Catch Music         

 

 

ARCHIVIO STORICO - EVENTI 2009
CONCERTI - INTERVISTE - FOTO....
 

 

 

15/12/2008, CovoClub Bologna
Tappa bolognese al CovoClub per il quartetto californiano dei Deerhoof. In un uggioso lunedì di dicembre club pieno a metà per questa band forse più conosciuta per la similitudine ai Blonde Redhead che per le proprie doti musicali, ed il concerto bolognese ha ribadito questa differenza. La similitudine in fin dei conti gioca tutta sul fatto che entrambe le formazioni abbiano come cantante una ragazza nipponica, ma mentre gli spigoli musicali del trio newyorkese si sono da tempo smussati, la band californiana non ha ammorbidito le proprie canzoni, rimanendo fedele ad una scuola che riporta in primis allo stile degli Shellac, e dal vivo tra mille stacchi e riprese si potrebbe perfino osare un accostamento alla Blues Explosion di Jon Spencer. La voce poi più che ai Blonde Redhead potrebbe sembrare imparentata con quella della regina del lounge dei Pizzicato Five, e questo porta ad una straneazione del risultato sonoro che si fa particolarmente interessante. Saccheggiato come immaginabile l’ultima fatica Offend Maggie con versioni più robuste dal vivo delle canzoni lì proposte, per un crescendo di ottimo impatto.Quindi hanno avuto ragione i presenti, spettacolo tirato e di alta caratura tecnica, non una parola durante le esecuzioni ma solo vivi ed onesti ringraziamenti nel finale. Rimarrà un mistero perché i Deerhoof viaggiano sempre per piccoli palcosceni mentre band analoghe abbiano sfondato, ma questo permette a chi li apprezza di gustarli con maggior piacere. 
Luca Cocchi

PROGRAMMA COVOCLUB 19-20 DICEMBRE
Venerdì 19:
Gate 1: COOL KIDS CAN'T DIE djset (indielectrorock) Gate 2: HEAT WAVE! (garage'n'roll djset by Ferro & Cool Face)
Ingresso: 5 euro.
Apertura ore 23, chiusura ore 4.
Sabato 20:
Gate 1: COOL BRITANNIA (Max'n'Ferro'n'Kiko from London) Gate 2: REST OF THE WORLD (Dedu'n'Tennisboy)
Ingresso: 5 euro.
Apertura ore 23, chiusura ore 4.
Covo club, viale Zagabria 1, Bologna
Tel: 051505801
www.covoclub.it

 

 

 

 

Bologna 13-12-2008
Si è svolto a Bologna il V Tributo Italiano a Joe Strummer in un Estragon pieno di gente partecipativa come non mai all'evento che in questa edizione si è rinnovato affiancando a qualche gloria storica alcune band nuove e di genere dfferente dal solito, raccogliendo proprio queste particolari apprezzamenti, vedi gli The One Droppers. Poi al solito gran finale tutti assieme dove musicisti e pubblico diventano un'unica entità. Nel ringraziare i 2 impavidi organizzatori, Mauro e Fulvio Devil, ora è già attesa per una nuova edizione che visti i grandi ritorni a livello di Strummerville, l'organizzione a cui vanno i proventi di questi tributi, potrebbe portare a grandi sorprese internazionali.
Luca Cocchi

 

 

