passare tra le viuzzine incredibilmenti strette di Cariño. Da qui la strada sale ancora ed una discesa a precipizio porta al faro che delimita la fine della strada. La via per arrivarci è splendida, ma il posto ha meno fascino di Cabo De Bares, nonostante segni l’incontro tra l’Oceano Atlantico ed il Mar Cantabrico. Rientrando a Cariño troviamo da dormire presso Hotel Cantabrico (15€) e poi continuiamo il giro verso il piccolossimo pueblito di San Andres de Teixido. Per arrivarci, lungo una stradina che a lungo ci fa pensare di aver sbagliato percorso, incontriamo il posto di vedetta di Garita de Herberia, con vista inquietante dall’alto della scogliera nel momento esatto incui le nuvole iniziano a coprire il sole. Da qui lo scenario è forse migliore col cattivo tempo, sembra di essere di fronte alla fine del mondo ed uno squarcio nelle nuvole può regalare immaginifiche visioni. Da segnalare come ovviamente tutta la zona sia coperta da apparecchiature per l’energia eolica, che regalano ulteriore mistero al luogo. Il paesino di San Andres è costruito tutto in sasso, caratteristico e contraddistino da paesani che vendono di tutto, souvernir, miele e molluschi, compresi i percebes di cui sarebbe vietata pesca e vendita. Rientriamo a Cariño e dopo accurata scelta ceniamo presso il Rest. Mason O’Grilo (14€) che ci propone il miglior pulpo a la feria (come qui chiamano il famoso pulpo gallego) mai assaggiato in tutta la vita. Ce lo consigliano con le patate, una delizia infinita, con cui facciamo serata nel pueblito non propriamente vivo.
12° giorno
Colazione abbondante presso l’hotel (4€) poi ci dirigiamo verso Cabo Frouxeira dove il tempo ci regala tutto il peggio di quanto sia in grado di dare. Vento e pioggia la fanno da padroni, in un luogo che in queste condizioni un fascino lo porta con se, ma dobbiamo velocemente andarcene verso Cabo Prior (poche indicazione per arrivarci, e non fate affidamento sui chilometraggi della gente del posto…) dove arriviamo in pieno cambiamento climatico. Nel breve volgere di 5 minuti il sole fa la sua comparsa e l’oceano regala una splendida visione del cabo e della sua roccia appena fuori dal faro. Tappa poi verso Betanzos, bella cittadina dominata ovunque dalle galerias situate su case a più piani. C’è la festa del paese, così per parcheggiare occorre andare nel parcheggio sotterraneo della piazza principale, con manovre millimetriche per muoversi e trovar posto. Di fronte alla piazza principale si apre una viuzza (Travieso do Progreso) in discesa piena ovunque di posti per ir de tapas, noi finiamo al O Pichi Caralo (6€), assaggiando tante cose, con un ottimo chorizo in umido su tutto. Poi in pochi minuti arriviamo a La Coruña, dove trovar da dormire non è impresa semplice. Non è la capitale della Galizia, però è certamente la città più viva e vi si trovano anche varie spiagge proprio in città, così è meta di turisti spagnoli oltre che città universitaria. Riusciamo a trovare una splendida sistemazione presso Hospedaje Los Potes (20€) nella città vecchia, se non trovate nessuno presso il posto rivolgetevi al bar Los Potes, dall’altra parte della plaza General Azcarraga. Il posto assomiglia più ad un piccolo appartamento che ad un hotel, veramente una grande sistemazione in città. Attraversato il centro cittadino, dove maxi supereroi troneggiano sui vari monumenti, arriviamo alla playa (in galiziano praia) del Orzan, dove le onde si mangiano la spiaggia e nemmeno i surfisti hanno il coraggio di cimentarsi con l’oceano. Così costeggiamo tutto il promontorio che va verso l’acquario e poi alla torre de Hercules, che leggenda narra sia stata costruita proprio da Ercole dopo aver distrutto una tribù locale. Molto più terra terra il grosso faro fu costruito dai romani come fortezza ed ora domina la città e si erge ad identificazione della stessa per le navi che qui passano. Cenare in città è la cosa più semplice del mondo, basta decidere quale degli infiniti posti si voglia testare ed il gioco è fatto. Noi finiamo al Rest. Adega os Arcos (13€) in città vecchia gestito da 2 ragazze gentilissime che ci propongono la scelta di salumi tipici della Galizia. La vita notturna, uno dei richiami principali della città, questa sera latita, tutti arrivano da una serata di devasto e per la vigilia di ferragosto è tendenza non distruggersi.
