CILE-BOLIVIA 2005


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Luca
 
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2 note di commento

I prezzi riportati si intendono sempre a persona dove non specificato. Indicativamente un euro vale 750 pesos cileni e 10,8 bolivianos.In Cile trovare ovunque bancomat per prelevare con Visa o Cirrus, in Bolivia e' difficile, a volte ci sono bancomat ma all'interno delle banche cosi' se e' un giorno festivo o e' sera non potete prelevare.Muoversi in Cile e' facile, tutto e' a portata di mano, preciso e puntuale, l'esatto contrario della Bolivia. Se in Cile pensate ad un itinerario ed a un numero di giorni preciso tutto vi tornera' mentre per la Bolivia tenete conto che i mezzi per muoversi fuori dai collegamenti principali partono quando sono pieni e non hanno orari di arrivo (anche per quelli principali vale questa regola). Gli standard cileni sono molto simili a quelli europei, quelli boliviani no, quindi mettete in preventivo calma e tempo. Ovviamente il costo della vita cilena e' basso ma non bassissimo, mentre la Bolivia e' incredibilmente economica.Il viaggio si e' svolto tra dicembre 2004 e gennaio 2005, nell'estate australe. In Cile non piove mai, le giornate sono lunghe ed e' decisamente il periodo migliore per andare. In Bolivia la situazione cambia. Sugli altipiani andini si possono sfruttare le giornate lunghe ma appena si scende (la' vuol dire gia' a 3000m !) a meta' gennaio e' gia' stagione delle piogge e tutto si puo' bloccare. In Cile non e' consuetudine trattare i prezzi, in Bolivia lo fanno ancora prima che iniziate a pagare qualcosa ! In Cile tutti parlano correttamente spagnolo ma tendono a mangiarsi le parole e non pronunciano mai la s, in Bolivia sugli altipiani puo' capitare di incontrare gente che parli solo quechua o aymara,ma solitamente parlano uno spagnolo molto piu' familiare.
Giorno 1
Visto che vado lontano ed il viaggio sara' lungo me la prendo comoda e raggiungo la stazione di Bologna con la ferrovia suburbana. Alle 10,30 ho appuntamento con Marco per prendere il treno per Milano (un intercity che costa 16,70). Da li' navetta per Linate (2,5) dove abbiamo il volo per Roma. Bisogna arrivare con largo anticipo perche' il controllo del metal detector e' lentissimo. Da Milano raggiungiamo Roma in meno di un'ora, e da qui verso sera prendiamo il volo della Aereolineas Argentinas con destinazione Buenos Aires. L'aereo e' un A340, non gigantesco, dotato di spazio ma senza le diavoleria elettroniche che possono allietare le 13,15 ore di volo. Si mangia subito, poi spengono le luci e buonanotte a tutti.
Giorno 2
Arriviamo a Buenos Aires in perfetto orario, l'aereoporto internazionale Ezeiza (ce ne sono 2 qui, attenzione se avete coincidenze nazionali) non e' grande e troviamo subito l'uscita per la coincidenza per Santiago. Ricordatevi di passare al banco transfert per registrarvi, altrimenti rischiate di imbarcarvi ma di bloccare il vostro bagaglio qui.Dopo meno di 2 ore partiamo, tutti vogliono mettersi sul lato destro dell'aereo e solo dopo il messaggio del comandante capiamo perche'. Sorvoleremo l'Aconcagua (6960m), la piu' alta montagna del Sud America e da quel lato si puo' ammirare meglio. Appena ammirata preparatevi ad una picchiata impressionante, Santiago rimane a 400m, non lontano da quel vulcano e quando l'aereo scende lo fa di brutto. Atterriamo in anticipo, in tempo per verificare che non ci sono voli disponibili nei prossimi 15 giorni per l'isola di Pasqua, una voglia che ci aveva contagiato negli ultimi giorni. Cosi' con un bus della Turbus per 1300p raggiungiamo il centro della citta' dove lasciamo gli zaini presso il Residenzial Alemano (11000p), un luogo per noi persino troppo lussuoso. Poi via verso il centro citta' con una moderna metro. Scendiamo a Plazas des Armas, e ci accorgiamo subito che Santiago e' una citta' modernissima cosi' a fianco della cattedrale si ergono grattacieli tipo businnes center. Iniziamo a perlustrare le vie adiacenti in cerca di qualcosa di fortemente sudamericano, ma qui non ne troviamo traccia. A quel punto tanta vale dirigerci verso la tanto citata Moneda, il palazzo dove fu ucciso Salvator Allende l'undici settembre 1973 quando scatto' il colpo di stato che porto' Pinochet a comando del Cile. Il palazzo e' visitabile solo nei patios a piano terra, e' ancora un palazzo presidenziale e lo spiegamento dell'esercito e' impressionante; Pinochet e' tornato alla ribalta per via di un nuovo processo e non vorremmo che succeda qualcosa proprio ora (in realta' ci accorgeremo che tutto il Cile e' militarizzato). Rientriamo verso Avenida Alameida, che taglia tutta la citta' in direzione del nostro Residenzial passando per la zona chiamata Concha y Toro, formata da piccole costruzioni stile liberty che regalano uno spaccato di arte bohemien alla citta'.Per cena lo splendido ristorante Las Vacas Gordas dove ci si puo' saziare con qualsiasi tipo o taglio di carne (5200p). E' bella da vedere la zona di cottura alla parilla, oltre ad essere delizioso tutto cio' che ne esce.
Giorno 3
Santiago e' ordinata, moderna e internazionale, ma noi abbiamo voglia di qualcosa di piu' caratteristico cosi' partiamo subito per Valparaiso con Pulman bus (2600p) dove arriviamo dopo 2 ore. E' la famosa citta' dei cerros, delle case colorate, del grande porto delle spiagge e dell'orribile palazzo del parlamento fatto costruire da Pinochet nel luogo dove nacque. Al terminal siamo assaliti dalle signore che ci offrono ospitalita' cosi' decidiamo di fermarci all'Hospedaje Victoria (5000p) vicino al terminal. Poi, alla faccia di tutti quelli che sono al freddo in Italia ci lanciamo alla spiaggia di Torpederas da raggingere con un micro (150p). Ci sono posti per bere, per gelati ed anche un ristorante che serve ottimo pesce. La spiaggia e' piena, il mare no, a parte qualche bambino. Il perche' ? L'acqua e' gelata, per me totalmente inaffrontabile. Il sole picchia forte, ma se si vuole ci si ripara all'ombra al ristorante a prezzi potabilissimi.Per la sera un giro del centro ci porta a mangiare alla Fuente de Soda (2400p), la citta' e' piena di gente e lungo le strade ci sono vari mercatini, ma non hanno nulla di caratteristico da vendere, solo prodotti per il natale.
Giorno 4
La caratteristica della citta' sono tutte le colline che si affacciano sul mare, e per salirci se non si vuole perdere tutto il giorno ci sono gli straordinari ascensores. Su consiglio di dońa Miriam ci dirigiamo al Polanco, forse il piu' caratteristico. Si trova alla fine di un lungo tunnel affiancato dalla scarico delle acque interne del cerro, e quando usciamo ci godiamo la vista di tutta Valparaiso. Questi ascensores possono costare dagli 80 ai 120p, dipende da quanto si sale.Da qui a piedi raggiungiamo la costa, percorrendo casualmente le vie del cerro (ma spesso bisogna chiedere informazioni).Da qui scendiamo e con un micro andiamo dalla parte opposto della citta' presso la plaza Sotomayor dove c'e' il monumento ai caduti di Iquique, la guerra di fine 800 che strappo' la zona di Iquique-Arica alla Bolivia, zona ricchissima di minerali. Da li' torniamo verso nord salendo e scendendo dai cerros piu' caratteristici, alla ricerca delle famose case rivestite di lamiera e dai colori vivissimi. A mezzo, sosta per rifocillarsi da Pepone (1750p) e poi prendiamo un micro che fa tutto il giro dei cerros piu' alti, passando anche per una delle tante case di Pablo Neruda. Arriviamo fino alla famosa Vińa del mar, un agglomerato in espansione di grandi hotel, un po' la Rimini Cilena.Qui c'e' ben poco Cile da vedere, cosi' con un altro micro rientriamo a Valparaiso per fermarci a vedere la gente del posto in piazza a giocare a scacchi o a dama. Ci invitano anche a noi, ma giocano in una maniera differente e poi in determinate situazioni finiscono in pareggio. Siamo curiosi di questa differenza e loro sono curiosi di vedere 2 stranieri cosi' presi dal loro passatempo preferito. Cena da Galaxia Charillanas poi via verso Copiapo' col bus della Condor (10000p) che aveva una offerta. E' un bus semicama, cioe' ci si riesce a fare una specie di letto (qui c'e' anche il cama vero e proprio, ma avviamente questi costano di piu') saranno 11 ore, ma e' un viaggio molto comodo.
Giorno 5
Mentre stiamo per arrivare a Copiapo' arrivano le nuvole. Strano, doveva essere un luogo sempre solare, ma veniamo informati che qui alla mattina e' sempre cosi'.La citta' non e' molto grande, attorno alla plaza des armas c'e' tutto quello che uno cerca.Troviamo da dormire al residencial Chańarcillo (4100p), vicino al terminal dei bus.L'ufficio della Sernatour ci indica alcune agenzie per le escursioni andine, ne visitiamo alcune ma quella che piu' ci convince e' la Atacama Expedition. La guida Ovidio ci illustra i programmi per il P.N. Nevado tres Cruces, che si riesce a fare in un giorno con qualche sosta di acclimatazione. Il problema e' che non ci sono altri viaggiatori, e il prezzo dell'escursione la riusciamo a dividere solo in 2. Saranno 75000p, compreso anche dei pasti. A quel punto vediamo di arrangiarci per il P.N. Pan de Azucar che si trova sulla costa, senza pensare ad un giro da qui. Intanto andiamo a visitare la vecchia stazione del treno, dove un tempo partivano i treni per le miniere a cielo aperto che si trovano all'inizio delle montagne. Dopo un ulteriore giro della citta' ceniamo alla grande con una parillada gigantesca da Le Bonbon (7000p). Poi a dormire presto, visto che la sveglia sara' molto anticipata.