Vinicio Capossela
05/12/2008, Bologna
Dopo essere partito dai piccoli spazi di provincia ed essere arrivato alle grandi arene, Vinicio Capossela ritorna in spazi piccoli, anche se questa volta sono splendidi teatri. Per la tappa bolognese il luogo dell’incontro col suo ormai foltissimo pubblico (ben 4 concerti a Bologna) è il prestigioso Teatro Duse. Più che di un concerto occorre parlare di uno spettacolo, perché tale è la prestazione di Vinicio e dei suoi compagni di scorribande, che vanno dai musicisti per passare dal mago Walker a Drazilla, la Fire Queen che hanno accolto gli spettatori prima del concerto con le loro performance fuori dal teatro ed hanno accompagnato la seconda parte del concerto. La prima ora è stata dedicata in toto alla riproduzione dell’ultimo disco, con la sola eccezione di Sante Nicola (riproposta però nella seconda parte), clima più rarefatto ma esecuzioni impeccabile ed ovviamente più calde ed intense che su disco. Nella seconda parte largo allo show, di tutto e di più, ma senza mai far sì che la musica passasse in secondo piano. Saccheggiati a piene mani Canzoni a Manovella e Ovunque Proteggi, mentre son poche le incursioni in territori più vecchi, anche se non è mancata la ripresa di All’una e trentacinque circa, poi come solito le tante storie che Vinicio utilizza per la sua personalissima introduzione alle canzoni. Il coinvolgimento è totale, con 2 (s)fortunati protagonisti del pubblico sul palco a far da sfondo allo spettacolo, arricchito dai giochi di parole dell’ospite Alessandro Bergonzoni. E come era iniziato, il concerto finisce, con quella Il Gigante ed il Mago che da un senso di infinito piacere a chi ha assistito a questo piccolo grande evento. Inutile citare le tante canzoni eseguite durante le oltre 2:30 del concerto, ma se una interpretazione è da citare su tutte la mia palma d’oro è da assegnare ad una Bardamu da brivido, condita dalla sirena di guerra finale. Spettacolo da lode, con citazione da antologia di Vinicio, il suo motto “scusate, bevo solo quando lavoro”, nel parlare del piacere di bere quelle vecchie birre dei paesi dell’est senza etichetta e quindi senza nome, ma mai senza un gusto puro ed autentico, come l’esperienza di questo concerto bolognese. 
Luca Cocchi 

 

 

 

 

 


The Faint 29/11/08 Covo Club
Intervista con Todd Fink (voce) e Jacob Thiele (synth)

domanda - Come sta andando il tour,avete qualche episodio divertente da raccontare?
Jacob - Fino ad ora tutto bene,questa è la nostra seconda data qui in Italia,abbiamo suonato ieri sera a Milano (28-11),nevicava ed è stato piuttosto insolito..il pubblico era veramente carico!


domanda - Avete notato delle differenze durante i vostri concerti, tra il pubblico europeo e il pubblico americano?
Jacob - è sempre un po' diverso,dappertutto..la differenza fondamentale puo' essere il fatto che in Europa suoniamo meno di frequente,mentre negli USA abbiamo anche più date nella stessa città,la gente quindi conosce anche meglio le canzoni.
In Europa pero' succede che il pubblico sia spesso più coinvolto perchè negli USA in città come NY è più difficile coinvolgerlo,essendo loro abituati a vedere davvero una marea di concerti ogni giorno.


domanda - Come l'avete trovato quindi il pubblico di Milano?
Jacob - Beh, abbiamo notato soprattutto gruppi di due-tre ragazzi veramente appassionati al concerto,cantavano tutto,mi ricordo che ce n'era uno che indossava una maschera curiosa da lottatore di catch messicano..divertente!
In più alcune persone si erano perse il nostro pezzo Desperate guys e continuavano a richiedercelo nonostante l'avessimo già suonato,magari pensavano che Desperate guys fosse in realtà un'altra canzone!


domanda - Parliamo un po' dell'album..quali sono le canzoni dell'ultimo cd "Fasciinatiion" che preferite suonare live?
(insieme) - Mirror Error perchè ha un buon beat ed è una delle più veloci dell'ultimo album
Jacob - la mia direi che è Psycho perchè c'è un lungo assolo di synth,e mi piace "fare rumore".
Todd - si gli piace portare i suoi synth a spasso!


domanda - E qual'è invece la preferita del pubblico?
Jacob - Direi ancora Mirror Error..
domanda - Intendevo non solo per quanto riguarda l'ultimo cd..ma in generale,quella che ha più presa...
Jacob - Ah,beh Worked up so sexual..
Todd - Glass danse!
(insieme) - E in Messico amano molto I disappear


