ARGENTINA-CILE 2006


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Luca

GENNAIO 2006
 

 


Canale Beagle, alla fine del mondo, tra Ushuaia in Argentina e Puerto Williams in Cile.


2 note di commento
:

il viaggio si è svolto tra dicembre e gennaio, all’inizio dell’estate australe,il periodo migliore per visitare il sud del continente americano.Il tempo è al suo meglio e le vacanze dei cileni e degli argentini non sono ancora iniziate (vanno indicativamente da metà gennaio a fine febbraio).I prezzi riportati, quando non indicato, si riferiscono sempre a persona.Indicativamente un euro vale 600 pesos cileni e 3,6 pesos argentini.In entrambi i paesi tutto è molto pratico, semplice e di facile accesso ai viaggiatori, purtroppo l’emergente e rampante economia cilena fa si che i prezzi si stiano alzando in maniera spaventosa (in un anno il peso si è rivalutato del 25% sull’euro), mentre in Argentina più si risale più i prezzi diventano bassi.I collegamenti sono sempre ottimi, ma per scendere il Cile (in corrispondenza del ampo De Hielo Del Sur)c’è il problema che non esistono strade, quindi siete vincolati a prendere un mercantile oppure l’aereo, sempre se non andate via terra per l’Argentina.I km sono molti e gli spostamenti prendono molto tempo, verificate sempre con anticipo la combinazione migliore.  

1° giorno

Ritrovo all’aereoporto di Bologna, da dove partiamo con voli differenti a seconda dei giorni di ritorno.In 2 abbiamo un volo AirFrance, in 3 Iberia mentre un’amica è partita il giorno precedente con Iberia. AirFrance ha orari certi e ottimi aerei, ma scopriamo che sul Bologna-Parigi non viene più servito cibo, forse per adattarsi alla concorrenza dei voli a basso prezzo. Arriviamo al CdG puntuali, e da lì prendiamo il volo con destinazione Santiago via Buenos Aires.L’aereo è un moderno 777 dotato di schermo personale giochi e ogni possibile intrattenimento per le 17 ore di volo (scalo compreso).

2° giorno

Dopo la sosta a Buenos Aires arriviamo a Santiago in perfetto orario dove ci ricongiungiamo  tutti e 6.All’aereoporto ci sono 2 bancomat dove prelevare, poi con Turbus (1300p) arriviamo in centro alla città. Cerchiamo da dormire nella zona Concha y Toro, un quartiere bohemien vivo ed interessante. Tutte le strutture da noi cercate sono piene, così rimediamo un posto all’ Hotel Saturno un luogo ad ore che però ci cede l’ultimo piano ad un prezzo abordabilissimo (3000p).Iniziamo la visita del centro, Marco ed io reduci dall’anno scorso facciamo un po’ da guida così arriviamo alla “solita“ Moneda e da lì alla Plaza de Armas.Poi dopo aver cercato inutilmente presso alcune agenzie di organizzarci per il viaggio in mercantile, iniziamo a scoprire un’altra zona della città tenendo il Parco Balmaceda come riferimento geografico.La città come ricordavamo offre poco, moderna, ordinata ma poco caratteristica.Per cena ci trattiamo bene alla Vacas Gordas (9000p), paradiso della parilla.

3° giorno

Prima meta La Chascona (2000p), la casa cittadina di Pablo Neruda, così chiamata in onore della chioma della sua terza moglie. E’ un luogo su più strutture fatte sempre a forma di nave, con all’interno svariate opere di artisti internazionali donate alla scrittore cileno.Poi giro sul Cerro Santa Lucia da dove si può avere una visone d’insieme di tutta la città.Non che sia una vista mozzafiato, ma il parco merita una sosta.Poi con un bus al Parque Por La Paz.Questo parco altro non è che il luogo in cui sorgeva Villa Grimaldi, terreno requisito dalla DINA all’omonima famiglia italiana e luogo delle più atroci torture al tempo del regime di Pinochet.Qui venivano portati i più pericolosi avversari politici, non troverete quasi più nulla se non la torre dove venivano rinchiusi e torturati molti prigionieri.Il luogo è stato anche scenario di speculazioni edilizie legate al vecchio regime.Fa impressione il fatto che quasi nessuno sappia nulla di questo parco, arrivarci non sarebbe difficile (45 minuti dal centro in bus), se solo qualcuno sapesse indicarci dove sia.Una visita merita, non si paga nulla se non una offerta libera alla fine.Nel fine settimana vengono fatti concerti serali in uno scenario da teatro naturale.Per cena rientriamo in città e ci fermiamo ad una Fonte de Soda (5000p), prima di raggiungere la stazione dei bus dove partiamo per un viaggio notturno con destinazione Valdivia. Pulman bus ha una offerta a 15000p, così partiamo per questo viaggio di 10 ore.

 

4° giorno

Valdivia è segnalata come la perla del Cile, la città con più storia coloniale di tutte, ma nel centro di tutto questo c’è poca traccia.Alcune tracce si troveranno solo alla foce del fiume che raggiungeremo nel pomeriggio, dopo aver pranzato da Donde Emo (4700p) finalmente a base di pesce ed aver trovato un viaggio per i prossimi 3 giorni nei laghi dell’Araucania. Per raggiungere i luoghi dei colonizzatori utilizziamo una barca che parte dal mercato centrale,regolarmente assaltato dai locali leoni marini.Riusciamo a strappare un prezzo di 6000p ed in circa 2,30h raggiungiamo Isla Mancera.Qui si trova un forte di origine spagnola che controllava l’accesso a Valdivia, incrociato a quelli delle 2 vicine località di Corral e Niebla. Per entrare al forte si pagano 600p, si trova ancora in buono stato l’antica polveriera che in un secondo tempo fu utilizzata dagli spagnoli per rinchiudere gli ammutinati delle loro navi.Da qui con un traghetto (600p) raggiungiamo Corral, dove visitiamo un altro forte, questo con entrata gratuita.Infine con un altro traghetto arriviamo a Niebla, dove però non abbiamo più tempo per visitare il terzo forte.Dobbiamo prendere l’ultimo bus per rientrare a Valdivia in circa 30 minuti (300p).Cena da Mucho Gusto, una hamburgheria alla cilena che sconsiglierei anche al mio peggior nemico (1000p).Dormiamo al Residencial Rosa Uribe (3500p), che si è presentata alla stazione dei bus per offrire il suo residencial. Questa è cosa comune in Cile, si può andare a vedere senza nessun impegno il posto, poi una piccola trattativa ci sta sempre ma non si può pensare di ottenere prezzi come in altri luoghi del sudamerica.

