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EVENTI 2009
COMUNICATI MUSIC - CONCERTI
 

 

 

31/07/2009
Moltheni – Le Luci Della Centrale Elettrica - Hana-bi Marina di Ravenna 

Doppio appuntamento con la musica italiana d’autore in un fine luglio particolarmente caldo, quindi cosa meglio di gustarsi i concerti in spiaggia? Ad aprile le danze (in maniera figurata visto il repertorio) è Moltheni, in tenuta da agricoltore del Montana di stanza a Seattle. Non è facile per Umberto Giardini tenersi stretto un pubblico via via sempre più numeroso e col bicchiere di birra in mano, ma le inquietudini del cantautore bolognese d’adozione hanno la meglio sulla voglia di festeggiare, ed il concerto è un crescendo continuo di emozioni, anche quando non è proprio semplice ascoltare della propria vita che non ha più voglia di continuare a procedere in questa maniera. I 45’ finiscono in un attimo, la formazione a 3 funziona bene ed anche musicalmente il concerto ha un suo ottimo perché. Poi è la volta di Le Luci Della Centrale Elettrica. Pubblico in ogni dove, ingresso di Vasco Brondi accolto come la luce nella tempesta, insomma con le debite proporzioni si può parlare di evento annunciato. E dal vivo la proposta delle Luci (in formazione a 3, chitarra acustica, elettrica e violoncello) raggiunge uno spessore inatteso. Le frasi che hanno portato Vasco dallo stretto giro dei soliti pochi noti alla ribalta nazionale non mancano (l’esercito del sert rimane tale e quale), ma tra improvvisazioni, ritornelli aggiornati, passaggi musicali arricchiti di nuovi indirizzi e cover prestigiose (La domenica delle salme che incredibile ma vero parrebbe roba sua in questa versione musicalmente malsana)il concerto diventa altro dal pur notevole disco d’esordio, facendo vedere che di fronte non c’è un fenomeno del momento ma qualcuno che la triste realtà che lo circonda la sà cogliere e raccontare nel suo movimento e non solo nella staticità della prima volta. Impressiona invece che il foltissimo pubblico sia più da over 30 che coetaneo del cantautore, come che quello raccontato sia un vissuto di una generazione precedente o forse è solo che i ventenni preferiscono evitare il grigiore descritto mentre chi ha già iniziato a fare i conti con quel grigiore meglio ci si specchia. Vasco è bravo a non cadere nel ritornello facile durante il concerto, alcune frasi vorrebbero essere cantate in coro, ma lui rallenta questi momenti, altre volte gli accelera e sovente li condisce con nuove riflessioni, facendo uscire il suo pubblico frastornato ma allo stesso tempo felice di essere qui a guardare in faccia il male senza doverlo solo subire passivamente. Ma un fatto è certo, in questi cazzo di anno zero Vasco Brondi se non una star è un punto di riferimento imprescindibile per migliaia di appassionati di musica e letture, responsabilità non da poco, ma per una volta non sulle spalle della solita vecchia cariatide. 
Luca Cocchi

 

30/06/2009
Noah & The Whale Hana-bi Marina di Ravenna 

Dalla campagna inglese alla spiaggi di Marina di Ravenna il passo non è breve, si diradano nebbie e pioggie per lasciar spazio al sole ed al mare, ed in effetti ci mettono un po’ i Noah & the Whale ad ingranare, non tanto dal lato tecnico quanto da quello del coinvolgimento, troppo timorosi di essere sul palco solo per chiudere in un posto splendido la loro tournèe. Invece il folto e giovanissimo pubblico risponde ad ogni attacco di canzone, le paure svaniscono e pian piano il coinvolgimento si fa totale, con le canzoni del solo disco licenziato (Peacefull, the worlds lays me down) che regalano qualche abrasività maggiore che su vinile, con una chitarra che a volte getta un occhio nemmeno troppo celato ai Kinks. Nonostante l’assenza di Laura Marling la band una volta appropriatasi della scena l’ha cavalcata con padronanza, col solo difetto di non disporre ancora di un patrimonio di canzoni allargato. Ma la gente ha gradito comunque, ed i 4 son rientrati per un bis non avendo più nulla da offrire, così si son lanciati in un omaggio della band che forse nessuno ha citato come riferimento ma che sotto sotto rappresenta lo spirito all-english dei 4, quegli Smiths che quando facevano sfracelli nel regno unito non potevano ancora contare sulla presenza di Charlie Fink e soci semplicementi perché non ancora nati.
Luca Cocchi 