domanda - Per promuovere Fasciinatiion avete scelto di andare in tour subito,anzichè farlo conoscere attraverso i media..come mai questa scelta particolare?
Todd - Beh direi che è essenzialmente una questione di soldi..l'ultimo album l'abbiamo prodotto sotto la nostra casa discografica (Blank Wav.)
quindi abbiamo preferito evitare di spenderne un sacco nella promozione su giornali o tv e abbiamo deciso invece di farlo conoscere live,è anche più bello.
domanda - Si,abbiamo notato anche che amate suonare in piccoli club..
Jacob - Posso dire che è stata una scelta precisa..anche se qui a Bologna il palco è forse fin troppo piccolo!
Preferiamo comunque scegliere posti più intimi anche perchè in luoghi troppo grandi è davvero difficile arrivare al pubblico che non è immediatamente sotto al palco,e il suono risulta peggiore rispetto alle sale piccole.


domanda - Come si è evoluto il vostro sound rispetto all'album precedente (Wet From Birth)?Era un album che sembrava avere un suono più grezzo,quasi più punk,mentre nell'ultimo cd è più definito..
(insieme) - In realtà siete le prime che ce lo dicono!
domanda - Beh si nota ad esempio in canzoni come Dropkick the punks e Birth..in Fasciinatiion invece il suono sembra più studiato..
Jacob - si,diciamo che adesso abbiamo la possibilità di registrare in uno studio nostro e prenderci più tempo per elaborare meglio i suoni, e per far sì che tutto
sia esattamente come lo vogliamo,per gli altri cd invece spesso tempi e budget erano limitati.
Anzi,Fasciinatiion ci è sembrato a posteriori anche a volte troppo studiato,personalmente avrei voluto che rappresentasse più un "momento" particolare..ma è difficile perchè solitamente siamo molto selettivi per quanto riguarda il sound!
Todd - Secondo me è più che altro una questione di scelta delle canzoni da prendere come esempio,anzi penso che Wet From Birth sia addirittura più pulito dell'ultimo!

domanda - Ci sono secondo voi degli elementi di continuità nel vostro suono?
Jacob - la continuità è sicuramente rappresentata dal fatto che rimangono delle sonorità più rock,mescolate però sempre ad un uso di computer e suoni elettronici
quindi un lavoro davvero intenso in studio.

domanda -  Fasciinatiion ci ha messo più tempo ad uscire rispetto agli altri cd,è frutto di uno studio maggiore nella composizione dei pezzi?
Jacob - E' successo perchè sicuramente per ogni album mettiamo più attenzione nei dettagli,facendo un lavoro più accurato.
Todd - Si,ogni album richiede un anno in più di lavoro rispetto al precedente..,pero' forse adesso invertiremo il ciclo e li faremo uscire più ravvicinati!
domanda - Sentivate forse di avere qualcosa in più da dire,con questo cd,forse un approccio più maturo nei confronti del futuro?I testi di Fasciinatiion sembrano infatti essere un po' tutti improntati sul futuro,con una sorta anche quasi di pessimismo.
Jacob - non è realmente pessimismo,ma lo definirei una sorta di realismo,usiamo immagini create da noi per rappresentare la realtà..forse The Geeks Were Right è un pezzo che puo' sembrare pessimista, ma solo in una parte del ritornello, in realtà è una visione inventata che a tratti è addirittura ottimista!
La parola chiave è l'incertezza sul domani..a volte anche se incerto non significa che sia necessariamente negativo, è una sorta di filosofia dell'uomo che si fa da solo e decide il proprio futuro,che puo' essere bello se ci si impegna per costruirlo.

domanda - Sentite ancora la pressione prima di salire sul palco o siete più rilassati dopo tutti questi anni?
(insieme) - Non abbiamo mai sentito la tensione prima di suonare!
Jacob - Forse solo quando suoniamo a casa nostra in Nebraska,magari nel corso di un lungo tour..perchè magari i miei familiari fanno fatica a capire che in quel momento sto facendo il mio lavoro e non ho troppo tempo da dedicare loro!
(insieme) - E' sempre divertente suonare,anche durante i grandi festival non sentiamo pressione,siamo più eccitati che spaventati.