5° giorno

La nostra guida è in realtà un autista volenteroso ma per nulla pratico di viaggi.Si chiama Jorge, ha uno splendido furgone da 9 posti dove alloggiamo comodamente tutti e 6 più lui alla guida.I 3 giorni ci costano 56000p, che qui sono tanti soldi, ma viaggi di 3 giorni totalmente indipendenti non ne abbiamo trovati.Prima tappa a Villarica, dove però il tempo non è buono e l’omonimo vulcano non è mai visibile.Lasciamo i bagagli presso le Cabańas Don Juan (7000p),un luogo troppo bello per noi, e poi ci fermiamo a pranzare presso El Turista (4000p).Ci spingiamo poi a Pucon, luogo più caratteristico della zona dove pare di starsene in Germania ma dove ci fermeremo nella serata perché prima raggiungiamo il Lago di Caburgua e i suoi Ojos.Sul lago si può fare un giro in pedalò, si ha l’impressione di essere nel mezzo delle Dolomiti, e fa una certa impressione sentir parlare spagnolo e non tedesco! Proseguiamo poi per il Parque Huerquehue (2500p, per cileni) dove si possono vedere interessanti cascate.Il tempo non è il massimo così i colori non rendono molto interessante la camminata.Rientriamo a Pucon dove la maggior parte delle case sono costruite stile baite di legno, tutte ordinate e pulite, con vie perfette e piene di fiori alle terrazze per poi tornare a Villarica a cena da Vidalba del Carmen (3600p).

6° giorno

Partenza di prima mattina verso il Lago Calafquen, Jorge si è informato e si può fare il giro del lago e rientrare poi verso Panguipulli senza dover ritornare per la stessa via.Il sole inizia a farsi vedere, regalandoci splendidi squarci nel mezzo di verdissime foreste.Oggi il vulcano Osorno è visibile in tutta la sua magnificenza e ci farà a lungo da riferimento.Un breve giro della cittadina di Osorno non aggiunge nulla al nostro viaggio (se non scene spettacolari di Jorge che non trova la città!!),così proseguiamo velocemente per altre zone tra i laghi. Entriamo al P.N. Puyehue con destinazione Aguas Calientes, terme naturali dove si può andare a bagnarsi in acque caldissime e poi gettarsi in quelle gelide del fiume che scende direttamente dai ghiacci del vulcano.Per entrare si pagano 500p, se non avete una sciugamano dovete aggiungere 1000p, poi potete usufruire dei servizi igenici e delle docce calde.E’ una esperienza tonificante totalemente consigliabile.Rientriamo a Entre Lagos presso le Cabańas Kalfupuilli (4200p), dove c’è a disposizione una splendido Quincho.La cosa ci da l’opportunità di farci una parilla grandiosa e finalemente il “genio” di Jorge trova la sua vera applicazione.Per una sontuosa parilla e la colazione spendiamo sui 3000p.

7° giorno

Prima meta è il Lago Llanquihue, molto turistico e meta di svago dei cileni locali.Prima sosta a Frutillar, ennesima enclave tedesca, luogo tranquillo con vista mozzafiato sull’Osorno, poi via verso Puerto Varas, la Rimini della zona dei laghi.Anche qui l’aspetto è di cittadina tedesca, ma c’è molta più vita  ed i rumori ritornano quelli del sudamerica.La vista dei vulcani che si alzano dal lago è fantastica, ci dicono che siamo particolarmente fortunati perchè pochi giorni all’anno il cielo è così terso.Facciamo 2 chiacchere con una coppia francese che si sta girando il sudamerica sulla loro BMW, potente moto adattissima a queste avventure.Ripartiamo per il P.N. Vincente Perez Rosales (1200p) con stop ai salti di Petrohuè.Qui la vista dell’Osorno è al suo massimo.Quando il vulcano scoppiò la lava raggiunse il sottostante fiume e solidificandosi formò numerose barriere che ora vengono scavalcate dalla forza dell’acqua, creando mulinelli impressionanti, il tutto sempre sovrastato dal vulcano.Procedendo fino al termine della strada si raggiunge il lago Todos Los Santos, con un chiarore delle acque pazzesco.Svariate corse di aliscafi collegano il posto col confine argentino, questo è il passaggio più veloce per arrivare a San Carlos De Bariloche una delle mete più conosciute della Ande argentine.Da qui il nostro viaggio con Jorge arriva alla fine, meta Puerto Montt.Ci facciamo scaricare presso Hosteria Casa Gladys (4000p), luogo simpatico ed alla mano.Cena a La Caleta (2700p) nel centro cittadino basso.

8° giorno

Colazione presso La Nave (1500p), poi giro di Puerto Montt alla ricerca di una combinazione che ci possa portare col Navimag a Puerto Natales magari passando per la Laguna San Rafael, il tutto però dopo essere stati all’isola di Chiloè. La cosa si rivela particolarmente difficile da realizzare, il Navimag viaggi solo di lunedì, mentre per la Laguna ci sono pochi passaggi, costosissimi (sui 300 dollari) e non hanno giorni costanti.In più per andarci bisogna raggiungere Puerto Chacabuco che si trova sulla Caretera Austral raggiungibile solo con un giorno di viaggio.Alla fine nessuna combinazione ci riesce, bisognerebbe fermarsi per 2 settimane, così andiamo direttamente agli uffici della Navimag a prenderci il biglietto per Puerto Natales(303€, sconto 10% per studenti, pagabile con carte di credito ed anche con bancomat).Il Cile del Sud non ha strade nella zona del Campo de Hielo del Sur, le alternative sono via strada per l’Argentina, oppure in aereo o infine quella più tipica col mercantile.E’ per questo che già da casa avevamo deciso che questa sarebbe stata la nostra via.A questo punto decidiamo di partire subito per l’isola di Chiloè con Quellon bus (3700p) destianzione Castro.Il traghetto è compreso nel prezzo, si può scendere a godersi il panorama o starsene in bus, il tutto dura meno di 30’ . C’è un sole fantastico e lo spaccato dell’isola sembra delizioso. All’arrivo a Castro veniamo presi d’assalto da chi ci vuole offrire il proprio residencial, e dopo una lunghissima contrattazione nei minimi particolari (fino a quante uova mangiare a colazione) scegliamo il Cordillero (4000p, con internet gratis, e rammendo cappelli compreso, vedi Cristian!!).Cena spettacolare a La Nave (2350p), dove a tarda serata siamo gli unici clienti e la proprietaria inizia a parlarci dell’isola e delle sue usanze.Piatto provato, la Pichanga , tipica specialità dell’isola.