Giorno 6
Nemmeno il tempo di fare colazione ed Ovidio e' gia' a prenderci col suo mezzo fuoristrada. Prendiamo il cammino internazionale per l'Argentina, e dopo circa un'ora si devia per il parco. Facciamo qualche sosta per ambientarci, bevendo il mate di chachacoma per evitare il soroche (mal d'altura), ed intanto Ovidio ci racconta la situazione passata e presente del Cile. Ad un certo punto arriviamo alla Laguna Santa Rosa (3600m), dove vediamo i primi fenicotteri. Per noi sembra gia' un luogo incredibile, poi diventera' routine, ed iniziamo a scattare all'impazzata. Da qui parte anche il Salar de Maricunga che regala svariati miraggi. Incontriamo i primi guanachi e salendo anche alcune vigogne, entrambi animali selvatici della famiglia dei camelidi andini. Per arrivare alla seconda laguna c'e' un passo a 4550m che entrambi accusiamo. Sonnolenza, respiro impossibile, intontimento, Ovidio ci tranquillizza perche' dobbiamo scendere 350m per la Laguna Verde. Quando la scorgiamo dall'alto rimaniamo senza fiato (fatica da poco verrebbe da dire ). E' veramente verde, poi ci sono colorazioni bianche del sale, il blu della parte terminale, un po' di neve sulle montagne ed un vento spaziale. Ci sarebbe anche un piccolo insediamento termale, ma un po' il freddo ed un po' le nostre condizioni non perfette ci fanno desistere dal bagnarci. Il posto e' favoloso, poi quassu' i colori sono di un intenso clamoroso, il sole sega la pelle ed occorre continuamente coprirsi di crema protettiva. Un solo angolo scoperto ed il girono dopo mi stavo gi࠳quamando ! Nel rientro il solito passo a 4550, dove ci fermiamo per ammirare la motagna piu' alta del Cile, el Ojos del Salado 6863. Da dove siamo noi sembra agevole scalarlo, ed in effetti Ovidio ci dice che solo gli ultimi 50 metri sono difficili, il problema principale la mancanza di ossigeno. Rientriamo con un'ulteriore sosta alla prima laguna, sempre mentre Ovidio ci racconta un'infinita' di cose sul Cile, sulla sua storia e sulle sue miniere che stanno passando in mano straniere. Cena al Cafe' Restaurante Atacama (3000p), perche' come ci ha ricordato Ovidio qui siamo gia' nel deserto di Atacama, anche se per molti solo San Pedro puo' vantare quel privilegio.
Giorno 7
Il bus della Turbus e' in ritardo, anomalo qui, ma comunque arriviamo a Chańaral (2000p)di prima mattina.Qui iniziamo a sentirci in Sudamerica. Lasciamo gli zaini all'ufficio della Turbus (la responsabile, gentilissima ci dice che possiamo tornare a prenderli quando vogliamo) e cerchiamo di andare al Pan de Azucar.Dovrebbe esserci una camioneta bianca o azul che passa per il paese, ma dopo mezz'ora non ne troviamo traccia. Chiediamo ancora e ci dicono di andare con un micro all'ufficio di chi organizza i tour. Scendiamo da un ferrivecchi che pare faccia anche i tour, ma il loro solo autista e' gia' partito e forse ci sara' solo alle 16.Cosi' ritorniamo con un micro verso la citta' dove l'autista ci scarica in un posto dove secondo lui ci potrebbero dare un passaggio. Dopo un'altra mezz'ora non e' passato nessuno in direzione parco (30km), cosi' fermiamo un taxista che ci porta per 7000p. All'entrata ci sarebbe da pagare un biglietto, ma per il taxista non ci dovrebbe essere nessuno e tira dritto.Ci scarica in un luogo incantevole, Playa Pan de Azucar e rimaniamo che ci venga a predere alla sera. Ci facciamo subito una mangiata di pesce da Tia Yoly (3100p), uno dei 4 ristoranti aperti a turno in periodo di bassa stagione. Qui c'e' la possibilita' di fare un giro in barca per vedere i pinguini di Humbolt, foche, leoni di mare, cormorani, jote de cabeza colorada, e altri animali dal nome sconosciuto. Solo che il barcaiolo parte solo se c'e' un po' di gente. Cosi' aspettiamo, il luogo e' favoloso, divertendoci con una volpe del deserto che ha raggiunto la spiaggia. Fortunatamente arrivano una coppia cileno/statunitense e poi una famiglia di francesi che vivono in Polinesia. Cosi' con tutta calma il barcaiolo organizza la spedizione (5000p) caricando pure moglie e figli. Il giro e' fantastico, non si puo' sbarcare sull'isola dove vivono tutti i vari animali, ma possiamo avvicinarci quanto vogliamo.Non c'e' fretta, vediamo tutto quello che ci interessa, il barcaiolo e' dotato anche di binoccoli e racconta di come e quando tutti questi animali sono arrivati in questo angolo di paradiso. Nel parco, creato da pochi anni, tranne i cileni da meta' gennaio a fine febbraio, viene pochissima gente, ci sono solo campeggi semiliberi e non piu' di 10 casette gestite dal Conaf (protezione parchi). Dopo essere andati a vedere il frutto della giornata dei pescatori, attendiamo il nostro taxista, che non solo e' di parola e ritorna a prenderci (se non arrivava non avevamo mezzi per tornare in citta') ma e' anche puntuale. Nel rientro ci racconta che la spiaggia bianchissima che sta tra Chańaral ed il parco e' in realta' contaminata da tutte le sostanze che un tempo si usavano per pulire il rame nelle miniere. Ci scarica in zona ristoranti, al Querencia (in vendita, se vi interessa) per soli 1500p ceniamo in attesa del bus destinazione Arica, estremo nord del Cile. Il passaggio con bus semicama vale 12500p con Turbus.
Giorno 8
Arriviamo ad Arica dopo 15 ore e mezzo di viaggio. Lasciata Iquique si ritorna sulla Panamericana in mezzo ad un deserto dove non esiste nulla ed ad almeno 2000m di altitudine. Ogni volta che si deve passare una valle, ci sono salite e discese da panico, tanto che un bus di una compagnia minore ha avuto un cedimento ai freni ed ed andato a finire in una via di uscita causando un certo numero di feriti. Ad Arica c'e' il sole tutti i giorni dell'anno, la temperatura e' stabile vicino ai 30 , ma una leggera brezza mitiga il calore. Il centro e' vivissimo, noi troviamo da dormire al Residencial Arica (4000p), poi ci fermiamo a mangiare presso Fuente de Soda (2300p). Il locale Sernatour ci consiglia un po' di agenzie per organizzare il giro ai parchi andini, ma vista la data che a noi era sfuggita (23 dicembre) non e' facile trovare una guida disponibile. Dopo varie alternative non troppo interessanti ci viene proposto un giro di 3 giorni con rientro ad Iquique che comprendera' la valle da Arica a Putre, il Parco Lauca, la riserva Vicuńas, il Salar de Surire, il Parco Volcan Isluga, il gigante de Atacama e le citta' fantasma di Humberstone e Santa Laura. Essendo solo in 2 il tutto ci costera' 140000p, compreso di festa di Natale! La sera ad Arica la passiamo lungo la via principale, come fossimo in una localita' turistica della riviera romagnola.
Giorno 9
Colazione con la paella locale, sono 2 uova servite in un tegame che potete arricchire a piacere con carne, formaggio, pancetta, il tutto per 800p. Anche oggi la guida e' in anticipo e ci trova ancora a colazione. Si chiama Eduardo, ha una camioneta spaziosa, pienda di cose tra le altre ossigeno per eventuali problemi di altura. Ci fermiamo subito ad un mercato di frutta e verdura. Ha un'infinita' di cose, Eduardo ci porta a scegliere le cose che preferiamo, ma molte le prende lui che se ne intende molto piu' di noi. Ci sono olive che hanno un odore incredibile, poi ci illustra le proprieta' di molte erbe di qui, soprattutto quelle andine che sono fondamentali per non accusare il soroche. Poi partiamo a vedere alcuni geoglifi, disegni realizzati in epoca preinca con sassi incastrati sulle montagne, e dopo sosta al museo archeologico di San Miguel de Azopa.Da qui iniziamo a comprendere le fasi storiche della nascita della civilta' della zona che va dal Peru' fino a Santiago. Poi via verso un'altra valle, quella che da Arica sale verso il Lauca ed il confine boliviano. Altra sosta a Pukara' Copoquilla, un profondo canyon sovrastato da un fortino che faceva da avanposto per controllare la sottostante valle. Sosta per il pranzo, Eduardo non si priva di nulla e sceglie sempre ottimi posti. Conosce tutti, ci fa entrare il ogni posto ed ogni luogo, cosa che si rivelera' molto importante per un giro del genere. Altra sosta a Socoroma, un piccolo paesino famoso per le coltivazioni di origano. L'odore si sente appena entriamo nella strada che ci porterࠡl villaggio, non prima di aver atteso che un guanaco per nulla intimorito si togliesse dalla strada. La chiesa del paese e' chiusa, ma Eduardo sa chi puo' avere le chiavi. Cosi' entriamo nel cortile di una famiglia che sta preparandosi a festeggiare il natale. Ovviamente vogliamo sapere usi e costumi della festa, cosi' veniamo introdotti ad un rituale a base di foglie di coca sopra ad una stoffa che va bagnata di grappa ad ogni angolo. Per la buona riuscita dell'evento dobbiamo sottostare alla cosa anche noi, la signora quando scopre che siamo italiani e ci chiamiamo come 2 degli evangelisti inizia a dire che questo e' un regalo di dio e non vuole piu' lasciarci andare. L'arrivo di 2 tedeschi completa l'opera, ora veniamo introdotti a segreti e storie del paese e della chiesa, ci congediamo solo dopo molto tempo sapendo quanta gente ancora abita qui, cosa fanno e cosa mangeranno per queste feste. Da Socoroma andiamo a Putre (3700m) dove ci fermiamo all' Hotel Kukuli, per noi incredibilmente bello. Facciamo un giro e incontriamo alcuni ragazzi che stanno issando sulla parte della locale Casa della Cultura un grande disegno colorato. Sono della ONG Terre des Hommes, ed uno, Enrico e' italiano. Mentre lavora ci inizia a parlare del loro progetto, osteggiato dal comune locale (la cultura e' rivoluzione) ma ancora di salvezza per le genti di qui che partecipano sempre piu' numerose alle loro iniziative. Dopo la cena al Kuchu Marka con fantastica alpaca, ci ospitano presso la loro casa, dove organizzano una festa di natale internazionale. Gente di tanti posti assieme a festeggiare, con un obiettivo comune, quello di ridare speranza e dignita' a gente che fu privata proprio di questi basilari diritti. Una notte di natale che non scordero', qualcosa che mi ha dato tanto senza inutili lustrini, soldi e stupidita'.Chi passera' da Putre, un salto alla Casa de la Cultura deve assolutamente farlo.Organizzano anche escursioni in luoghi poco conosciuti ma molto interessanti, con guide del posto a conoscenza di ogni recondito segreto di qui.