Eleonora Gasparella e Erica Scigliuolo
COVO BOLOGNA - 29-11-2008
FAINT - RECENSIONE: A BREVE INTERVISTA COL GRUPPO


I Faint sbarcano in Italia con due date,una al Magnolia di Milano,ed una al Covo,in quel di Bologna.
Il concerto inizia piuttosto tardi,probabilmente verso le undici e mezza/mezzanotte,si aspetta che la sala concerti del Covo sia piena,e direi che più piena di così non sarebbe decisamente potuta essere.
A sala al completo quindi,salgono i nostri 5: a destra Dapose e Jacob,nel mezzo batteria e il cantante Todd Fink e sulla sinistra il secondo chitarrista/bassista.
Il concerto si apre con Get Seduced,la prima del nuovo album e già da subito si percepisce l'ottima qualità dei suoni (complimenti al fonico) ma soprattutto la volontà dei Faint di non risparmiarsi e a dare al pubblico tutta la loro energia.
La scaletta si compone chiaramente di svariati pezzi presi da Fasciinatiion (rimangono fuori solo Fish in a Womb,Fulcrum&Lever e a Battle Hymn for Children) ma anche di vecchie canzoni,per la gioia del pubblico in sala..due di Blank Wave Arcade (Worked up so sexual,Call Call) alcune di Danse Macabre (The Conductor,Agenda Suicide,Posed to Death,Glass Danse) e parecchie prese dal penultimo Wet From Birth,che sembrerebbe esser stato,un po' a sorpresa, l'album più apprezzato dalla folla del Covo.Da quest'album sono state suonate quindi Desperate Guys,I Disappear (che dal vivo acquista almeno mille punti in più rispetto alla versione album) Paranoiattack,Dropkick the Punks e la splendida Birth.
Cosa dire sul concerto..Dapose continuamente in movimento,con in mano uno strumento diverso per ogni pezzo (basso/chitarra/tastiera) Jacob che guidava lo show con il synth il quale faceva chiaramente la parte del leone,batteria precisissima,seconda chitarra/basso a rifinire i suoni e ultimo,ma non per importanza Todd che sembrava il più divertito dal concerto,gran sorrisi e danzereccio come non mai,ad incitare la folla e gli altri del gruppo per tutta la durata dello show.
Folla che ci ha messo decisamente un po' di tempo a scaldarsi ma che dopo due-tre pezzi rispondeva alla band cantando e ballando,ed è da apprezzare un pubblico indubbiamente arrivato al Covo per sentire i Faint
Chiusura chiaramente con la notissima Agenda Suicide (e del resto,come poteva andare diversamente?) e via tutti verso la piccola porticina d'uscita con la consapevolezza di aver visto un live non solo molto divertente,ma anche ad altissimi livelli di qualità.


 

Okkervil River di Whil Sheff
21-11-2008 Bologna



Quarta tappa sotto le 2 torri per gli Okkervil River di Whil Sheff negli ultimi quattro anni, e lontani sono i tempi di quando ancora inesperti di stage facevano saltare la pianola perchè non pratici con la tensione di alimentazione europea... Ora possono permettersi di accedere a luoghi più ampi del Covo e riempirli, ma soprattutto sono in grado di tenere il palco con bravura e classe. Le canzoni, beh quelle già c'erano, solo che ora le magiche sessioni di The Stage Names vengono proposte con una padronanza unica e che mai cade in manierismo. Insomma, anche se non saranno mai baciati dal successo di massa, un gruppo che sta andando oltre al culto senza perdere una stilla di energia ed ispirazione. Se gli ultimi 2 album scaturiti dalle sessioni prima citate vi hanno incantato, il concerto bolognese ha esaltato ancora di più quelle composizioni, senza togliere spazio a tanti brani presi da quel Down the river of golden dreams che gli aveva fatti scoprire al pubblico europeo. Un successo, seppur annunciato, sotto ogni aspetto.
Luca Cocchi

 

 

 

 