13° giorno
Colazione al bar Los Potes (2,5€ con paste giganti), poi partiamo alla scoperta dell’ultimo lembo di terra spagnola verso l’oceano in una splendida ed inaspettata giornata di sole. Prima tappa alla Ermida San Adrian, poi a Punta Roncudo che si raggiunge aggirando l’omonimo pueblito di Roncudo. Tappa poi a Cabo Vilan, promontorio dai forti colori ocra, scenograficamente molto spettacolare. Continuiamo lungo la costa per il paese di Camariñas dove ci fermiamo per pranzo gustando un buon pulpo e calamares rivedibili in uno dei tanti bar nei pressi del porto (10€). Da qui, direzione Muxia passiamo il paese per raggiungere Punta da Barca. Dominato dal santuario de Nuestra Señora de la Barca il cabo è toccato da un mare inaffrontabile, dove onde di oltre 3 metri coprono l’orizzonte delle barche che passano nell’oceano. Giochi di onde, spruzzi e similari sono il paradiso del fotografo, poi continuiamo per Cabo Touriñan, il posto più ad ovest della Spagna. Poche persone in questo luogo particolarmente tranquillo, a picco sul mare e col vento che ci ricorda che di fronte ci sarebbero solo giorni e giorni di navigazione verso le isole dei caraibi. Vissute le emozioni di questo luogo di confine ci spingiamo più a sud lungo un percorso segnato solo di tanto in tanto, verso quello che per i pellegrini del cammino di Santiago è il km 0, ed il linea molto teorica il luogo finale del continente (che sarà in Portogallo a Cabo de Roca tanti km a sud, ma strano che nessuno abbia mai notato che a soli 18km più a nord ne esista uno più spostato, evidentemente i troppi km a piedi creavano fatiche con annebbiamento della vista…). Cabo Fisterra è invaso da gente di ogni tipo, pellegrini a piedi (qui pochi per la verità rispetto a quanti se ne vedano da altre parti) e turisti vocianti in massa, facendogli così perdere molto del suo fascino. Ovviamente ci si trovano bancarelle che vendono paccottiglia di tutti i generi, mentre a Cabo Touriñan non c’era nulla, ma così va il mondo e forse è anche meglio, almeno certi luoghi preservano ancora intonsi la loro carica di ultimo punto di un continente. Rientriamo a La Coruña e per cena finiamo in una specie di vecchia trattoria locale, La Farola (13,5€), dove mangiamo la miglior empanada casera ma finiamo affumicati tra le tante sigarette fumate da tutti gli avventori e dai fumi della cucina che scarica tra i tavoli. La piazza della città vecchia è il luogo di ritrovo di questa serata così non serve nemmeno doversi spostare troppo. 
