Catch Music         

 

 

EVENTI 2011 
RECENSIONI - CONCERTI LIVE (GENNAIO/LUGLIO2011)
 

 

 

 

 

11/07/2011
Crocodiles – Vicolo Bolognetti,Bologna

La caldissima serata bolognese, prima discesa per i Crocodiles dalle nsotre parti, deve averli fatti sentire a casa, nella loro San Diego peraltro per nulla amata. Gli alfieri dello shitgaze (certo che ne serve di fantasia per inventarsi una fila infinita di denominazioni) regalano all’ormai solito nutrito pubblico del Bolognetti una show grondante calore e passione, finendo tra ovazioni, cori, e balli, forse non credendoci nemmeno loro di essere per una sera beniamini assoluti. Ma così è, senza risparmiarsi, crescendo per intensità al passo di canzoni che rendono perfettamente dal vivo, i 5 si fanno piccoli eroi di un lunedì assonnato e nella bolgia finale gridano vittoria. Osannati a lungo, dopo aver proposto I Wanna Kill e tutto il meglio dai 2 dischi incisi (Summer of Hate e Sleep Forever), ritornano sul palco per un omaggio ai “padri” Ramones, distanti chilometricamente e tecnicamente tanto spazio ma per una volta associati nello spirito. La loro mescolanza di surf music e Jesus & the Mary chain colpisce nel segno, la padronanza del palco che ha fatto sua il leader e cantante (ed in alcuni casi chitarrista) Brandon Welchez a forza di suonare è un valore aggiunto, come ben si accosta a queste distorsioni il farfisa che sfalsa il suono verso lidi non immaginabili. 
Per gli amanti della band, da segnalare le collaborazioni del duo Welchez/Rowell con Dum Dum Girls e Cold Cave, mentre dal vivo la band si arricchisce di componenti di Black Dogs e Slits. 
Luca Cocchi 
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09/07/2011
John Mellencamp, Castello Sforzesco, Vigevano (PV)

La prima volta di John Mellencamp in Italia arriva quando il fu Cougar varca i 60 anni, attesa interminabile che va oltre al fatto che noi siamo una piccola provincia per gli statunitensi, perché il fondatore del Farm Aid ha sempre avuto un pessimo rapporto con l’aereo al quale ha aggiunto recenti e gravi problemi di cuore. Ma dopo una lunga attesa ora è tempo di vedercelo dal vivo, pubblico dai capelli bianchi, quando ci sono, fortuna che l’età media vien raddrizzata dai figli dei fans della prima ora. Se l’attesa della venuta è stata lunga, anche l’attesa del concerto si è protratta causa proiezione del documentario It’s About You, che segue l’ultima tournee del nostro. Bello, però noi non siamo gli americani, siamo qui per la musica e per il concerto, perderci un’ora in un film che chi vuole si sarà già scaricato dalla rete fa innervosire i più. Così occorre attendere poco prima delle 22:30 perché le luci si abbassino (e alle 24 si sa che si dovrà terminare…) 
ed una voce fuori campo declama l’entrata in scena di un signore nella hall of fame del rock’n’roll, vincitore si infiniti Grammy Award e fondatore del Farm Aid. John si prende la scena nonostante la band sia una macchina da guerra collaudatissima, la voce calda e sporca è quella di un tempo e ci introduce ad una prima parte di concerto fatto di ballad, largo a pezzi degli ultimi dischi e rivisitazioni particolari di successi del passato, come una Jack&Diane in versione bluegrass. Poi è tempo di duetti acustici, su tutti una Small Town chitarra e violino che emoziona e poi via al set elettrico che pesca a piene mani nel mito, fra quei Scarecrow e The Lonesone Jubilee che tutti vorrebbero sentire all’infinito. In una serata caldissima dove le zanzare la facevano da padrona nel cortile del castello (luogo perfetto per un evento del genere), al momento di Rain on the Scarecrow la pioggia ha alleviato il calore dei fans, quasi fosse un effetto speciale creato ad arte. Vabbè, lo ascriveremo al piccolo grande uomo di Bloomington, Indiana, al quale ci toccherà perdonare una attesa di quasi 30 anni, ed un concerto iniziato troppo tardi per poter sviscerare una carriera leggendaria. Perché proprio nel momento del massimo gusto, pochi attimi prima della mezzonotte, quasi come una Cenicienta qualquiera, il Cougaro è stato fatto accomodare sotto al palco e portato via dagli organizzatori al termine di una tiratissima R.O.C.K. in the U.S.A., che non succeda come col suo sodale Springsteen qualche tempo fa quando il gusto di suonare per il proprio pubblico gli fece allungare il concerto di 30’ con multa per gli organizzatori. John si è fatto perdonare la lunga attesa, ma qualche attimo in più i suoi rispettosi adoratori lo avrebbero meritato.
Nota a margine, valida però per tutte le leggende, la differenza tra i pezzi recenti, per quanto belli ed impegnati, e la storia della gioventù è troppo profonda, facendo procedere a picchi e cadute il concerto, ma questo è qualcosa di immaginabile, il fan adorante forse nemmeno se ne è accorto. 
Altra nota, un fan ha scavalcato le transenne avventadosi sul palco, la security è arrivata con fare pericoloso, ma ha dovuto desistere dai propri piani bellicosi respinta a male parole da John, che ha trascinato il fan sul palco e dopo aver duettato gli ha lasciato lo scenario intero. Sempre dalla parte giusta, vecchio Cougaro! 
Luca Cocchi 
 