9° giorno

Con l’organizzazione di Miguel “descansa”Angel (10000p)procediamo ad un giro dell’isola verso il P.N. e presso alcune delle più antiche chiese in legno dell’isola (si parla siano 150, patrimonia mondiale decretato dall’Unesco). Prima tappa a Nercon, poi Chonchi dove possiamo fermarci anche al museo del paese (ricostruzione di una tipica casa chilote).Da qui partiamo per il parco con sosta a Cucao, ennesima chiesa in legno e visita al cimitero che è la riproduzione del paese, con vie, chiese e case, proprio come fosse luogo di vita.Il P.N. non è niente di più che un insieme di alberi ed erbacce, molto più spettacolare si rivela la spiaggia dei fossili con l’oceano che fa la voce grossa.Miguel ha tempistiche boliviane, così possiamo ammirare ogni dettaglio dell’isola ma arriviamo tardi per poter vedere le tipiche palafitte di Castro.Si fa fatica anche a trovare un ristorante aperto, in molti non servono più da mangiare ma solo da bere o donne di facili costumi! Troviamo però Donde Pepe (4.700p)che serve una specialità di salmone ripieto da leccarsi i baffi.Le coltivazioni intensive di salmone stanno soppiantando la storica pesca in mare che era la tradizione principe dell’isola.Ma la grande richiesta di salmone da parte di Cina e Giappone ed i loro soldi facili ha la meglio nei confronti della tradizione.

10° giorno

Di mattina presto andiamo a vedere le famose palafittte, poi visita alla iglesia de San Francisco tutta di legno, anche i grandiosi interni e poi via verso Achao, piccolo paesino nella zona più a est dell’isola.Qui arrivano tutti gli abitanti delle piccolissime isole vicine a far compere e a vendere le lore cose, c’è movimento e tanti colori.Poi rientriamo veso Curaco de Velez, caratteristico ma vuotissimo ed infine Dulcahue che per gli isolani è il primo paese di terra ferma, visto che prima ci trovavamo su isolette di Chiloè(per i choliti l’isola è continente, un mondo loro a parte di tutto e andandoci vi lascierà proprio quell’idea).Sempre coi bus locali (tutto il giro costa sui 1800p) rientriamo a Castro per regalarci una succulenta cena presso Palafitos, uno dei ristoranti di Castro che danno sul mare e sono costruiti su enormi palafitte.Proviamo il curanto, il piatto più chilota che esista.Un trionfo di disumane cozze, enormi vongole, altri molluschi sconosciuti assieme a carne di maiale affumicata e pollo.Il tutto in un brodo di una bontà assurda che viene anche servito a parte assieme a pane caldo.Spettacolo assoluto, un piatto da mangiare assolutamente per capire l’essenza dell’isola,Questa clamorosa bontà ci costa in tutto 4200p.

11° giorno

Con Quellon bus (1300p)andiamo ad Ancud, nel nord dell’isola ed alloggiamo presso Hospedaje Don Luis, ed essendo vigilia di natale si appresta alla grandissima parilla della notte con protagonista assoluto l’agnello.In via del tutto eccezionale possiamo cenare con loro (3500p), però prima visitiamo i dintorni del paesino.La camminata che raggiunge la collina dominate il villaggio regala viste fantastiche, la giornata è talmente bella che si può ammirare la catena delle Ande col solito Osorno a dettar legge.Nel pomeriggio andiamo a visitare una folta pinguinera nei dintorni (8500p).Ci vuole circa un’ora di bus per arrivare, poi si sale su di un gommone per avvicinare le isole dove vivono 2 specie di pinguini, gli Humboldt ed i Magallanes.E’ una cosa più unica che rara questa convivenza, anche se entrambi si riproducono solo con la specie simile.Riusciamo a distingue le differenze tra un a specie e l’altra anche noi, poi rientriamo sulla terraferma per andare a far visita a Serafin Gonzales, un anziano chilote che da secoli (guardatelo poi dategli un’età) raccoglie sassi, fossili e reperti animali.C’è anche un’enorme scheletro di balena, impressionate e bellissimo, ma ci sono anche sassi del tutto insignificanti.Non si paga nulla, va fatta una offerta direttamente a Serafin, che vi ringrazierà enormemente anche per la più piccola moneta che gli darete.La cena di natale è una spettacolo, c’è tanto di quell’agnello che ci trasformiamo in lupi abruzzesi, perdendo il dono della parola ed iniziamo a ingurgitare carne come non mai, il tutto mentre Don Luis ci regala scene indelebili.Dimenticavo, feliz navidad!!!

12° giorno

Il giorno di natale ci concediamo una sveglia ritardata e dopo colazione ce ne andiamo a Playa Gruesa. Verso le 11 non c’è nessuno, evidentemente i festeggiamenti sono stati molto pesanti. Il mare è quasi impraticabile, Arma Cristian e Giulia ci si buttano più per farsi fotografare che per il gusto di nuotare e ben presto riguadagnano la sabbia.La temperatura si alza fino ai 30°  e la spiaggia si popola ma noi dobbiamo tornare a Perto Montt con Quellon bus (2500p).Mentre attendiamo il bus notiamo che il regalo più gettano per i ragazzini locali è stata la bicicletta.A confronto dei nostri cellulari o delle playstation, ci sembra che qui siano molto più evoluti di noi.Ci fermiamo a dormire dal cognato di Don Luis (4000p)che ci viene a prendere alla stazione dei bus.Il suo nuovo residencial è piuttosto fuori, ma ci permette di usare la cucina e gentilmente ci accompagna al supermarket.Incredibile ma vero ne troviamo uno aperto così riusciamo a mangiare una buona pasta asciutta (1500p con colazione).