Giorno 10
Si parte di buon mattina senza colazione, Eduardo la preparera' piu' avanti in un luogo con una vista mozzafiato sui vulcani del parco Lauca. Prima di questo ci imbattiamo in alcune viscachas, animali a mezzo tra il coniglio e la lepre con una lunga e possente coda che usano per saltare. La vista del vulcano Parinacota e' incredibile, il classico panettone innevato a quota 6350m. Passiamo dal paesino di Parinacota e poi alla laguna Cotacotani, prima della perla del parco, il lago Chungara' il piu' grande che ci sia alla invidiabile altezza di 4500m.Grazie ad una ascesa graduale, ed ai mate de chachacoma di Eduardo l'altitudine non ci da nessun problema. Il vulcano si specchia nel lago, la vista e' favolosa, poi vista la giornata limpidissima si scorge anche il vulcano Sajama, la cima piu' alta della Bolivia (6520), e piu' a sud una serie di vulcani ancora attivi attorniati da fumarole bianche che si confondono con la neve ma che non lasciano del tutto tranquilli. Dal Lauca ci dirigiamo verso il parco Riserva Las Vicuńas, dopo aver passato il posto di frontiera cileno. Ovviamente Eduardo non ci fa fermare, spiega che non oltrepassiamo il confine e prendiamo per una strada molto piu' accidentata. Chiaro che di vigogne ne vediamo tantissime, ma non solo questo. C'e' una zona di acque calde anche qui in mezzo al nulla, poi fortunatamente la strada migliora e possiamo raggiungere velocemente il monumento natural Salar de Surire. Ci accolgono le vigogne che si riposano sdraiate sul deserto salato, mentre alla fine del sale ci sono i soliti fenicotteri di razza andina e cilena che si cibano in continuazione. Rientriamo alla sede del Conaf per pranzare, dove ci accoglie un guardiaparco che ci racconta la sua vita qui. Passa 9 giorni al rifugio e 6 a casa, ci dice che quando deve scendere in tutta fretta ad Arica lui viene colto dal mal d'altura al contrario. Poi parliamo di quel pezzo di salar che il governo al tempo del regime di Pinochet ha concesso per l'estrazione del sale senza proteggere l'ecosistema di qui. Eduardo non entra nella discussione, anche se prima con noi aveva raccontato a fondo la situazione, forse per non creare problemi al guardiaparco.Ci aveva anche informato che ad oggi il 9% del territorio cileno e' in mano ai militari.Quando ripartiamo ci dice che ora la strada cambiera e diventera pessima. Troviamo qualche guado non semplice, poi inizia un terreno sabbioso che ci blocca. Dopo infiniti tentativi di sollevare la camioneta ed inserire erba e sassi, rimaniamo sempre nelle stesso posto. Dopo 2 ore e mezzo sopraggiunge un camion con una famiglia di qui, che ci aiutano ad uscire dalla sabbia. Intanto il sole e' calato ed il freddo si fa pungente. Siamo a 4200m, proprio sotto al vulcano Isluga che ci fara' da balia per la notte. Infatti dopo essere usciti dal primo insabbiamento ci ripiantiamo. Sono gia' le 22, e' buio e nessuno passera' piu'.Eduardo decide di andare a cercare aiuto, poco distante dovrebbe abitare un suo amico, se non c'e' arrivera' al primo paese che dista 17km. Io e Marco rimaremo a dormire nella camioneta, io ho un sacco a pelo per la situazione e dormo sul fondo, mentre Marco provera' ad accendere il furgone per non far ghiacciare la benzina e per attivare un po' di riscaldamento. A queste quote di notte la temperatura scende oltre i -10 .La coperta presa dall'aereo si rivela provvidenziale, non ci possono accusare di furto, e' legittima difesa !
Giorno 11
Per forza di cose la sveglia e' all'alba, attorniati dai lami che ci guardano sbalorditi. In tutta la notte dovrebbe essere passata solo una jeep che non si e' fermata (Eduardo ci dira' che la strada e' via di passaggio per contrabbandieri) e la signora che pascola i lama. Attendiamo fiduciosi che qualcuno ci venga a recuperare, cibo e bere ne abbiamo quindi possiamo resistere svariati giorni. Verso le 8,30 un furgone 4X4 appare all'orizzonte. Ci esaltiamo, ma per mezz'ora non si vede piu' nulla, Poi riappare, con dentro Eduardo ed il guardiaparco Pedro. Eduardo e' arrivato nella nottata, ma Pedro gli ha detto che prima delle 7 non sarebbe uscito. La nostra guida ha trovato ospitalita' da un amico, poi Pedro e' passato a prenderlo ed ora ci recuperano, togliendo dalla sabbia il nostro mezzo e facendoci strada dove starda non c'e'. Il percorso e' accidentatissimo, ma fortunatamente di sabbia non ne troviamo piu' molta. Arriviamo a Colchane verso le 10,30 in tempo per una doccia rigenerante e per mangiare cio' che sarebbe dovuta essere la nostra cena, alpaca alle erbe andine. Come nuovi iniziamo la discesa verso Iquique, ma prima ci fermiamo per ammirare il Gigante di Atacama, un enorme geoglifo che si trova sull'unica collina di una spianata senza limiti. Da qui alla Panamericana ci sono 6 km completamente dritti, la strada puo' anche essere usata dagli aerei che si trovino in avaria. Da li' alla citta' di Humberstone manca poco. Qui, veniamo introdotti ad una vecchia citta' dove vivevano i pampini, ovvero coloro che estraevano il salnitro. Era una citta'/galera, aveva tutto ma nessuno ne poteva uscire, verso la fine della sua esitenza i lavoratori venivano pagati con una moneta che valeva solo all'interno della citta' quindi se uscivano da qui non avevano piu' di che vivere. La particolarita' di Humberstone era quella che a differenza di altri posti aveva tutto, negozi, divertimenti, spazi per ricevimenti di ospiti, piscina e cosi' via. Ma per vedere gli stabilimenti di estrazione e' meglio spostarsi a Santa Laura. Qui, fra pareti che cigolano, uccelli che ti sorvolano inquietenti pare proprio di essere in mezzo ai fantasmi. Per chi vuole saperne di piu' di queste storie di vita terribile e pioneristica consiglio i romanzi di Herman Rivera Letellier che qui visse e qui lavoro'.Da Santa Laura ad Iquique c'e' poco, arrivamo in meno di un'ora e ci salutiamo con Eduardo. Lui tornera' a casa ad Arica, dopo un natale sicuramente singolare, a noi mancheranno tantissimo, le sue storie, le sue conoscenze e la possibilita' di entrare in tutti i posti per conoscere le vite della gente del posto, tutte cose che ci hanno dato la possibilita' di conoscere un Cile inedito. Un grande, che ha fatto anche un sacco di foto e ce le lasciera' su di un sito internet per potercele scaricare al ritorno. Visto che i bus notturni per San Pedro sono tutti pieni, ci fermiamo ad Iquique in un posto consigliatoci da Eduardo, l' Hostal Urkupińa (5000p) e ci mangiamo un'ottima Reinetta (e' pesce) da Sciaracca (3250p).

Giorno 12
Partiamo di mattina per Calama, anonima citta' che sta tra la costa e San Pedro, luogo al centro di innumerevoli miniere di rame, salnistro e svariati altri minerali. Il viaggio da Iquique dura 7 ore (8000p) con Turbus che ora ha un nuovo terminal all'inizio della citta'.Cerchiamo il primo bus per San Pedro de Atacama, e lo troviamo da Frontera del Norte (1300p) che ci scarica dopo un viaggio di nemmeno un'ora e mezzo. La mitica San Pedro, luogo descritto come isola new age, capitale turistica del Cile ci accoglie mentre non ce ne eravamo nemmeno accorti di lei. La zona centrale e' composta da 4 vie sterrate e basse case, quasi tutte adibite a ristoranti, agenzie di viaggio e hotel. Troviamo posto all' Eden Atacameńo (4000p), un ex camping che ora offre anche camere, con un largo patio interno, amache per riposarsi e collegamento internet gratuito. Iniziamo subito il giro delle agenzie per organizzare le svariate escursioni che si possono fare in zona. Per quelle cilene scegliamo la combinazione che ci offre la Atacama Connection, 3 viaggi a 30000p + le entrate ai parchi per ulteriori 6500p. Per il viaggio al Salar de Uyuni andiamo invece da Cordillera, il viaggio di 3 giorni (senza ritorno a San Pedro) ci costa 65 dollari. Il programma prevede per la mattina seguente il giro al Salar de Atacama, le lagune degli altopiani ed il villaggio di Toconao. Per la sera andiamo a cena da Ayllu, un ristorante all'aperto, dove ci si scalda con i fuochi sempre alimentati nel mezzo del luogo. State attenti a come gira il vento, rischiate di finire abbrustoliti, ma il posto e' bello si mangia bene e non e' nemmeno caro (4500p). L'unica cosa che abbiamo notato, e' che a San Pedro ci sono piu' viaggiatori che in tutto il resto del nord del Cile, evidentemente il nome Atacama legato a quello del villaggio fa da enorme richiamo.