 

 

SubsOnicA all' Arena della Regina a Cattolica (RN) il 9 luglio 2011
Trance estiva dell' "Eden Tour 2011" che fà tappa in terra romagnola, in un' Arena della Regina non sold- out, ma che comunque garantisce un discreto colpo d' occhio, in questo primo week- end di luglio.
Il concerto inizia alle 21:30 con "giorni a perdere", "albascura" e "l' ultima risposta", canzoni a sfondo sociale, contro questo sistema dell' apparire, proseguendo poi con "up patriots to arms", cover dell' eclettico cantante siculo Franco Battiato. Seguono "Nuvole rapide", "Aurora sogna" dove Aurora è la classica teenager che vuole di più dal suo corpo. Seguono la classica "Depre" e "sul Sole" dall' ultimo album, come "quando", che anticipa la pausa.
Ripresa con la soporifera "Eva Eva", che si riprende però nel finale, con Ninja che pesta sui piatti come un fabbro e svariati Watt di luci sparati sul pubblico. Seguono vari pezzi da varie annate, come "non identificato", "liberi tutti", "l' errore", "colpo di pistola" chiudendo, tra le altre con "istrice" la seconda parte del concerto.
Il finale è da urlo con "Eden", title track dell' ultimo album, seguono "la funzione", le acclamatissime e ormai più che classiche "disco labirinto" e "tutti i miei sbagli", passando per "l' errore", la bellissima "strade" chiudendo con "l' angelo" in duetto voce/ tastiera, con Samuel a cantare e Boosta "in regia" con la sua tastiera "a molla".
Concerto divertente, anche se si iniziano a sentire la mancanza di pezzi come "mammifero" e "nuova ossessione", ma poi si sà, non si può accontentare tutti!
Samuel, da buon leader quale è, interagisce con i compagni, scherza con i tecnici e fà divertire il pubblico, regalando un momento veramente rock: sul finale di "colpo di pistola", coadiuvando Ninja alla batteria, batte il tempo con il microfono sui piatti. 
scaletta del concerto:
giorni a perdere
Albascura
Ultima risposta
Up patriots to arms (cover di Franco Battiato)
nuvole rapide
serpente
veleno
Aurora sogna
depre
sul Sole
quando
------------------
EvaEva
trà gli dei
non identificato
liberi tutti
il diluvio
l' errore
piombo
colpo di pistola
Benzina Ogoshi
istrice
--------------------------
Eden
la funzione
discoteca labirinto
tutti i miei sbagli
l' odore
strade
l' angelo
Graziani Marco
 

 

 

Hugo Race Live Bologna lunedì 4 luglio 2011
Hugo Race in concerto a Vicolo Bolognetti, lunedì 4 luglio 2011
Avvincente set elettrico di Hugo Race, in formazione a 3, 2 chitarre elettriche e batteria
Luca Cocchi

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Roger Waters al Forum di Assago (MI),
lunedì 4 luglio 2011 di Marco Graziani

Dopo un viaggio tranquillo, senza intoppi nè ritardi, alle 19:00 si esce dall ' A1, alla barriera di Milano, presa la tangenziale ovest, ci si ritrova imbottigliati nel traffico milanese, arrivando alle 20:30 abbondanti all' interno del Forum.