16/06/2009
Drones Hana-bi Marina di Ravenna 

Unica data italiana per gli australiani Drones al solito Hana-bi di Marina di Ravenna, quasi che tra leggende australere ci sia un passa parola per venire a celebrare l’ultima data di tour in questo luogo. Ed al di là della splendida location che il posto offre, vedersi una band australiana suonare in spiaggia appare come al cosa più down-under che ci possa essere, e l’effetto che se ne ottiene per forza di cose ne esce amplificato. C’è da dire che molto ci mettono i Drones alla riuscita perfetta del set, dove a farla da padrone sono i pezzi dell’ultima fatica, Havilah (che è una terra dove Gareth Libbard, voce e chitarra e la sua compagna Fiona Kitschin, bassista e sempre di spalle al pubblico come se fosse cresciuta a pane e shoegaze…) hanno preso casa. Un disco meno di rumori ed impatto e più cantautorale, sempre se così si possa definire la forza dei Drones, per certi aspetti di sperimentazione, reso magnificamente dal vivo, dove il rumore di fuzz totanti non nosconde mai la struttura sonora dei pezzi ed una intrinseca melodia che conquista in un attimo un pubblico molto numeroso. C’è spazio anche per brani dai dischi precedenti, non si risparmiano i 4, ed essendo all’ultimo giro concendo un lungo numero di bis, lasciando così un grande ricordo dell’esibizione. Uno di quei concerti che rimettono di buonumore col mondo della musica sovente troppo cloromormizzato o scontato, dove rumore e melodia convivono nello stesso spartito, cosa che solo grandi musicisti possono dar forma dal vivo senza cadere in vuoto esibizionismo o trame fini a se stesse che hanno riportato alla memoria la fantastica cavalcata dell’anno precedente dei Liars in questo stesso posto. Lunga vita ai Drones quindi, e buon rientro in Australia nella loro Havilah. 
Luca Cocchi 

 

 

 

 

 

 

23/05/2009
Pink Mountaintops – Hana-bi Marina di Ravenna

Stephen McBean non passa più l’estate senza suonare sulla spiaggia ravennate, se l’ultima occasione fu coi Black Mountains, questa volta arriva coi Pink Mountaintops, ultima tappa europea prima del ritorno a casa in Canada. Per l’occasione non si risparmia nulla la band, perfino le prove sono un concentrato di musica di alto livello, udibile dalla spiaggia in totale comodità, spiaggia dove terminato il sound-check arrivano anche i musicisti. I Pink non lasciano nulla al caso per questa tournee, con band a sei elementi per rendere la massima perfezione a quel grandissimo disco appena licenziato che corrisponde al nome di Outside Love. Ma mr. McBean non è proprio un uomo da promozione, quindi tante le perle pescate anche dai primi due dischi, resi in maniera ancora migliore, segno che l’amalgama di fine tournee tanto deve aver dato alla compatezza di un suono molto più intimistico e ricercato rispetto ai Black. Ed alla fine il concerto rimane come un vero must della band, a detta non solo mia ma anche di chi ha visto dal vivo entrambe le formazioni questa 
volta si sono sorpassati i più celebrati Black, merito di un coinvolgimento maggiore (del resto i muri sonori qui lasciano spazi riempiti da più strumenti e maggiori emozioni) sia dei musicisti tutti che di un pubblico magari partito in sordina ma che nel finale non ne voleva più sapere di lasciar andar via i musicisti. Cullati tra una Vampire ed una sublime Come Down, gli applausi si sono sprecati, e così i bis son stati numerosi, tanto dal giorno dopo per Stephen McBean e soci sarebbe stata vacanza e tanto valeva regalare qualcosa in più ad un pubblico che li aveva accompagnati non solo per il concerto ma per l’intera giornata tra palco e spiaggia.
Luca Cocchi 

 