Giorno 13
Ci alziamo in netto anticipo per poter far colazione, ma notiamo che a San Pedro i locali aprono tutti dopo le 8 di mattina, cosi' partiamo a stomaco vuoto, assieme a Baldi un ragazzo di Barcellona che ci accompegnera' in tutte queste escursioni dell'Atacama. La prima sosta la facciamo passato il villagio di Toconao per vedere la Quebrada de Jare, un profondo canyon percorso da acque chiare che sono la salvezza del luogo. Qui si puo' coltivare di tutto, un'anomalia visto il paesaggio desertico che ci circonda. Poi entriamo nel Salar de Atacama (il luogo piu' arido della terra, dove in un anno puo' non cadere nemmeno una goccia di pioggia), con destinazione la Laguna Chaxa luogo in cui i fenicotteri vengono a deporre le uova. Il percorso e' obbligato, non si puo' andare a caso per evitare problemi alle varie specie di fenicotteri qui presenti. La guida ci fa vedere un uovo di fenicottero, ricordanci che esiste un mercato nero di questo prodotto che ora stanno cercando di fermare. Da qui partiamo per le lagune dell'altipiano, verso quota 4200m. Dall'alto si riesce a vedere entrambe le lagune, Miscanti e Mińiques, blu da fare impressione, poi scendiamo alla prima dove possiamo scarpinare a piedi a bordo dell'acqua. Dalla prima si puo' arrivare a scalare una piccola montagnetta a mezzo tra le due, dove si ha una vista impressionante delle lagune, incastonate sotto ad impressionanti vulcani. Ricordatevi che ogni passo in salita a questa quota e' faticoso, e non forzate il cammino.Dopo questa escursione riscendiamo verso Toconao, fermandoci prima a mangiare (finalmente per noi!) alla Cocineria S.ta Barbara. Notiamo che un po' di gente accusa il soroche, quindi iniziamo a dispensare consigli come se fossimo noi gli esperti del luogo.Toconao e' un piccolo paesino con la solita Plaza des Armas, all'interno della quale si trova un vecchio campanile di pietre vulcaniche, mentre nel retro dei negozi che danno sulla plaza si trovano giocosi alpaca che si divertono ad assalire i viandanti alla ricerca di qualche leccornia. Nel rientro verso San Pedro facciamo sosta ad un improvviso bosco, cosa incredibile da pensare visto che tutto attorno c'e' solo sabbia e sale. Rientriamo in paese dopo un diverbio di alcuni turisti svizzeri che si lamentano con la guida perche' le entate ai parchi sono da pagare (al massimo 2000p), quando ci accorgiamo che loro risiedono nell'unico resort di San Pedro ! A ricordarci che ci troviamo nel luogo piᲩdo del mondo ci pensa la municipalita' di San Pedro che blocca la distribuzione dell'acqua dal pomeriggio fino ad orario impercisato.A fine giornata crolliamo, ed in vista dell'alzataccia che ci aspetta non usciamo nemmeno per cenare.
Giorno 14
Sveglia alle 3,40, alle 4 ci passano a prendere per portarci ai geyser del Tatio (4250m) dopo quasi 2 ore di percorso accidentato. Arriviamo che il sole deve ancora vedersi, la temperatura e' sui -10 ma questa e' la situazione migliore per ammirare i geyser. Questi si trovano su di una spianata tra montagne alte e brulle, visto lo sbalzo termico tra la temperatura esterna ed il loro getto di vapore, le nuvole che formano questi sono impressionanti, se ci si finisce in mezzo si viene scaldati come sullo spiedo, ma tutto passa in un attimo. Le varie guide scaldano il latte e cuociono le uova per la colazione direttamente all'interno dei geyser, ed un caffe' caldo rimette in sesto. Appena il sole fa capolino la temperatura sale ed il luogo diventa vivibile, anche se i getti di vapore tendono a diminuire. Verso le 8, quando il sole e' piu' alto e la temperatura e' sullo zero, ci si puo' svestire e fare il bagno in una piscina naturale raggiunta da un getto di un geyser. A dire il vero in pochi si azzardano, ma non possiamo aver fatto tanta strada e rinunciare ad una esperienza del genere. Cosi' anche noi ci lanciamo nella piscina, da fuori tutti ci guardano come dei marziani, ma il tutto e' divertente e ritemprante, si puo' passare da una temperatura da cottura pasta (il getto entra a 85 ) ad una talmente fredda che anche nuotando si viene penetrati dal freddo. Ma per fortuna c'e' una zona ben scaldata che permette di starsene tranquillamente immersi nell'acqua al caldo godendosi una vista mozzafiato dell'altopiano. Poi si riparte verso un piccolo posto chiamato Machuca, dove vivono solo 2 famiglie ed in tutto 8 persone, ma ben organizzate dato che ci accolgono preparando anticuchos de llama, saporitissimi spiedini di carne di lama (1000p). Nel ritorno a San Pedro avvistiamo ulteriori fenicotteri, e verso le 13 siamo gia' in paese. Alle 16 si riparte per l'escursione alla Valle della Luna, canyon, alberi di roccia e dune che al tramonto sono illuminate da colori impressionanti. Dopo aver visto gente provare a fare sandbord su di una duna infinita (non ci sono impianti di risalita, ovvio!) ammiriamo la parte terminale del canyon e poi entriamo nella valle per visitare una grotta di sale. Il passaggio non e' proprio semplice, per fortuna che qualcuno ha delle torce, perche' a volte bisogna girare quasi sdraiati sui blocchi di sale e non si vede nulla, comunque merita una visita. Da qui risaliamo ancora la valle, fermandoci ad un albero di pietra e poi risalendo una duna di 150m da dove vedremo il tramonto. La caratteristica della zona e' quella di cambiare colore al variare della posizione della terra nei confronti del sole, ed in effetti la valle si accende di un rosso impressionante. Bello spettacolo, peccato solo che qui ci sia mezzo Cile presente, ma non si puo' sempre aver tutto. Rientrati in paese ci concediamo una cena da Cafe' Export, un luogo molto vivo dove si puo' tirare mezzanaotte (qui non e' poi cosi' facile se non starsene senza nulla in mezzo alla strada) salutando Baldi che rientrera' in Argentina via Salta, uno degli accessi piu' utilizzati dal nord del Cile.
Giorno 15
Con tutta calma, direi che sia il primo giorno che ci concediamo un po' di tranquillita' facciamo una sontuosa colazione da H2O poi prendiamo il bus di Frontera (1000p) per tornare a Calama. Vogliamo vedere la miniera di Chuquicamata, la piu' grande miniera a cielo aperto del mondo. Da Calata prendiamo un micro (800p) ed in 20 minuti siamo alla miniera, o meglio alla citta' che e' sorta attorno alla miniera. Per visitare la miniera c'e' un tour organizzato dalla Codelco Norte che andrebbe prenotato con largo anticipo, non ci sarebbe posto ma noi proviamo lo stesso sperando che qualcuno non si presenti. Il tour inizia alle 14, ma ovviamente oggi non c'e' posto e non ci sarebbe per altri 4 giorni, ma tanto noi non abbiamo piu' tempo. Cosi' mesti mesti rientriamo a Calama e poi a San Pedro (con Turbus per 1700p). Qui recuperiamo un po' di cose per il viaggio dei prossimi giorni, soprattutto acqua, e ci godiamo la tranquillita' delle amache del nostro alloggiamento. Per cena il ristorante Puro Chile (5000p), l'ultima cena cilena. Da domani si entrera' in Bolivia.
Giorno 16
Appena partiti con un furgoncino che ci portera' al confine boliviano ci fermiamo alla frontiera cilena che e' all'uscita di San Pedro. Da qui si prende la strada per Salta (Argentina), una salita dritta che dai 2450m di San Pedro porta ai 4500m della deviazione per la Bolivia. Tutta la zona circostante e' minata, l'autista boliviano risponde alla nostra domanda sul perche' dicendoci di domandare a Pinochet la motivazione. Ad un certo punto si lascia la strada asfaltata e si procede sulla sinistra piu' o meno a caso.Dopo 10 minuti si scorge una piccola costruzione che sarebbe il posto di frontiera boliviano. Chi ci vive deve rinunciare ad acqua corrente, luce ed altro e questo ci da gia' una buona interpretazione della Bolivia. Sbrigate le pratiche di dogana (velocissime) facciamo colazione mentre gli zaini vengono caricati su di una jeep molto piu' robusta. Partiremo da qui in 5 (oltre a noi c'e' una giovane coppia brasiliana ed una signora inglese) assieme alla guida/autista Vidal. Dopo poco entriamo all'interno della Reserva de Fauna Andina Eduardo Avaroa e ci fermiamo alla Laguna Blanca. Si chiama cosi' perche' l'acqua e' talmente chiara che sembra non esserci. Poi si sale alla Laguna Verde a 5000m proprio sotto al vulcano Licancabur che sembra disegnato apposta per dar l'idea di un vulcano. La laguna e' incredibile, un verde che sembra finto, la leggenda dice che questa acqua arriva direttamente dalla cima del vulcano dove esiste una piccola pozza di acqua dello stesso colore. Qui c'e' un vento incredibile ed ogni passo e' una fatica, comunque lo spettacolo aiuta a toglier il fiato. Poi passiamo dalle terme di Chalviri prima di arrivare ai geyser Sol de Mańana (4955m), che si sentono in lontananza per il rumore assoradante.Ci si puo' muovere dove si vuole, tanto il cartello che riporta Peligro de muerte si vede solo alla fine della camminata. Da qui si inizia a scendere verso la Laguna Colorada, ma prima di arrivare ci fermiano a pranzare presso un rifugio che ci salva da una nube minacciosa che lascia dietro di se un po' di neve. Poi e' tempo della laguna, la piu' grande dell'altopiano, rossa da far paura e stracolma di fenicotteri. La giriamo in lungo e largo poi raggiungiamo il rifugio che ci ospitera' per la notte. Da qui e' possibile raggiungere a piedi uno splendido luogo di osservazione dei fenicotteri, anche qui occhio a non correre troppo si e' sempre sui 4300m. Il cielo limpido e l'aria rarefatta danno una colorazione splendida al tutto, ma se si ritarda il rientro a quando il sole tramonta il freddo e' intenso. Per cena ci improvvisano qualcosa, siamo in un rifugio senza riscaldamento, acqua corrente, telefono e luce solo per 2 ore grazie ad un generatore. E' l'ultima notte dell'anno e assieme a noi c'e' anche un gruppo di signore di Cochabamba che improvvisano una festa locale. Pacho, il marito di una di queste, ci coinvolge e vuole che anche noi realizziamo il bolo di foglie di coca, ce ne regala un pacco e ci insegna a mangiarle. Dopo un'oretta io desisto, Marco continua ma non siamo certo boliviani doc, comunque parteciapiano al fuoco collettivo di grasso di lama, yareta e altre foglie una per ogni mese. Solo che il freddo e' talmente intenso che prima di mezzanotte rientriamo nel rifugio che ci sembra caldo anche senza riscaldamento. Poi dopo un lungo giro di auguri tutti dentro al sacco a pelo sperando che resista alla temperatura che ci accompagna. Noi pensavamo di essere quasi soli quassu' annoiarci,mentre poi tutti ci avrebbero raccontato mirabilie sulle feste di Capodanno, invece anche noi abbiamo molto da raccontare da quassᮺi, mi sa proprio che questo sia il capodanno piu' singolare della mia vita.