Ci si è recati in terra lombarda per il "The Wall Tour 2011" che fà tappa ad Assaggo. Tour portato "in giro" da Roger Waters, ex-bassista e mente dei leggendari Pink Floyd, che è praticamente la rappresentazione, dopo trent' anni del mitico "The Wall", concerto che si ripete uguale nella scaletta e nei concetti.

La prima cosa che colpisce è il palco: largo quanto le tribune, costituito da vari mattoni, Il MURO. Quel muro fatto di mattoni di polistirolo, sarà poi parte imprescindibile ed integrale, insieme ovviamente alla musica, dello spettacolo. Un muro che assume molteplici significati, da maxi schermo per i messaggi che i Pink Floyd volevano trasmettere, e il Signor Waters vuole ribadire; alle macerie di una guerra, passata, attuale o futura, arrivando a rappresentare una divisione forzata trà il pubblico e la band. Un muro che quasi prende vita, colorato dai proiettori e accompagnato dalla musica, arrivando nel suo momento di massima grandezza, a raggiungere gli undici metri di altezza.

Lo spettacolo inizia con "In the Flesh" e un fantoccio portato a peso da due soldati, con voci imperiose di sottofondo, per poi proseguire con fuochi d' artificio, suoni di mitragliatrici e deflagrazioni di bombe, finendo con un modellino di Stuka, aereo tedesco della Seconda Guerra Mondiale che si schianta nella parte alta del muro, in questa sequenza sembra di essere durante un' attacco aereo, con tanto di contraerea, solo dopo lo schianto il pubblico capisce che stà assistendo ad una finzione, e si lascia andare ad un' urlo liberatorio, ma anche di benvenuto.

Il resto è un susseguirsi di immagini e di pupazzi che prendono vita. Dal "Professore cattivo" di "the Happiest Day of Our Life", costretto a scappare da un manipolo di ragazzi che gli si avventano contro; ad una vecchia megera in "Mother" canzone che richiama il disagio di Roger Waters, orfano di padre, morto durante il secondo conflitto mondiale, cresciuto da una madre che gli ha trasmesso le sue ansie. C' è anche una simil donna- mantide, e il "Pink Pig", che quì sembra più un cinghiale, volante sopra il pubblico.

 

Questo muro che và via via costruendosi, arriva completato all' intervallo, durante il quale vengono trasmesse su di esso, le foto di vari caduti nelle guerre dal 1900 ad oggi, si passa dalle due Guerre Mondiali, alla Korea, Vietnam e l' odierno Medio Oriente. Si ricomincia con "Hey You", cantata da Roger e la band dietro al muro, davanti ad un pubblico allibito, che poi termina con il cantante che, grida "Is There Anybody Out There?", come a chiedere se ci siamo ancora, dato che lui non ci vede.

Il resto è un' esplosione di colori, dove prevalgono il bianco e il rosso vivo, a ricordare il distacco che creano le barriere e il sangue delle vittime di ogni guerra e dittatura, delle violenze in genere. Muro che poi crolla, in modo figurato dopo che Roger gli ha rifilato un pugno, in un' esplosione di luci e colori finita "Comfortably Numb", ma definitivamente al termine di "the Trial", scoprendo una Luna rosso sangue, e una ragazza che saluta il pubblico. Siam giunti alla fine, con "Outside the Wall", dove Roger presenta i componenti della band che escono di scena uno ad uno, salutando il pubblico.