13° giorno

Ultimo giro a Puerto Montt, prima di mezzogiorno dobbiamo andare a fare il check-in,mentre alle 14 dobbiamo portare gli zaini che verranno imbarcati sul Navimag a parte e li ritroveremo al posto che ci viene assegnato per dormire.Il tutto procede lentamente, ma chi ha fretta non sarebbe qui a prendere il mercantile.Partenza in ritardo di 2 ore, ma visto che staremo qui sopra quasi 3 giorni, 2 ore non spostano nulla.Il tempo è fantastico, così si può stare sul ponte della nave, dove si trova anche una immensa scacchiera.Il Navimag è a tutti gli effetti un mercantile che va da Puerto Montt a Puerto Natales una volta alla settimana, ci sono alcune cabine con bagno privato, alcune con bagno in comune e svariati posti in dormitorio.Sono tutti molto belli ed i bagni sempre puliti e liberi.Da questo punto di vista sembra quasi una piccola crociera.C’è una grande sala pranzo dove si mangia su 2 turni ed un piccolo bar con alcuni giochi tipo carte, domino e poco altro.Ci sarebbe anche un po’ di animazione ma a dire il vero non ce ne siamo mai accorti.Gli spazi comuni finiscono qui, se il bel tempo dovesse latitare a parte il posto letto diventerebbe un problema il dove stare.Intanto inziamo a navigare tra il continente e l’isola di Chiloè con un sole meraviglioso a regalarci tramonti infuocati e cime andire rosa confetto.Per cena lasagne, se si ha fame sono anche buone.

14° giorno

I canali si fanno più stretti, la navigazione però rimane sempre tranquilla, anche se lo spauracchio è atteso per fine pomeriggio.Dopo essere entrati in mare aperto dovremo tagliare il Golfo de Penas che solitamente rispetta le caratteristiche del suo nome.Il tempo rimane splendido così rimaniamo sul ponte della nave.E’ bello sentire le storie di tutti coloro che sono sul mercantile, si mischiano esperienze in forte contrasto.C’è il gruppo organizzato dei tedeschi e Marco da Forlì che sta girando tutti i parchi della Patagonia, ci sono degli austrosvizzeri che passano il tempo a bere e la coppia italiana che vive in Brasile e si regala il viaggio dietro casa.Ogniuno ha la sua storia ed è alla ricerca di emozioni estreme verso quella fine del mondo che esalta tutti.A parte il cibo, di qualità scarsina ma abbondantissimo, tutto fila liscio.Il mare aperto si fa sentire, e verso sera il mercantile inizia a muoversi un po’ troppo.Dopo aver provato a far passare il tempo giocando a carte, cerchiamo di bloccare il movimento scendendo in coperta e ci sdraiamo a dormire.Nessuno accusa problemi, tutto fila liscio verso la giornata più intensa del viaggio.


Il tango nel quartiere popolare del porto di Buenos Aires, la Boca

15° giorno

Di prima mattina arriverermo a Puerto Eden, un piccolo ed incantato paesello all’interno del P.N. Bernard O’Higgings. Non ci sono strade ed è collegato col resto del paese solo via nave, un giorno di navigazione sia veso sud che verso nord.La sensazione di essere lontano da tutto è forte, ma il posto è bello e bene o male c’è tutto.Per sbarcare bisogna passare su barche dei pescatori locali (3000p), poi dopo 2 ore si riparte.Gli abitanti del paese ne approfittano per caricare cose da vendere nel continente oppure salgono per andare a far visita a parenti sulla terraferma.Dopo mezzogiorno avvistiamo il  ghiacciaio Pio XI ed in estate il Navimag fa una deviazione per portarci a vedere il fronte del ghiacciaio. Sembra una cosa da nulla, poi piano piano ci accorgiamo della sua imponenza.Ad un certo punto sembra quasi che ci inglobi, lo spettacolo è impressionate e l’aria che ci arriva è di un gelido che solo la nostra curiosità dettata dal luogo spettacoloso ci permette di non sentire.Quasi 2 ore passano in un battito di ciglia, rientriamo in mezzo ai canali magellanici scortati da un numero infito di delfini, ed ogni tanto incrociamo alcune balene.Ultima notte in nave, premiati col cibo da un salmone mangiabile.Ultimo giorno e notte di festa al bar, festa come può esser quella di un mercantile, dove c’è chi scambia birre per sigarette. A proposito, prendetevi scorte di ogni tipo da terra, sopra tutto costa molto.Non vi faranno storie nel salire, noi avevamo 3 taniche di acqua ed una cassa di birra, oltre a cioccolate di ogni tipo.Gli armadietti dove riporre gli zaini sono molto ampi e contengono di tutto.

16° giorno

La sveglia è alle 6:00, c’è da passare la angostura più stretta di tutto il percorso, solo 80 metri di larghezza, e deve essere fatto alla luce del giorno.Poi subito dopo colazione entriamo nel fiordo de Ultima Esperanza e sbarchiamo a Puerto Natales. Il posto è ancora un piccolo villaggio, pieno di ristoranti, residencial e soprattutto agenzie per le spedizioni al P.N. Torres del Paine o al El Calafate.Trovato da dormire presso Hostal Knudsen (gestito da un figlio di emigranti danesi col quale passeremo una lunga nottata a parlare della situazione storica cilena; e ammetto che è dura sopportare le dissertazioni di un filo Pinochet nascosto in questo angolo di mondo), ci organizziamo l’escusione al Paine.Il luogo pare sia il centro turistico più trafficato dell’intero Cile, non è facile organizzarsi tra posti pieni, viaggi annullati per via delle festività e prezzi in stile Islanda.Puerto Natales non è un paese splendido, ma è incastonato in un luogo veramente bello, a ridosso di grandi montagne coperte di neve e regala viste di nuvole stile dischi volanti.Dimenticavo, alle 23 c’è ancora il sole.Cena sontuosa presso Don Jorge, con cordero al palo ed ogni possibile leccornia (7300p),ma attenti ai costi, si rischia di spendere come in centro a Bologna.