14° giorno
Colazione al solito bar (2,5€), e poi un giro verso il Castello di San Anton ora museo archeologico ed ad una strana costruzione fatta ad immensa H che domina il porto turistico. La città ha un importante porto mercantile per caricare il carbone ed i vari containers e già di prima mattina sono tutti all’opera. Ci giriamo con comodo la Ciudad Vieja, tra chiese, Jardin de San Carlos ed il museo militare. Sosta per ristorarci da Inspiracion (8€) e poi giro delle spiagge. Il sole va e viene, qui non ci fanno caso e se ne stanno in spiaggia tranquillamente, ma per noi non è una situazione troppo semplice. Così attendiamo che si metta al bello per poter affrontare la spiaggia, ma alla lunga dobbiamo cedere arrivando al termine della playa Riazon dove svetta lo stadio cittadino. Per 3€ si può visitare in ogni sua parte con un ragazzo non propriamente ferrato come guida. Ci racconta della trasformazione dello stadio per i mondiale del 1982, di come ne abbiano ricavato i palchi da vendere a caro prezzo ai facoltosi locali, ma sui successi della squadra di casa è assai lacunoso, tantoche 2 miei amici ne sanno ben più di lui. Visto che stare in spiaggia è ormai impossibile si finisce per fare il giro dei bar locali, in attesa di far arrivare ora di cena. Ci lanciamo al Rest. Zun (20€) in una parillada de mar, non semplice da mangiare ma muy rica. Questa sera nella piazza della città vecchia va di scena una specie di film girato da studenti locali, così prima che il posto si animi conviene far un giro nella zona prospicente le spiagge di Riazon e Orzan.
15° giorno
Colazione solita (2,5€), e poi in autopista raggiungiamo Santiago de Compostela in poco più di 30’. Cerchiamo da dormire in Rua do Pombal, dove ci sono varie pensiones e molte affittacamere che durante l’anno fanno da base per gli studenti dell’università. Troviamo posto dopo un po’ di tutti esauriti per 17,5€ in un posto con una vista fascinosa della celeberrima cattedrale. Dal nostro posto raggiungere il centro città è facilissimo, basta prendere Rua Da Hortas in salità alla destra della nostra sistemazione ed in 2’ si è in centro. La giornata è grigia e la gente una massa infernale, qui c’è il mondo e se possibile anche di più. Ovviamente tra curiosi e pellegrini siam tutti qui per vedere quella che molte guide definiscono come una delle più belle città del mondo. L’impatto con Praza do Obradoiro è notevole, se non fosse che uno sciame di gente si intruffoli ovunque. L’entrata alla cattedrale non è comunque dal fronte, occorre girare sulla destra, ma durante le cerimonie non si trova posta nemmeno per visitarla (a noi la cosa non fa certo dispiacere…), riuscendo comunque a visitarla con tutta calma nel pomeriggio. Quello che emerge del luogo è che al di là dell’importanza, sia a tutti gli effetti un grande mercato della religione. Tutto è in vendita, dal menù del pellegrino al bastone & conchiglia, insomma un grande affare ai danni di chi magari si è fatto 750km a piedi (a tanto corrisponde il percorso Roncisvalle-Santiago) e grazie tante per la fede! Sosta ristoratrice al Rest. El Girasol (11€), poi usciamo dal centro per raggiungere il Museo do Pobo Galego. Qui è ricostruita tutta la storia della popolazione locale, con indicazioni solo in galiziano (ma per ogni sala si possono trovare fogli con traduzioni in castillano ed inglese), con navi, abitazioni, costruzioni di ogni tipo come quella caratteristica per far essiccare il mais, il granoturco od il pane che fa da sfondo ad ogni immagine della Galicia rurale. Ma la perla del museo è un’altra, una triplice scala a chicciola assiemata, di colore ocra che regala una immagine stupefacente, spesso usata come simbolo della Galicia. In più il museo, ospitato nel ex convento de San Domingos Bonaval è gratuito. Per toglierci l’immagine di quel gran mercato che in fondo la città è, facciamo venir sera in un pub irlandese, giusto per staccare la spina dal grigiore della giornata e dalle visioni spente che la città regala. Per cena finiamo in un bar che ha ben poco da offrire se non un maxi televisore pronto ad irradiare le immagini dell’amichevole Spagna-Lituania di pallacanestro. Queso & jamon (10€) ci accompagniano assieme alla facile vittoria iberica, qui son tutti già convinti che vincere l’Europeo sarà un gioco da ragazzi, ma un mese dopo dovranno poi svegliarsi su quel terribile canestro dell’americano Holden (naturalizzato russo da Putin in persona) che a pochi secondi dal termine della finale gelerà un’intera nazione (sarebbe bello essere stati ancora nel Pays Basco per leggerne gli umori…) e regalerà alla Russia il primo importante trofeo dalla fine della Unione Sovietica. Durante la notte la cattedrale ed i monumenti prospicenti sono illuminati, così far foto è un vero piacere.