La sensazione finale, è quasi come quella di essere andato al cinema, non me ne vogliate, ma questo Muro è stato praticamente un maxi schermo, che ha trasmesso le idee e le paure di un "ragazzo" di quasi 68 anni (li compierà ad inizio settembre!), che poi si trova a vestire i panni della rock star. Un concerto fuori dai canoni per noi che, usando sempre la tecnica del "appena finita l' ultima canzone gambe in spalla", riusciamo ad essere trà i primi che lasciano i parcheggi, e precediamo il traffico in uscita. - Graziani Marco

 

 

ESCLUSIVA CW 
Anna Calvi in concerto all' Hanabi di Marina di Ravenna, martedì 21 giugno 2011
LE FOTO

 

ESCLUSIVA CW 
The Pains Of Being Pure At Heart, in concerto all'Hanabi di Marina di Ravenna domenica 26 giugno 2011
LE FOTO

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Graziani Marco inviato CW ha visto per noi
Rock in IdRho

Considerando la penuria, qualitativamente parlando, di buona musica del festival "birroso" in laguna, e l' esosa richiesta di 85 € e più, (ok che c' è sia la qualità che tanta quantità, ma chi si può permettere un cotale biglietto per un giorno, di questi tempi?), del festival "sonisferico" nell' autodromo dove anni fà ci lasciarono un giovane pilota, e una leggenda dell' automobilismo, i rocker italiani devono ripiegare sull' ormai affermato Rock in IdRho, alla quarta edizione. Giunti numerosi, si parla di circa 30 mila tagliandi venduti, i rocker nostrani e non, hanno dovuto combattere contro la sete, un Sole cocente che li drenava dei liquidi battendo su una distesa di asfalto, ma comunque partecipi sin dalle prime esibizioni pomeridiane.

Hanno aperto le danze gli Outback, giovane formazione umbra, al suo esordio sui grandi palchi, all' alba delle 15:30, quando la gente stava ancora entrando.

Mezz' ora più tardi, è stato il turno dei Ministri. Poco meno di 40 minuti, per i tre ragazzi "più uno" (F Punto non me ne voglia, ma quand' è che verrà considerato DA TUTTI un membro effettivo?), che a Milano giocano in casa. Accolti bene dal pubblico, hanno messo sul palco un set veramente tirato, con le hits più di grido e DA gridare: iniziando con "il Sole", canzone che ormai apre da tempo i loro concerti, sotto un' astro cha fà bollire il sangue nelle vene dei presenti, pestando come un fabbro. Seguono "i nostri uomini ti vedono", "mangio la terra" ed una "noi fuori", come al solito, gridata oltre i limiti vocali dal cantante Davide Autelitano. La hit "tempi bui", fà esplodere la platea, seguita da "diritto al tetto" dedicata a Gigi D' Alessio, chiudendo con la classica "abituarsi alla fine". Concerto breve, ma coinvolgente e provante, grazie alla scaletta veramente tirata , e al caldo massacrante.

 

Poco prima delle 17:00, salgono sul palco i Flogging Molly, band irlandese, che, con il loro sound rock- punk- folk gaelico sono riusciti a far ballare, saltare e pogare la platea, nonostante il già nominato caldo, che ha tenuto compagnia fino al tramonto.

A seguire i Band of Horses, band di Seattle, che hanno intrattenuto con il loro sound, per un set di un' oretta.

 

 

 

 

E' toccato poi agli Hives salire sul palco alle 18: 45, che, presentatisi elegantemente vestiti, hanno regalato un set lineare e senza picchi, se non il singolo radiofonico "tick tick boom", che ha chiuso il set ed è stato acclamato dal pubblico. Al gruppo và però il merito, essendo svedesi, di aver suonato e cantato in un clima diametralmente opposto a quello in cui vivono.

 

 

 

 

 

Poi è stata la volta dei Social Distortion, cui vale lo stesso discorso per la band precedente: un' ora e un' quarto che, a chi non li conosce, ha dato l' impressione di essere stata un' unica canzone, ripetuta senza variazioni. Ci sono stati due "picchi", se vogliamo: uno è stato quando, hanno presentato due coriste, per "California", singolo molto radiofonico, e l' altro l' esecuzione della stessa. Un cenno và comunque fatto per la canzone "story of my life", che ha fatto impazzire la platea.