 

www.bronsonproduzioni.com
BRONSON - RAVENNA
Madonna dell' Albero via Cella,50

08/11/2008, Madonna dell’Albero (RA)
Pete & the Pirates

Tra gli hype di questa fine di 2008 in terra di Albione, Pete & the Pirates fanno tappa in Italia dopo la breve apparizione estiva in quel del Hanabi. Mr. Thomas Sanders pare adesso più padrone della scena, travestito da gatto, nel concerto al Bronson circondato dalle prime brume nebbiose di stagione, mentre alle sue spalle il gruppo prende quota canzone su canzone, spinto da un pubblico giovanissimo ma molto appassionato, pronto a distinguere ogni canzone già dalle prime note.Lasciata alle spalle l’esperienza dei Tap Tap col suo rifarsi in maniera perfino imbarazzante ai ClapYour Hands Say Yeah, il nuovo disco suona molto tra Arcade Fire e Pixies, e dal vivo viene privilegiato un approccio maggiormente chitarristico in stile coi folleti bostoniani. Così l’atmosfera velocemente si riscalda e dopo nemmeno 45’ è già tempo di classici, se così vogliamo chiamare le note She doesen’t belong to me (presentata in italiano) e Mr. Understandig, per finire coi bis di Come on feet. Pubblico che apprezza particolarmente il set, divertimento assicurato e buon carico di vibrazioni, poi dire quale sarà la connotazione futura di Pete & the Pirates nel mondo dell’indie britannico rimane una questione di difficile interpretazione, ma questa sera quel dilemma non faceva parte del concerto. In apertura spazio ai locali Strawberry Fields, dall’originalità pari ad un prodotto cinese, ma capaci di coinvolgere il pubblico e di non farlo annoiare per oltre 30’ di concerto.
Luca Cocchi

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SOTTOTETTO SOUNDCLUB
GIOVEDI 30 OTTOBRE
  concerto dei THESE ARMY ARE SNAKES (Usa) e RUSSIAN CIRCLE 
Apertura AMIA VENERA LANDSCAPE.

INVIATO CW
www.bronsonproduzioni.com
BRONSON - RAVENNA
Madonna dell' Albero via Cella,50

These Arms Are Snakes
La band di seattle (che ha lo stesso bassista dei RC) ha un curriculum di tutto rispetto, avendo tra le altre cose fatto da spalla a band diverisissime come Mastodon, Isis e Hot Water Music. Su album risultano avere un suono molto complesso e stratificato, a volte anche un po’ troppo, sempre molto cupo e atmosferico.
Dal vivo invece hanno una gran “pacca”, forse perche rinunciano a molti degli effetti dei quali possono invece abusare in studio di registrazione, e il tutto risulta meglio amalgamato. Certo, quando il set up sul palco prevede una postazione “tastiera e campionatore e effettini vari” davanti a ciascun componente, sai già che qualche momento masturbatorio ci sarà. E infatti non mancana. 
E poi c’è il cantante. Steve Snere si muove sul palco come il figlio bastardo di Mick Jagger e Axl Rose. Ancheggiante per la maggior parte del concerto, ad un certo punto rimane a petto nudo e si strangola con la propria cintura, poi si infila una busta di tela nera in testa anche se fortunatamente capisce che cadere bendato dal palco del Sottotetto (un metro e ottanta buoni) sarebbe poco piacevole. Si sputa in mano, salta su e giù dal palco, farfuglia tra una canzone e l’altra. Molti nel pubblico storcono il naso.
In generale risultano comunque una bella band da vedere dal vivo, tecnicamente di alto livello, e apprezzabili anche se magari su album non vi hanno convinto troppo. Se invece siete dei fan, godrete sicuramente del maggior trasporto della versione live.
RC

 

 

 

 

 

 