16° giorno
Facciamo colazione sotto alle nostre camere (2,7€) in una città ancora grigia, poi iniziamo a visitare la Costa da Morte di cui fan parte i Rias Baixas, ovvero i grandi estuari della zona sud della regione. Seguiamo la costa fino a passare alla Illa de Arousa, collegata al continente con un ponte di 2 km. Al di là di vedere l’estuario dal suo punto centrale, l’isola non regala nessuna visione particolare, la costa non è a picco come al nord e coi primi momenti di sole capiamo perché per i locali questi rias siano molto più battuti di quelli alti. Qui ci sono spiaggette spesso riparate, si può far vacanza comoda a differenza di quelli a nord, così sempre incontreremo molta agente. Dopo l’isola proseguiamo per Cambados, famosa per la Praza de Fefiñas ma soprattutto per il vino Albariños che si trova ovunque nelle numerose enoteche del pueblito. Continuiamo verso O’Grove e terminato il periplo del rias tappa a Sanxenxo per pranzo al Rest Riviera (15€), scelto per il televisore che irradia la gara di MotoGp della Repubblica Ceca (super Ducati e super Stoner), ma dalla qualità veramente bassa, cameriera a parte. Passando da Pontevedra ci sistemiamo presso Casa Alice (15€) splendida casa con belle camere e pulitissimi bagni decidendo di perlustrare anche il rias a sud, visto che in città c’è la festa del paese fatta da calcinculo, autoscontri e baracconate simili. Arriviamo a Cabo de Udra, che cromaticamente è uno splendore anche se il fascino di Cabo de Bares è tutt’altra cosa. Da qui si possono fare vari giri nei dintorni, ed al ritorno da una di questi ci fermiamo un attimo al cruceiro de Hio, considerato il più bello della regione. Da qui rientrando verso Pontevedra si segue il Ria do Vigo, coloratissimo e tranquillo perchè riparato dalla isla Cies. Questi luoghi, collegati ai problemi legati all’affondamento della petroliera Prestige, fecero da sfondo ad uno dei più importanti film spagnoli degli ultimi dieci anni, I Lunedì Al Sole del regista galiziano Fernando Leon De Araona. Storia di pescatori di Cies che improvvisamente si ritrovarono disoccupati a causa della marea nera, incapaci di qualsiasi altra attività che non fosse pescare, capeggiati dal mitico Santa, impersonificato alla perfezione da Javier Bardem. Chi ha “vissuto” quella pellicola non può guardare dal mirador Cotoredondo a questi posti col cuore sgombro dalle emozioni. Vigo, città industriale che volutamente saltiamo, è l’epicentro di quella vicenda che partiva dalla riparatrice Cies e trovava la sua quadratura del cerchio in Pontevedra. Dalla cima del mirador tutto si scorge, bracci di mare che paiono laghi, città dai bei colori che in realtà son luoghi industriali e terre incantate che fan tanto isola del tesoro. Per arrivare al mirador non ci sono indicazioni, occorre chiedere alla gente del posto. Prima di arrivare si incontra un piccolo lago che funge da luogo di ritrovo per picnic. Mentre scendiamo ci imbattiamo in una sfilata di vecchie Fiat 600 in fantastico stato e dai colori più incredibili. E’ tempo di rientrare a Pondevedra, dove causa festa del paese siamo costretti a parcheggiare a pagamento (9€ per sera e notte). Su insistenza di Pierre ceniamo in una pizzeria italiana, Il Piccolo (12€), pizza buona perché come ci dice il cuoco ormai per mangiare una vera pizza bisogna andare all’estero visto che tutti gli chef italiani hanno abbandonato il paese. Gli facciamo credere la cosa, così ci offre un giro di bevute. Per la città ci son palchi ovunque, ed in ogni piazza si suona e si fa festa. Peccato che nella piazza sotto al nostro alojamento inizino a suonare dopo l’una, cercando di turbare il nostro sonno ristoratore, in maniera peraltro vana dopo la lunga giornata di viaggio.