 

 

 

Alle 21:00 con il Sole ormai tramontato, e la platea che si stava riempiendo sempre più, è stato il turno dell' Iguana: Iggy Pop & the Stooges. Un set che è stato, se vogliamo, una lezione per quei cantantucoli nostrani, che si fanno "il cantato" a computer negli studi, poi, giunti sul palco, non riescono a riproporlo neanche da vicino. Detto ciò và ricordato che l' Iguana, ormai sessantaquattrenne, ha tenuto il palco con una performance veramente al di sopra di tutto, è ancora quello che viene definito "un animale da palco", nel pieno senso della parola. Nonostante l' età, ha intrattenuto la folla condendo la performance con le sue solite e divertenti movenze. Partito con "raw power", seguita da "Search and destroy", che ha scatenato l' entusiasmo del pubblico, ha fatto anche salire una manciata di ragazzi sul palco a cantare, ballare e divertirsi con lui.  Ha poi proseguito con una serie di classici trà cui "1970" e "I wanna be your dog", concedendo il bis con "no fun".

 

Alle 22:30 è giunta l' ora degli headliners: i Foo Fighters! Gruppo capitanato da Dave Grohl  ex batterista dei Nirvana, i Foo Fighters sono sulla cresta dell' onda dalla metà degli anni '90, partorendo capolavori del rock, uno dopo l' altro, che trovano spazio praticamente tutti nella scaletta della serata, che si può definire un "the best of ..." live!

 

 

 

 

Si spengono le luci, e i sei anni di attesa dalla loro ultima apparizione, svaniscono subito con le prime note di "bridge burning", traccia che apre il loro ultimo lavoro uscito quest' anno e intitolato "wasting light". Proseguendo poi con "rope", primo singolo estratto, che scalda gli animi già in visibilio, cui segue "the pretender", veramente Kattiva e la bellissima "my hero", quasi commovente, e forse "nata" prematura in scaletta. Poi è tutto un susseguirsi di hits "da paura" da "learn to fly" a "stacked actors", condite con vari pezzi dall' ultimo album, quali "Arlandria", "walk" e "white limo"; fino a quando, imbracciata la chitarra acustica, Dave si immerge in una "Learn to Fly" unplugged, per poi farla terminare insieme ai restanti Foos in una valanga sonica di rock puro e duro. Per poi lasciare la scena al suo batterista Taylor Hawkins per  "young man blues", cover degli WHO. Segue "best of you", urlata a perdifiato dalla platea ormai in estasi e "all my life", fino alla piacevolissima sorpresa di "tie your mother down", cover dei Queen, con cui Dave duetta con il sopracitato batterista. Ed è purtroppo giunto il momento tanto atteso, purtroppo perchè, come si sà, "Everlong" è la canzone che chiude il concerto, bellissima e amata dal pubblico, ormai ben oltre il Nirvana musicale, una canzone cantata da 30000 persone, ma un' unica voce, QUELLA DEL ROCK!

Infine rimane solo da avviarsi verso casa, con il cuore pieno di ottima musica, certi di aver passato una giornata assolutamente indimenticabile. Una sola pecca da segnalare: a mezza notte, l' acqua naturale, era finita ormai in tutti gli stand, cosa quasi imperdonabile, visto il caldo e l' arsura delle gole. Sicuramente, essere stati dentro ad una delle prime dieci macchine che abbandonavano il parcheggio 1, ci ha aiutato a tornare a casa ad un' orario decente: arrivo a Bologna alle 3 abbondanti di notte, mentre come spesso accade in Italia, perchè si organizza "un tot al chilo" come si dice dalle mie parti, molta gente è rimasta intrappolata nel traffico per varie ore.
Graziani Marco

 

 