Giorno 17
I ragazzi brasiliani grazie ai vari mate de coca e di chachacoma stanno un po' meglio, quindi possiamo continuare il giro dell'altopiano. La partenza e' tragica, Vidal chiamato dalle altre guide Vidacho (immagino a meta' tra Vidal e Boracho) e' visibilmente ubriaco e procede a zig-zag in mezzo ad un deserto di sabbia che ci portera' all'arbol di pietra, una immensa roccia che il vento ha levigato a forma di albero. Una sosta un po' allungata ed un po' di caffe' lo riportano in condizioni accettabili, cosi' iniziamo il giro delle lagune, Honda, Char Khota, Hedionda e Cańapa. I fenicotteri ormai ci sembrano animali domestici dal gran numero che se ne vedono, poi si riparte lungo un sentiero che ha ben poco a che vedere con una strada. Alcuni passaggi sono difficili anche con la nostra enorme jeep, ma finalmente dopo 2 ore di questo tormento raggiungiamo il mirador del vulcano Ollague, al confine col Cile e sempre attoriato da fumarole che segnalano una attivita' costante.Poi iniziamo a scendere, cioe' lasciamo quota 4000m, passando per il Salar de Chinagua dove a meta' ci fermiamo ad un posto di controllo dell'esercito. Bambini con fucili (ci si puo' arruolare a 15 anni, ma sembra che ne abbiamo molti di meno) ci accompagnano all'interno di bunker stile Albania di Enver Oxa per segnalare il nostro passaggio. Nome e passaporto riportato da noi stessi, potete scrivere quello che volete tanto nessuno vi controlla. La vista del salar e' molto bella, ma Vidal non gli da importanza perche' per i boliviani il vero ed unico Salar al mondo e' quello di Uyuni che vedremo domani. Lungo la strada ci imbattiamo in un piccolo paesino, San Juan, dove possiamo cambiare un po' di soldi che ci serviranno l'indomani per entrare alla Isla de pescadores. Cambiate il meno possibile, il cambio dei pesos in bolivianos e' svantagiossimo. Dopo altre 2 ore di un viaggio scomodissimo raggiungiamo il paese di Atulcha, dove troviamo alloggio presso il locale Hotel de sal, costruito interamente in sale, pareti, tavoli, portacandele, sostegni dei letti e cosi' via. Ceniamo qui nell'ora e mezza di luce, poi bisogna accontentarci di poche candele. Il posto e' pero' mollto bello, c'e' anche l'acqua calda anche se per una doccia calda occorre pagare 5b. Lo strano e' camminare su di un pavimento di sale, come se avessimo rovesciato 100 pacchi di sale sulle mattonelle.
Giorno 18
Finalmente arriva il giorno del salar, la meta principale del viaggio. Da Atulcha si ritorna indietro per circa un'oretta, poi finalmente si entra nel Salar de Uyuni. All'inizio siamo su di un sentiero rialzato, poi Vidal si ferma per predisporre la jeep al salar. Bisogna inserire erba tutto attorno al radiatore ed un telo sul frontale per evitare che l'acqua enormemente salata venga a contatto con le parti piu' delicate del motore. Fatto questo si entra, la prima parte e' coperta d'acqua e la sensazione che se ne ricava e' quella di essere in un luogo senza spazio e tempo. Non si riesce a distinguere la distanza e le poche cose che si vedono sono doppie perche' si specchiano sul velo d'acqua che ricopre uno stato di sale completamente piano. L'impressione che se ne ricava e' quella di camminare sopra alle nuvole come si vedono quando si viaggia in aereo. Prima tappa alla Isla de Pescadores, un affioramento di terra coperto da enormi cactus. Per entrare si paga un biglietto di 8b, poi si puo' salire per trovarsi nel bel mezzo di un luogo indescrivibile. Attorno all'isola c'e' acqua, ma lo strato e' sottile e si puo' amminare, ma attenti al sole che vi puo' cuocere. Siamo a 3660m, in un posto dove c'e' solo acqua o sale ed anche il riflesso e' abbagliante. Da qui proseguiamo verso est, iniziando a veder le formazioni esagonali/ottagonali di sale che emergono in superficie. E' un effetto visibile solo in questo salar e la vista emoziona. Le foto si sprecano, tutto andrebbe immortalato, anche se si tratta di un tutto che non ha confini e limiti, poi arriviamo all'Hotel de sal che si trova nel mezzo del salar e che ora ha dovuto ridurre i posti letto per evitare un incremento esagerato dell'inquinamento. Mangiamo su di un tavolino in fronte all'Hotel un frugalissimo pasto preparato al volo da Vidal poi andiamo agli Ojos del salado, buchi nel suolo di sale da dove emergono spruzzi d'acqua. Quando arriviamo noi c'e' molta acqua anche in superficie e l'effetto non e' visibile, inoltre in questo posto il terreno puo' sprofondare e bisogna muoversi con circospezione. Altra tappa ai mucchi di sale che la popolazione di Colchani realizza per poter poi vendere il sale. Per loro questa e' l'unica maniera per guadagnare qualcosa, lo strato di sale del Salar va da un minimo di 2 metri ad un massimo di 7, quindi si pensa che ci sia ancora un'infinita' di materiale a disposizione. Da Colchani ad Uyuni sono pochi chilometri ed arriviamo verso le 16 quando i nostri compagni di avventura hanno la jeep per il ritorno a San Pedro. Noi ci fermiano qui per la notte perche' non c'e' nulla che vada a Tupiza. Troviamo a fatica qualcosa per le 6 di mattina del giorno dopo, non capiamo bene cosa visto che l'unica ragazza che segue questo trasporto ad Uyuni ci ha disegnato su di un foglio un non precisato mezzo.Costa 80b e lo prendiamo per forza. Troviamo da dormire in pieno centro all' Hostal Cactu (15b), poi ci fermiamo in piazza assieme alle signore incontrate l'ultimo dell'anno alla Laguna Colorada. Mangiamo al Restaurante 16 de Julio (34b) una favolosa bistecca di lama, e veniamo informati che al momento in Bolivia ci sono vari scioperi, nella zona di La Paz per la distribuzione dell'acqua mentre in quella dove siamo diretti per l'aumento del gasolio, e tutto che gia' precario diventa insicuro. Andiamo a dormire nella speranza di partire l'indomani per Tupiza, mentre un vento freddissimo spazza la citta'
Giorno 19
Il mezzo per Tupiza non e' un pulman, siamo in pochi e l'agenzia (16 de Julio) ha contattato un privato che ci portera' in jeep. Partiamo in 6, poi ad Agua Salada carichiamo un altro ragazzo, dopo aver fatto colazione per 2b. Arriviamo ad Atocha dopo 2 ore e mezzo di viaggio, l'autista ci scarica dicendo di informarci all'ufficio per come arrivare a Tupiza. In uno sgabuzzino ci viene detto che fra 2 ore dovrebbe partire un altro mezzo per Tupiza. Cosi' visitiamo Atocha, ma c'e' ben poco da visitare qui, un paese surreale in fondo ad un canyon che non ha strade di collegamento se non il fondo del fiume. Fortunatamente si riparte, ma siamo in 15 su di una jeep, immaginatevi come siamo larghi, ed arriviamo a Tupiza verso le 13 dopo una parte di strada inesistente e rompischiena. Tupiza invece stupisce, e' in mezzo a grandi canyon, pulita e simpatica, piena di gente giovane e con possibilita' di splendide escursioni. Troviamo ospitalita' presso Hostal Renacer Chicheńo (20b con colazione) che ci viene suggerito da un ragazzino al terminal dei bus, un bel posto che organizza anche escursioni. Per la giornata giriamo il paese alla ricerca anche di un bancomat perche' ad Uyuni non c'e'.Anche qui non ne abbiamo trovati, ma ci hanno consigliati di andare direttamente in banca per ritirare bolivianos con carta di credito, e di banche in centro ne potete trovare varie. La piazza e' piena di ragazzi e ragazze, qui e' periodo estivo e scuole ed universita' sono chiuse, poi il tempo e' bello, caldo ma non impossilile anche se siamo a 2900m. Ci organizziamo per il giorno seguente, vogliamo vedere i vari canyon dove si nascosero e fecero il loro ultimo colpo Butch Cassidy e Sundance Kid. Quaggiu' il loro mito e' ancora forte, la pelicula porta i viaggiatori piu' audaci a scoprire questi posti, anche se l'unico modo per farlo in maniera approfondita e' a cavallo. Un giorno intero compreso di cibo, acqua e guida costa 90b, quindi per l'indomani dovremo essere pronti a cavalcare. Ci dicono che e' semplicissimo e che i cavalli sono docili e comunque abituati a portare gente inesperta. Per cena Restaurante Il Bambino, dove proviamo una ottima specalita' argentina, un Pique mocho piccantissimo ma favoloso(25b).