17° giorno
Colazione nel bar sotto a Casa Alice (alle 8 di mattina è quasi tutto chiuso, anche i forni tendono ad aprire verso le 10…) per 1,9€. Poi in autopista (12€) ci dirigiamo a Porto, passando un confine ormai inesistente, con unica accortezza quella di mettere indietro l’orologio di un’ora. Troviamo da dormire nel centrale Residencial Belo Suenho (20€) e recuperiamo un po’ di informazioni sulla città dal gestore del posto. Pranziamo in un cafè (5,5€) accorgendoci da subito che in Portogallo, gasolio a parte, i prezzi sono bassissimi. Scendiamo a piedi verso la Ribeira e sempre a piede attraversiamo il ponte in ferro Don Luis, simbolo della città, nella parte inferiore per andare nella zona delle celeberrime cantine che poi non è più Porto ma Vila Nova de Gaia. Visitiamo la Calem (2€) acculturandoci sulla storia del Porto, sui proprietari delle cantine (inglesi ed ora tante banche spagnole) e sui tanti tipi di vino che vanno sotto al nome porto. Alla fine della visita (a seconda degli orari si può avere in varie lingue, a noi per puro caso è toccata quella italiana) c’è il giro degli assaggi. Finito il giro di quelli standard si può richiedere di testare anche qualcosa di più importante, ma di cantine ce ne son talmente tante che non occorre esagerare nella prima. Facciamo tappa alla Noval, a fianco della più conosciuta Sandeman (3€, la più costosa) e poi saliamo verso la Croft per raggiungere la Taylor’s famosa soprattutto per la sua favolosa terrazza dalla quale si può dominare l’intera città di Porto. Nel vicino spaccio della cantina i ragazzi si comprano una bottiglia per evitare la perdita di tempo degli assaggi, e così rimaniamo a lungo a rimirare la splendida Porto da uno dei luoghi più indicati per farsela amare. Veniamo invitati ad andarcene alle 19 quando il ristorante della cantina apre, così rientriamo in città (Porto è tutta dislocata a nord del Douro) girandoci i vicoli della Ribeira. Le facciate di molti palazzi son tappezzati dai tipici azulejos, e tutta la zona è dichiarata patrimonio mondiale dell’umanità da parte dell’ Unesco (di solito di manica larga nel donare il suo lasciapassare, ma qui ci sta tutto). Verso l’imbrunire salgo i tanti scalini che portano dalla parte bassa a quella alta del ponte per raggiungere il Mirador do Morro. L’imbrunire porta con se i colori più belli possibili per fotografare la città, certo il punto scelto è decisamente esposto ai venti e la temperatura è assai diversa da quella del giorno ma ne vale la pena al 100%. Rientrando trovo da cenare presso la Churrasqueria A Brasa (6,3€ di fronte alla Igreja de S. Ildefonso) che ha prezzi differenti a seconda che si mangi a banco, nella sala interna o nella veranda. Unica cosa che accumuna le tre soluzioni è la qualità del cibo, sempre fantastica. Percorrendo vicoli che si riempiono di facce non particolarmente raccomandabili raggiungo il residencial. Effettivamente come in tanti vanno raccontando, la fauna notturna della città non è delle migliori, ma problemi non se ne abbiamo mai incontrati.