17° giorno

Con JBA trasportes (15000p i/v,comprato presso el Hostal) partiamo per il P.N. Torres del Paine.Qui tutto costa come l’oro, dimenticate di essere in sudamerica, vi fanno pagare anche le buste dello zucchero!Entrare al parco costa 10000p,poi il bus vi può scaricare in 3 punti, all’ingresso,all’imbarco del catamarano oppure al termine del percorso.Noi prendiamo il catamarano (18000p i/v) per attraversare il lago Pehoe e raggiungiamo il camping che si trova presso il rifugio.Avevamo prenotato le tende da Puerto Natales, così le troviamo già montate.Una doppia costa 6500p,il posto nel camping 3500p poi se non avete sacco a pelo e materassino dovete aggingere circa altri 5000p (noi ne eramo provvisti, quindi non so il costo esatto).Da qui il percorso più bello per una giornata è quello che va verso il lago/ghiacciaio Grey.Andata e ritorno sono 22 km , in 7 ore si fa.Non è particolarmente difficile, c’è solo una mezz’ora di pietraia ma non spaventatevi.Il tempo non è il massimo, ogni tanto piove, ed i colori sono spenti così la vista del ghiacciaio non è spettacolosa come si poteva immaginare.Rientrati usufruiamo dei bagni che sono gratuiti, ma affrettatevi perché se aspettate che faccia buio poi trovere anche le luci spente.Noi avevamo preso il cibo da Puerto Natales, in alternativa c’è un piccolo spaccio carissimo, in media le cose costano3/4 volte di più, oppure il ristorante del rifugio sempre a prezzi improponibili.

18° giorno

Ascoltati gli orari della cena presso il rifugio (è l’ultimo giorno dell’anno, vorremmo non dico festeggiare ma almeno mangiare decentemente) partiamo verso il campamento italiano.E’ un bel giro di circa 16km, oggi c’è il sole ed i colori dei laghi sono impressionati.Il Pehoe pare finto ed anche a noi non sembra sia lo stesso del giorno prima.Mentre camminiamo iniziamo a scorgere i corni del Paine, le famose torri si vedono solo dalla laguna Amarga (i bus in entrata si fermano appositamente) e dal belvedere dopo il campamento cileno nel lato opposto del parco.Da qui si può salire al campamento britannico, circa 1:30 ma il percorso si fa difficoltoso, poi altri 20 minuti per arrivare al belvedere dei corni.Tutto questo giro misura 26km, molto più impegnativi di quelli in direzione del lago Grey.Al ritorno al rifugio c’è stato un cambio di orari così non ci danno da mangiare, rimediamo qualcosa presso lo spaccio a prezzi assurdi (3500p) per un po’ di tonno e del salame di qualità appena passabile.C’è un quincho dove si può far da mangiare ma occorre avere pentole e posate.Grazie ad una gentilissima coppia di Bressanone (dal passo montano pauroso!) scrocchiamo un caffè e della birra per festeggiare l’anno nuovo.Ci sarebbe anche il bar del rifugio, ma a mezzanotte nessuno si affaccia al bancone nonostante le interperanze di Cristian che ricorderà a lungo lo scoccare di questa mezzanotte.Dopo si può trovare anche un po’ di festa, se proprio così la volete chiamare.

19° giorno

Potremmo anche dormire a lungo visto che la prima corsa del catamarano oggi non c’è, così dobbiamo aspettare le 13 e quando arriviamo all’entrata del parco è troppo tardi per andare al campamento cileno.Non ci rimane che scendere poche centinaia di metri a piedi fino a vedere le famigerate Torri del Paine.Si riprende il bus per rientrare a Puerto Natales, dove ritorniamo presso lo hostal di Oyarzto.Fortunatamente gli è arrivata la voce che non saremmo tornati il giorno prima, comunicazione inviata via radio da un guardiaparco ad una amica che avrebbe dovuto avvisare una persona nell’agenzia di fronte allo hostal e da lei al proprietario.Ma radio bemba ha funzionato, così possiamo tornare a “litigare” col danese, che però racconta anche storie di qui, ovvero della fine del cono austral dove tutti alla fine arrivano.Cena presso ristorante Tierra del Fuego (5000p), vicino al porto.Qui i posti non sono eleganti come in centro ma sono molto più caretteristici.

20° giorno

Alle 7:00 parte il bus della Pacheco con destinazione Ushuaia (22.500p).Non c’è bus diretto, oggi dobbiamo fare 3 cambi per arrivare.La prima sosta è in mezzo al nulla al cruces de Punta Arenas, dove veniamo caricati da un bus che ci porterà fino a Rio Grande.Nel mezzo c’è il traghetto sullo stretto di Magellano, con un tempo tipicamente patagonico che saluta la fine di un continente e 2 frontiere.La dogana cilena ha procedure abbastanza veloci ma casuali, i passaporti vengono messi un po’ in qua e là,comunque sempre meglio di quella argentina che ci accoglie dopo 30km.Vorrebbero fare le pratiche col computer, ma in realtà dopo averci provato bisogna tornare al metodo tradizionale rallentando di molto il passaggio.Da notare che in tutta questa perdita di tempo non controllano nulla.Con l’arrivo dell’Argentina c’è anche il ritorno dell’asfalto.Gente di qui ci ha raccontato che in Terra del Fuoco i rapporti tra i 2 stati siano ancora pessimi dai tempi della guerra delle Falkland/Malvinas quando i cileni diedero l’appoggio territoriale e spionistico agli inglesi.Così per evitare lo sviluppo soprattutto turistico di Ushuaia e dintorni non hanno mai asfaltato la strada di collegamento.A Rio Grande altro cambio di bus, a seconda di quanta gente parte per la Fin del Mundo decidono sui bus, noi dobbiamo attendere un minibus, che parte in ritardo ma recupera alla grandissima.Arriviamo a Ushuaia e ci accorgiamo da subito di trovarci in un luogo molto turistico.Troviamo da dormire presso Hostal Cruz del Sus (25p) ed i ragazzi che lo gestiscono ci consigliano un Tenedor libre dove andare ad ingozzarci di carne argentina.Qui sono locali normali, si possono fare i giri che si vuole ed il prezzo è fisso.La Rueda è una dei migliori, costa qualche pesos in più degli altri ma li vale tutti (34p).Alle 23:30 il cielo sopra Ushuaia ci regala colori incredibili, e anche l’aria è diversa da tutto quello incontrato in precedenza.