Giorno 20
Colazione e alle 9 via che arrivano i cavalli ! Per chi come me non e' abituato fa un po' impressione dover salire su di un altissimo cavallo argentino che sara' anche bravo e buono ma sicuramente non comodo. Ma se c'e' solo questa maniera di viaggiare, si faccia. Partiamo al passo, anche se Daniel (la guida) ci dice che tutto un giorno al passo non e' buono per il cavallo. Ci dirigiamo alla Quebrada de Palmira, all'interno della quale emergono le grandi formazioni della Valle de los Machos chiamate cosi' per via delle forme falliche, al termine del quale c'e' un piccolo canyon che porta ad una cascata raggiungibile, fortunatamente, solo a piedi. Da qui si rientra per accedere alla Quebrada Seca dovendo pero' affrontare un passo che ci costringe a scendere da cavallo e procedere a piedi. Ammetto che non e' il massimo scendere su di un sentiero sabbioso con un bestione che ti segue a pochi centimetri e tende ad andare dove vuole. Da qui percorriamo tutto il canyon fino ad un approdo sul Rio San Rafael dove abbiamo un'ora di sosta per pranzare. Si riparte, dobbiamo guadare per almeno 15 volte il fiume, cercando sempre di seguire la guida che ci evita attraversamenti paludosi. Lo scenario e' spettacolare, ma sopra al cavallo non me lo godo al meglio, e' difficile far foto e fermarsi dove si vuole, comunque si vedono luoghi altrimenti inaccessibili. Arrivati alla linea ferroviaria Tupiza-Villazon si ritorna verso Tupiza, attraversando uno strettissimo passaggio chiamato ovviamente Angostura. Distrutti chiediamo alla guida una piccola sosta, che ci viene accordata per 10 minuti. Poi riprendiamo il viaggio verso la citta' dove giungiamo alle 17 in concomitanza col blocco attuato dai conducenti di bus e taxi. Il paese e' isolato, non ci si puo' muovere almeno fino alla mattina seguente. Cosi' decidiamo di fermarci una notte in piu', sperando in buone nuove per l'indomani. Dopo 2 ore di riposo per riprenderci, ci alziamo accorgendoci di avere il sedere devastato dalle 8 ore di cavallo. Per questo scegliamo un ristorate dotato si sedie particolarmenti comode, la Confiteria Los Helochos (32b).
Giorno 21
Colazione e poi terminal dei bus. Si puo' partire e prendiamo il primo bus per Potosi' della compagnia Boqueron (90b), che parte in ovvio ritardo. Lungo la strada ci si ferma piu' volte per pranzare, e durante una sosta facciamo conoscenza con Beppe, musicista di strada di Asti, che suona in estate alle Cinque Terre e poi passa i restanti mesi a zonzo per il Sudamerica. Arriviamo a Potosi' (4090m,la citta' piu' alta al mondo) verso sera e cerchiamo un posto per dormire. La particolarita' del posto e' che l'energia elettrica costa molto di sera e pochi luoghi permettono di docciarsi dopo le 18, cosi' dobbiamo trattare a lungo prima di strappare una promessa al Residencial Copacabana (18b) per avere acqua calda fino alle 20. La ragazza alla reception ci consiglia inoltre una clamorosa parillada presso la Churrasqueria El Chaqueno (30b); si mangia all'impazzata carne favolosa ad un prezzo che in Italia ci prendi solo il coperto !!! Potosi' di sera e' viva, tutti passeggiano nelle zone centrali, e anche fuori da queste ci sono mercati aperti e luoghi di ogni tipo, peccato solo che a questa altezza il freddo si faccia sentire.A prima vista il luogo pare molto bello, il passato di ricca citta' coloniale emerge ancora e la visita si preannuncia interessante.
Giorno 22
Colazione da Candelaria (7b), un internet caffe' al secondo piano con vista sulla Casa della Moneda.Le vie sono piene di gente che vende di tutto, il clima e' festoso e tutti sono allegri : perche' da noi non succede mai e tutti pensano solo a lavorare fare soldi ed intristirsi? La Casa Real de la Moneda e' il palazzo che realizzarono gli spagnoli per coniare le monete con l'argento che estraevano dall'attiguo Cerro Rico, costruita appositamente per evitare di portare l'argento in Spagna con le barche che venivano attaccate dai pirati olandesi, inglesi ecc. La costruzione e' molto bella ed interessante, per 20b c'e' anche la guida, l'importante e' arrivare all'orario di inizio della visita perche' poi non ne esiste una successiva. Qui funziona in questo modo, capita di partire in 6 persone ed alla fine si e' in 40. Alcune sale sono interrate ed il freddo e'pungente, ma la visita e' obbligatoria. La durata e' di almeno un'ora e mezzo, ma e' tempo ben speso. All'uscita andiamo a vedere el Arcos de Cobija, da dove si vede in tutta la sua grandezza il Cerro Rico, la montagna dominante Potosi' che ha fatto la ricchezza della citta' con tutto l'argento che contiene. Dopo una pausa alla Confiteria Capricornio (4,5b), e' tempo per il Museo y Convento San Francisco, il piu' vecchio e prestigioso della citta'.L'entrata costa 15b, ma ne servono altri 10b per poter far foto, e dal tetto di questo si ha una delle immagini piu' belle di tutta Potosi'.Per arrivarci si risale il campanile e si cammina sopra alle cupole per salire sulla principale e dominare tutta la citta'.Noi siamo andati nel pomeriggio, e verso le 17 in quel punto il freddo tagliava le mani, premunitevi in anticipo.Poi altro giro di parillada, questa volta al Tranjan (30b), solita abbuffata di carne superba. Pensate che qui ogni parillada e' sempre completa di insalata, patate fritte e riso al formaggio che si accompagna in maniera perfetta alla carne.
Giorno 23
Colazione al Chaplin caffe' (6,5b) e poi raggiungiamo l'agenzia Silver tour per il viaggio all'interno delle miniere. L'escursione ci costa 35b perche' siamo venuti a comprala direttamente in agenzia, viene offerta anche negli alberghi o in altri posti della citta' ma ovviamente il costo e' maggiore. Ci portano in un posto a cambiarci, giacca, copripantaloni e calosce, poi un elmetto con luce per poterci muovere senza pericolo nella miniera, almeno cosi' ci viene detto. Prima di entrare visita al Mercato Mineiro, dove le mogli dei mineiros vendono prodotti tipici. Chi entra deve portare un po' di cose ai lavoratori, cosi' compriamo liquori (alcohol puro a 96 ) e sacchi di foglie di coca. La miniera che visitiamo ci viene descritta come piccola ma molto sicura, si trova a 4300m ed entra nella montagna per poco piu' di 2km. E' gestita da una piccola cooperativa di mineiros, circa 10, gli altri sono operai occasionali. I selezionatori di materiali guadagnano circa 50 $ al mese, mentre gli estrattori sui 100$, per i soci dipende da come va l'estrazione. Certi mesi possono guadagnare anche 300$, cifra che qui e' molto alta, ma comunque per tutti questi lavoratori l'aspettativa di vita e' sui 40 anni, dopo per problemi polmonari e' sempre la morte che ha la meglio. Molti lavorano qui per tradizione familiare, sanno che questo lavoro portera' alla morte, ma non vogliono evitarlo. La visita e' sconsigliata a chi soffra di claustrofobia, luoghi bui e vertiggini. A dire il vero una visita del genere sarebbe da proibire visto che si passa in mezzo a gente che lavora bucando la montagna ed inserendo candelotti di dinamite, salendo scale scivolose, passando sopra legni insicuri e dovendosi calare lungo corde di 5 metri senza nulla che vi protegga, ma l'emozione di vedere un lavoro degno del medioevo sta sopra a tutto. Prima di uscire sosta obbligata al tio della mina. I mineiros sono molto credenti e sostengono che se fuori e' il regno di dio, dentro e' il regno del diavolo e lo onorano con donazioni di sigarette e foglie di coca. Qui si ritrovano a festeggiare e fumare, ed in effetti dopo tutto quello visto in precedenza sembra quasi di essere in un luogo sicuro e tranquillo.A mente fredda una volta uscito da quel luogo mi son reso conto di aver fatto la cosa piu' assurda della mia vita, pero' sono felicissimo di esserci stato.Ora ci meritiamo un pasto come si deve da Jumas Orcka (13b), in attesa che apra il convento di Santa Teresa (21b) dove si trovano le suore carmelitane scalze. Dopo del concilio di Trento, in cui ci fu un'apertura nei confronti della clausura, una parte di questo e' visitabile. La guida si sofferma su ogni piccolo particolare e alla lunga e' stancante, pero' un'occhiata va data. Per cena Restaurante Le Boulevard (32b), poi solito giro serale del centro; il mitico Asti ci racconta che gli ricorda la vasca serale che fece quando ando' asuonare a L'Aquila e la cosa ci fa sorridere.
Giorno 24
Per colazione torniamo al Candelaria (7b), poi ci facciamo un ultimo giro per la citta' per ammirare la splendida architettura coloniale. All'una abbiamo il bus della Transtin Dilrey (20b) per Sucre. In meno di 3 ore giungiamo alla capitale della Bolivia, perche' per i boliviani La Paz e' "solo" la sede del governo e del parlamento, mentre Sucre essendo la sede del potere giudiziario e' la vera capitale. La citta' e' tutta bianca, ordinata ed accogliente, arrivando in bus da Potosi' la si percorre tutta perche' il terminal e' fuori citta' dalla parte opposta. Con un micro (1,5b) rientriamo in centro per trovare un posto presso Alojamento La Plata (20b) proprio di fronte alla Iglesia di San Francisco.Ci parlano subito dei blocchi in tutta la Bolivia, non sara' facile muoversi da qui, ma al momento non ce ne preoccupiamo e ci godiamo la splendida atmosfera di qui.Sucre e' a 2700m, per la Bolivia equivale alla nostra collina, il tempo e' buono ma siamo a rischio delle pioggie che dovrebbero iniziare da qui a pochi giorni.Iniziamo ad organizzarci per le visite dei prossimi giorni, girandoci la citta' a piedi. Cena da Don Gerardo dove una bistecca alla parilla completa di tutto costa solo 9b.