18° giorno
Doppia sveglia causa la non regolazione della stessa per la differenza dell’orario, colazione da Mr. Cafè (1,45€) poi con la metro (1,35€ a cui vanno tolti 0,5€ quando si restituisce la carta che serve per comprare i biglietti) raggiungiamo la Casa da Musica. E’ una costruzione moderna dove vi sono più sale per concerti e spettacoli e dove ci si può sbizzarrire nel comporre musica al computer (Mac, claro!). Da questo posto, nella zona nord-ovest della città rientriamo a piedi percorrendo Rua Cedofeita considerata la via dello shopping, arrivando nella parte alta del centro verso la Igreja dos Carmelitas. Un salto a vedere la stazione dei treni di San Bento che merita, poi sosta da A Brasa (8€) per un sostanzioso pranzo. Il pomeriggio lo investiamo girando il centro cittadino partendo dalla Cattedrale di Sé, percorrendo ogni vicolo che da qui si dirama verso la parte bassa della città, senza uno schema esatto, perdendoci nel mezzo di una città splendida. Porto è piena di bazar cinesi o indiani che fanno a gara nel vendere paccotiglia a prezzi talmente bassi che sembrano finti. Ovviamente c’è chi finisce per comprarci di tutto, anche una statua africana in legno alta oltre un metro. Solitamente il richiamo è costituito da sciarpe, magliette e altri gadget delle locali squadre di calcio, poi immancabilmente dentro hanno tutti le stesse identiche cose. A chi interessa un mercato di prodotti alimentari,c’è la possibilità di divertirsi con quello Do Bolhao a nord della stazione, anche se conviene passarci di mattina. Non ci sono solo prodotti alimentari, ma la prevalenza è quella. Sosta nella via del nostro residencial in Rua de Passos Manuel dove un negozio di scarpe ha 2 postazioni internet gratuite (non bisogna comprare nessun paio di scarpe…) e di sera cena di nuovo da A Brasa (9,5€) esagerando visto i prezzi bassissimi per piatti spettacolari alla griglia.
19° giorno
Colazione al Cafè Santiago (1,75€) uno dei pochi aperto, poi riprendiamo la macchina e iniziamo la lenta e lunga marcia di ritorno. Direnzione Leon in Castilla y Leon, Spagna, con prima parte in Portogallo in autostrada (3,6€), poi dopo pochi chilometri di strada normale parte una splendida e nuova superstrada che la nostra mappa non contemplava. Questa ci permette di risparmiare un sacco di tempo ed in breve siamo in Spagna (aggiungere un’ora) dove in autovia (quindi gratis) raggiungiamo Leon. Ci sistemiamo al Hostal Padre Isla (20€) e ci rifocilliamo al Rest. Zasca (10€) per iniziare la visita alla città. Prima tappa alla Real Basilica de San Isidoro, la più vecchia della città, poi andiamo al Hostal de San Marcos, un tempo convento ora lussuoso parador, dov’è possibile vedere il chiostro senza dover pagare nessun biglietto. Da qui rientriamo verso il centro della città (passando dove avevamo parcheggiato la macchina, visto che per la strada si paga fino alle 14 e poi dalle 16 alle 18 senza poter far un conto unico), dove svetta la famosa Catedral (strano ma vero con ingresso gratuito), poi direzione Playa Mayor per una visita del simpatico centro storico della città. Alle 18 iniziano ad aprire tutte le varie attività e la città si anima cambiando completamente volto. C’è gente ovunque, non fosse per il freddo stare sempre fuori sarebbe un piacere, ma occorre far sovente tappa tra un bar e l’altro, cosa non sgradita ai miei amici dall’autonomia di malto e luppolo scarsa… Per cena usciamo dall’ordinario e facciamo tappa presso il Rest. Gran Muralla, un cinese dal menù completo a 5,95€. Mangiamo anche bene per quella cifra, quindi tutto a posto. Il centro cittadino di notte si illumina e per chi ama fotografare diventa splendido, la cattedrale senza la marea di gente del giorno si trasforma in un soggetto perfetto, ma molti angoli della città meritano.