28 maggio 2011 - VELVET - Rimini
Concerto I ministri al Velvet di Rimini

Dopo un' intera giornata al bagno 147 di Miramare di Rimini, si torna al nostro hotel in quel di Marebello: 47 bagni indietro..... Ma era il bagno della mia infanzia, quindi ci stà, ammirandoci il rossore tipo aragosta!
Scriviamo le cartoline di rito, doccia e cena in un ristorantino in zona. Ore 21:45 si parte per l' Adriatica, direzione San Marino, destinazione VELVET, dove, questa sera, assisterò ad un concerto dei Ministri per la terza volta; arriviamo poco dopo, mettendoci in fila. Alle 22:00 siamo già dentro, ed iniziamo a respirare l' attesa, mentre inizio a sbattermi per reperire la scaletta del concerto, plauso assoluto allo staff del Velvet e alla crew dei Ministri, assolutamente disponibili, cordiali e simpatici, che mi hanno aiutato nel mio intento. Mentre giro, si esibisce una band spalla rock/ pop/ metal ma comunque assolutamente indie e rumorosi, cosa che preannuncia un live Ministeriale ad altissimo volume e fischi nelle orecchie fino a domani sera!
Casualmente, mentre scatto qualche foto in giro, mi volto verso il palco, e vedo la band che prende posizione,nelle loro ormai classiche e distintive divise, incoraggiata dalle urla della gente, circa 300 accorsi, tra flash, birre e altro...
Il primo pezzo è anche la traccia che apre il loro ultimo album: "Sole", canzone che parla di come si distragga l' opinione pubblica, anche solo menzionando il SOLE (in estate). Segue "I nostri uomini ti vedono" e una "Bevo" molto pompata, dove Massi, il chitarrista, si muove come un' indemoniato, un tarantolato, sembra una trottola, ma poi, finita la canzone, saluta la platea, e allora capisco tutto: anzi, non capisco niente, in quanto il manico delle sei corde, è ampiamente oltre il livello legale di alcool etilico nel sangue (tanto non deve guidare!), praticamente, avendolo sempre visto così, mi chiedo se ha qualche momento sobrio! Poi, dopo "Non mi conviene puntare in alto", "Due dita sul cuore", intervallate da vari commenti sulle amministrative, sui ballottaggi, alla faccia di chi dice che i giovani si disinteressano alla politica, annunciano la presenza di un grande ospite. Tra un lancio di bottiglie d' acque in platea e un' altro, si procede con la scaletta: seguono "Gli alberi" che ricorda molto il finale di "Fahrenheit 451" di Ray Bradbury, "La piazza", una sempre molto sentita e GRIDATA "Una questione politica". A questo punto, i ragazzi sul palco e quelli in platea, iniziano ad accusare la potenza musicale del concerto e dell' impianto, forse col volume un po' troppo alto, quindi si chiude la prima parte con "Le mie notti sono migliori dei vostri giorni", una spacca-voce "Mangi la terra", chiudendo con " La mia giornata che tace", con l' annuncio più triste della serata: l' ospite tanto atteso (qualcuno vociferava Carboni, altri Raul Casadei), non riesce a raggiungere il Velvet. L' ospite tanto atteso non ci sarà, GIGI D' ALESSIO NON VIENE!!!!! A questo punto la gag è stata scoperta, e per chi non sapesse, vada a leggersi la cronaca di questi giorni di campagna "ballottativa", fronte Milano. Davide, cantante e leader della band, finge un colloquio telefonico con il "cantante" partenopeo, alternando domande a risposte in una parlata finto-meridionale, concludendo con i saluti del pubblico: un "vaffa..." generale. Tutti contenti e soddisfatti, ci si prende il meritato riposo dopo 11 canzoni tirate.