31-10-2008 INVIATO CW
DON CABALLERO

Il concerto comincia con la dovuta calma rispetto all’orario annunciato, fortunatamente, perche la pioggia torrenziale ha sicuramente ritardato molti degli spettatori, e il pubblico continuerà ad aumentare durante tutto il concerto. I Don Caballero, ovvero il batterista originale Damon Che Fitzgerald con i nuovi chitarristi Gene Doyle e Jeff Ellsworth, salgono sul palco e dopo qualche cortesia cominciano con una serie di classici intramezzati da qualche pezzo del nuovo album “Punkgasm”. Nel quale cantano. Si, esatto, la band che aveva fatto bandiera dell’assenza della voce si e’ messa a cantare.
I pezzi vecchi suonati stasera, soprattutto da “What burns never returns” e “American Don” sono sempre loro, magnetici, tirati quando serve, complessi e stratificati. C’è qualche sbavatura qua e la, ma anche questo fa parte del live dei Don. I pezzi nuovi sono più lineari, in un certo senso più fruibili, anche se spesso e volentieri sono utilizzati come base per improvvisazioni live, quasi come se fossero degli standard jazz. Il livello è comunque altissimo, il pubblico composto soprattutto da musicisti sulla trentina rimane lungamente a bocca aperta (un batterista nel pubblico commenta “mi fa venire voglia di smettere di suonare”) per le abilità di Che e di tutta la band, che passa da momenti di calma a fitte trame ritmiche a passaggi molto energetici.
C’è un po’ di stanca magari, sono 17 anni che Che gira il mondo (più tardi nel backstage mi dirà che gli spostamenti in tour gli sembrano sempre più lunghi, ma non è sicuro che si stiano effettivamente allungando le distanze). Ma è sempre bello vedere un pezzo di storia dell’indie americano ancora in giro, suonare con passione e con la voglia di far divertire chi gli sta davanti, senza avere il bisogno di dimostrare niente a nessuno. R.C.

 

THESE ARMY ARE SNAKES

 

RUSSIAN CIRCLE

Russian Circles
Il suono dei russian circle discende in maniera abbastanza diretta band come Isis, Pelican e Cult of Luna, quella forma di hardcore lento e melodico che tira fuori il metallaro che è in tutti noi.
E i RC lo fanno molto bene, risultando più ritmati e carichi di alcuni loro colleghi, pur non rinunciando al passaggi melodici e pezzi di atmosfera. Le influenze stoner e sludge si sentono, e il tutto risulta avere un bel tiro. Gli amici “nerd della chitarra elettrica” sottolineano le qualità del chitarrista Mike Sullivan, che effettivamente tira fuori un bel muro di suono, ma in generale anche Brian Cook (basso, ex Botch) e Dave Turncrantz alla batteria fanno il loro porco lavoro.

 

Amia Venera Landscape
Con la sua immensa professionalità, il vostro scribacchino si presenta in ritardo al concerto di stasera, e perde bellamente il primo gruppo. Dai capelli, i vestiti e le grafiche delle magliette della band, ad occhio direi qualche forma di metalcore, ma non ne sono sicuro. Pardon.

 

 

 

 

Ad oltre 15 anni dagli ultimi fasti, sono tornati a suonare in Italia i CAMPER VAN BEETHOVEN. Formazione a 3, con Victor Krummenacher, Greg Lisher e Jonathan Segel. Luogo del concerto il BRONSON di Madonna dell'albero (RA). Non tanta gente per la serata, animata più che dalle canzoni della storica band dai pezzi che i tre hanno realizzato in questi ultimi anni in versione solista. Ottime realizzazioni ma è mancato quel brio che i CVB avevano portato sul finire degli anni '80 al mondo del folk. Non erano forse proprio stati loro a dire che senza il ritmo sincopato di una batteria punk il folk sarebbe morto?
A Ravenna per forza di cose si sono presentati senza, forse più riappacificati con se stessi, ma un tocco di energia in più non avrebbe guastato. - Luca Cocchi


13-04-2008 - Holly Golyghtly

In una serata uggiosa di un aprile ancora lontano dalla primavera, niente di meglio di un concerto di una delle stelle underground dei fumosi club londinesi. Holly Golyghtly, sorta da poco agli onori della cronaca per la collaborazione coi White Stripes, ha alle spalle trentanni di musica e sul palco del Bronson di Madonna dell'Acero (RA),ha esibito il piglio della vocalist di classe, prendendo a piene mani dalla sua ultima produzione ma soprattutto pescando nel mare di musica anni '40 del blues americano, di quando non c'era ancora la corrente elettrica, come a lungo ha ripetuto durante il concerto. Una menzione da portare anche a mister Dave Lawyer (alias Brokeoffs), capace da solo di suonare chitarra e batteria, il tutto ovviamente senza bisogno di trucchi elettrici, per dare alla serata un valore aggiunto notevole.
Luca Cocchi

 

 

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