20° giorno
Colazione nell’unica cafeteria che troviamo aperta nei dintorni del hostal (2€) e poi di nuovo via in macchina in direzione Burgos. E’ tutta autovia, quindi gratuita, ed in circa 3 ore giungiamo a destinazione. Nonostante quello che si dice e che sta scritto un po’ ovunque, fa un freddo cane (minima che non va in doppia cifra…), comunque troviamo da dormire alla Pension Dallas (20€ con colazione) proprio di fronte all’ Arco de Santa Maria che fa da entrata alla città vecchia. Per risparmiare tempo pranziamo da Telepizza (6.15€) dove se si ordina una pizza grande ne regalano un’altra, ma vista la qualità la seconda se la son praticamente tenuta loro…Con un giro di 2 km raggiungo il Monasterio de S. Maria la Real de Huelgas, un convento di clausura del dodicesimo secolo visitabile solo con guida e scorta (che contralla che nessuno fotografi) dalle 16 alle 18 (5€). Il posto è interessantissimo, unico problema che siamo un gruppo troppo numeroso e bisogna vedere molte sale a gruppi e sentire i racconti della guida diventa complesso. Vista la prima parte, costituita da una chiesa a 3 navate, si entra in una seconda parte che mostra molti aspetti architettonici di chiara origine araba. Infatti uno degli architetti fu un moro e la maggior parte della manovalanza veniva da quei luoghi, così si può ammirare una costruzione che porta con se vaghe somiglianze con la celeberrima Alhambra di Granada. Rientro in città per trovarmi con gli altri così ci visitiamo la cattedrale. Ci sono 2 ingressi, dal fronte si può vedere solo una piccola parte di questo monumento considerato uno dei massimi capolavori del gotico mondiale, mentre dal lato (3€) si ha accesso a tutto il complesso. Visto l’interno, vale la pena farne anche tutto il periplo, per poi salire verso el Castillo (di cui ci son solo poche mura) dove si incontra un mirador per una vista completa della città. Peccato che nel momento della nostra ascesa ci fossero dei lavori prospicienti al mirador e le viste ne risentivano molto. La città ha poco altro da mostrare, se non la statua del mitico Cid, considerato a torto o ragione il libertador. Senza entrare troppo nei dettagli, sconfisse gli arabi nell’undicesimo secolo liberando la città e ponendosi a capo del suo governo. Ma fu al soldo del miglior offerente, cristiano come arabo (il nome Cid deriva proprio dall’arabo Sidi), poi la mitologia dei vincenti ce lo ha consegnato come l’eroe della liberazione del nord della Spagna. Alla ricerca di un posto non troppo costoso in questa città da “comitive da cattedrale” ci imbattiamo nel Cafè Alvaro (14,7€) finendo su di una paella che passa giusto lo standard di quella in busta e poco più. Il freddo pungente della tarde castillana ci spinge dopo pochi passi verso la Pension.