21° giorno

Giorno per organizzareci sul da fare.Arrivare all’isola di Navarino è arduo, costoso e casuale.Ci sono gommoni che attravesano il Beagle, ma solo 3 volte alla settimana e solo se hanno 10 persone.In ogni caso il passaggio di sola andata costa 100$ a testa.Il problema è che se non trova 10 persone che vadano non vengono a prenderti.Qui tra argentini e cileni c’è un odio incredibile, sembra quasi che gli argentini facciano di tutto per non farti andare sull’altro versante, ma è anche capibile, con la storia della città alla fine del mondo Ushuaia si è creata un boom turistico incredibile, se Puerto Williams si inserisse la cosa potrebbe cambiare.Navarino fino al 1999 era riserva militare, è visitabile da poco, ma se veramente volete andare vi conviene organizzarvi con uan nave da Punta Arenas. In un giorno e mezzo arriverete e sarete sicuri sugli spostamenti.Già, perché l’altro problema di qui è trovare un bus per rientrare a Rio Gallego,.Dopo ore di attesa troviamo una prenotazione col bus della Tecno Austral (95p), intanto prendiamo un colectivo(10p) dal porto ed andiamo alla base del ghiacciaio Martial.Poi seggiovia (15p) ed infine si può iniziare a salire per avere una splendida visione di Ushuaia e del Beagle e poi andare alla base del ghiacciaio.Non si tratta di nulla di incredibile, ma è pur semrpe un ghaicciaio al mare sopra ad una grande città.L’ultima parte dell’ascesa è in mezzo ad una morena poco stabile ed è facile cadere se non si presta attenzione.Al ritorno ci rifociliamo presso un tenerdor libre economico da con carne di scarsissima qualità, el Arco Iris (26p).

22° giorno

Con un colectivo sempre dal porto (20p) andiamo al P.N. Tierra del Fuego (20p). Ci facciamo scaricare all’inizio e facciamo a piedi i 7km lungo il fiordo che costeggia il parco.Arriviamo a visitare l’isoletta centrale poi presso il centro visitatori un altro colectivo ci riprende e porta in centro città.Da qui partiamo per la navigazione sul canale di Beagle (100p+5 di tasse portuali).Il tempo volge al bello ed i colori sono splendidi, da qui in mezzo si capisce perfettamente il fascino di Ushuaia e della usa aria di fine del mondo.Le isole che si incontrano sono piene di leoni marini di dimensioni enormi, e di colonie infinite di cormorani australi. Girato in lungo ed in largo il canale, possiamo finalmente scendere sull’isola più alta del canale dove godiamo di una vista mozzafiato.Nel rientro alcuni personaggi locali ci fanno provare il mate,l’infuso di hierba mate senza la quale nessun argentino si riesce a spostare.Il sapore è buono e questo ci porterà all’acquisto di svariati portabevande e di hierba mate (chissà come mai, ma a casa il sapore pare completamente differente ed ovviamente peggiore!).Ultima cena fuegina presso El Fogon del gaucho (30p), ottimo.

23° giorno

Il bus di Tecno Austral parte alle 5:30 in tempo per regalarci il fuoco sul Beagle.L’alba è di colori infuocati, uno spettacolo che giustifica l’alzataccia.Risalendo verso Rio Grande il cielo si copre di nuvole, e la pioggia diventa la padrona della giornata.Si cambia a Rio Grande e raggiungiamo Rio Gallego con Taqsa.Le soste per le frontiere (4 passaggi) e per il traghetto sullo stretto di Magellano ci fan perdere numerose ore.Siamo a Rio Gallego verso le 19:00, troviamo un passaggio per El Calafate (40p) sempre con Taqsa la sera stessa.Visto che arriveremo molto tardi prenotiamo un hostal a El Calafate telefonicamente.Ci dicono che all’una, ora prevista di arrivo ci verranno a prendere.In realtà non sarà così, ma alla stazione dei bus è pieno di gente pronta ad offrire ai viaggiatori una sistemazione.Il personaggio del Hostal Mochillero ci convince e ci paga anche il taxi per arrivarci.Il posto ha camerate da 4-6 o 8 posti, a noi tocca una camera da 6 tutta per noi (25p).

24° giorno

Decidiamo di svegliarci presto per organizzare subito l’escursione al P.N. Los Glaciales (lato sud) dove si trova il Ghiacciao più famoso, il Perito Moreno.La nostra idea è quella di andare a girarci sopra con un tour provvisto di ramponi e guida.L’unica struttura che organizza questa escursione è la Hielo y Aventura, riusciamo a partire la mattina stessa per la visita al fronte del ghiacciaio mentre nel pomeriggio verremo portati con barca sul lato accessibile e poi staremo circa 1:45h sul ghiacciaio.Il tutto costa 210p+40p per entrare al parco che si raggiunge in 1:30h.Dire che lo spettacolo sia impressionanate è banale ma va detto.Certo, lo spropositato numero di persone che vi si trova non fa godere appieno della vista, o meglio degli innumerevoli rumori che il ghiacciaio fa.Ma la sua imperiosa presenza affascina.Gli squarci di azzurro intenso che emergono tra i ghiacci sono di una bellezza che lascia senza parole e vedere cadere i pezzi di ghiaccio che si staccano dalle guglie alte fino a 70m è splendido.Nel primo pomeriggio facciamo un giro col battello che ci porterà all’attracco dove iniziare l’ascensione.Il fronte del ghiacciaio è tutto azzurro, una cosa clamorosa.Poi, dopo ripetute istruzioni sui comportamenti da tenere e sull’uso dei ramponi iniziamo il viaggio sul ghiaccio.Quello che da lontano sembrava un susseguirisi di guglie lascia invece spazio a sentieri spesso costeggiati da rigagnoli d’acqua e da crepacci di un blu super.Siamo in una ventina, quindi gli spostamenti sono molto rallentati, le guide devono sempre testare il percorso prima di farci passare.Al termine whyskie con hielo para todos, hielo del più vecchio che la terra abbia mai visto.Rientriamo con la testa ancora tra le nuvole, e ci condediamo il piacere della carne argentina presso Mi viejo (26p) e poi rientriamo di nuovo al Hostal Mochillero.