Giorno 25
Partiamo alle 8 per Tarabuco (25b,ida e vuelta) dove si trova il piu' conosciuto mercato boliviano. Il sole va e viene, e si prepara per l'acqua che si riversera' su Tarabuco una volta arrivati. Il mercato e' famoso ma per chi ha gia' esperienze sudamericane (non ci sono i colori di Chinchero o l'infinita' di cose di Chichicastenango)non riserva sorprese. Ci sono piu' viaggiatori stranieri che gente locale, solo la parte degli alimentari e' ancora bella genuina, per il resto ci sono le solite cose a prezzi poco interessanti. Quando arriva il diluvio e' pero' bello vedere come una piazza coloratissima si traformi in un minuto in un agglomerato grigio e spento.Alle 13 si ritorna in citta' cosi' decidiamo di visitare la Recoleta (10b), visita brevissima rispetto agli standard potosiniani. Il convento contiene un museo ed una parte di clausura che ospita oggi 4 frati.All'interno c'e' una lapide sul posto dove fu ucciso uno degli innumervoli presidenti boliviani (Pedro Blanco), rimasto in carica nemmeno 2 giorni. Nella sua travagliata storia di indipendenza la Bolivia in 180 anni ha avuto circa 200 presidenti/governi alcuni nemmeno hanno esercitato la loro funzione ed almeno 40 di questi sono saliti al potere con un colpo di stato. Oggi il presidente in carica Mesa e' in bilico, non e' detto che tra pochi giorni si dimetta a causa delle proteste ad El Alto per via dell'acqua e del referendum sul gas e di quelle di Santa Cruz per la gasolina.Cena al Cafe' Tertulias (23b), bello, con bella vista piatti ottimi ma stranamente portate minime.
Giorno 26
Di fronte al nostro alojamento c'e un grande mercato che al secondo piano ha anche una zona per mangiare, cosi' proviamo a far colazione qui. Con 2,5 bolivianos ci facciamo una ottima colazione, anche se ci guardano tutti come marziani perche' non c'e' un turista che sia uno in questo posto. Uno dei ragazzi alla reception del nostro alojamento fa anche da guida, cosi' assieme a lui ed ad un autista di jeep suo amico partiamo per un'escursione alla Cordillera de los Frailes, un frastagliato crinale di montagne e vulcani dai colori bizzarri. Peccato che poco dopo la partenza arrivi la pioggia cosi' quando arriviamo ai 3800m di Chataquila siamo immersi nelle nubi, non vediamo nulla e veniamo lavati dall'acqua. Attendiamo per piu' di un'ora per andare a vedere le pinture rupestri di Incamachay, ma il tempo non migliora. L'occasione e' pero' buona per scambiare pareri ed idee con i 2 ragazzi boliviani, fra i pochi che amano parlare della situazione boliviana e che sanno di cosa parlano.Ci illustrano piu' approfonditamente la situazione a Santa Cruz, dove gira voce che sotto agli scioperi del gasolio ci sia lo zampino dell'ex presidente boliviano ora esiliato negli Stati Uniti, mentre la situazione ad El Alto non centra nulla con questo sciopero ed in parte viene nascosta dalla situazione di S.Cruz (dove tra le altre cose reclamano l'indipendenza). Come sempre la situazione boliviana e' al limite, le dimissioni del presidente attualmente in carica non sono viste bene perche' lascierebbero un grande vuoto di potere ed un ennesimo colpo di stato si profilerebbe all'orizzonte. Dopo piu' di due ore la situazione non cambia, aspettiamo ancora mangiandoci qualcosa, poi Marco decide di intraprendere il sentiero verso Chaunaca (una folle discesa di 6km) sotto l'acqua, mentre io me ne scendo molto piu' tranquillamente in jeep. Il sentiero e' un vecchio cammino incaico, in alcuni posti e' ancora visibile l'acciottolato del tempo e questo e' uno dei luoghi piu' a sud che gli incas toccarono nel loro periodo d'oro. La discesa in jeep richiede un tempo simile a quella a piedi, la strada e' in pessime condizioni, tutta tornanti sul vuoto e quando si incontra un camion ci si sporge sul nulla in maniera preoccupante. Si ha una bellissima vista sul Crater de Maragua, aiutata dal fatto che il tempo si rimette al bello. Raggiunta Chaunaca ci sarebbe da pagare un biglietto di ingresso, ma i nostri accompagnatori hanno una bombola del gas in piu' che vendono ad una famiglia del posto e questi per ringraziarli non ci fanno pagare l'ingresso. Ci raccontano anche innumervoli cose sulla vita del posto, rimangono stupiti quando gli dico che da noi il cavallo non e' piu' un mezzo di trasporto e quasi mi tolgono il saluto quando imparano che da noi e' un piatto prelibato. Tutto lo studio e la realizzazione di un percorso per le acque di irrigazione e' l'opera principale del momento, e qui tutti sperano che venga realizzata prima della cacciata dell'attuale presidente altrimenti tutto si bloccherebbe, come avviene da ormai troppi anni in questa valle. Rientriamo a Sucre, e per cena ci lanciamo nella migliore churrascueria della citta' consigliata dalla guida e dall'autista, Guardamonte (44b) dove mangiamo la miglior carne di sempre.
Giorno 27
Colazione nello stesso posto di ieri, poi visita alle innumerevoli chiese della citta' che pero' sono quasi tutte chiuse. Cosi' ci dirigiamo al Museo y Convento de Santa Clara (10b) dove risiedono le clarisse sin dal lontano 1639. All'interno ci sono vari quadri del pittore Melchor Perez de Holguin (che troverete in tutti i monasteri boliviani) ed uno splendido organo che viene ancora utilizzato nelle funzioni serali. Dopo ci dirigiamo al Parco Bolivar che sta in fronte alla Corte Costituzionale. Aspettando l'apertura di altri monumenti mangiamo qualcosa da Brasery Azurduy (6b), poi ci dirigiamo al Convento de Santa Teresa. Qui pero' vige ancora la clausura totale, non e' possibile entrare quindi andiamo alla Casa de la Libertad (15b). Se volete apprendere la storia boliviana questo e' il posto giusto. La guida spiega molto bene, non si dilunga in inutili particolari ed in 2 ore vi fate un'idea precisa di tutto cio' che e' successo da quando il Marescal Sucre caccio' gli spagnoli. C'e' anche la copia della dichiarazione di indipendenza e la prima bandiera argentina, molto particolare perche' riporta i colori in modo inverso ad ora. Mentre siamo in visita si sentono vari scoppi, quando usciamo ci accorgiamo che la piazza e' bloccata. C'e anche qui lo sciopero per il gasolio, i micro non viaggiano piu' non si sa se lo faranno i bus principali. Cosi' con un taxi (7b) raggiungiamo il terminal dei bus da dove alle 17,30 parte il nostro per Santa Cruz (arrivo previsto per le 7 del mattino seguente). Il viaggio con bus semicama (ma scordate il servizio cileno) costa 80b, ma se lo prendete il giorno stesso puo' essere a 40b, mentre il giorno prima di quando lo abbiamo comprato noi era a 120b. Partiamo puntuali, ma appena usciti dalla citta' con micro ci taglia la strada bloccandoci, da quello escono 2 persone che avevano i biglietti per il nostro bus e che vogliono salirci. Ne nasce una lunga discussione, ed alla fine torniamo tutti al terminal. Dopo una discussione a piu' voci, fra cui la polizia, ripartiamo senza i 2 perche' nel frattempo i loro posti erano stati venduti. Il viaggio e' su asfalto, ma dopo 3 ore prendiamo una deviazione su sterrato e poco dopo ci si blocca perche' col traffico che arriva in senso inverso non si riesce a passare. Servira' circa un'ora e mezza per sbloccare la situazione, ma dopo nemmeno 15 minuti siamo fermi in mezzo alla strada per mangiare. Ci sono signore con pentole ed un unico locale dove riusciamo a mangiarci una milanesa (8b), poi finalmente ripartiamo. Dopo pochi minuti si abbatte su di noi un diluvio impressionate. Poco male direte voi, siamo al coperto, ma non essendoci la strada la cosa si fa problematica. Poco prima di mezzanotte l'autista si ferma in mezzo al cammino, spegne le luci e tutti iniziano a dormire. Non ha fornito una spiegazione, ma per tutti va bene cosi'
Giorno 28
Dopo un po' di tempo si riparte, forse ci si era fermati perche' davanti a noi si era creato un fiume a causa delle piogge e sarebbe stato pericoloso guadarlo con troppa acqua. Facciamo pochissimi km e ci fermiamo di nuovo, luci spente e chi ha panni con se li prende fuori. Alle prime timide luci dell'alba qualcuno inizia a vociare, vogliono partire ma l'autista e' contrario. C'e' un nuovo fiume davanti a noi, il primo autista e' disposto a passare solo se tutti guadino a piedi, ma interviene il secondo che la pensa diversamente. Qualcuno inizia a piedi l'attraversamento mentre il secondo autista si appropria del volante e parte. Si passa, guadato il fiume improvvisato recuperiamo chi era andato oltre a piedi e poi lunghi cori per il nuovo autista, che preso dall'esaltazione avra' in mente di recuperare le ore di ritardo. La troppa baldanza lo porta a sbattere col fondo del bus su alcune rocce dure, e dopo poco la nostra corsa si ferma. Ormai e' giorno e ci si vede bene, cosi' gli autisti e qualche loro amico si portano sotto al bus per provare di aggiustare alla meglio qualcosa, molto probabilmente la trasmissione. Dopo circa tre ore si riparte, timorosi della riparazione perche' ne ne sono usciti con un po' di pezzi in mano che non sapevano dove riporre. Dopo altri 5 minuti altra sosta, ma questa volta per verificare che tutto sia a posto. La strada e' ancora tanta ed al momento non si puo' nemmeno parlar di strada. Sono gia' le 9 di mattina, dovevamo essere arrivati da 2 ore, invece ad una sosta carichiamo un ragazzo che ci avvisa che mancheranno ancora 7 ore circa. Fortunatamente dopo un po' la strada ritorna asfalatata, cosi' la schiena non brontola piu' e finalmente a Mairana ci fermiamo a mangaire un po' di pollo al Restaurante Oriental (7b), l'unico che abbia ancora qualcosa da mangiare. Ora il percorso e' buono, ma giungono voci di un blocco all'entrata di Santa Cruz sempre per il problema del gasolio. All'uscita del paese di La Guardia, 23 km da Santa Cruz c'e' effettivamente il paro, ci mettiamo anche noi in coda ed iniziamo ad aspettare. Sono le 16,30, c'e' chi dice che alla 18 si possa ripartire, mentre altri parlano delle 22. Andiamo ad un bar lungo la strada a far passare il tempo, ormai non ci alteriamo nemmeno piu', fa parte del vivere qui e tutto va bene. Anzi, quando il bus riparte siamo ancora al bar, raggiungiamo il bus di corsa tra le risate dei locali. Solo noi 2 e 2 tedeschi ci erano dimenticati di ritornare al nostro posto, siamo diventati piu' boliviani dei boliviani. Alle 19,30 scendiamo al nuovo terminal di Santa Cruz, un ritardo di 12,30 ore su di un viaggio di 13,30. Con un taxi raggiungiamo il centro, trovando da dormire al residencial Balliviana (leggenda narra che anche il Che sotto mentite spoglie dormi' qui) per 30b e cerchiamo da mangiare accorgendoci che la citta' e' vuota. Il centro storico della citta' e' fantasma, non si muove nessuno e non c'e' in solo locale aperto, l'unico e' la Casona, gestito da un tedesco che pratica prezzi non proprio popolari per qui. Mangiamo bene, un ottimo filetto ai funghi ma spendiamo 50b.