21° giorno
Colazione nel cafè sotto alla pension degli stessi proprietari poi via autovia&autopista (8,35€) raggiungiamo Pamplona (o Iruña) capoluogo della Navarra. In pieno centro storico troviamo da dormire presso Pension La Viña (15€) gestito da un vecchio che non ha nessuna predisposizione alla pulizia. Il posto, in pieno centro storico, si raggiungerebbe anche in auto come molti ci indicano, ma dopo innumerevoli prove desistiamo parcheggiando a pagamento (10€). Ovunque c’è la polizia, veniamo poi ad imparare che a Durango, meno di 100km da qui, l’ETA ha fatto scoppiare una bomba che non ha provocato morti ma fatto danni a macchine e ad una caserma della guardia civil. Pranzo al Rest. La Viña (10€, nessuna parentela con la Pension) per poi immergerci nella cittadina famosa per la Feria de San Firmin di inizio luglio. Descritta da tanti, fra cui Ernest Hemingway, la città vive molto di questa manifestazione. Ovunque son visibili ed in vendita foto della corsa dei tori (Encierro), i souvenir sono sempre riconducibili a quell’evento, ed anche lungo le strade ci sono le indicazioni del percorso che fanno i tori quando vengono liberati dal Coralillos de Santo Domingo fino alla Plaza de Toros. Camminando lungo il percorso fa impressione pensare che enormi tori possano correre per queste strette ed acciotolate viuzze, ed ovviamente l’idea di assistere alla feria diventa fortissima. Si può passeggiare sul bastione delle mura dietro la cattedrale, nei cui paraggi ci sono alcuni bar stile San Sebastian, con rivendicazioni di persone basche in carcere e indicazioni per manifestazioni in programma nei prossimi giorni. Ovviamente il tutto in basco, ma in generale il clima è differente dalla Guipuzcoa, indubbiamente la provincia più chiusa e “dura” della zona. E’ bello girarsi le strette viuzze del centro senza un percorso stabilito, tanto si finisce sempre per tornare nella piazza centrale. Verso sera Pamplona si anima, e la vicinanza coi Paesi Baschi (per gli autonomisti non è vicinanza, la Navarra è una regione dello stato Basco) la si nota vedendo i vari bar. E’ un fiorire di banconi coperti da ogni genere di tapas, con prosciutti appesi e gente ovunque. Ceniamo al Rest. Okepi (12,8€), poi un’ultimo giro in una città spagnola. 
22° giorno
Sarà che ci alziamo troppo presto perchè dobbiamo far molta strada, ma a Pamplona alle 8 di mattina non ci è possibile far colazione nel centro storico, tutto chiuso. Rimediamo così in autostrada (4€ prezzi già europei…) in direzione San Sebastian. Raggiungiamo il confine francese dopo 3 caselli e 4,75€. Ovviamente sulla costa piove e fa freddo, mentre dopo pochi chilometri di Francia il sole si presenta al solito caldo e costantemente presente. Per noi questo sarà un giorno di spostamento, cerchiamo di fare più chilometri possibili verso casa, fermandoci solo all’area di servizio Haute Garonne (6,5€) per mangiare qualcosa in mezzo ad una confusione di gente impensabile. Proviamo a fermarci prima di arrivare a Cannes, tra colline verdi che profumano di mare, ma trovare da dormire pare impresa titanica, così dopo aver girato luoghi da douce France decidiamo di continuare per una grande città. Dopo 9 caselli (e 61€ spesi in quei caselli…) raggiungiamo i paraggi di Antibes dove passiamo la notte in un Formula 1 (17,3€). Sono quei posti anonomi dove fermandosi si incontra tutto, così ceniamo presso un Courtepaille (15€) mangiando anche bene. Ma il posto nel suo complesso è di un’anonimo e spersonalizzante imbarazzante. Dopo la bolgia di Santander, gli angoli di Galicia ed il calore di Porto il luogo dove mi trovo mi suona talmente di falso che son contento di andarmene a dormire senza vedere null’altro della zona. 
23° giorno
Altra sveglia di buon mattino e partenza immediata in direzione Italia che raggiungiamo dopo 40’ e 3 caselli per 4,6€. Colazione in autogrill (3,5€) e poi autostrada diretta sino a Modena (27,6€) dove scarichiamo Pierre dopo oltre 4 ore di viaggio senza incontrare il minimo traffico. Ultimi 30’ per raggiungere Bologna e terminare gli oltre 6000 chilometri del giro atlantico. Una Spagna differente dal solito clichè conosciuto, che presenta realtà dalla forte collocazione territoriale come il Paese Basco e la Galicia. Due mondi a parte ed entrambi di confine che hanno nel loro mezzo la parte più vecchia ed autentica della Spagna, quelle Asturie che fungono da simbolo di uno stato e di una corona. Non si può certo dire che il tutto vado comunque tranquillamente avanti, basta ricordare la bomba di Durango durante il nostro viaggio, ma per un viaggiatore questi aspetti sono sicuramente un valore aggiunto agli splendidi scenari che la costa regala agli occhi ed al cuore.

Per info
Luca 
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