Il quartiere popolare del porto di Buenos Aires, la Boca con la sua via più fomosa, il Caminito

25° giorno

Con Caltur andiamo a ElChalten (110p i/v e Hostal Lo de Tomy), percorso prevalentemente su strada sterrata (ma stanno costruendo quella nuova presumibilmente asfaltata).Il viaggio dura sulle 5 ore.Prima di entrare in paese ci si ferma presso i guardiaparco per le istruzioni comportamentali.Il paesino è già all’interno del parco e bisogna atteneresi scrupolosamente al regolamento.El Chalten è sorto negli ultimi 15 anni, base privilegiata per le ascensioni al Fitz Roy e al Cerro Torre, le 2 montagne simbolo della Patagonia.Una volta lasciati gli zaini presso il nostro hostal ci dirigiamo verso la fine del paese dove parte il sentiero che porta verso il Fitz Roy.Un giro di 11km permette di arrivare ad uno splendido mirandor e di rientrare costeggiando la laguna Capri.Oggi il tempo è bello, cosa rara qui, anche se qualche nuvola è sempre presente ed in alcuni momenti il vento ci sposta, ma tutto sommato c’è da ritenersi più che soddisfatti.La prima parte del sentiero è in forte ascesa poi spiana e diventa una normale camminata.Quando arriviamo al mirador le nuvole si sono alzate e la visione del Fitz Roy è al suo massimo.Ma nemmeno il tempo di arrivare alla laguna Capri per avere l’immagine della montagna specchiata sull’acqua che il Fitz Roy è gia coperto.Attendiamo, ma il tempo non presenta sintomi di cambiamento e così per evitare il peggio rientriamo in paese.Cena presso El Muro (23,5p) che tra le varie cose propone una zuppa di zucca veramente notevole.Qui la zucca va tantissimo, la potete trovare in svariate maniere.

26° giorno

Avevamo sempre avuto un trattamento di favore da parte del tempo, oggi invece ci imbattiamo nel terribile clima patagonico.Vento che urla e che ti svuoto i pensieri dalla testa, pioggia ovunque e freddo intenso.Il mattino si presenta così,le nuvole sono basse ed ovviamente del Cerro Torre non c’è traccia all’orizzonte.Aspettiamo, ma senza nessuna aspettativa di miglioramento.Nessuno da El Chalten parte in escursione, nemmeno in direzione dei campi base per l’ascesa alle montagne.Così la giornata passa tutta giocando a carte od ad ogni altro passatempo che ci viene in mente.Nel tardo pomeriggio riprendiamo il bus della Caltur per El Calafate.All’arrivo alla stazione dei bus salutiamo Marco e Caterina che se ne vanno diretti verso la penisola di Valdes, mentre noi 4 torniamo presso el Hostal Mochillero.

27° giorno

Sveglia molto comoda, il bus della Taqsa (35p)per Rio Gallego parte alle 11.Sosta a La Esperanza , dove è uso comune scrivere un saluto od un pensiero su di un tovagliolino ed appenderlo alla parete.Arriviamo nel primo pomeriggio e facciamo un salto in centro.C’è poco da vedere, questo è un posto di commerci, pieno di banche e poco altro.Rientrati alla stazione dei bus prendiamo un biglietto per Mar Del Plata con cambio a Trelew con Trasporte Patagonia (241p).Prima di partire per questo viaggio di oltre 40 ore ci facciamo una abbondante pizza presso una pizzeria-rosticceria nei pressi della stazione (13p).Il bus è comodo,ma preparatevi perché durante questi lunghi spostamenti le soste sono pochissime.

28° giorno

Di prima mattina cambiamo bus a Comodoro Rivadavia (stop di 50 minuti) dove alla stazione dei bus non c’è nemmeno un bar, poi via verso Trelew.Qui arriviamo nel primo pomeriggio, facciamo un salto in centro visto che abbiamo 3 ore di tempo e ci fermiamo a mangiare da Girasol, un tenedor libre gestito da cinesi economico (16p), ma pessimo.La città non ha nulla di particolare se non un grande parco con statua del pionere gallese che la fondò. Poi si riparte con destinazione Mar del Plata.Unica sosta del viaggio in un locale dove gli autisti sono trattati come re. Seconda notte filata in bus, comodo ma la schiena non la pensa uguale.

29° giorno

Arriviamo a Mar Del Plata verso le 11, troviamo subito da dormire vicino alla stazione dei bus da Hostel Josè, gestito da un immigrato italiano (ma qui lo sono quasi tutti) per 24p con colazione.Ci dirigiamo subito in spiaggia, che qui è grande e strapiena di gente.Sembra quasi di essere a Rimini, solo che il mare è molto ma molto più mosso e gelato.Ci dirigiamo poi verso il porto dove tra le 17 e le 18 rientrano tutte le barche dei pescatori che scaricano infinite casse di pesce vendute a ristoratori e al mercato.Qui vicino c’è anche una grande colonia di leoni marini, se non la vedete seguite l’incredibile puzza che raggiunge il porto.Sempre in zona porto ci sono svariati ristoranti di pesce, noi ne tentiamo uno indicato come tenedor libre di pescado,il Centollon.Non costa tanto, ma la qualità non è elevata (23p).Per raggiungere il porto c’è il bus 511 (1,1p).