Giorno 29
Dopo colazione al restaurante Lalelilolu (9b, in pratica pero' abbiamo pranzato) iniziamo a dare un'occhiata alla citta',la seconda per estensione della Bolivia dopo La Paz. E' fatta a circoli, si va dal settimo esterno al primo del centro storico, dentro al quale ci sono solo attivita' economiche, qualche chiesa e grandi jeep di coloro che si sono arricchiti con l'agricoltura o con la droga.Arrivati al primo anello per avere info su di una escursione a Samaipata veniamo a confronto con una realta' terribile, c'e' di tutto lungo la strada, dove ben che ti vada finisce per incontrare bambini che sniffano colla in condizione terribili. Uno scaccato squallido, ed anche le info per arrivare a El Fuerte sono molto precarie, si parte se la macchina si riempe, stessa cosa varra' per il ritorno. Domani comunque andremo, oggi continuiamo a scoprire la citta' vantataci come quella con le ragazze piu' belle della Bolivia. Sara',ma forse solo perche' gli altri posti non riescono nemmeno a competere. Parlando con un po' di gente veniamo a conoscenza del fatto che dietro ai blocchi ed agli scioperi non c'e' solo il problema del gasolio, ma anche una richiesta di indipendenza data dal fatto che questa zona e'diventata la piu' economicamente sviluppata del paese grazie alle colture intensive che stanno uscendo dal paese e conquistando i mercati mondiali. Dopo aver girato come 2 scemi nella piazza centrale alla ricerca dei bradipi sugli alberi, veniamo informati che gli ultimi rimasti sono stati portati allo zoo, cosi' andiamo a vedere la piazza dall'alto del campanile (3b) e poi un salto alla casa della cultura che al momento ospita solo una mostra di tal Carlos Kurammatta Modina, pittore locale che espone e vende i suoi quadri. Costano in base alla grandezza e non alla qualita',pare un po' un imbianchino piu' che un pittore. Poi vediamo arrivare molta gente con bandiere, e ci dicono che sta arrivando il nuovo sindaco che proprio oggi prendera' posto in comune. Perry e' acclamato un po' da tutti, vediamo ricchi con grandi macchinoni ma anche indios carichi di vessilli e bandiere col suo nome. Ci dicono che gia' fu sindaco per 2 mandati, e che diede dignita' alla citta' asfaltando gli squallidi sobborghi e rilanciando il sistema agricolo a danno dell'importante economia della droga. Fu sconfitto per questo, ma ora le condizioni sono peggiorate e la gente e' tornata dalla sua parte. Si e' presentato come indipendente, e lo era anche le precedenti volte, seppure in quel caso all'interno del MIR, ora sciolto a causa dello scandalo del precedente presidente della repubblica fuggito neli USA dopo la protesta del gas del 2001. La festa continua, noi per cena andiamo da Don Caito (35b), una churrasqueria senza parillada, ma anche questa sera non c'e' nessuno in giro e sembriamo fantasmi alla ricerca di un po' di vita. Chissa' dove andranno tutti, dovremo informarci meglio.
Giorno 30
A fianco del nostro residencial c'e' una galleria dove si puo' trovare un posto per una larga colazione a solo 3,5b. Poi ci dirigiamo al vecchio terminal, vicino al quale partono i taxi collettivi per Samaipata. Sono 2 ore e mezza di viaggio, ma si parte solo ce si sono 4 persone. Fortunatamente sta gia' aspettando una coppia brasiliana, cosi' partiamo subito. La strada e' la stessa che avevamo fatto per arrivare a Santa Cruz, passa in mezzo ad una valle verdissima, ed in macchina riusciamo a vederla meglio. Ad un certo punto, in prossimita' di un grosso burrone vediamo nel mezzo della strada casse, arbusti poi alcune persone doloranti. Pensiamo subito ad un camion rovesciato e ci fermiamo per prestare soccorso. Se il camion fosse precipitato ci sarebbe poco da fare, fortunatamente le persone che incontriamo ci dicono che il camion non e' finito sul fondo ma e' gia' stato trainato via e non c'e' nessun ferito grave. Dopo poco arriviamo alla deviazione per El Fuerte un sito cerimoniale pre inca. Per arrivarci ci sono 5 km di strada non buona, e l'autista ci porta solo per un sovrapprezzo. Alla fine tutto il viaggio ci costera' 62,5b. Per entrare al sito si pagano 32b, e per una guida 40b, da dividere per il numero che si e'.Nonostante la guida ci illustri nei minimi dettagli tutti i segreti del luogo, datando costruzioni, case pozzi e quant'altro c'e' chi sostiene che El Fuerte fosse una pista di lancio per ufo. Per visitare questo luogo e' fondamentale una guida, altrimenti molte cose rimarrebbero sconosciute e la vista non darebbe nulla. La guida illustra oltre alla storia del posto, alle culture che si sono succedute e i vari significati delle lavorazioni attorno alla pietra principale di oltre 200m, la morfologia della zona, luogo di incontro di tre spazi che da qui si dipanano a tutto il sudamerica, da una parte le Ande, dall'altra l'Amazzonia e dall'altra ancora il Chaco. Non riusciamo a passare a Samaipata perche' i ragazzi brasiliani devono prendere il bus a Santa Cruz alle 17 e noi rischieremmo di attendere nel centro della cittadina un altro taxi senza speranza di tornare per la sera. Il taxista se la prende comoda e ci scarica quando ormai il bus dei brasiliani e' partito. Facciamo uno spuntino da Lalelilolu, poi un veloce giro del centro cittadino prima dell'ultima mia cena boliviana. Finalmente troviamo un angolo di centro con un po' di vita, cosi' ci fermiamo al primo piano di un centro commerciale al Restaurante Victory per provare una specialita' di qui, il Silpancho (32b), una specie di cotoletta milanese sormontata da due uova e sotto alla quale ci sono patate fritte e riso. Come acqua c'e' solo un tipo termale che fara' benissimo allo stomaco ma provoca solo piu' sete. Per trovare un posto che venda qualcosa da bere dopo le 22 bisogna girare all'infinito ma fortunatamente vengo premiato in un posto vicino al parco El Arenal.
Giorno 31
Per il mio ultimo giorno in territorio boliviano mi faccio la solita colazione alla galleria a fianco, poi rapido giro della piazza per non dimenticare la figuraccia della ricerca dei bradipi che non ci sono piu'.Saluto Marco che rimane in attesa di sapere se partire per l' Ecuador o per Foz de Iguazu, e prendo un taxi (45b) con destinazione l'aereoporto internazionale Viru Viru, che ha permesso alla citta' di Santa Cruz di diventare il vero faro commerciale della Bolivia. L'unico aereoporto internazionale oltre a questo e' quello di La Paz, ma essendo a 4.050m pochi aerei possono atterrarci e cosi' tutti gli scambi si sono spostati qui nella Sierra. Per uscire dalla Bolivia per via aerea si pagano 25$ (o 204b), i controlli sono limitatissimi , c'e' poca gente e potete trovare da bere acqua gratuitamente. Arrivo a Buenos Aires in una giornata bellissima, ho 5 ore di attesa ma Ezeiza dista quasi un'ora dal centro cittadino, in piu' se esco devo pagare altri 20$ per imbarcarmi di nuovo. Inoltre devo essere al banco partenze almeno un'ora prima per riconfermare il biglietto e soprattutto per "collegarlo" al bagaglio. Se non faccio in tempo questa operazione mi scaricano lo zaino, quindi facendo un po' un conto di tutto decido di rimanere in aereoporto. Verso sera il volo parte puntuale e poco dopo si mangia, poi luce spenta e buonanotte.

Giorno 32

12:45 ore dopo sono a Roma, o meglio a Fiumicino. Causa sciopero dei ferrovieri mi fermo qui e vado alla stazione Termini col Leonardo Express (9,5), ed arrivo appena in tempo per prendere l'ultimo treno che arrivera' a Bologna prima dello sciopero. Peccato che sia un eurostar e che ci sia posto solo in prima classe (53,20), ma dopo meno di 3 ore arrivo a Bologna. Facendo una botta di conti in 4 ore in Italia ho speso quanto una settimana in Bolivia divertendomi infinitamente meno e non vedendo nulla di valido ! Poi a Bologna fa un freddo terribile, non tanto per la temperatura, ma per un'umidita' che da' molto piu' fastidio del clima andino. Ora non resta che attendere il rientro di Marco per decidere la prossima meta. Certo che, visto meta' Cile si potra' non vedere la parte sud nel giro di poco tempo ?
Luca
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