I ragazzi tornano sul palco con "I muri di cinta" e la bellissima "Bel canto", dove, sulla coda del pezzo, il cantante si butta sul pubblico facendo un po' di body- surf, pratica iniziata negli anni settanta dai cantanti punk.
Si ricomincia con "Vicenza", contro le basi americane sul suolo nazionale, una "Noi fuori", title- track dell' ultimo lavoro, dove il cantante, assolutamente avulso e "preso"dal pezzo e anche dall' emozione, si perde una buona parte di voce, urlando tutti i posti dai quali siamo fuori: le pensioni, "dalle grandi speranze e dai loro ingranaggi" e tante altre, parte poi la hit che li ha fatti esplodere, "Tempi bui", "Diritto al tetto", un trittico di canzoni assolutamente debilitanti, dove, finite, ci si guarda intorno, felici di esserci ancora, di essere ancora in piedi. Davide presenta la band, mentre cresce il bisogno di "Abituarsi alla fine", lasciando la chitarra ad un tecnico che la suona, e rituffandosi SUL pubblico per l' ultimo bagno di folla.
A questo punto, il concerto è finito, e vado a cercare il tour- manager che, prontamente, mi dà la scaletta di F Punto, strumentista della band. Concerto bello e carico, ma forse il volume era troppo alto, e a tratti fastidioso, ma nel complesso... all' idroscalo di Milano, per il Rock in IdRho, ci sarò anche IO!
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Savio top ten 2010
1) Hoodoo Gurus - Purity of essence (Australia)
2) The Coral - Butterfly House (Eng)
3) Jason and the Scorchers - Halcyon times (Usa)
4) The Apples in Stereo - Travellers in space and time (Usa)
5) The Jim Jones Revue - Burning your house down (Eng)
6) The Sadies - Darker circles (Usa)
7) Hacienda - Big red & barbacoa (Usa)
8) Fabienne Delsol - On my mind (Eng)
9) The Parting Gifts - Strychnine dandelion (Usa)
10) Nushu - Hula (Usa)
Luca Cocchi 2010
1. Deerhunter - Halcyon Digest
2. Black Angels - Phosphene Dream
3. Arcade Fire - The Suburbs
4. These New Puritan - Hidden
5. Massimo Volume - Cattive Abitudini
6. Tom Petty & The Heartbreakers - Mojo
7. National - High Violet
8. Dirtumusic - BKO
9. Edwyn Collins - Loosing Sleeping
10. Mike Patton - Mondo Cane
TOP TEN del 2010 - TATO
1-TOM PETTY- MOJO
2-PERTURBAZIONE-DEL NOSTRO TEMPO RUBATO
3-JOSH ROUSE-EL TURISTA
4-THE CORAL- BUTTERFLY HOUSE
5-DEERHUNTER-HALCYON DIGEST
6-ARCADE FIRE- THE SUBURBS
7-ROBERT PLANT- BAND OF JOY
8-A TOYS ORCHESTRA- MIDNIGHT TALKS
9-BLACK ANGELS- PHOSPHENE DREAMS
10-BROKEN SOCIAL SCENE-FORGIVENESS RO.....

 

 

25/02/2011
The Joy Formidable / Balthazar – CovoClub Bologna 

Ritzy Brian è una della persone più in vista musicalmente parlando dell’attuale scena inglese, sarà per la voce dolce ma profonda, sarà per quel caschetto dorato che le regala una splendida presenza, sarà perché finalmente la proposta sonora dei suoi Joy Formidable han varcato le soglie della solita conventicola dei pochi ma buoni, sarà per svariati ed infiniti fattori ma ora in tanti anche da noi si sono accorti di questa band nata nel Galles ma di stanza a Londra. La recente uscita di The Big Roar andava quindi valutata dal vivo e l’appuntamento al CovoClub ha sciolto i dubbi sull’autenticità del suon del trio d’albione. Carinissima anche dal vivo, Ritzy non se la mena per nulla, dividendosi tra parti vocali e tirate chitarristiche per che forza di cose on stage diventano leggermente più dilatate, confermandosi performer di buon livello. Il concerto scivola via piacevolmente imperniato a tutti gli effetti sull’ultimo lavoro, rare le divagazioni sul precedente e per nulla inferiore A Balloon Called Moaning, ma per il pubblico presente nessun problema. Ed allora chitarra distorta, un basso che batte fitto ed una batteria invero molto efficace e dai suoni ricamati, forse la vera sorpresa della serata. Concerto della durata giusta per una proposta del genere, meno di un’ora, ma così il ricordo del trio rimane con più voglia di accostarcisi anche in futuro. Ad aprire la serata la bella sorpresa dei belgi Balthazar, che indubbiamente si sono a lungo abbeverati alla fonte dei connazionali dEUS, ma poco male se i mentori sono di così alta scuola. A dire il vero, l’influenza si sente, ma non è mai invadente, permettendo ai giovani e promettenti Balthazar (in 5, a dividersi fra solita base ritmica, tastiere e violino) di lasciare la scena fra ripetuti applausi (e si sa quanto sia dura per le band supporter colpire il pubblico e farsi apprezzare). Per finire una bella serata, rallegrata dai gridolini urlati in coro dal pubblico assieme a Ritzy sulla nota Austere, mentre il basso di Rhydian Dafydd portava più di uno a muovere i piedi al ritmo ben cadenziato dalla batteria di Matt Thomas. 
Luca Cocchi 
 

 

 

 

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