30° giorno

Per Arma e per me sveglia all’alba (ci facciamo preparare la colazione prima dello standard) e poi con bus El Rapido partiamo per Buenos Aires (5,5ore, 43p).Il bus è clamorosamente bello, sembra di stare in businnes class, ti danno anche da bere mangiare ed il giornale.Dalla stazione dei bus, grande e moderna con la metro arriviamo in cento e troviamo da dormire presso Hostel Inn Tango (24p, con colazione ed internet gratis).Il posto è caratteristico, c’è sempre musica festa e vita, ma se volete dormire avete sbagliato indirizzo.Il giovedì a Plaza de Mayo sfilano ancora le madri dei desaparecidos, ormai non è una cosa molto sentita ma per chi arriva dall’altra parte del mondo fa sempre un certo effetto.Si trova di fronte alla Casa Rosada che è visitabile tutti i giorni alle 16, previa registrazione presso il museo che si trova sul fianco.Oggi non ci sono molte richieste così riusciamo ad entrare (entrata con offerta libera, praticamente gratis).La visita è ovviamente guidata e non tutte le stanze sono visibili (si può fotografare solo nel giardino), molto interessante perché non nasconde nessun aspetto della situazione argentina, né della recente crisi economica né delle nefandezze del regime militare.Da lì andiamo al teatro Colon (visitabile però solo il lunedì mattina) e poi al parlamento che è su modello di quello statunitense.Lì vicino si trova anche il negozio delle madri di Plaza De Mayo, dove potete trovare di tutto, pasticceria compresa.Verso sera facciamo un giro a Puerto Madero, ma ci accorgiamo subito che è luogo per businnes-men più che per giramondo.Ci fermiamo così a mangiare in un piccolo e simpatico ristorante in una zona poco distante da San Telmo, El Urbano dove con 17p ci mangiamo pizza e filetto nella migliore tradizione argentina.

31° giorno

Prima tappa a San Telmo, il quartiere più storico della capitale porteńa, che però di mattina non è molto vivo.Qui ci ritroviamo con Cristian e Giulia, che a causa del cattivo tempo hanno deciso di lasciare il mare per la capitale.Infatti il tempo non è bello, una spruzzata d’acqua ci accompagnia da quando siamo arrivati e questo è strano per il periodo.Ci rechiamo poi al quartiere del porto, ovvero la Boca , famoso e popolare.A dire il vero di tutto il quartire la zona visitabile è quella nei dintorni di El Caminito, dove ci sono le case di lamiera colorate di qualsiasi colore rimasto dalle tinteggiature delle barche.Qui c’è anche il famoso stadio del Boca, conosciuto come La Bomboniera , e l’immagine di Maradona è ovunque.Viene riproposta anche assieme agli altri miti argentini, Carlos Gardel ed Evita Peron.Le sua maglie sono ovunque, sembra che lo sport argentino sia solo lui, al massimo potrete trovare le maglie di Ginobili,e niente altro.Nella piazzetta centrale della Boca ci sono piccoli spettacoli di tango, i tangueri si alternano al suono delle loro radio, e a volte chiamano a ballare anche i turisti intenti ad osservarli.Basta una semplice offerta per partecipare, la cosa è consigliata perché gli spettacoli veri e propri nei locali di San Telmo sono molto costosi (100p con cena).Cena di nuovo a El Urbano, poi in piazza nel centro di San Telmo a respirare un’ultima aria di questa grande e splendida città.

32° giorno

Ci dirigiamo al cimitero della Recoleta, dove si trovano alcune delle costruzioni più belle e particolari della città.E’ una specie di Pere Lachaise, con tanto di vie ed indicazioni delle tombe più famose.Ovviamente quella più cercata è quella di Evita Peron, che risiede nella tomba di famiglia in una viuzzina particolarmente stretta.Ma non faticherete a trovarla, seguite il flusso di gente e ci arrivate.Dal centro della città il cimitero si raggiunge col bus 59(0,8p).Fuori dal cimitero c’è la feria artesanal, il mercato degli hippie, veramente pieno di cose ai prezzi migliori che possiate incontrare.Prima di prendere qualsiasi souvenir fate un giro qui.Nei paraggi si trova anche un monumento floreale, costituito da una immenso fiore di metallo che alla mattina apre i petali ed alla sera si richiude come una gigantesca palla. Poi per me ed Arma è finita, dobbiamo rientrare all’ostello a recuperare i bagagli e dirigerci alla stazione dei bus Manuel Tienda Leon.Da qui partono i collegamenti diretti per l’aereoporto internazionale Ezeiza, circa 45 minuti (25p).Ci sarebbe anche il bus di linea più economico ma ci mette almeno 1,5ore.Il duty free dell’aereoporto ha alcune cose veramente economiche (per i tabagisti molte sigarette costano 0,75€ al pacchetto), ed è possibile anche comprarsi enormi tranci di carne argentina già sottovuoto da portarsi come pregiato souvernir. Il volo della AirFrance è strapieno, ci chiedono se vogliamo aspettare il giorno dopo ma ahimè non possiamo, ed un posto sul volo ci viene fornito solo quando l’aereo sta per decollare.

33° giorno

Si arriva comunque in perfetto orario a Parigi, e da qui a Bologna è un attimo.Nemmeno 2 ore di volo, in confronto alle 13 precedenti sono una scherzo, se le confrontiamo poi con le 47 di El Calafate-Mar Del Plata sono un battito di ciglia.Ovviamente il clima a Bologna è decisamente differente, ci saranno 30 gradi di differenza, ma quello che più impressiona è la poca luce che troviamo.Alle 17 è già buio, a Buenos Aires fino alle 22 ci si vedeva tranquillmente anche in giorni in cui il sole non faceva capolino.E’ finita, beati gli altri che hanno ancora qualche giorno di viaggio.La sensazione di aver toccato la fine del mondo ci assale pesantemente quando tocchiamo terra,quel non so chè descritto da così tanti scrittori nel corso dei secoli ora ci permea intensamente anche se non ci rendiamo conto di cosa possa essere.La grande magia della fin del mundo sta proprio in questo.  

Per info : Luca  fer4768@libero.it


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