12/06/2009
Hana-bi Marina di Ravenna – Vento dell’est

Vengono dagli Stati Uniti ma la loro musica è ispirata ai suoni dell’est europeo, in primo piano la Romania. Jeremy Barnes (i più attenti lo ricorderanno giovanissimo in quel capolavoro chiamato In Aereoplane Over The Sea a nome Neutral Milk Hotel) vive in Europa da molto tempo ed assieme ad Heather Trost ha dato vita ad un progetto affascinante che non poteva non fermarsi per una serata al solito Hana-bi durante la tournee relativa all’ultimo disco Déliverance. E ci han messo pochi minuti i 5 musicisti sul palco (gli A Hawk & a Hacksaw sono una specie di band aperta, soprattutto in funzione dei soldi che girano per allargare il combo ad un progetto più a largo respiro) a trascinare nelle loro performances il folto pubblico accorso. Ma non pensiate ad un set in stile Bregovic, qui c’è più dolore interiore professato (magari qualche rimando al Beirut pre Zapotec o Holland), strumenti inventati (come altro chiamare quella specie di violino a corda tirata e con tuba che suona Heather?) ed un ricordo di un mondo perduto, magari senza rimpianti, ma comunque andato con tutta la sua memoria. Ed è bello 
farne parte assieme ai musicisti in un crescendo di emozioni oppure come nei bis dove invece di prendere nuovamente posto sul palco si sono messi nel mezzo del pubblico a suonare le loro cose finendo in festa una serata di musica magari un po’ ripetitiva ma che la bravura ed il talento dei musicisti non ha mai fatto calare di tono. Lunga vita a progetti come questi, e che nessuno storga il naso se a proporli sono musicisti che vengono da altri luoghi.
Luca Cocchi 
 

FLAMING STARS
18/04/2009
London, Bardens Boudoir
Gypsy Hotel

Lunga notte di musica e spettacolo in quel del Bardens Boudoir di London, zona Stoke Newington, ovvero dalle parti dei Flaming Stars, veri eroi di queste zone. La lunga notte inizia con ai piatti Mr. Spider Stacy, ex Pogues, ancora in forma nonostante i tanti stravizi a servire ottima musica in attesa dei vari ospiti fra cui The Buttons Dawg Blues Band, Rohan Medicine Man e Slim’s Cyder co, ma la serata si anima con l’arrivo sul palco di Luna Rosa a proporre il suo classic striptease. La miss sfoggia un corpo da capogiro ed ammalia la platea che attende l’arrivo dei beniamini locali, i Flaming Stars. Qui sembrano conoscerli tutti personalmente, e nonostante siano balzati agli onori delle cronache inglesi grazie alla colonna sonora dell’ultimo film di 007 composta dal chitarrista Huck Whitney, sembra di essere al concerto dei propri migliori amici, ed a occhio a parte chi scrive ed i suoi 2 amici tutti si conoscono a menadito. 
Puntuali come da noi mai avviene, a mezzanotte ed undici minuti Ten Feet Tall satura l’impianto stereofonico del locale. I Flaming Stars qui giocano in casa e non possono tradire, non hanno dischi da promozionare, quindi tanto spazio ai classici di anni fa, ed un solo estratto da Born Under a Bad Neon Sign, disco del 2006. I FS raramente escono in tour al di fuori della terra d’albione, qualche puntata in Germania e poco più, quindi vederli è qualcosa di raro ed è difficile rimanere imparziali nel descrivere lo show, atteso da vari anni. Dopo l’attacco tirato dove non poteva mancare Bring me Rest of Alfredo Garcia, alcune canzoni lente per approdare ad un finale tiratissmo nel pandemonio generale del Bardens Boudoir dove è possibile assistere al concerto praticamente sul palco assieme ai musicisti. Saremmo fuori tempo massimo, ma una concessione per un bis ci sta, finale alla grande e peccato l’assenza di London After Midnight che vista l’ora sarebbe stata la ciliegina sulla torta. Poi spettacolo finale di vaudeville con Vivid Angel, adatto a chi non subisce troppo la sofferenza del corpo umano. Ma con nelle orecchie gli echi di Just Too Bad tutto passa, anche i tanti chilometri da fare a piedi per raggiungere casa da una Stoke Newington non proprio collegata nel modo dovuto a notte fonda…
Luca Cocchi 

 

 

 

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